Manovra, buco nei conti per l’Imu: benzina verso l’aumento, scontro sulle spiagge

Ufficialmente la parola nessuno la pronuncia. Ma tra Palazzo Chigi e il Tesoro l’allarme avrebbe già raggiunto il livello di guardia. Le coperture finanziarie utilizzate per coprire la prima rata dell’Imu sarebbero sempre più ballerine. Così il governo, entro la fine di novembre, potrebbe essere costretto a correre ai ripari e a far scattare la clausola di salvaguardia prevista dalle norme, con gli aumenti delle accise e degli acconti fiscali per le imprese.

A ballare sarebbero gli 1,5 miliardi di euro che devono arrivare dalla sanatoria delle slot machine (600 milioni) e dagli incassi Iva (925 milioni) per il pagamento di una tranche aggiuntiva di 7,2 miliardi di euro di debiti della Pubblica amministrazione. Sulla prima voce ormai è quasi certo che i soldi non arriveranno. Dei 600 milioni preventivati il Tesoro ne ha incassati solo 240. Ma anche questi fondi sono a rischio. I concessionari che hanno aderito alla sanatoria hanno inviato delle lettere di diffida al minisetro a non utilizzare i loro soldi. Il motivo è che Letta e Saccomanni avevano garantito che la partita della maxi-multa da 2,5 miliardi della Corte dei Conti, sarebbe stata chiusa con il versamento del 20% del dovuto. La magistratura contabile, invece, pretende il pagamento del 30%. Un costo troppo elevato per i concessionari, che hanno iniziato a chiedere la restituzione di quanto versato. L’ultima chance è di trovare un accordo direttamente con la Corte dei Conti per tentare, eventualmente, di rateizzare su più anni il restante 10% che i magistrati pretendono.

I tempi persò sono stretti. La partita deve essere chiusa entro venerdì, altrimenti salta tutto. Anche l’incasso dell’Iva sui debiti della Pa segna il passo. Solo pochi giorni fa il ministero ha erogato agli enti locali i primi 4 miliardi di euro dei 7,2 aggiuntivi previsti dal decreto con il quale è stato azzerato il pagamento della prima rata Imu. Senza uno sprint nei pagamenti nei prossimi giorni, peraltro molto difficile, il rischio è che anche i 900 milioni previsti da questa voce vengano meno. A quel punto, entro la fine di novembre, Letta sarebbe costretto ad emanare un decreto per aumentare accise su benzina, sigarette e alcolici, oltre ad aumentare gli acconti fiscali.

DA OGGI SI VOTA
Intanto è iniziata in Senato la cernita dei 3.093 emendamenti alla legge di stabilità: saranno alcune centinaia quelli non ammessi ma intanto il Pd ha provveduto da solo a rimuoverne alcuni dei propri su un tema diventato delicatissimo: la possibile cessione delle installazioni balneari su terreno demaniale. La vicenda già calda nei giorni scorsi è esplosa ieri quando è stato chiaro che proposte in materia non erano state presentate solo da Antonio D’Alì, relatore per il Pdl, ma anche da rappresentanti del Pd tra cui la senatrice Manuela Granaiola. L’impianto era decisamente simile a quello del centro-destra, basato sull’idea di “sdemanializzare”, ossia cedere ai privati, una serie di strutture che sorgono a ridosso delle spiagge vere e proprie. I democratici si discostavano invece dal testo D’Alì sull’altro punto, il prolungamento delle concessioni relative alle spiagge vere e proprie, che resterebbero quindi di proprietà del Demanio. Sul progetto, di fatto etichettato come “vendita delle spiagge” era arrivato anche il parere negativo del ministro dell’Ambiente Orlando. Così a quel punto per il Pd è stato necessario fare marcia indietro. La votazione degli emendamenti dovrebbe iniziare stasera: poi ne dovrebbero arrivare una decina a firma del governo. Tra i partiti le posizioni restano distanti sul tema casa.

fonte:http://www.ilmessaggero.it/ECONOMIA/ECONOMIA_E_FINANZA/manovra_imu_benzia_spiagge_pd/notizie/356325.shtml

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