Ma per il lavoro il governo ha un tesoretto

Quei 50 centesimi al giorno di mancetta in busta paga non sono andati giù proprio a nessuno. Ieri a chiedere di fare di più sono state in coro le imprese, mentre i sindacati incrociano le lame con l’obiettivo di rendere visibili gli sgravi per i lavoratori dipendenti. Nel Pdl sul mini-cuneo si fa ironia ma anche nel Pd i mal di pancia abbondano (vedere caso-Fassina). Ma il Governo avrebbe un piano d’emergenza per trasformare la beffa degli sgravi in qualcosa di «visibile» per lavoratori e imprese

Il ministro della Coesione sociale, Carlo Trigilia, ha un tesoretto al quale attingere. Sono i fondi strutturali europei 2012-2013 «non impegnati giuridicamente». Soldi che non riusciremo a spendere prima che nel 2015 l’Europa se li rimetta in cassaforte. Su 28 miliardi ce ne sarebbero 5 da investire in tutta fretta per qualcosa di utile. Come il cuneo fiscale, ad esempio, sul quale il Governo potrebbe decidere di convogliare parte di quel tesoretto concentrandolo però sui giovani neo-assunti a tempo indeterminato. Soldi che sommati agli 800 milioni già stanziati con il «Piano giovani» e i 500 in arrivo dall’Ue per il progetto «garanzia giovani» potrebbero forse aiutare a creare posti di lavoro nella fascia di età dove più scarseggiano.

Ieri a chiedere «una riduzione più incisiva del cuneo fiscale e del costo del lavoro» è statp il mondo imprenditoriale al completo, che il governo punterebbe ad accontentare, sommando al taglio più consistente del cuneo il rifinanziamento della «legge Sabatini», gli sgravi fiscali sugli interessi pagati per l’acquisto di macchinari. Agevolazioni per le imprese che reinvestono in innovazione, finanziate sempre con una fetta del tesoretto Trigilia. Un piano, quello del ministro della Coesione, che prevede anche un parziale utilizzo dei fondi europei per finanziare la ristrutturazione di edifici pubblici e ospedali fatiscenti. Per i quali la titolare della salute, Beatrice Lorenzin, ha chiesto due miliardi.

I fondi europei non sono però i soli a poter rimpinguare il piatto degli sgravi fiscali. Oltre al «piano Trigilia» c’è infatti anche quello «Giavazzi», che puntava a disboscare la giungla degli incentivi alle imprese. Su 32 miliardi l’economista ne aveva individuati 9 «aggredibili». Poco prima di varare la legge di stabilità il governo aveva puntato l’indice su incentivi per 1,3 miliardi. Ora potrebbero riuscire dal cassetto. Così come il governo potrebbe decidere di utilizzare quei «fabbisogni standard» per grandi funzioni di spesa, già pronti per Comuni e Provincie. Chi spende di più deve tagliare. Un lavoro diverso da quello su singole voci di spesa che dovrà affrontare «Mister spending review», Carlo Cottarelli, «ma che dal 2015 può portare risparmi importanti da reinvestire nel taglio del cuneo», conferma il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta.

Qualche risorsa potrebbe offrirla anche il farmaceutico, che il Tesoro voleva sforbiciare, con un taglio di 220 milioni, poi stoppato dalla Lorenzin. Ora con una mossa da mettere a rischio le coronarie degli industriali l’Economia potrebbe recuperare oltre un miliardo, facendo pagare per intero gli sfondamenti di spesa dei farmaci ospedalieri, così come avviene per quelli venduti in farmacia. Questo tetto di spesa vola verso uno sfondamento di oltre 2 miliardi, metà ripianati dalle Regioni. Facendo pagare per intero gli industriali lo Stato risparmierebbe e chissà che un po’ di farmaci tornino ad essere acquistabili più comodamente in farmacia.

fonte:http://www.lastampa.it/2013/10/19/economia/ma-per-il-lavoro-il-governo-ha-un-tesoretto-qIZfcW3DE6QgrRd7qtjChK/pagina.html

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