Paura della crisi energetica Petrolio e gas alle stelle

Il Brent a quota 110 dollari al barile. È la prima volta da settembre 2008 Corrono i prezzi. Inflazione al 2,1%. Piazza Affari contiene il calo (-0,31%).

L’aggravarsi della situazione in Libia continua a condizionare i mercati europei e non solo. Il petrolio è volato a 110 dollari al barile, ai massimi da settembre del 2008 quando nei mesi estivi arrivò fino a 147,27 dollari. Ieri a New York il barile di West Texas Intermediate ha sfiorato 98 dollari, avvicinandosi alla soglia psicologia dei 100 dollari, mentre il dollaro ha ceduto terreno sul mercato dei cambi favorendo in questo modo l’aumento dei prezzi delle materie prime che si scambiano con la valuta americana. Torna a salire anche il prezzo dell’oro, percepito come bene rifugio, che supera quota 1.410 dollari l’oncia. La fiammata dei carburanti ha impattato sull’inflazione balzata a gennaio al 2,1%. Facile prevedere che febbraio sarà un altro mese caldo per i prezzi con tutte le conseguenze macroeconomiche che ne derivano. A fare da traino sono la benzina (+11,3%) e il gasolio per auto (+15,7%). Ma anche gli altri prodotti energetici mettono a segno aumenti a doppia cifra (gpl +26,3% e gasolio da riscaldamento +14,8%). Decollano i prezzi degli alimentari (+1,6% tendenziale). Ieri sono arrivati rialzi generalizzati ai distributori. Il Cane a sei zampe ha dato una sferzata ai listini con aumento di 1,5 cent al litro sia per la verde (1,521 euro) che per il diesel (1,409 euro).

La tensione sui mercati è salita quando si è diffusa la notizia che il colonnello Muhammar Gheddafi aveva dato ordine di bombardare i pozzi di petrolio. Secondo stime di Barclays Capital, riportate dal Wall Street Journal, potrebbero essere a rischio almeno 1 milioni di barili al giorno. La Libia, in condizioni normali, ne produce una media di 1,3 milioni al giorno. L’Unione petrolifera però continua a lanciare messaggi rassicuranti. Il presidente De Vita ha detto che «finora le aziende italiane non hanno avuto alcun problema di approvvigionamento di petrolio e stanno caricando tranquillamente le navi». De Vita ha poi escluso «scenari catastrofici» con un greggio a oltre 200 dollari qualora anche l’Arabia venisse contagiata dalle proteste. Nessuna preoccupazione nemmeno sul medio-lungo termine perchè, dice De Vita, «abbiamo visto che chiunque governi, le esportazioni non si fermano perchè questi Paesi hanno bisogno dei nostri dollari».

Rassicurazioni arrivano anche dall’Autorità per l’Energia elettrica e il gas che esclude un aumento delle bollette nell’aggiornamento previsto per fine marzo. Il Comitato d’Emergenza e Monitoraggio del Sistema del Gas smentisce che ci sia una situazione d’emergenza e garantisce che non c’è alcun pericolo per la distribuzione del gas in Italia. Ma ieri è stata un’altra giornata di passione per i mercati europei che hanno infatti chiuso tutti in negativo. I listini sono stati in balia delle notizie provenienti dalla Libia che sembrano descrivere un quadro che si sta ancor più aggravando nella sua drammaticità. Con la rete Al Arabya che parla di «almeno 10.000 morti» dall’inizio degli scontri, la Borsa di Francoforte ha siglato gli scambi con una caduta dell’1,69 per cento, Parigi al meno 0,92%, Londra -1,04%. Questa volta Piazza Affari ha contenuto le perdite sostenuta dai guadagni sui titoli bancari e su Telecom Italia, per le attese dei conti che diffonderà oggi. Il Ftse It All ha ceduto lo 0,31%, il Ftse Mib lo 0,29%. Contrastato l’andamento di quei titoli che hanno più sofferto nelle ultime sedute a causa della loro esposizione verso Tripoli, sia per legami di business sia per intrecci azionari. Finmeccanica ed Eni hanno chiuso in territorio negativo, cedendo rispettivamente l’1,65% e l’1,1%. Sulla parità invece Impregilo e Ansaldo Sts, mentre Unicredit ha guadagnato lo 0,76%.

Tensione anche sul mercato dei cambi. L’euro punta a quota 1,38 dollari, in un mercato che vede più sicura una stretta monetaria da parte della Bce nei prossimi mesi. La corsa dei prezzi di petrolio e materie prime ha riportato l’attenzione sull’inflazione ed è ormai sicuro che l’Eurotower e la Banca d’Inghilterra si muoveranno prima della Federal Reserve. La prossima settimana, la Bce probabilmente rivedrà al rialzo le stime sull’inflazione 2011 e affronterà il nodo della exit strategy, ma intanto fra gli investitori aumentano le scommesse su un rialzo dei tassi.

Da un sondaggio condotto dall’istituto tedesco di ricerche economiche Zew emerge che ci si attende un aumento dell’inflazione nell’eurozona al 2,4% nel 2012 e che la Bce alzerà i tassi di interesse. Secondo il sondaggio la Banca Centrale europea alzerà il costo del denaro all’1,25% entro febbraio 2012 per poi portarlo al 2% entro febbraio del 2013. L’orientamento della Federal Reserve, invece, rimane improntato alla cautela: i banchieri centrali americani vogliono evitare di aumentare troppo presto il costo del denaro per non compromettere una ripresa ancora incerta e con una disoccupazione molto elevata.

fonte: www.iltempo.it

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