Troppo stress ai pronto soccorso: malati di ansia il 20% di medici e infermieri

I pronto soccorso sono un covo di ansia e stress per medici e infermieri: soffre di frequente di stati d’ansia il 16,4% dei medici e il 20% degli infermieri di pronto soccorso, ma frequenti sono anche gli stati depressivi (a lamentarli è circa un operatore su 10), il rischio per loro è burn out (esaurimento da lavoro).

Sono solo alcuni dei dati emersi da un’indagine che sarà presentata a Roma in occasione del convegno “Lo Stress lavoro-correlato degli Operatori Sanitari dell’Emergenza” presso il Policlinico Gemelli. «Il lavoro di medici e infermieri nei Pronto soccorso dovrebbe essere considerato usurante», è l’appello di Nicolò Gentiloni, direttore del DEA del Policlinico romano.

«In un certo senso è persino riduttivo parlare di rischio, i medici sono già stressati e logorati – commenta l’indagine lo psichiatra Ferdinando Pellegrino dirigente medico del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Salerno ed esperto di burn out – fenomeno multifattoriale che configura una progressiva perdita di entusiasmo e motivazione al lavoro, e può preludere lo sviluppo di patologie psichiche (ansia, depressione), fisiche (infarto cardiaco) o comportamentali (irritabilità, fumo). Il PS è una vera trincea: nelle ore di punta, nel tempo impiegato da un medico di reparto per visitare un paziente, uno di PS ne ha già presi in consegna 7 e di questi ne tiene in trattamento la metà, spiega Gentiloni.

«In più ricadono su di noi le proteste di pazienti e parenti in sala d’attesa. Ci manca l’aiuto dei medici di famiglia, che non si rendono disponibili che per poche ore al giorno, week end escluso – afferma Gentiloni – non fanno notti di guardia e quindi il paziente non sapendo a chi rivolgersi va al PS anche quando risolverebbe il suo problema con una visita ambulatoriale; per questo siamo pieni di codici a bassa priorità, bianchi e verdi».

L’indagine mostra che in una giornata particolarmente impegnativa sono molti i medici (58,7% degli intervistati), e gli infermieri (54,7%) preda di forte fatica mentale. La fatica del lavoro in pronto soccorso si manifesta nella stragrande maggioranza degli infermieri (96%) entro le prime quattro ore di servizio, spiega Ivo Casagranda, responsabile DEA dell’ospedale di Alessandria. Per il 60,9% degli infermieri la postazione di lavoro più stressante in PS è il triage, perchè quando devono assegnare i codici di priorità diventano facile bersaglio di disappunto e talvolta collera di pazienti e parenti.

È emerso anche che quasi l’8% di medici e infermieri ha ricorso più volte all’uso di psicofarmaci per far fronte a situazioni di disagio o malessere psicologico derivante dal lavoro in PS. Inoltre nel corso dell’attività lavorativa il 12,7% dei medici e il 9,6% degli infermieri riconoscono di andare incontro frequentemente a stati depressivi; occasionalmente si presentano pure disturbi dell’apparato cardiocircolatorio e del comportamento alimentare; più frequentemente disturbi dell’apparato muscoloscheletrico, gastrointestinale e ancora di più disturbi del sonno, spiega Casagranda.

Il turno più pericoloso per il benessere degli operatori è la notte, aggiunge, anche perchè di notte le risorse a disposizione di ospedali e medici sono minori e quindi ci si sente un po’ più soli. Ciò può creare, soprattutto nei più giovani, ancora più ansia, col rischio anche di commettere errori. Solo una grande passione li lega alla professione di “medici ER”, tant’è che nonostante questi disagi oltre la metà di loro non cambierebbe ambito lavorativo all’interno della professione medica.

fonte: www.ilmessaggero.it

 

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