Resta il no sull’art.18 ma si ragiona sulla mobilità individuale

Il sindacato fa quadrato a difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: «protegge dalle discriminazioni». Ma nel negoziato le parti sociali hanno ragionato su un intervento di manutenzione per apportare alcuni correttivi alla disciplina sui licenziamenti, con l’obiettivo di ridurre i margini di incertezza interpretativa e i tempi del contenzioso.

Tra le ipotesi allo studio, si ipotizza di portare i licenziamenti individuali per motivi economici nell’alveo della legge 223 del 1991 (si applica alle imprese con oltre 15 dipendenti che intendano effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni) che prevede il coinvolgimento del sindacato (in assenza, scatta una penale) al posto del controllo giudiziale, con il pagamento dell’indennità di mobilità al lavoratore licenziato. Un’altra ipotesi limiterebbe l’interpretazione estensiva del ‘giustificato motivo’ per i licenziamenti in cui si applica l’articolo 18, esplicitando che sono esclusi i motivi economici oggettivi. Si punta, inoltre, ad una sorta di ‘corsia preferenziale’ nelle cause sui licenziamenti, con un richiamo alle procedure dell’articolo 700 del codice civile sui provvedimenti di urgenza, ma anche con sezioni ad hoc nei tribunali. Trattandosi di un negoziato complessivo, la disponibilità del sindacato su questi temi è legata alle soluzioni che il Governo intende percorrere, perché «alla fine tutto si tiene».

 

 

Ma dall’incontro di ieri con l’Esecutivo sembrano arrivare alcuni segnali positivi per il sindacato, anche se permangono ancora diverse criticità. «A nostra domanda il Governo ha risposto che lavora per fare un accordo ‐ ha spiegato la leader della Cgil, Susanna Camusso ‐. Prendiamo per buone le affermazioni che vengono fatte. Sarà un loro problema spiegare se cambiano idea. I titoli sono corretti, ora inizia la fase più complicata». Anche Raffaele Bonanni ha sottolineato il cambio di passo del Governo dopo la ‘falsa partenza’ dello scorso 23 gennaio, quando il ministro Fornero presentò un documento che fu respinto da tutti i sindacati, mentre ieri il comunicato ministeriale si è limitato ad indicare genericamente 4 obiettivi che si vogliono perseguire senza entrare nel dettaglio per dare spazio al confronto: «Le premesse di oggi sono migliori dell’altra volta – ha detto il numero uno della Cisl -. È positivo che da una discussione telematica si sia avviato qualcosa più vicino ad una trattativa». Sono stati compiuti passi in avanti anche nel merito delle questioni: «Rispetto ai termini perentori con cui mettere in discussione gli ammortizzatori sociali si è avviata un’altra discussione – ha aggiunto Bonanni -. Abbiamo apprezzato molto e sarebbe una svolta l’intenzione del Governo di pagare di più le flessibilità e di contrastare in ogni modo la flessibilità cattiva come le partite Iva e i contratti di associazione in partecipazione».

Ma se si vuol vedere anche il ‘bicchiere mezzo vuoto’, le preoccupazioni del sindacato non mancano Il ministro Fornero ha mostrato una forte determinazione, ha detto che intende proseguire anche se non ci sarà l’accordo con le parti sociali. E non mancano critiche di merito: «Sull’equità continuano gli annunci per non dare risposte – è il commento di Camusso -. Non va bene l’idea che sui salari l’unica cosa è ragionare di produttività, e non di fisco, visto che siamo in una fase di recessione. Fisco e sviluppo sono i grandi assenti». Sulla stessa linea Luigi Angeletti: «La creazione di posti di lavoro purtroppo non si ottiene attraverso una modifica delle norme sul mercato del lavoro – ha spiegato il leader della Uil – ma con le scelte di politica economica del Governo e le politiche industriali delle imprese». Quanto alla monotonia del posto fisso di cui parlava il premier Monti: «Io non penso alla monotonia ‐ ha continuato Angeletti ‐. Io penso allo stress di chi non ha lavoro». Anche per il numero uno dell’Ugl, Giovanni Centrella (Ugl) «occorre aprire un tavolo sul piano industriale e sulla crescita, altrimenti rimarrebbe una riforma monca che non servirebbe a nulla», inoltre «c’è bisogno di fare una vera riforma fiscale, servono più soldi in tasca ai cittadini».

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