Pediatria obeso 1 bimbo su 3 piu pesce e sport contro epidemia chili in piu

Chili di troppo e problemi al fegato possono aumentare il rischio si sviluppare diabete e cardiopatie ischemiche già in età precoce. A lanciare l’allarme sono gli esperti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “L’obesità – avvertono – rappresenta una seria minaccia e se associata ad altre complicanze come il fegato grasso, l’ipertensione, l’iperglicemia o l’abuso di alcol sin da giovanissimi, può significare vedere le proprie aspettative di vita ridotte di 15 anni”. L’obesità infatti colpisce in Italia un bambino su 3. Il fegato grasso affligge invece circa un milione di bimbi.

“Un bambino obeso – spiega Valerio Nobili, responsabile epatopatie dell’ospedale Bambino Gesù – ha un’elevata probabilità di avere un fegato grasso e altri problemi cronici che compromettono la struttura dell’organo”. Alcune di queste problematiche saranno al centro della 19° edizione della Settimana Internazionale di Gastroenterologia in programma dal 22 al 26 ottobre a Stoccolma.

Tra le soluzioni proposte dal ospedale pediatrico romano: “Modificare l’alimentazione dei ragazzi iniziando dal pesce, sgrassante naturale del fegato, e più attività fisica per evitare l’accumulo di chili di troppo”. E un nuovo logaritmo che prevede la fibrosi epatica nei bimbi.

“Oggi la prevenzione si fa anche con un logaritmo in grado di scovare la fibrosi epatica nei bambini – avverte Nobili – una delle più temibili complicanze del fegato grasso. Infatti basta la combinazione di tre parametri, girovita, livello di trigliceridi a digiuno ed età. La formula matematica, a seconda del risultato, ci permette – prosegue – di evitare il ricorso alla biopsia al fegato, un test diagnostico sicuramente invasivo. Ma l’unico, finora, in grado di confermare la presenza della malattia”.

“Nel nostro Paese – avverte Nobili – si stima circa un milione di bambini con fegato grasso, ai quali vanno aggiunti quelli con sindrome metabolica e i bambini obesi. Se non si interviene immediatamente per loro ci sarà una sensibile riduzione della spettanza di vita. E una strategia è quella lavorare sull’alimentazione dei ragazzi. Ad esempio – prosegue lo specialista – con menù ‘ad hoc’ ricchi anche di pesce che agisce come una sorta di ‘sgrassante’ naturale per il fegato”.

Ma non solo: “Si possono promuovere stili di vita salutari, spostamenti a piedi e attività fisica individuando spazi adeguati – suggerisce Nobili – per sostenere questo impegno, facendo prevenzione strutturata, in Italia disponiamo di uno strumento unico al mondo: la pediatria di base”.

fonte: www.libero-news.it

 

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