Gianfry resta alla finestra

Accantonata l’ipotesi dell’appoggio esterno. Indiscrezioni e smentite sulle dimissioni. In Futuro e Libertà ci sono vedute differenti ma per ora restano tutti in attesa

Fermi tutti. Inviti alla calma. Persino uno come Italo Bocchino evita battute, provocazioni, frasi ad effetto. E tutti i finiani si mettono in attesa. Adolfo Urso ripete quello che già aveva detto il giorno prima, ovvero che sono state poste delle questioni a Berlusconi e che si attendono le risposte. Per il momento, dunque, tutto tace. Si attenderà il presidente del Consiglio. Che cosa dirà il capo del governo dal palco della direzione nazionale del Pdl al complesso di Santo Spirito in Sassia. Quel che appare certo è che per il momento l’ipotesi dell’appoggio esterno al governo è esclusa. O meglio: accantonata. Congelata.

Spiega un finiano: «La peggiore condanna che possiamo infliggere a Berlusconi è lasciarlo lì a governare, sempre che ne sia capace. Lasciarlo lì, non dargli nessun pretesto e dire chiaramente al Paese. Ecco, vedete, noi non lo ostacoliamo. Vediamo che cosa è capace di fare». Una linea esposta così, in forma anonima, ma che riassume tutte le anime. Chi, come Pasquale Viespoli, vuole un accordo stabile e di legislatura con Berlusconi. Chi, come Italo Bocchino, ritiene invece che debba andare a casa. E tutto ciò che è in mezzo ed è declinabile. In fin dei conti la posizione di Fini è questa: lasciarsi aperta qualunque porta, attendere Berlusconi. Perché? Perché i finiani sono convinti che il premier è fermo e resterà ancora più imbabolato. A quel punto sarà il Paese, i suoi stessi elettori a non perdonargli più nulla. Oggi invece il Cav è ancora forte. Elettoralmente, innanzitutto. Ancora in grado di sovvertire la situazione a suo vantaggio. E inoltre tra i finiani sono tutti convinti che altre ondate giudiziarie stanno per arrivare. Da indagini per mafia, gira voce che Massimo Ciancimino (il figlio di Vito che da mesi sta raccontando nuovi retroscena ai pm) è stato interrogato in più occasioni su rapporti tra Cosa Nostra e Milano 2. E poi la Banca Arner, quella nella quale Berlusconi compariva come correntista, e che è stata accusata di riciclaggio. E altre, eventuali e varie. Perché la sensazione diffusa è che ormai tra i pm sia in corso una gara a chi per primo dà la zampata finale al Cavaliere.

Sia quel che sia, Fini non vuole chiudersi nessuna ipotesi. Persino le sue stesse dimissioni da presidente della Camera. Una indiscrezione che circola da giorni, nel pomeriggio la rende pubblica Francesco Storace e in serata la rilancia Enrico Mentana, il direttore del tg preferito da Fini, un po’ in affannosa caccia di scoop. Durante il tg, va in onda un servizio che riprendeva alcune voci sulle possibili dimissioni del principale inquilino di Montecitorio. Lo stesso Mentana ipotizza che il nome di Fini sul simbolo del nuovo partito implicasse un suo più diretto impegno in politica. Subito dopo il portavoce di Fini, Fabrizio Alfano, è costretto a chiamarlo ancora in diretta per smentire: Gianfranco Fini non si dimetterà da presidente della Camera domenica alla Convention di Futuro e Libertà né nelle settimane successive, né nei prossimi mesi.

In serata, intanto, quelli di Fli lavorano Udc, Mpa ed Api per trovare un’intesa su emendamenti comuni alla finanziaria. Tra i temi su cui potrebbe esserci una convergenza ci sono, tra l’altro, i Fondi Fas, l’università e la ricerca, il patto di stabilità e l’editoria. Si vedrà

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