La banda ultra larga contro il digital divide: i White spaces

Le frequenze come risorsa naturale da regolamentare e redistribuire per creare valore e offrire servizi innovativi, ecco in sintesi il nodo al centro della giornata di studi ‘White spaces, dalla TV a Internet’ organizzata da Politecnico di Torino e CSP, in corso in queste ore. Una risorsa naturale disponibile nel tempo e nello spazio che permette di generare valore, nelle aree dove il loro utilizzo a fini commerciali ne garantisce il pieno sfruttamento; un’opportunitàper offrire tecnologie abilitanti dove broadcaster e operatori delle telecomunicazioni non hanno interesse a portare un servizio commerciale, per la bassa densitàdi popolazione o la conformazione del territorio.

Un problema molto sentito in Piemonte e proprio per questo al centro della sperimentazione autorizzata dal Ministero e attivata da Politecnico di Torino e CSP, che per primi in Italia hanno operato un testbed in Val di Viù, territorio di alta montagna a nord di Torino. I risultati hanno evidenziato la possibilità di raggiungere bitrate medi di 20 Mbit/s per utenti in mobilità veicolare, un dato ben superiore ai bitrate ottenibili oggi con copertura 3G.

«La nostra politica di innovazione e gli strumenti annessi riguardano tutti i territori del Piemonte» dichiara Massimo Giordano, Assessore allo Sviluppo economico, Ricerca e Innovazione della Regione Piemonte «dobbiamo fare in modo di diffonderli il più  possibile. Le frequenze “White spaces” sono un tassello in piùdel Programma Wi-pie per portare internet in zone, come le aree montane, difficili da raggiungere con la rete e per ridurre ulteriormente il divario digitale. Lavoriamo per incentivare l’uso della rete a buon mercato ed e’ con soddisfazione che la Regione Piemonte e’ capofila e sperimentatore di un’opportunità cosìinteressante. Tra l’altro, c’e’ un preciso input dall’Europa sull’uso di queste preziose risorse, capaci di generare nuova economia e colmare i gap di copertura». 

Banda ultra larga, il super internet e banda larga nelle aree rurali, due filoni di utilizzo dei White spaces che se offrono un’importante opportunitàdi business, come il recente bando di attribuzione delle frequenze ha dimostrato, costituiscono anche canale di accesso a una tecnologia abilitante, il cui uso, nelle aree dove le frequenze non sono sfruttate dai titolari della concessione, puòrappresentare una deciso contributo alla riduzione del digital divide. Serve tuttavia un processo di parziale liberalizzazione delle frequenze, che senza ledere i diritti dei licenziatari permetta la piena valorizzazione di una risorsa naturale, quando inutilizzata.

«Le tecnologie Cognitive Radio oggi definite da standard internazionali forniscono gli strumenti per il cosiddetto  – uso opportunistico dello spettro – soprattutto in aree affette da Digital Divide»- dice Claudio Casetti, docente del Politecnico di Torino, Dipartimento di Elettronica «Le potenzialitàsono enormi: in termini di connettivitàagli utenti finali e di servizi innovativi. Nella giornata di studio, abbiamo voluto dare un contributo al dibattito sull’uso di White Spaces presentando sperimentazioni in cui, con tecnologia giàdisponibile e con soluzioni economicamente contenute, si accrescono le occasioni di connessione e la qualitàdel servizio percepito da utenti residenziali e in mobilità».

«Siamo ben felici che grazie alla sperimentazione operativa condotta da Politecnico e CSP qui a Torino, sia AGCOM che il Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico, sono venuti a riconoscere l’importanza di questa esperienza» dichiara Giovanni Ferrero, Presidente di CSP  «esiste infatti l’esigenza di riconoscere tutti gli aspetti di natura normativa e regolamentare con cui poter in futuro disciplinare l’utilizzo dei White Spaces, e la possibilitàdi collocare Torino, unica realtàeuropea assieme a Cambridge, in un contesto internazionale dove si sperimentano operativamente i White Spaces».

fonte: www.lASTAMPA.IT

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