Teatro di Roma, Alemanno vuole Proietti «Mi fa piacere, ma devo riflettere»

 Gigi prende tempo per pensarci: «So che bisogna decidere,
ma in certi casi il progetto conta più del denaro»

Ebbene sì. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è incontrato con Gigi Proietti e gli ha proposto di diventare il nuovo direttore del Teatro di Roma. Gigi si è riservato di rispondere. Ha chiesto un po’ di tempo per riflettere («Non tanto – dice l’attore -, mi rendo conto che occorre decidere»), dopodiché comunicherà al Sindaco il suo sì o il suo no. Proietti è da qualche settimana al centro del blabla che ormai sommerge la questione del nuovo direttore dello Stabile. “Interrogato” sull’argomento pochi giorni fa dal Messaggero, rispondeva: «Qui stanno arrivando telefonate a getto continuo, amici, persone dell’ambiente che chiedono “allora, Gi’, che fai?”. Lo scrivono i giornali, si chiacchiera. La verità è una sola: io proposte non ne ho avute, né formali, né ufficiose. Il sindaco è venuto al Globe, ha visto la situazione e l’ha trovata molto stimolante. Mi ha fatto i complimenti, abbiamo parlato di tante cose. Finita lì. A suo tempo, di dirigere il Teatro di Roma, me lo chiese Veltroni. Non accettai. Per fare un buon lavoro sullo Stabile occorrono tante cose. Bisogna guardarsi attorno, analizzare la realtà romana in modo profondo, avere delle idee forti e metterle in pratica.

Non basta rimboccarsi le maniche, uno Stabile è un luogo istituzionale, comporta certi obblighi, non è facile entrarci e scardinare il già esistente, il già consolidato. E’ come mettere piede in una realtà formata e conformata e pretendere di crearne una nuova. Ci vuole entusiasmo. Quanto a questo, io, grazie a Dio, gli entusiasmi non li ho ancora persi. Ma per tornare al Sindaco: se è vero ciò che si dice, lo ringrazio. Significa che apprezza il mio lavoro e mi trova degno di fiducia. Ma ripeto, non ho ricevuto nessuna proposta». Adesso la proposta è arrivata. Che farà, Proietti? «Intanto ringrazio il Sindaco. Ha pensato che potrei essere la persona giusta per lo Stabile e questo, ripeto, non può non farmi piacere. Ho chiesto un po’ di tempo per decidere. Mi sembra normale. Metterò uno vicino all’altro, con sincerità e onestà, i pro e i contro. Conosco il mio modo di lavorare e di vivere. So di aver preso diversi impegni (non teatrali) per il prossimo anno, e molte altre offerte le ho sul tavolino. Se accettassi la proposta di Alemanno, per intenderci, sarei un direttore legato al proprio compito. Per questo devo pensarci bene». Va in bestia, Gigi, per le illazioni su presunte richieste di compenso che sarebbero già state fatte, da parte sua, al Sindaco e all’Assessore alla Cultura, Umberto Croppi: «Ho letto delle cose strabilianti, addirittura delle cifre. Sia chiaro: di soldi, con Alemanno e Croppi, non si è mai parlato. Nessuno, tantomeno io, ha avanzato delle pretese o fatto delle proposte. Vorrei infine sottolineare che proprio per tutti gli anni di lavoro che ho alle spalle, so benissimo quale sia il tipo di impegno del direttore di uno Stabile, e il compenso che può percepire. In uno Stabile si va per realizzare un progetto, non per mettersi dei soldi in tasca. Si va per entusiasmo, per una idea di teatro». E’ vero che Sindaco e Assessore sono stati particolarmente colpiti dal successo ottenuto dal Globe? «Bè, il Globe è appena reduce da tre mesi di “tutto esaurito”. Sottolineo: tutti spettacoli di e da testi di Shakespeare.

E’ un successo, soprattutto presso i giovani, che non esito a definire la mia più grande soddisfazione, come promotore teatrale, degli ultimi anni. Ormai il Globe non è un teatro “estivo”, è un teatro “normale”; non un luogo di eventi, ma la sede di un’attività continuativa che attira molto pubblico, nel 2010 quasi cinquantamila presenze. Eppure non metto in mezzo la mia persona, ho solo fatto una regia e saluto il pubblico la sera della “prima”. E’ Shakespeare che attira. E’ lo spazio, davvero bellissimo. Il successo del Globe smentisce tutti quelli che non sanno scommettere sul buon teatro e sulla voglia di cultura della gente».

fonte: www.ilmessaggero.it

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