Il futuro della banda ultra larga italiana

telecom fastwebIl futuro della banda ultra larga italiana è legato alle tecnologie che sfruttano un mix di fibra ottica e doppino di rame. “Intendiamo avviare una sperimentazione con il vectoring su Vdsl2, per velocità fino a 100 Megabit. Guardiamo anche al prossimo passo, il Gfast, che nel 2015 promette 1 Gigabit al secondo”, dice a Nova24 Sandro Dionisi, direttore di Telecom Italia Lab.
Siamo il Paese europeo che avrà più bisogno di queste due tecnologie, in grado di ottimizzare le prestazioni del doppino di rame. L’Italia infatti è il solo Paese in cui ben due operatori- Telecom Italia e Fastweb- hanno deciso di basare l’espansione della banda ultra larga su un mix di fibra e rame, con due reti parallele. Nel corso del 2014, vi si aggiungerà quella analoga di Vodafone. Avremo insomma già quest’anno tre reti Vdsl2: fibra che arriva fino agli armadi di strada, da cui poi parte per 200-400 metri il normale doppino di rame che entra nelle case degli utenti. Altri Paesi (Francia, Spagna, Svezia) stanno invece puntando di più e subito su reti con fibra ottica nelle case. Siamo inoltre il solo Paese, con la Grecia, a non avere una rete su cavo coassiale, alternativa al classico doppino.
Per tutti questi motivi, la nostra velocità su internet in futuro sarà direttamente influenzata dalla resa e dalla diffusione delle tecnologie vectoring e Gfast.
Il vectoring sarebbe applicabile già sulle attuali reti Vdsl, che coprono (con Telecom e Fastweb) circa il 18 per cento delle case. È un algoritmo che, funzionando in un apparato all’interno dell’armadio stradale, cancella le interferenze provocate, su un doppino, dagli altri doppini vicini. Senza interferenze, un cavo riesce a rendere di più e quindi a portare una velocità maggiore fino all’utente. Ad oggi solo Belgacom e Eircom (in Irlanda) usano il vectoring e solo dallo scorso mese: siamo agli inizi, tanto che la tecnologia non è ancora standard negli apparati. Ci lavorano anche Deutsche Telekom e Kpn.
Solo in Italia c’è però un problema, che rischia di rallentare il lancio della nuova tecnologia. “Stiamo aspettando il via libera Agcom per la sperimentazione del vectoring in un’area”, dice Dionisi. Agcom deve inoltre stabilire alcune regole d’uso del vectoring- a cui sta lavorando da mesi- prima che gli operatori possano adottarlo in massa. Il motivo è che il vectoring funziona solo se tutti gli operatori di una zona utilizzano apparati di una stessa marca per la Vdsl2. Gli apparati devono infatti interoperare per coordinare la cancellazione delle interferenze sui doppini. E poiché non c’è ancora uno standard, solo apparati di una stessa marca possono coordinarsi in questo modo. Da noi si pone il problema perché Telecom Italia e Fastweb (a breve anche Vodafone) stanno coprendo le stesse case con la Vdsl2, in 48 e 23 città rispettivamente. Fastweb mira a coprire il 20 per cento della popolazione entro il 2014; Telecom il 50 per cento entro il 2016. Vodafone intende coprire entro marzo 2017 6,5 milioni di case, in 150 città, pari al 27 per cento di popolazione.
Comunque, visto che Telecom ha un piano di copertura più esteso, non avrebbe problemi a usare il vectoring nelle zone in cui non ci sono altri operatori. Inoltre, intende avvicinare gradualmente la fibra al cliente, nelle zone in cui ci sarà maggiore richiesta (e quindi dove ci potrebbero essere altri operatori). È il percorso che porta al Gfast. L’idea è infatti di estendere, in quelle zone, la fibra oltre l’armadio e fino al distribution point, cioè l’elemento di permuta della rete più vicino all’utente (a seconda dei casi può essere poco fuori la casa o nella cantina del palazzo). Da quel punto, il doppino di rame è molto corto, massimo 50 metri. In queste condizioni l’operatore può applicare una tecnologia Gfast per arrivare fino a 1 Gigabit (da suddividere tra download e upload, quindi per esempio 500/500 Megabit). I primi chipset Gfast arrivano nel 2014 e i primi prodotti commerciali nel 2015.
“Alcuni fornitori di apparati inoltre cominciano a elaborare soluzioni intermedie, applicabili sulle attuali reti Vdsl2 ma più veloci del vectoring. Potremmo adottarle nelle zone meno urbanizzate, comunque dopo il debutto del Gfast”, dice Dionisi.
“Gli operatori italiani hanno fatto una scelta di campo, a favore del Vdsl2 e delle sue evoluzioni, che concilia l’esigenza di un adeguato ritorno degli investimenti e le caratteristiche della rete di accesso in rame italiana”, commenta Cristoforo Morandini, analista di Between. Da una parte infatti sono soluzioni molto più economiche rispetto alla fibra nelle case. Dall’altra, i nostri doppini sono tra i più corti d’Europa, quindi in grado di portare velocità maggiori.
Date queste premesse, però, quello che adesso serve all’Italia è un gioco di squadra. Nell’immediato, come si è visto, serve una collaborazione tra gli operatori per sfruttare il vectoring. Ma non solo: un’azione corale, pubblico-privata, servirà anche per diffondere la banda ultra larga in quel 50 per cento di popolazione al momento escluso dai piani degli operatori; ma anche per sviluppare soluzioni fibra ottica nelle case, “ora non necessarie ma che in futuro lo diventeranno, perché l’Italia tenga il passo con i Paesi più innovativi”, dice Morandini.
“E’ indispensabile che il Governo svolga un ruolo attivo, per monitorare il gap rispetto agli obiettivi europei e per destinare alla banda larga nella misura più ampia possibile i fondi europei 2014-2020”, concorda Stefano da Empoli, fondatore dell’Istituto per la competitività (I-Com).

fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2014-03-21/il-futuro-banda-ultra-larga-italiana–172016.shtml?uuid=ABJQpl4

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Un pensiero su “Il futuro della banda ultra larga italiana

  1. Interessante. Mi domando se si stia valutando anche la possibilità di rivolgersi ad una alternativa senza fili tipo wi-max. E’ più scadente in termini di velocità ed affidabilità, ma le reti costano soldi.

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