Mutui, lo “spread” arriva nelle tasche degli italiani

Lo spread sui Btp arriva fino nelle tasche dei consumatori. Se ne sono accorte quelle famiglie che in questi giorni si stanno muovendo alla ricerca di un mutuo per comprar casa o anche solo per ristrutturarla. Gli spread sono infatti saliti anche allo sportello, in questo caso si tratta però di quel numero percentuale che viene applicato ai mutui e che poi è il ricarico che la banca applica sul del denaro che presta unito a determinati costi che deve affrontare. L’andamento degli spread sui finanziamenti per la casa è stato rilevato dai dati MutuiOnline.it, comparatore web delle migliori offerte sul mercato. Stando ai dati, tra giugno e settembre, c’è stato un aumento medio dello spread sui mutui che è stato dello 0,30% per i tassi fissi e di circa lo 0,10% per i tassi variabili. Sempre secondo questa rilevazione, lo spread medio per un mutuo a 20 anni è ora dell’1,59% per i tassi fissi e dell’1,41% per i variabili, con punte ben superiori al 2% e che in alcuni casi arrivano anche al 3,5%. Tutta la catena dei rincari parte appunto dall’incertezza sul debito pubblico italiano e dal conseguente allargamento del famigerato spread sui Btp: i titoli di stato perdono valore e di conseguenza aumentano i costi che le banche devono sostenere per rifornirsi di denaro sul mercato. Questo causa una minore facilità di accesso al credito e possibili maggiori costi, dato che non tutte le banche riescono ad operare con la stessa flessibilità e competitività. Gli effetti di questi aumenti si riscontrano anche nei più recenti dati dell’Abi sul tasso medio applicato ai mutui erogati: in agosto il tasso è salito al 3,50% dal 3,16% di giugno. Questo aumento è anche legato al differente mix tra tassi fissi (più alti) e tassi variabili, ma va anche detto che per i mesi futuri i tassi medi sugli erogati sono destinati a salire ulteriormente: i recenti aumenti degli spread avranno infatti pieno effetto sui mutui erogati nei mesi a venire. In casa Unicredit, lo spread medio sul tasso variabile della durata di vent’anni è oggi al 2,90% e, in questo momento, va a coprire completamente il costo del funding senza neanche includere i costi richiesti per i rischi. Da Intesa Sanpaolo invece fanno sapere che gli spread standard di catalogo per i mutui a tasso variabile sono all’1,70% per durate fino a 15 anni, all’1,80% per quindici e vent’anni e all’1,90% per durate di venticinque e trenta anni. I differenziali effettivamente applicati alla singola operazione di mutuo sono, invece, connessi all’analisi della situazione finanziaria e delle caratteristiche dell’operazione e del cliente, per esempio, in termini di importo, percentuale di finanziamento o di capacità di rimborso. Sul mercato le offerte variano molto tra loro a seconda dell’istituto. Che cosa può significare in concreto per il bilancio di una famiglia? «La differenze di tasso dell’1,00% su un mutuo di 130.000 euro della durata di vent’anni comporta in pratica un maggior costo di 800 euro l’anno e di oltre 16.000 euro su tutto il periodo del finanziamento mentre sui trent’anni si arriva a un totale di 20mila euro», spiega Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline. Vale quindi la pena cercare con attenzione e magari non fermarsi alla prima offerta proposta dalla banca di cui si è storicamente clienti. Dove stiamo andando? Per Anedda, nel breve vivremo ancora forti tensioni sul mercato dei capitali. Queste si rifletteranno sui costi che devono affrontare le banche e che poi si ritroveranno a pagare anche i clienti. «Si ridurrà il numero di banche disposte a offrire mutui a tassi appetibili e addirittura potrebbe scendere il numero delle banche che proporranno questo prodotto». Restrizioni si sono già viste sul fronte dell’ammontare finanziato. I numeri mostrano una drastica riduzione dei prodotti per finanziare fino al 100% del valore della casa. Mentre sono poco sopra il 4% le erogazioni di mutui oltre l’80% del valore dell’ immobile (erano il 12% nel 2007).

fonte: www.lastampa.it

 

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