I conti di deposito rendono oltre il 4% netto, più del doppio dei BoT. Ma fino a quando durerà? – Le offerte a confronto

Si aprono in un batter d’occhio (a volte meno di 24 ore) e offrono rendimenti netti annui anche superiori al 4%. Ovvero più del doppio di quanto offrono oggi i BoT a un anno e quasi il doppio rispetto al tasso dei BTp a due anni. Insomma, per un risparmiatore che ha in mente di far fruttare il più possibile la liquidità a rischi relativamente contenuti in questo momento è difficile trovare prodotti più allettanti dei conti di deposito (al pari dei conti correnti, sono tutelati fino a 100mila euro dal fondo di tutela dei depositi interbancari).

Ma quanto durerà questo periodo di vacche grasse per i conti di deposito? Come ricorda oggi il Sole 24 Ore e come confermano alcune fonti interbancarie è molto probabile che nei prossimi mesi molte delle attuali offerte saranno ridimensionate. Il motivo? Facciamo un passo indietro.

 La corsa al rialzo dei tassi dei conti di deposito è partita lo scorso autunno quando le difficoltà nell’accesso ai finanziamenti interbancari da parte degli istituti di credito sono aumentate notevolmente. Non a caso, da settembre gli spread sui mutui sono decollati a più riprese verso la media attuale (mai vista dall’introduzione dell’euro) superiore al 3%. Cosa è successo? A molti istituti è risultato tecnicamente più conveniente chiedere un finanziamento alle famiglie (pur pagando alti interessi con offerte e tassi lordi anche superiori al 5%) che prendere in prestito soldi sul mercato interbancario a soglie più elevate, con punte anche oltre l’8%. Lo dimostra il fatto che sono diventati “aggressivi” sul mercato dei conti di deposito anche istituti di credito tradizionali, storicamente più orientati ai conti tradizionali (si vedano le offerte di UniCredit, Banca Mps, guarda la tabella del confronto completo). Questo gap ha spinto i conti di deposito verso livelli di remunerazione inesplorati, soprattutto se ponderati con un tasso della Banca centrale all’1%.
Così, dallo scorso autunno l’eterna sfida a colpi di tassi tra BoT e conti di deposito si è accesa. Anche perché i BoT – complice l’esplosione dello spread tra BTp e Bund con l’acuirsi della crisi politica italiana – hanno toccato punte fino al 6%. Da dicembre, però, i tassi dei titoli di Stato italiani, in particolare quelli della parte breve della curva dei rendimenti, hanno intrapreso una costante discesa al ribasso. E così i tassi sui BoT sono via via scesi fino a posizionarsi, sulla scadenza a 12 mesi, sotto il tetto netto del 2%.

Una mano determinante è arrivata dal raffreddamento delle tensioni politiche. Ma un’altra, forse ancor più importante, dal maxi-prestito di dicembre della Bce agli istituti di credito europei: 489 miliardi da restituire in 3 anni al tasso dell’1%. Un’iniezione di liquidità senza precedenti che ha in parte compensato nel breve periodo le difficoltà estemporanee delle banche italiane nel raccogliere capitali sull’interbancario.

 

fonte: www.ilsole14ore.com

 

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