Affitti in nero, Consulta boccia sconti per gli inquilini

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Da tre anni era una legge controversa. Con un tratto di penna, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma, contenuta nel decreto del 2011 sul federalismo fiscale che aveva introdotto la cedolare secca sugli affitti, che prevedeva vantaggi per i locatari che denunciavano contratti non registrati o irregolari. La Consulta ha spiegato che «la lotta all’evasione fiscale, che costituisce un chiaro obiettivo dell’intervento normativo non può essere configurata come criterio per l’esercizio della delega». In sostanza, il governo Berlusconi che aveva ottenuto dal parlamento il mandato per legiferare è andato oltre il perimetro dei suoi poteri.

LE MOTIVAZIONI
La normativa disponeva che l’inquilino che denuncia il proprietario di casa che affitta in nero o con un contratto irregolare, evadendo in questo modo il fisco, ha diritto a ottenerne uno a norma per quattro anni (rinnovabile per altri quattro) a un prezzo che può arrivare al 80-90% in meno rispetto a quello di mercato. Infatti il canone di locazione, in caso di denuncia (era necessario produrre prove di un rapporto di locazione in nero, come ad esempio le bollette di luce e gas intestate all’inquilino) veniva fissato per legge al triplo della rendita catastale. Ad esempio un immobile per il quale si pagavano in nero 1.000 euro al mese poteva ridursi, se denunciato, ad appena 3 mila euro l’anno. Chiaro l’obiettivo della legge: punire il proprietario, il cui guadagno dall’affitto crolla, contrastare l’evasione fiscale e premiare l’inquilino che aiuta lo Stato. L’introduzione della norma era stata preceduta da una fase transitoria nella quale era stato concesso ai proprietari in difetto di autodenunciarsi e di regolarizzare la propria situazione, incentivandoli a farlo con una riduzione dell’Irpef dal 30% al 21%, e fino al 19% nel caso in cui il proprietario avesse accettato di affittare l’immobile con contratti a canone concordato.

Secondo le disposizioni bocciate dalla Consulta, la registrazione poteva essere effettuata dall’inquilino, ma anche da parte dei funzionari del fisco o della Guardia di Finanza, in tutti i casi in cui il contratto d’affitto non era stato registrato entro il termine previsto dalla legge (di regola, 30 giorni dalla firma). E lo stesso accadeva quando il contratto era stato registrato indicando un importo inferiore a quello reale e quando, invece di un contratto di locazione, era stato registrato un finto comodato gratuito. Cosa succederà adesso nei rapporti tra proprietari e inquilini? La pronuncia della Corte costituzionale ha effetto retroattivo e cancella tutto. Diventano dunque carta straccia i contratti che sono stati registrati dagli inquilini e dai funzionari del fisco a partire da giugno 2011. In pratica, i proprietari potranno imporre agli inquilini di liberare l’abitazione, perché il contratto cessa insieme alla norma di legge che lo prevedeva. Salve invece le sanzioni tributarie per chi ha affittato una casa in nero: dovrà pagare le imposte non versate, le sanzioni e i relativi interessi. «La Consulta – ha commentato il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani – ha presidiato il diritto contro una legge demagogica e intollerabile».

fonte:http://economia.ilmessaggero.it/economia_e_finanza/affitti-in-nero-consulta-boccia-sconti-inquilini/575410.shtml

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