Manovra, più facile licenziare con il sì dei sindacati. Ripensamento sull’evasione

Un articolo 8 aggiustato, ma che ha scatenato le polemiche sulla materia incandescente dei licenziamenti. E una parziale marcia indietro del governo in tema di lotta all’evasione, che comunque non dovrebbe compromettere gli obiettivi di gettito fissati per queste misure. Con queste due novità si è concluso l’esame in commissione Bilancio del decreto di Ferragosto. Il testo passa ora all’aula, che inizierà la discussione domani: l’approvazione è prevista per giovedì. Poi toccherà alla Camera che però non avrà la possibilità di fare modifiche. Il testo approvato a Palazzo Madama sarà quindi quello definitivo. Per il sottosegretario all’Economia Antonio Gentile la manovra è «migliorata», mentre il relatore Antonio Azzollini, presidente della commissione ha detto che «la finanza pubblica italiana è uscita rafforzata».

L’articolo 8 era stato inserito ad agosto nella manovra integrativa per esplicita volontà del ministro del Lavoro, con un duplice obiettivo: dare una copertura legale agli accordi aziendali di Pomigliano e di Mirafiori e di prevedere un regime di deroghe alla contrattazione nazionale, dichiaratamente finalizzato alla «maggiore occupazione». In altre parole, viene data alle parti la possibilità di realizzare «specifiche intese» su materie quali l’organizzazione, l’orario, la disciplina del rapporto di lavoro, le assunzioni ed anche «le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro». Il sottinteso di quest’ultima tipologia era la possibilità di risarcire il licenziamento senza giusta causa con un indennizzo monetario anziché con il reintegro al lavoro, in deroga all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

In questo quadro le correzioni erano attese, in parte anche per un’esplicita richiesta della Cisl che voleva delimitare il campo dei sindacati ammessi ad accordarsi sulle deroghe. Ma la modifica principale, quella che ha scatenato le reazioni più pesanti, è stata invece la precisazione che «le specifiche intese operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro».

Insomma il concetto di deroga è stato introdotto in forma esplicita. Inoltre è stato chiarito che gli accordi potranno essere stipulati anche dalle organizzazioni più rappresentative a livello territoriale, oltre che nazionale, e che le organizzazioni aziendali dovranno essere quelle previste dalla legge e dagli accordi interconfederali vigenti. L’ultima precisazione dovrebbe escludere i cosiddetti sindacati gialli, ma il riferimento alla dimensione territoriale allarga le possibilità di intese in deroga.

Sul fronte della lotta all’evasione, i correttivi principali rispetto all’emendamento del governo riguardano l’obbligo di inserire in dichiarazione dei redditi gli estremi delle banche con cui si hanno rapporti, e la possibile pubblicazione delle stesse dichiarazioni sui siti web dei Comuni. Nel primo caso l’adempimento viene semplicemente cancellato. Questo sulla carta non dovrebbe diminuire la possibilità di controlli da parte dell’amministrazione (che anzi potranno essere anche preventivi, senza bisogno di attendere un accertamento) perché le banche sono già tenute ad inviare al fisco le informazioni sull’esistenza di conti correnti e altri rapporti.

Quanto alla pubblicazione delle dichiarazioni, la modifica viene incontro anche alle perplessità del Garante sulla privacy: nella nuova formulazione si precisa che potrà avvenire «per aggregati» ovvero senza includere i nominativi dei contribuenti. Infine si stabilisce che le modifiche penali non potranno essere retroattive.

fonte: www.ilmessaggero.it

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