Mediolanum, 200 nuovi assunti entro il 2014. A budget oltre 200 milioni in tecnologia e marketing

lavoro Oltre 200 milioni in tecnologia e marketing, senza contare le nuove assunzioni. Queste alcune delle cifre di budget del 2014 diffuse da Medilanum nel corso della convention annuale che si è tenuta oggi al Mediolanum Forum di Assago. Davanti a una platea di oltre 5mila persone Massimo Doris, amministratore delegato, ha tirato le fila di un anno che ha definito da record. «Il 2013 è stato un anno fantastico – ha detto – che ci ha permesso di battere la concorrenza e il 2014 dovrà essere travolgente.

Abbiamo fatto forti investimenti per lavorare meglio: nel 2013 abbiamo speso 88 milioni nell’IT e per il 2014 ne abbiamo messo a budget 133; sul marketing abbiamo speso 60 milioni e nel 2014 ne spenderemo 67; abbiamo ampliato l’organico di 160 persone e nel 2014 ne aggiungeremo oltre 200. Non solo. Negli ultimi 5 anni siamo primi nella classifica per raccolta netta totale con 17,3 miliardi». Uno scenario positivo dove però non sono mancati i moniti sulla necessità di adattarsi alle nuove tecnologie e di essere sempre più digitali anche nell’approccio con il cliente, oggi molto più evoluto che in passato. «In Italia – ha continuato Doris – mediamente il 48% della popolazione utilizza l’internet banking, per la nostra clientela la percentuale sale al 68. Bisogna cambiare mentalità, utilizzare soprattutto la firma digitale, innovarsi senza dimenticare le nostre radici». Nel corso della Convention è intervenuto anche Andrea Pfunder, managing director di Strategic Inside, società inglese che fornisce dati e ricerche sull’industria dell’asset management. Pfunder ha sottolineato la necessità di focalizzare l’attenzione sulla qualità più che sulla quantità di prodotti nei quali si investe, sottolineando l’importanza della pianificazione e portando a esempio l’esperienza inglese, dove si punta di più sui fondi di fondi piuttosto che sulla selezione di singoli prodotti. «In questo modo – ha spiegato Pfunder – il consulente ha più tempo per pianificare e questo è un grande vantaggio per il cliente». Valutazione condivisa da Doris che ha poi evidenziato l’andamento della raccolta degli ultimi 13 anni. «Abbiamo vinto la sfida sia rispetto al mercato, sia rispetto all’indice Morgan Stanley Globale, il cui andamento rispetto alla raccolta mostra che i clienti hanno continuato a investire anche nelle fasi di ribasso. Abbiamo però fatto un passo falso nel 2012 quando tutta raccolta è andata sugli obbligazionari. Nel 2013, però, la situazione si è normalizzata ed è stata spalmata metà sugli obbligazionari e metà tra azionari e bilanciati». Un altro aspetto sul quale è stata posta l’attenzione è quello relativo all’importanza della diversificazione per prodotti, senza fare scommesse su singole asset class, singoli settori, paesi, gestori, stili di investimento e soprattutto senza inseguire le performance passate. Ma si è parlato anche di strategie di gestione con l’intervento di Vittorio Gaudio, amministratore delegato di Mediolanum Gestione Fondi che ha affermato come il mondo stia riguadagnando velocità nel 2014 e sostenendo che la crescita sarà più elevata 2015. «Le banche centrali per ora non hanno fretta di alzare i tassi – ha detto –. Lo faranno e la Fed sarà la prima, ma bisognerà aspettare almeno la fine del 2015. E finché i tassi non saliranno oltre i rendimenti obbligazionari a lungo termine, tutte le attività rischiose, azioni in primis, continueranno a comportarsi bene, anche con una dose di volatilità». Gaudio ha sottolineato anche un altro tema per lui determinante nei prossimi anni; quello dell’energia. «Siamo in un mondo che va verso abbondanza di energia – ha spiegato –, fattore forte e positivo per la crescita. Il fatto che durante la crisi Ucraina il prezzo del petrolio non si sia impennato come avveniva nelle crisi precedenti ci dice proprio questo, che c’è un’abbondanza di energia da non sottovalutare». Un affondo vero e proprio Gaudio lo ha fatto sui titoli di Stato italiani. «Oggi tutti vogliono i titoli di Stato italiani perché sono andati bene, ma quello che si è guadagnato l’anno scorso non si guadagnerà più è una situazione irripetibile: il BTp con scadenza febbario 2017 un anno fa rendeva oltre il 3% e oggi rende l’1,3%. In 12 mesi il capital gain è stato del 4% e la cedola del 4% per un rendimento totale dell’8%. Ma ora è finita e se si tiene il titolo (che oggi quota a 107,5) ancora un anno, si perderà in conto capitale, vanificando così il rendimento cedolare. E dall’8% si scenderà 2,3%, se va bene. Insomma, questi BTp vanno rottamati». Anche Gaudio ha puntato l’attenzione sulla diversificazione, spiegando come ci sia una maggior dispersione di rendimento tra titoli, mentre con i fondi è possibile un maggior controllo della volatilità, meglio ancora se fondi di fondi. Il messaggio è chiaro: rendimento sì, ma controllo della volatilità.

fonte: http://www.ilsole24ore.com

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