Piccola storia dei Peanuts, i racconti di Simona Bassano di Tufillo

«Raccontare è tutto», scrive iniziando il suo saggio Simona Bassano di Tufillo, autrice de Piccola storia dei Peanuts, edito da Donzelli. E il fumetto, anch’esso una forma di racconto, in più è molto popolare. Lei – che a sua volta è autrice di fumetti, con la firma Sbadituf – ne percorre la storia, brevemente, dalle origini fino all’incredibile successo e all’incisività culturale che ebbero le più famose strisce d’America, quelle disegnate da Schulz: trecentocinquantacinque milioni di lettori e l’ingresso nel Guinness dei primati. Da quando poi nel 2000 Schulz, morendo, espresse la volontà di non lasciare eredi che continuassero a tracciare linee e parole al posto suo, la striscia continuò comunque ad esistere e ad essere letta. Tale successo, comprendiamo subito, si è sviluppato non solo per merito dell’intelligenza dei bambini protagonisti – Charlie Brown, Linus, Lucy, Schroeder e gli altri – o dei loro animali, più o meno posseduti – quali Snoopy o Woodstock – ma per la capacità che questi protagonisti hanno avuto di rappresentarci e , molto più di tutti noi, di saper ridere di se stessi. All’interno di disegni la cui prospettiva è sempre limitata, piuttosto piatta, e in cui le espressioni e il senso del ridicolo, dell’impotenza o della frustrazione sono così palesi da essere diventati addirittura linguaggio comune, i bambini non perdono la loro infantile identità. Schulz la usa, ci spiega Bassano di Tufillo, per tracciare storie facili; per scavalcare la formalità ed arrivare al cuore dell’ironia. E talvolta anche del sarcasmo. L’autrice definisce il suo libro come piccolo, ma in realtà questo saggio è esauriente: riesce a rispondere alle domande che, conoscendo il fumetto, ci siamo posti a proposito del suo saper essere specchio di quasi tre generazioni, riuscendo ad accumunare la cultura occidentale, anche quando questa era diversa in America e in Europa. Contemporaneamente le riflessioni dell’autrice riescono ad inquadrare l’opera del disegnatore come un fenomeno linguistico, oltre che grafico e di costume. Così, partendo dai Peanuts, l’autrice analizza, per esempio, in maniera sintetica ma non superficiale, anche il linguaggio pubblicitario, fino a ribadire come il mondo dei bambini reali, caratterizzato dai giochi e dai racconti – che del gioco sono spesso parte intrinseca e fondamentale – non sia neppure ontologicamente lontano da quello delle “Noccioline” – personcine – del fumetto. I bambini pensano, analizzano, vivono. Sono estranei alle metafore e affrontano la vita, culturale o naturale che sia, sempre come reale. Quelli di Schulz hanno anche il pregio di essere divertenti: la loro comicità – mai contaminata dalla bassa corporalità – risiede nelle disarmanti analisi. Che lui rappresenta con il disegno: un tratto semplice, spesso stilizzato per i volti umani o animali. Racconta storie in cui – afferma con enfasi l’autrice – i protagonisti diventano la dichiarazione della peculiarità dell’individuo. E tutto ciò che non appare, che è assente dalle strisce – gli adulti, ma non solo – non esiste. E basta. Simona Bassano di Tufillo, Piccola storia dei Peanuts, Donzelli editore. Pagg. 202. Euro 19,50.

fonte: www.ilmessaggero.it

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