L’ambulanza le riporta a casa un altro marito: aperta un’inchiesta

Il marito malato, trattato come un pacco da un corriere distratto, resta in ospedale e nel suo letto matrimoniale ci finisce uno sconosciuto appena dimesso dal pronto soccorso. Pensava di essere finita in un film dell’assurdo la signora Gina, moglie di Lorenzo, classe 1929, quando nella cameramatrimoniale di casa gli infermieri di un’ambulanza del Grassi hanno sistemato uno sconosciuto di qualche anno più giovane, ma senza le gambe.

«Oddio, ma questo non è mio marito» ha urlato Gina, sulle scale, ai portantini che stavano allontanandosi dall’appartamento di via Giuseppe Genoese Zerbi. Imbarazzati per l’accaduto, gli operatori hanno ammesso l’errore, si sono ripresi il malato e sono tornati dopo qualche ora con il vero padrone di casa. La vicenda, sulla quale la direzione sanitaria dell’ospedale di Ostia ha avviato un’indagine amministrativa, ha il sapore amaro della malasanità. Fortunatamente la «svista» non è costata la salute di qualcuno ma resta irrisolto l’interrogativo su quali possibili conseguenze avrebbe potuto avere se invece che essere accompagnato a casa il poveretto fosse stato trasferito in un altro ospedale, magari per affrontare un intervento chirurgico specialistico.

Tutto è accaduto giovedì 3 maggio. In prima mattinata la signora Gina ha ricevuto una telefonata dal pronto soccorso del nosocomio di Ostia. «Signora, suo marito ha superato la crisi e lo riportiamo a casa» annunciava l’interlocutore dal centralino. Lorenzo, due giorni prima era stato portato al Grassi per un blocco intestinale. I medici erano riusciti a ripristinare le condizioni fisiologiche in un paziente che, comunque, per l’età e per le condizioni generali, poteva tornare in famiglia solo sull’autolettiga.

L’arrivo dello sconosciuto. La donna ha preparato il letto e sistemato le cose al meglio fino a che il citofono non ha squillato. I portantini, non riuscendo a sistemare la lettiga nell’ascensore, hanno dovuto portare a braccio il paziente sino a casa. La porta era aperta, la moglie in cucina a preparare il caffè per tutti, così i portantini sono entrati, hanno posto il malato nel suo letto e dopo aver gustato la bevanda, si sono congedati. Giusto il tempo che Gina si accorgesse di quell’individuo dalle gambe amputate e dal volto sconosciuto, addormentatosi al caldo delle coperte matrimoniali. E l’operazione si è dovuta ripetere dopo qualche ora.

«In 23 anni di lavoro non mi era mai successo – allarga le braccia Climene Pistolesi, direttore sanitario dell’ospedale di Ostia – Ho chiesto una dettagliata relazione alla società esterna che si occupa dei trasferimenti in ambulanza. Prenderemo provvedimenti». Lorenzo, accompagnato dalle onoranze Lorenzetti nel suo ultimo viaggio a Stella Maris, non c’è più. Ma nei familiari resta l’offesa alla sua dignità, quella di un malato scambiato come un pacco senza identità.

fonte: www.ilmessaggero.it

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