L’investitura di Alfano apre all’uscita di scena del Cav.

Dopo aver trovato un’intesa sulla strategia economica, il Pdl cerca di definire il proprio orizzonte politico non solo per il presente ma in una prospettiva che guarda all’appuntamento elettorale, che si presenta assai difficile. La coreografia da messa cantata che è stata scelta per l’acclamazione di Angelino Alfano alla segreteria ha tutto il carattere di un’investitura. Se riusciranno a mantenersi al governo fino alla fine naturale della legislatura, i dirigenti del Pdl offriranno naturalmente a Berlusconi di guidare la campagna elettorale, in modo da permettergli di rinunciare, come peraltro ha già in qualche modo annunciato. Il percorso per arrivare a quell’esito, che sancirebbe un effettivo passaggio di consegne all’interno della formazione politica moderata gestito in modo indolore, appare però tutt’altro che semplice. Le controversie che hanno accompagnato il varo della manovra finanziaria e della delega fiscale non hanno espresso soltanto la fisiologica difesa di interessi diversi, com’è naturale che accada in un raggruppamento interclassista e nel quale sono confluite storie politiche differenti. Sono emersi anche i segni di concezioni politiche potenzialmente divergenti, che per ora si sono concentrate nella critica al metodo autocratico del ministro dell’Economia, che è riuscito a eluderle con una finale disponibilità al confronto piuttosto inedita. Nel fondo, però, c’è la difficoltà a far convivere le spinte più liberiste con quelle «colbertiane», che Giulio Tremonti giustifica con l’esigenza di evitare che un sistema finanziario internazionale incontrollabile travolga l’autorità degli Stati. Berlusconi ha sempre gestito queste controversie in modo pragmatico, cercando un accordo volta per volta senza mai impegnarsi nella definizione di un asse politico permanente e impegnativo. Poteva permetterselo per il suo ruolo di padre e fondatore, ma Alfano dovrà invece cercare mediazioni più stabili, anche per presentare un profilo politico che consenta di tentare di allargare il sistema di alleanze del Pdl, ormai ridotto al lumicino. L’insistenza sul collegamento al Partito popolare europeo fa intendere che si guarda di nuovo a Pierferdinando Casini, ma il prezzo per ottenere l’assenso della Lega a questo ritorno è alto e quello da pagare a Casini anche di più, probabilmente quello del Colle più alto. Per gestire manovre di questo rilievo ci vuole un partito unito e una leadership forte, e non è detto che il Pdl possa realizzare questo cambiamento in tempi relativamente ristretti.

fonte: www.italiaoggi.it

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...