Reddito minimo garantito

In tempi di forte crisi e di riforme importanti si torna a parlare di Reddito Minimo Garantito. Il neo-ministro Elsa Fornero, infatti, ha annunciato che tra i piani del Governo Monti vi è la possibile introduzione anche in Italia di tale forma di sostegno per senza lavoro e percettori di redditi bassi. Ma di cosa si tratta?

Il Reddito Minimo Garantito (RMG) è uno strumento di welfare ormai diffuso e radicato in quasi tutti i paesi comunitari; “quasi tutti” perché, neanche a dirlo, l’Italia insieme alla Grecia non hanno introdotto questo tipo di sussidio nel proprio sistema sociale.

In parole povere, esso consiste in una somma erogata dallo Stato a coloro che non hanno un lavoro o hanno un reddito basso, al di sotto cioè di determinate soglie. Bisogna fare attenzione, però, a non confonderlo con altre forme assistenziali quali l’indennità di disoccupazione; quest’ultima, infatti, è destinata a coloro che avevano un lavoro e l’hanno perso, attinge le proprie risorse dai contributi sociali versati ed è fortemente limitata nel tempo. Il Reddito minimo, invece, è finanziato dalla fiscalità generale e ne beneficia anche chi non ha ancora un lavoro o chi non ha diritto a percepire l’indennità di disoccupazione perché non ha versato i contributi o perché l’ha esaurita. Grazie a questo sussidio, in pratica, trovano sostegno essenzialmente i giovani che hanno terminato gli studi e si affacciano al mondo del lavoro e i precari, i quali – essendo lavoratori “atipici”- non maturano il diritto all’indennità di disoccupazione e spesso percepiscono redditi bassi.

Dando uno sguardo al panorama europeo, i sistemi di RMG elaborati nei vari paesi si differenziano l’uno dall’altro ma, in linea di massima, i “requisiti di eleggibilità” sono l’età e la residenza del soggetto, oltre che le sue capacità finanziare e la sua intenzione di lavorare. In alcuni stati, il Reddito Minimo Garantito non ha limiti di tempo (come in Francia e Regno Unito), mentre in altri esso presenta confini temporali definiti a priori. La determinazione del suo ammontare è legata a differenti indicatori quali il reddito medio, il salario minimo o il costo della vita, e non in tutti i paesi è fissato un meccanismo di revisione periodica del livello di sussidio da erogare.

L’Italia, come al solito, rimane indietro. E ciò a dispetto dei continui impegni presi a livello comunitario. Già a partire dal 1992, infatti, con la Raccomandazione 92/441 Cee sulla convergenza delle politiche di protezione sociale, i Paesi Membri si ponevano l’obbiettivo di assicurare alla persona un livello minimo di risorse nel rispetto della dignità umana. Ma anche in tempi più recenti, la Commissione si è pronunciata per l’istituzione negli Stati membri di forme di integrazione del reddito come “diritto fondamentale della persona a risorse e prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana” (Raccomandazione 2008/867/CE). L’assicurazione di un reddito minimo ritenuta quindi come condizione essenziale per la crescita del Sistema sociale europeo.

Su questa linea i tentativi italiani di introdurre un tale sussidio sono stati piuttosto timidi e insoddisfacenti. Solo a livello sperimentale, infatti, hanno preso piede iniziative di questo tipo; nello specifico, sono state introdotte in alcune zone del Nord e della Campania e, recentemente, nel Lazio. Uno sforzo alquanto frammentato e poco incisivo.

Ora la questione del Reddito Minimo Garantito torna quindi sul tavolo delle riforme. Ma occorre, ovviamente, un intervento lucido e adeguato alle caratteristiche socio-economiche del nostro paese. Bisogna individuare correttamente le categorie beneficiarie, i requisiti, le somme e i tempi di erogazione al fine di impiantare un sistema efficiente, equo ma soprattutto sostenibile per le casse statali. È necessario, infatti, scongiurare l’istituzione di una forma di sostegno che generi come effetto collaterale un disincentivo al lavoro e, in generale, serve un’appropriata coordinazione con gli altri strumenti assistenziali già esistenti.

C’è quindi molto da fare. Buon lavoro.

fonte: http://tuttosullavoro.libero.it/gallery/6066/reddito-minimo-garantito/

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