Brunetta manda i malati a lavorare

Le norme sulle assenze prevedono decurtazioni da 20 a 36 euro al giorno. Pur di non vedersi tagliato lo stipendio gli statali vanno in ufficio anche se non stanno bene.

Meglio con la febbre in ufficio che a casa. Non è lo slogan di stakanovisti del lavoro, nè il credo di un esercito di volonterosi che hanno abbracciato la crociata del ministro Brunetta. Secondo i sindacalisti del pubblico impiego (in questo insolitamente compatti) si tratta della conseguenza delle misure varate dal ministro della pubblica amministrazione per mettere un freno alle assenze negli uffici pubblici, nei ministeri e nel parastato. La manovra prevede una penalizzazione pecuniara per ogni giorno di malattia che va dai 20 ai 36 euro circa. Non solo. Questa tenaglia si aggiunge ai controlli a tappeto con l’ampliamento delle fasce orarie di reperibilità. L’insofferenza nella pubblica amministrazione per queste norme è arrivata al punto che al ministero dell’Economia le Rdb hanno fatto circolare un volantino con una vignetta che raffigura Brunetta definito «Evitar» ovvero «il ministro da evitare…in 3D».

Ma vediamo quali sono le norme che hanno sollevato le polemiche. Nel mirino c’è la norma che si occupa delle assenze per malattia nel pubblico impiego. Viene previsto che nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità e emolumento di carattere fisso e continuativo e di ogni altro trattamento economico accessorio. Il punto che incastra i malati veri o immaginari è proprio questo. Nel parastato il trattamento accessorio è pari circa al 30% dello stipendio mentre nei ministeri è di circa il 22%. Facciamo qualche esempio. Prendendo uno stipendio medio di un ministeriale pari a 2000 euro di cui 250 euro sono il trattamento accessorio e 250 euro l’indennità di amministrazione, a fronte di un’assenza per malattia di 3 giorni la decurtazione dallo stipendio è pari a 62 euro. Con 5 giorni di assenza si perdono ben 104 euro. Facciamo ora il caso degli enti del parastato (ovvero gli enti di previdenza, l’Aci, la Croce Rossa).

A fronte di una retribuzione base di circa 1.734 euro e di 866 euro tra accessorio e indennità, nel caso di 3 giorni di assenza la perdita è di 108 euro mentre restando a casa 5 giorni si avrà una decurtazione di 180 euro. «Un vero e proprio salasso. Si capisce così il successo che ha avuto la riforma Brunetta contro i cosiddetti fannulloni» afferma un sindacalista che però non vuole uscire allo scoperto. Anche nel mondo sindacale la consegna è di stare zitti nonostante il malessere tra gli statali stia salendo.

Sempre il sindacalista fa notare che questa sanzione pecuniaria sulla malattia non c’è nel lavoro privato e quindi potrebbe sorgere il dubbio di costituzionalità in quanto ci sarebbe un diverso trattamento non ammissibile. Si sono mosse invece le Rdb al ministero dell’Economia ma hanno sollevato un polverone sulla normativa relativa ai controlli delle malattie. Il decreto del 27 ottobre 2009, n.150 stabilisce che l’amministrazione dispone il controllo sulla sussistenza della malattia anche nel caso di assenza di un solo giorno. Inoltre si annuncia l’ampliamento delle fasce orarie di reperibilità nei quali può avvenire il controllo.

fonte: http://iltempo.ilsole24ore.com/economia/

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