Roma Capitale e le multe nulle: «Non è detto il ricorso venga accolto»

Multe, capitolo terzo. Migliaia di romani si preparano a una vera invasione degli uffici del Giudice di Pace: se la loro contravvenzione porta il logo della Polizia Municipale di Roma – anziché l’intestazione «Polizia Roma Capitale» – potrebbe risultare nulla in quanto «l’ente giuridico non esiste sostanzialmente più», come rileva una sentenza del 5 agosto. Ma davvero si prospetta la possibilità di annullare multe per circa 50 milioni di euro? La questione è controversa, e c’è chi prospetta il rischio di ricorsi-boomerang. Corriere.it ha consultato un avvocato che da anni si occupa di ricorsi contro le sanzioni comminate dai vigili. «Non è detto che il giudice ritenga nulle quelle multe. Qui si parla di un vizio formale, di legittimità – spiega l’avvocato Andrea Menghini – che non riguarda il merito della contravvenzione: per fare un esempio, si potrebbe anche essere passati con il rosso, che è una violazione del codice della strada anche pericolosa. Quindi il ricorso potrebbe essere solo essere un escamotage per non pagare una contravvenzione in realtà dovuta».

VERBALI IMPUGNABILI – «I verbali, infatti – aggiunge Menghini – possono impugnati per due motivi: uno per vizio di legittimità come in questo caso, l’altro sul merito, ovvero “non ho commesso questa violazione”». Tutto pur di non pagare la contravvenzione dovuta: e molti son pronti a scomodare il Giudice di Pace – soprattutto se le contravvenzioni sono più di una – quando l’infrazione si è effettivamente commessa, certi che il proprio ricorso verrà accolto perché l’intestazione dei verbali è sbagliata. Ma non è detto.

 LA CASSAZIONE CONTRO I FURBI – ma questo genere di pronuncia dei Giudici di pace a favore degli automobilisti «risulta in realtà in contrasto con gli ultimi orientamenti giurisprudenziali in materia – spiega Andrea Menghini -. Le sezioni unite della Corte di Cassazione, con sentenza 1786/10, hanno sostanzialmente messo un freno agli impugnatori incalliti, affermando che i vizi formali non possono costituire l’unico motivo per l’annullamento di un verbale sanzionatorio. Così ultimamente i giudici hanno detto: “Datevi una regolata perché state ricorrendo in troppi”». Se i cittadini non vogliono pagare (con grave danno al Campidoglio, giacché si parla appunto di almeno 50 milioni di euro in introiti da sanzioni emesse dal 1 aprile 2011) e vanno dal Giudice di Pace hanno comunque buone probabilità di veder accolto il proprio ricorso. «Certo, tuttavia per ricorrere al Giudice di Pace è stato stabilito un contributo unificato di 38 euro – spiega il legale -: quindi bisogna anche vedere se il gioco vale la candela, ossia l’importo della multa». L’ufficio del Giudice di Pace in via Teulada

RICORSI GRATUITI – Meglio il ricorso al Prefetto: non si paga nulla, ricorda Menghini. «Quindi in prima battuta potrebbe essere consigliabile rivolgersi al Prefetto mandando la lettera raccomandata con il ricorso e la fotocopia del verbale, senza intasare i Giudici di Pace». In ogni caso, per un intoppo di organizzazione nel cambiare l’intestazione dei verbali, il Campidoglio potrebbe dover rinunciare a 50 milioni di euro e verrebbero annullate «una lunga serie di contravvenzioni in realtà legittime». Si ritornerebbe, secondo Andrea Menghini, al passato, a «cinque o sei anni fa, quando vi fu un boom di ricorsi»: c’ erano associazioni che inviavano anche messaggi per promuovere i ricorsi contro le multe e lo faceva soprattutto chi ne aveva molte, come i conducenti dei furgoni. E si trattava di ricorsi che avevano buona speranza di essere accolti perché in mancanza di moduli precisi i vigili urbani erano approssimativi nel redigere i verbali.

 UN FRENO AGLI INDISCIPLINATI – Una situazione complessa: nei primi anni Duemila, i romani vinsero moltissimi ricorsi. Poi, però «è stato messo un freno dalla giurisprudenza – conclude l’avvocato – così ritornare dai Giudici di Pace potrebbe essere un ritorno al passato, quando se ne abusava. Molti romani a volte sentono a di aver subito un torto, di non meritare la contravvenzione e quindi fanno ricorso. Molti altri, però, lo fanno a prescindere, perché sembra quasi che ci sia una lotta tra il Comune e i cittadini e che il Comune lucri con queste multe. E alcuni fatti di cronaca hanno in verità contribuito a rafforzare questa linea di pensiero (semafori “intelligenti”, autovelox illegittimi ecc..). Questo, però, non è un atteggiamento giusto, parliamo di sicurezza stradale, quindi ci vuole un po’ di buon senso. Da tutte e due le parti».

fonte: www.corriere.it

 

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