Conto corrente, stop alle commissioni selvagge su ‘rosso’ e fido. Un decreto fissa i tetti massimi

In teoria dovevano essere sparite da tempo, ma le banche non si sono mai rassegnate a perdere questa gabella sui conti correnti. Così le commissioni sullo scoperto sono sopravvissute, cambiando pelle e nome, a diversi tentativi di abrogazione. Una situazione che ha spinto lo stesso premier Mario Monti, nei panni di ministro dell’Economia, a firmare un decreto d’urgenza per stabilire – si spera definitivamente – i tetti massimi di commissione sugli sconfinamenti (il cosiddetto “rosso”) e sugli affidamenti sul conto.

Il ministro dell’Economia, su proposta della Banca d’Italia, ha voluto mettere ordine nella struttura delle commissioni stabilendo che, oltre agli interessi passivi, cioè sullo scoperto di conto, già nettamente più alti di quelli attivi, la banca può chiedere al cliente solo:

per i fidi bancari (o affidamenti) – cioè la quota di “rosso” consentita, in pratica un finanziamento accordato dalla banca – una commissione onnicomprensiva che non può superare lo 0,5% dell’importo accordato per trimestre;

per gli sconfinamenti (scoperti di conto e utilizzi extrafido) una commissione di “istruttoria veloce”, espressa in misura fissa e in valore assoluto, commisurata ai costi.

Una gabella dura a morire

La storia delle commissioni bancarie è lunga. In origine si chiamavano “commissioni di massimo scoperto” (Cms) e venivano applicate per la punta massima di di “rosso” raggiunta nell’arco di un determinato periodo (generalmente il trimestre). La Cms si aggirava in media sull’1-1,2% a trimestre (che significa 4-5% annuo) e in quanto “commissione”, non era calcolata tra gli interessi passivi ma si aggiungeva ad essi. Un balzello ritenuto iniquo e abolito per legge nel 2009, poi ripristinato con altri nomi e recentemente di nuovo abolita per le famiglie ma solo se il rosso è occasionale (max 7 giorni a trimestre) e limitato (max 500 euro). Il nuovo decreto cerca invece di mettere dei paletti più generali.

Tutti i costi del conto corrente

Alla luce delle regole in vigore riepiloghiamo brevemente i costi che gravano su un conto bancario.

Commissioni su operazioni. Sono i compensi per i movimenti sul conto: bonifici, Rid, domiciliazioni ecc. Le commissioni variano da conto a conto. La concorrenza spinge ormai le banche, soprattutto sui conti online, a limitarle o azzerarle.

Commissioni bancomat. Il prelievo di contante col bancomat può avere un costo, soprattutto su sportelli di altre banche. Ma anche in questo caso molti contratti non le prevedono più.

Costi di invio comunicazioni. L’invio cartaceo dell’estratto conto o delle contabili delle operazioni ha un costo. Spesso la scelta di ricevere questa documentazione via email può abbatterlo.

Costi annuali. Ormai rari, sono ancora presenti su alcuni conti correnti in aggiunta agli altri costi Per questo motivo è sempre molto utile leggere i prospetti informativi e farsi spiegare tutte le condizioni di contratto prima di aprire un conto.

Spese di chiusura del conto. Sono i costi per l’estinzione del rapporto e dovrebbero essere state abolite dal decreto Bersani del 2006. Anche qui però il condizionale è d’obbligo perché alcuni istituti continuano ad applicarle in maniera illecita. In caso di controversie con la banca, su queste o altre questioni, potete rivolgervi all’arbitro bancario.

Commissione sullo scoperto. E’ quella appena vista. Con la nuove norme non potrà superare lo 0,5% dell’importo del passivo.

Imposta di bollo. La manovra salva Italia ha confermato l’imposta di bollo sull’estratto conto a 34,20 euro annuali, prevedendo però un’esenzione totale per i conti con una giacenza media inferiore ai 5mila euro. Invece per i conti intestati a persone giuridiche (società) il bollo sale da 73,8 a 100 euro l’anno.

fonte:http://economia.virgilio.it/soldi/conto-corrente-stop-alle-commissioni-selvagge-su-rosso-e-fido-decreto-fissa-tetti-massimi.html

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