Tassi in crescita. Allarme mutui L’Euribor trimestrale supera l’1,4% e le rate dei prestiti variabili si appesantiscono

E le tasche di chi ha acceso un mutuo a tasso variabile se ne sono già accorte per la lievitazione del costo delle rate negli ultimi mesi. Il motivo è la crescita inarrestabile dell’Euribor, il tasso applicato ai prestiti che le banche si fanno tra loro, e che viene preso come riferimento per indicizzare i mutui. Un valore che segue il costo del denaro fissato dalla Banca Centrale Europea (da poco portato all’1,25%) e che ieri ha superato la soglia dell’1,4% per la prima volta da oltre due anni a questa parte salendo all’1,402% dall’1,395% di lunedì scorso. Si è arrivati così al livello più alto dal 23 aprile 2009. In crescita anche il contratto a 1 mese (da 1,244% a 1,2510%) e quello a sei mesi, da 1,6820% a 1,6880%. L’aumento dei tassi interbancari riflette l’attesa del fatto che la Bce aumenterà ulteriormente il costo del denaro nel corso dei prossimi mesi. L’Eurotower che si riunirà domani a Francoforte dovrebbe confermare il costo del denaro ai valori attuali. Verrà tuttavia analizzato con grande attenzione il comunicato di fine incontro. Se la Bce decidesse di sottolineare una maggiore attenzione all’andamento dell’inflazione allora i mercati darebbero pressoché per scontato un nuovo aumento del costo del denaro a giugno. A stupire i consumatori è stato in particolare la velocità con la quale l’Euribor si è mosso dai livelli minimi nei quali è rimasto per quasi due anni. «Dall’inizio dell’anno l’Euribor a tre mesi è salito di 40 centesimi, quello a un mese di 45 centesimi» spiega a Il Tempo Roberto Anedda vicepresidente del gruppo MutuiOnline. «La velocità di salita è dovuta al fatto che nei mesi scorsi l’Euribor è rimasto abbondantemente al di sotto dell’1% e cioè del tasso di riferimento della Bce. Ora il livello si sta adeguando a una situazione di normalità» aggiunge Anedda che gela le aspettative di chi spera che il caro rata si raffreddi velocemente. «Lo scenario è orientato a un progressivo rialzo. E per gli operatori sono possibili altri due aumenti del tasso base entro la fine dell’anno. Insomma a fine 2011 potremmo avere un costo del denaro all’1,75%. Poi bisogna capire l’evoluzione dell’inflazione e le prospettive della ripresa» dice Anedda. I segnali sono comunque per un aumento di un altro punto nel 2012. Nessuna speranza nemmeno per gli spread, il differenziale di guadagno applicato dalle banche al parametro Euribor. «Attualmente sono compresi tra 0,90 e 1,30/1,40. Ma la tendenza è per un loro aumento» dice Anedda. Le conseguenze sulla strategia da tenere sono già evidenti. «Mai come in questo momento la domanda si sta scindendo in maniera netta. Da una parte chi non vuole correre rischi prende mutui con tassi fissi al 5% che probabilmente saliranno verso il 5,5%. Il variabile sarà scelto da chi ha reddito elevato e sul quale un aumento della rata non pesa tanto. In questa fase perde appeal il variabile con il cap (l’ombrello protettivo che blocca il tasso quando sale oltre una certa soglia ndr) perché i costi per le garanzie saranno necessariamente più elevati e non lo renderanno più conveniente».

fonte: www.iltempo.it

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