Prato lancia il welfare di distretto: più potere d’acquisto ai lavoratori e servizi sul territorio

prato tessileDebutta il welfare di distretto, strumento che – attraverso un accordo collettivo Confindustria-sindacati – punta a far recuperare potere d’acquisto ai lavoratori delle pmi, sviluppando allo stesso tempo servizi sul territorio (il cosiddetto «welfare a km zero»), dall’asilo nido alla diagnostica, dai trasporti alle attività sportive. Terreno di sperimentazione è Prato, storico distretto tessile apripista nello sviluppo di relazioni industriali innovative, che sul tema ha avviato da mesi un confronto tra le parti (si veda Il Sole 24 Ore del 18 luglio) guardato con interesse da altri territori e da altre associazioni imprenditoriali.Ieri è stato presentato l’accordo Welfare Pmi raggiunto da Unione industriale pratese, Cgil, Cisl e Uil, che ora è pronto a diventare operativo. L’obiettivo è fare in modo che i dipendenti delle aziende pratesi, che non superano le poche decine (l’azienda più grande ha meno di 200 addetti) e che mai potrebbero aspirare al welfare frutto della contrattazione di secondo livello diffusa nelle grandi imprese, possano godere di quegli stessi beni e servizi offerti da colossi come Luxottica o Intesa Sanpaolo. La strada per rendere possibile questo risultato è stata considerare l’intero distretto come un’unica grande azienda, che abbraccia circa 9mila dipendenti tessili dell’industria. I lavoratori potranno scegliere se trasformare in welfare per se stessi e per la propria famiglia il premio aziendale di produttività (dove esiste) e le altre forme di salario variabile, come quella prevista a partire dal 2015 dal nuovo contratto nazionale di settore per chi non ha una contrattazione di secondo livello (280 euro).

Col doppio vantaggio, secondo i firmatari dell’accordo pratese, di vedersi comunque versare i contributi, e di ottenere un valore di beni e servizi superiore a quello monetario che sarebbe stato erogato in busta paga, e dunque di accrescere il proprio potere d’acquisto. Resta in stand by – in attesa di chiarimenti sulla detassazione da parte dell’Agenzia delle entrate – la possibilità di trasformare in welfare il premio territoriale di produttività legato al recupero delle pause, previsto da un vecchio accordo di distretto del 1985, che nella prima ipotesi era stato posto alla base del welfare distrettuale. Tecnicamente, l’accesso all’offerta di welfare avverrà attraverso una piattaforma informatica (battezzata Crescere), che offrirà anche beni e servizi in convenzione a tutti i dipendenti delle aziende associate a Confindustria Prato, sull’esempio di quanto fatto nei mesi scorsi da Unindustria Reggio Emilia per i propri associati (si veda Il Sole 24 Ore del 22 gennaio), liberando le imprese da qualunque problema organizzativo.

«Siamo fieri di aver lavorato con il sindacato – dice Andrea Cavicchi, presidente di Confindustria Prato e del Cogefis, l’organismo bilaterale sindacati-Confindustria nato 40 anni fa per attuare iniziative di sostegno sociale – a un progetto utile a tutti: ai lavoratori, che possono acquisire beni e servizi a costi ridotti e vedere i compensi derivanti dalla contrattazione di secondo livello valorizzati al massimo; alle imprese, felici di poter dare vantaggi ai propri collaboratori; all’economia del territorio, sulla quale sono incentrate le convenzioni». Quello del potere d’acquisto è «un tema che deve stare a cuore a tutti, secondo Cavicchi, e con WelfarePmi abbiamo fatto qualcosa di concreto in questa direzione». La sperimentazione partirà con una cinquantina di aziende tessili del distretto, per poi estendersi a tutte le altre

fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-04-11/prato-lancia-welfare-distretto-piu-potere-d-acquisto-lavoratori-e-servizi-territorio-090010.shtml?uuid=ABHbY99

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