Allarme Svimez: emergenza lavoro al Sud due giovani su tre senza occupazione

«Nel Sud è emergenza giovani: due su tre sono a spasso», ossia senza un’occupazione, e oltre il 30% dei laureati under 34 non lavora e non studia. A lanciare l’allarme è il Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno, che verrà presentato il prossimo 27 settembre, le cui anticipazioni sono state rese note oggi. L’Istat, intanto, comunica che il tasso d’inflazione annuo a luglio è rimasto stabile al 2,7%, il più alto dal novembre del 2008, mentre l’aumento dei prezzi su base mensile è dello 0,3%. Sempre l’Istat annuncia che l’occupazione nelle grandi imprese a maggio su base annua è risultata in calo dello 0,6% al lordo dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (cig) e dello 0,4% al netto della cassa. Il Centro studi di Confindustria, infine, rileva il calo, a luglio, della produzione industriale: -0,4% rispetto a giugno.

Istat: a luglio inflazione +0,3% mensile, + 2,7% annuo. Il tasso d’inflazione annuo a luglio è rimasto stabile al 2,7%, lo stesso livello già registrato a giugno, che risulta il più alto dal novembre del 2008. Lo rileva l’Istat nelle stime provvisorie, che indicano un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3%. A luglio la dinamica dei prezzi ha risentito del sostegno arrivato dal settore energetico e dai servizi relativi ai trasporti, mentre un effetto di contenimento si deve ai beni alimentari non lavorati. L’inflazione di fondo, calcolata al netto di beni energetici e alimentari freschi, si stabilizza al 2,1%; mentre al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo scende al 2,1% dal 2,2% di giugno. Guardando ai diversi settori, i maggiori rialzi congiunturali dei prezzi rilevati a luglio riguardano trasporti (+1,4%), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+1,1%). In calo risultano i prezzi dei prodotti alimentari e bevande analcoliche (-0,8%), delle comunicazioni (-0,3%) e dei servizi sanitari e spese per la salute (-0,2%). Sul piano tendenziale i maggiori tassi di crescita interessano sempre i trasporti (+6,4%), l’abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+4,9%). In flessione risultano i prezzi delle comunicazioni (-1,7%).

Su base annua benzina +13,5%, gasolio +17,5%. A luglio la benzina è aumentata del 13,5% (dal +11,9% di giugno) su base annua, mentre è salita del 2,2% su base mensile. Il gasolio per i mezzi di trasporto è salito del 17,5% (dal +14,0% di giugno) ed è aumentato del 2,8% sul piano congiunturale.

Rincari per luce e gas. Luglio fa segnare forti rincari per luce e gas. Secondo le stime provvisorie dell’Istat, il prezzo dell’energia elettrica aumenta dell’1,9% su base mensile e del 4,7% (dal 2,4% di giugno) su base annua, mentre il prezzo del gas naturale cresce del 3,6% a livello congiunturale e del 7,4% (dal +6,9% di giugno).

In calo prezzi alimentari, ma rincarano caffè, zucchero e pane. A luglio i prezzi degli alimentari (incluse le bevande alcoliche) diminuiscono rispetto a giugno dello 0,8%, determinando una netta decelerazione del tasso tendenziale (+2,2% dal +3,0% del mese precedente). In particolare, l’Istat segnala la diminuzione dei prezzi della frutta fresca (-11,4%, ma in crescita su base annua dell’1,6%) e dei vegetali freschi (-5,5% su base congiunturale e -7,0% in termini tendenziali). Mentre, sempre a luglio, rialzi sostenuti si rilevano per il prezzo dello zucchero (+1,6%) e del caffè (+1,3%), cresciuti su base tendenziale rispettivamente dell’11,3% e del 12,7%. In aumento su giugno risultano anche i prezzi del riso (+1,2%), della farina e altri cereali (+0,6%) e del pane (+0,5%), con variazioni tendenziali rispettivamente pari al 5,3%, al 6,7% e al 2,5%.

Occupazione a maggio in calo dello 0,4%. L’occupazione nelle grandi imprese a maggio su base annua è risultata in calo, in ribasso dello 0,6% al lordo dei dipendenti in cassa integrazione guadagni (cig) e dello 0,4% al netto della cassa. L’Istat aggiunge che, a confronto con aprile, in base a dati destagionalizzati, l’occupazione rimane invariata al lordo della cig e diminuisce dello 0,1% al netto.

Confindustria: produzione in calo a luglio dello 0,4%. Calo a luglio della produzione industriale che, secondo l’indagine rapida di Confindustria, è diminuita dello 0,4% rispetto a giugno, quando è stato stimato un incremento dello 0,2% sul mese precedente. Il livello di attività – aggiunge il Centro studi di Confindustria – risulta del 16,9% inferiore al picco precrisi (aprile 2008) e in recupero del 12,4% dai minimi di marzo 2009. Ricordando che la variazione di giugno è stata rivista al rialzo rispetto all’indicazione preliminare, Confindustria sottolinea che il dato di luglio conferma l’arresto della debole ripresa industriale italiana, in un contesto di progressivo rallentamento globale, che frena la domanda estera, e di una stagnazione della domanda interna.

Svimez: al Sud due giovani su tre non lavorano.
Nel Mezzogiorno – secondo i dati del Rapporto Svimez – il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (il dato medio del 2009 era del 33,3%; per le donne nel 2010 non raggiunge che il 23,3%), segnando un divario di 25 punti con il Nord del Paese (56,5%). «La questione generazionale italiana – segnala Svimez – diventa quindi emergenza e allarme sociale nel Mezzogiorno». Aumentano, inoltre, i giovani Neet (Not in education, employment or training) con alto livello di istruzione. Quasi un terzo dei diplomati ed oltre il 30% dei laureati meridionali under 34 non lavora e non studia. «Sono circa 167mila i laureati meridionali fuori dal sistema formativo e del mercato del lavoro, con situazioni critiche in Basilicata e Calabria. Uno spreco di talenti inaccettabile». In sette anni (2003-2010), al Sud, gli inattivi (né occupati né disoccupati), sono aumentati di oltre 750mila unità.

Disoccupazione 2010 al 25% con Cig e “scoraggiati”.
Nel Sud Italia, secondo il Raporto, una persona su quattro non lavora, se consideriamo anche i lavoratori in cassa integrazione e gli scoraggiati. Nel 2010 – si legge nello studio – il tasso di disoccupazione nel Sud è stato del 13,4% (contro il 12% del 2008), più del doppio del Centro-Nord (6,4%, ma nel 2008 era il 4,5%). Se consideriamo tra i non occupati anche i lavoratori che usufruiscono della Cig e che cercano lavoro non attivamente (gli scoraggiati), il tasso di disoccupazione corretto salirebbe al 14,8%, a livello nazionale, dall’11,6% del 2008, con punte del 25,3% nel Mezzogiorno (quasi 12 punti in più del tasso ufficiale) e del 10,1% nel Centro-Nord. Negli ultimi due anni il tasso di occupazione è sceso al Sud dal 46% del 2008 al 43,9% del 2010, e al Centro-Nord dal 65,7% al 64%. Su 533 mila posti di lavoro in meno in tutto il Paese dal 2008 al 2010, ben 281 mila sono stati nel Mezzogiorno. Con meno del 30% degli occupati italiani, al Sud si concentra dunque il 60% della perdita di posti di lavoro. L’occupazione è in calo in tutte le regioni meridionali, con l’eccezione della Sardegna. Particolarmente forte è la diminuzione in Basilicata (dal 48,5 al 47,1%) e Molise (dal 52,3 al 51,1%). Valori drammaticamente bassi e in ulteriore riduzione – segnala la Svimez – si registrano in Campania, dove lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro, in Calabria (42,2%) e Sicilia (42,6%). Il tasso d’occupazione si riduce anche nelle regioni del Centro-Nord con l’eccezione di Valle d’Aosta, Friuli e Trentino Alto Adige, che presenta il valore più alto (68,5%). Particolarmente intensa è la flessione in Emilia Romagna (-2,8 punti percentuali, dal 70,2% al 67,4%) e in Toscana (dal 65,4 al 63,8%).

Famiglie in difficoltà, calano le spese alimentari. In Italia «i consumi a livello nazionale crescono moderatamente nelle famiglie (+1%), mentre calano nella Pa per effetto delle manovre correttive (-0,6%)», dice il Rapporto. A livello disaggregato, spiega lo studio, la performance nelle due aree è simile nella spesa della Pa (-0,5% al Sud, -0,6% al Centro-Nord). Non è così per le famiglie: nel 2010 l’incremento della spesa nel Mezzogiorno è stato un terzo del Centro-Nord (+0,4% contro +1,3%). In particolare, i consumi di vestiario e calzature sono aumentati nel Centro-Nord del 3,9%, solo dello 0,7% al Sud; giù invece la spesa per beni alimentari (-0,4%), rispetto al +0,3% dell’altra ripartizione, una chiara indicazione delle difficoltà delle famiglie meridionali a sostenere il livello di spesa. Da segnalare che dal 2000 al 2010 la spesa delle famiglie al Nord è cresciuta dello 0,5%, al Sud è scesa dello 0,1%. Più elevata nel periodo la spesa della PA: +1,4% al Sud, +1,6% nel Centro-Nord.

Investimenti in ripresa, ma pesano costruzioni. «In ripresa nel 2010 gli investimenti (+2,5% a livello nazionale), ma al Centro-Nord tre volte più del Sud (+3,1% contro +0,9%). A far rallentare il Mezzogiorno sono stati gli investimenti nelle costruzioni (-4,8%)». Nel biennio 2008-2010 gli investimenti nelle costruzioni «hanno segnato un calo addirittura del 16%, principalmente per effetto della crisi che ha colpito le aziende da un lato e per la contrazione degli investimenti pubblici dovuti ai tagli del Fas e alle manovre correttive».

Nel 2010 superata la recessione, ma si arranca. «Un Sud che arranca pur lasciandosi alle spalle la recessione più grave dal dopoguerra, con Abruzzo, Sardegna e Calabria che guidano la ripresa. Un Sud dove le famiglie hanno difficoltà a spendere e il tasso di disoccupazione effettivo volerebbe al 25%, considerando chi il lavoro lo vuole ma non sa dove cercarlo»: è questo il quadro che emerge dal rapporto Svimez. Il prodotto interno lordo in Italia cresce meno della media Ue e il Sud arranca: in base alle valutazioni di preconsuntivo della Svimez, nel 2010 il Mezzogiorno ha segnato rispetto all’anno precedente un modesto +0,2%, ben lontano dal +1,7% del Centro-Nord. In nove anni (2001-2010) il meridione ha segnato una media annua negativa, -0,3%, contro il +3,5% del Centro-Nord. Ma la crisi, precisa il Rapporto, ha picchiato forte in tutto il Paese: nel biennio 2008-2009 la caduta del Pil è stata di oltre il 65% più elevata della media europea (-6,3% al Sud e -6,6% al Centro-Nord contro il -3,8% della media Ue). Nel 2010 il Pil pro capite nazionale in valori assoluti è stato di 25.583 euro, risultante dalla media tra i 29.869 euro del Centro-Nord e i 17.466 del Mezzogiorno.

Lombardia regione più ricca, Campania la più povera. In valori assoluti, nel 2010 la regione più ricca è stata la Lombardia, con 32.222 euro, pari a circa 16mila euro all’anno in più rispetto alla Campania, che invece è la più povera con 16.372 euro. In seconda posizione c’è il Trentino Alto Adige (32.165 euro), seguito da Valle d’Aosta (31.993 euro), Emilia Romagna (30.798 euro) e Lazio (30.436 euro). Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.574 euro), che comunque registra un valore di circa 2.200 euro al di sotto dell’Umbria, la regione più debole del Centro-Nord. Seguono Molise (19.804), Sardegna (19.552), Basilicata (18.021 euro), Sicilia (17.488), Calabria (16.657) e Puglia (16.932).

fonte: http://www.ilmessaggero.it

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...