Le banche pensano conti a zero spese

Lentamente, ma inevitabilmente, si comincia a prendere coscienza che quando le norme scritte in un testo legislativo come il decreto «Salva Italia» arrivano concretamente nella vita di tutti i giorni, qualche problema operativo, al quale è inevitabilmente associato un costo economico, si pone. Così è ad esempio per la necessità, ormai imposta per legge, dell’apertura di un conto corrente bancario o postale per riscuotere le pensioni sopra i 500 euro. Niente cash, insomma. Un atto inspiegabile alle fasce anziane della popolazione. E anche ai parlamentari visto che ieri in serata il governo si dichiarato disponibile a dare parere positivo agli emendamenti alla manovra presentati nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera che puntano a innalzare il tetto dei pagamenti in contanti da parte delle pubbliche amministrazioni da 500 a circa 980 euro. Fino ad allora però buona parte di chi ha diritto alla pensione minima dovrà farla accreditare in banca o alla posta. Con un particolare. Per aprire un conto corrente bancario o postale si paga. E l’Italia non brilla certo per l’economicità degli strumenti finanziari.
Più volte l’ex Governatore Mario Draghi, ha chiesto al sistema del credito di abbassarne i costi. Dunque alla fine la giusta caccia all’evasore fiscale rischia di scaricarsi sui più deboli con una spesa minima che è quella per il bollo statale: 34,20 euro all’anno. Al quale si somma una parte variabile, legata, a spanne, a una quota da pagare per ogni riga di operazione dell’estratto conto. Ieri le banche hanno spiegato il loro punto di vista sulla materia e messo in evidenza i loro distinguo. «Tutte le banche italiane sono disponibili a ragionare su un conto corrente a zero spese per i pensionati al minimo e sui costi delle carte di credito alla luce delle misure del Governo» detto il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari. Le banche ha però specificato il presidente dei banchieri italiani «non sono disponibili a dare gratuitamente servizi che costano alle imprese bancarie». È il caso di quelli collegati alle carte di credito che «sono servizi che hanno dei costi, dei rischi, che vanno remunerati come qualsiasi altro servizio offerto dalle imprese. Siamo totalmente disponibili a discutere assieme ai circuiti italiani e internazionali che offrono carte, di questa possibilità. Ma è un servizio che costa, visto che la banca si assume quotidianamente il rischio dell’insolvenza del cliente e delle frodi».
Se così fosse i pensionati possono gioire. Molti di loro faticano ad arrivare a fine mese. Difficilmente faranno richiesta di carte per indebitarsi. Fin qui il pezzo di manovra che finora ha provocato solo lo sconcerto dei più anziani. Ma altri sono gli effetti collaterali di alcune misure del Governo. È il caso dei quelle per la tracciabilità di pagamenti e le movimentazioni sui conti correnti che d’ora in poi saranno visibili all’agenzia delle Entrate. La parte dei cittadini onesti plaude all’iniziativa che rappresenta l’inizio dell’era del giusto prelievo per tutto. Ma tra l’idealismo della misura e la sua immediata applicazione c’è una zona d’ombra, pericolosa per l’economia. Posto che l’obiettivo è fare emergere ricchezza finora nascosta, il rischio è che le imprese che galleggiano nel sommerso, nell’attesa di capire come comportarsi, si fermino con relativa distruzione dello stesso Pil che si vuole recuperare. Se l’economia «parallela», basata su contanti e assegni postadatati usati come garanzie, si sente messa all’angolo, ha come prima reazione lo stop di ogni attività, la messa in libertà della manodopera utilizzata in nero e l’attesa per valutare il da farsi, compresa l’emersione. Ma sempre dopo un lasso di tempo. Quello nel quale il Pil si distrugge.
Tra le ipotesi allo studio dei consiglieri economici si sta per questo ragionando su strumenti per agevolare l’emersione. Nel caso dell’uso di manodopera extracomunitaria in nero, ad esempio, con la possibilità di rendere più semplice la costituzione di cooperative di operai, garantendo a quelli non in regola, il permesso di soggiorno e un contestuale percorso di concordato per il pregresso dell’imprenditore. Solo ipotesi per ora. Con un vantaggio di base:inseriscono nei provvedimenti reti di protezione per attenuare l’impatto delle misure nelle realtà economiche d’Italia che finora sul nero hanno vissuto e che non possono cambiare in un giorno. Pragmatismo economico, insomma. C’è un ultimo aspetto su cui accendere i fari. Il Grande fratello che spierà tutti i movimenti bancari degli italiani. Legittimo per colpire i furbi ma che consegna allo Stato una serie di informazioni tutelate dalla privacy.
Il Fisco potrà conoscere i nostri gusti, i nostri acquisti, il nostro saldo di conto corrente in ogni momento. Il cittadino onesto può turarsi il naso. Ma buona norma vuole che il gestore dei dati sia un soggetto assolutamente fidato. Tante informazioni delicate rischiano di essere accessibili a molti, forse troppi, dipendenti della pubblica amministrazione. Qualcuno per questo sta ragionando sulla opportunità di investire della delicata gestione di custodire e proteggere i dati la Banca d’Italia. L’amministrazione potrebbe solo chiedere la lista di quelli che rispondono a determinati parametri da lei stessa impostati.

fonte: www.iltempo.it

 

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