Industria, ad agosto ordinativi +32,4%:record dal 2001. Sale anche il fatturato

In entrambi i casi la spinta principale viene dal mercato estero
Fmi: «Pil Italia +1% nel 2010 e 2011. Deficit +5,1%, poi giù»

Gli ordinativi dell’industria ad agosto hanno registrato una crescita del 32,4% (dato grezzo) rispetto allo stesso mese del 2009, e del 7,3% rispetto a luglio. Lo comunica l’Istat, sottolinendo che la variazione tendenziale è la più alta dal 2001, cioè dall’inizio delle serie storiche. Agosto si conferma così «un mese positivo per l’industria italiana» dice l’Istat. L’aumento record su base annua di agosto è trainato dalla componente estera (+50% su mercato estero, +21,3% su mercato interno). Gli incrementi tendenziali più marcati dell’indice grezzo degli ordinativi hanno riguardato la fabbricazione di apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche (+77,3%), la fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazioni ed orologi (+48,6%) e la fabbricazione di macchinari e attrezzature N.c.a. (+45,2%). Fatturato agosto +13,5% annuo, +2,8% mensile. Il fatturato dell’industria italiana, sempre in base ai dati Istat, ha registrato ad agosto un aumento del 2,8% rispetto a luglio e del 13,5% rispetto ad agosto 2009 (+17,3% dato grezzo). A confronto con il mese precedente si nota così una risalita: la variazione congiunturale, infatti, torna positiva. La crescita su base annua del fatturato è derivata da un aumento del 7,7% sul mercato interno e del 27% su quello estero. Anche in questo caso, quindi, la spinta proviene da oltre i confini nazionali. Nel confronto tendenziale relativo al periodo gennaio-agosto, l’indice del fatturato corretto per gli effetti di calendario ha segnato una crescita dell’8,5%. Guardando ai settori di attività economica, su base annua (sempre con riferimento a dati corretti per gli effetti di calendario) il fatturato ha segnato le variazioni positive più ampie nei comparti della fabbricazione di mezzi di trasporto (+39,7%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazioni ed orologi (+35,5%) e della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+25%); l’unica variazione negativa si è registrata per le altre industrie manifatturiere, riparazione ed installazione di macchine ed apparecchiature (-0,4%). Il pil italiano crescerà sia nel 2010 sia nel 2011 dell’1%, con il deficit che quest’anno si attesterà al 5,1% per poi scendere al 4,3% il prossimo. Lo ribadisce il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nel Regional Economic Outlook per l’Europa, nel quale riporta le previsioni già contenute del World Economic Outlook diffuso nelle scorse settimane. La ripresa nella Ue resta debole. La ripresa economica in Europa, sostiene il Fmi, «prosegue, ma è debole: restano significativi rischi», fra i quali la possibilità di ulteriore volatilità sui mercati finanziari e quelli dei debiti sovrani, ai quali la politica deve far fronte attuando politiche appropriate. Il Fondo Monetario Internazionale accoglie positivamente «i proposti miglioramenti della governance dell’Unione Europea e nell’area euro» e invita gli stati membri «ad accelerarne l’attuazione». Per le economie avanzate dell’Europa il Fmi prevede un pil in crescita dell’1,7% nel 2010 e dell’1,6% nel 2011. «Le politiche adottate hanno aiutato a contenere» i problemi legati alla crisi del debito sovrano: in ogni caso la crescita sarà «debole» rispetto agli standard storici e alle altre economie avanzate e questo in parte a causa dell’impatto della crisi e dell’accelerazione nel portare avanti i necessari aggiustamenti fiscali. Ma «questo riflette anche le ben note rigidità strutturali del mercato del lavoro, dei prodotti e dei servizi». Rigidità che «limitano il potenziale di crescita dell’area euro». Sulle prospettive di crescita restano comunque «significativi rischi. L’attività negli Stati Uniti e in Asia potrebbe superare le attese e spingere le esportazioni. Allo stesso tempo, la crescita globale potrebbe rivelarsi più debole del previsto, con il rischio di una nuova recessione. È inoltre possibile una rinnovata volatilità nel sistema finanziario e nel mercato dei debiti sovrani».

fonte: www.ilmessaggero.it

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