Btp cambia pelle. Adesso è rischioso, serve a diversificare

Quella in corso sui mercati finanziari, da Wall Street a Piazza Affari, non è solo una crisi congiunturale di prezzi e di rendimenti. E’ qualcosa di più radicale, e non si tratta più solo di invocare la pazienza del lungo termine per chi ha investito in azioni, nazionali o esteri, in una fase di estrema volatilità. Sono i risparmiatori in titoli di Stato italiani, invece, i protagonisti più o meno consapevoli di una difficile transizione culturale. «I rendimenti offerti dai titoli di Stato sono oggi particolarmente interessanti ma è mutato il concetto di rischio», ha scritto l’amministratore delegato di Azimut Pietro Giuliani, nel Btp Day, lanciando il fondo Solidity specializzato in soli titoli del debito pubblico. «Se prima investire in titoli di Stato era considerato sicuro oggi deve essere preso in considerazione per una parte dei propri investimenti con l’obiettivo di diversificare il portafoglio». I risparmiatori devono pensare ai titoli italiani perché danno alti interessi che si accompagnano però ad alto rischio. L’esperienza delle obbligazioni argentine, che brucia ancora, spiega concretamente quale può essere l’esito peggiore.

Secondo i dati di Assogestioni, le tre categorie di fondi comuni in obbligazioni in grandissima maggioranza emessi dal governo italiano, a fine settembre 2011, avevano un volume gestito di 118,5 miliardi di euro circa (Obbligazionari a breve termine 35,5; Obbligazionari a medio-lungo termine 30,7 e Liquidità area euro 52,3) su un patrimonio del sistema di 424,4 miliardi. Ma gli italiani che detengono titoli nostrani, anche se una quindicina di anni fa ne avevano il 90% circa e ora sono scesi sotto il 50%, lo fanno non solo con i fondi ma anche sottoscrivendo direttamente i titoli tenendoli nei dossier bancari, oppure in gestioni fiduciarie o prodotti assicurativi. Per ridurre l’esposizione al “rischio Italia”, vedere i Btp come una diversificazione, cioè destinarvi una percentuale del patrimonio non superiore a un quinto o a un quarto del totale, è la prima mossa di metodo. Ma per comporre il resto del portafoglio bisogna guardare fuori Italia (Bund e debito Usa per i bond; borse europee, ma anche gli Usa, gli altri mercati sviluppati e i Paesi emergenti, per le azioni), e saper riconoscere le false alternative. I Buoni delle Poste, per esempio, essendo garantiti al 100 per cento dallo stato italiano, sono sotto la spada di Damocle di un eventuale peggioramento della situazione della valuta europea, o di una drammatica ristrutturazione dei titoli del debito (in settimana l’economista Nouriel Roubini sul Financial Times ha suggerito un taglio risanatore del 25%, in virtù del quale i Btp, anziché essere rimborsati a 100, lo sarebbero a 75). Btp e Buoni, cioè, seguono la stessa sorte.

Diverso è il discorso dei bond delle banche nazionali, che agli sportelli spesso propongono quali sostituti più redditizi dei Bot. E’ marketing molto azzardato, come emerge dagli scenari delle probabilità che hanno le polizze finanziarie e i bond delle banche di dare rendimenti positivi, rispetto al tasso risk free (senza rischio). L’ente di vigilanza non ha mai usato come parametro della sicurezza né i Btp né i Bund, ma gli Ios (Overnight Indexed Swaps), la cui curva dei rendimenti nel 2007-2009 era allineata a quella dei titoli di Stato, essendo il rischio d’insolvenza dell’Italia risibile. I Btp non saranno risk free, ma le emissioni private continuano ad avere meno chance di rendere di più e più chance di andare in default.

fonte: www.lastampa.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...