Tasi, è di nuovo caos su pagamenti e detrazioni. Solo il 10% dei sindaci ha fissato le aliquote

calcolo tasiSi va in cassa entro il 16 giugno. Ma a poco più di due mesi dall’appuntamento con l’acconto fissato dalla legge di Stabilità, la Tasi rimane un rebus. Pochissimi comuni hanno già stabilito con certezza le aliquote, sono ignoti per milioni di proprietari i meccanismi di esenzione. Non è chiaro in che modo il peso della tassa sarà ripartito tra chi affitta e gli inquilini. E c’è la fondata possibilità che in molti si trovino a pagare più di quanto facevano con la vecchia Imu. Soprattutto tra le classi medio-basse e tra i proprietari di seconda casa. Il caos è alimentato in particolare dall’incertezza totale sulle aliquote.

I NUMERI
Il decreto Salva Roma impone ai comuni di indicare le griglie entro il 31 maggio. Ma al momento lo hanno fatto solo il 10% dei sindaci e tra le grandi città ci si ferma a Firenze, Bologna e Genova. Giuliano Pisapia a Milano ha preannunciato il provvedimento per la prossima settimana e a Roma il Campidoglio ha ipotizzato, senza tuttavia formalizzare la cosa, un’aliquota indifferenziata del 2 per mille sulle prime case.

Nel frattempo, il parlamento ha concesso ai comuni la possibilità di spostare dal 30 aprile al 31 luglio la scadenza per l’approvazione dei bilanci previsionali 2014. Il che fa pensare (e fonti istituzionali non lo escludono affatto) che presto sarà disposto un rinvio anche per la scadenza relativa alla fissazione delle aliquote. La conseguenza per i cittadini dei comuni ritardatari sarebbe questa: per l’acconto di metà giugno si pagherebbe, per disposizione del governo, l’aliquota massima Tasi stabilita al 2,5 per mille sulla prima abitazione e al 10,6 sulla seconda. Mentre a metà dicembre il conguaglio sarebbe parametrato sulla base delle decisioni assunte nei frattempo dai singoli comuni. Con il rischio, in qualche caso, di pagare una rata invernale superiore a quella estiva. E questo perché i sindaci avranno la possibilità di applicare anche quell’aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille che il governo Letta ha concesso loro un paio di mesi fa per compensare le risorse finanziarie scomparse insieme alla cancellazione dell’Imu.

GLI AUMENTI
E qui nasce uno degli equivoci irrisolti che potrebbe causare dolori ai proprietari. In partenza, quello 0,8 per mille (da spalmare a scelta su prima e seconda casa) doveva servire per finanziare sgravi per le famiglie a reddito medio-basso. Ma durante i percorsi parlamentari quell’obbligo è andato perduto. Il che vuol dire che, in teoria, i sindaci potrebbero utilizzare il gettito per altre finalità di bilancio. Costringendo così milioni di cittadini a pagare la Tasi, magari anche solo poche decine di euro, mentre prima erano esenti dall’Imu. Com’è noto infatti, grazie alla detrazione fissa di 200 euro per immobile e ai 50 euro per ciascun figlio a carico, erano cinque milioni le abitazioni principali (più di un quarto del totale) che non versavano proprio nulla di imposta sugli immobili. Di fatto col vecchio regime con una rendita catastale intorno a 320 euro si stava al riparo da sorprese. Mentre ad esempio a fine anno con la Tasi al 2,5 per mille e senza la rete di protezione delle detrazioni si pagherebbero 132 euro.

Appare comunque estremamente improbabile, non fosse altro per ragioni elettorali, che le amministrazioni locali non concedano sgravi nei prossimi mesi. Tanto più che chi ha già stabilito le aliquote lo ha fatto. Nei poco meno di 1000 comuni che si sono già mossi sono state applicate detrazioni legate al numero di figli, sono stati fissati limiti di valore catastale sotto il quale si è esenti dal pagamento. Oppure si è scelto di prendere come parametro di riferimento il reddito Isee.

IL NODO-INQUILINI
Tra le questioni sul tappeto, resta tra l’altro anche quella della ripartizione del peso fiscale, in caso di affitto, tra proprietari ed inquilini. La norma Tasi parla di un margine compreso tra il 10 e il 30% a carico di questi ultimi. Ma come si regoleranno i comuni per gli sgravi? Toccheranno anche agli inquilini. E in quale forma, eventualmente? Ecco un altro dei rebus (insieme a quello principale delle aliquote) che andrà sciolto nelle prossime settimane.

fonte:http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/casa-tasi-caos-pagamenti-detrazioni-imu-tasse/617879.shtml

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