Rientra l’allarme tagli, ok a Finanziaria Tremonti: da oggi lanciamo lo sviluppo


Ok alla fiducia. Galan: una tragedia, non ci sono soldi. Bersani: i conti non sono a posto, mancano 5 miliardi di entrate

In una riunione durata mezz’ora, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla legge di stabilità, la vecchia finanziaria. L’ok arriva dopo una serie di telefonate notturne seguite a un allarme tagli, per il quale numerosi ministri temvano l’aggravamento dei tagli già previsti per tutti i dicasteri con un taglio lineare del 10%, come annunciato a luglio. Tremonti in conferenza stampa ha parlato di «discussione responsabile. Tra i ministri c’è stata massima condivisione. La legge è stata approvata in un tempo rapidissimo, con la giusta discussione, all’unanimità. Il governo ha posto l’ipotesi di fiducia». Ieri si era sparso un certo allarmismo per gli ipotetici tagli contenuti nelle tabelle date in visione dal ministero dell’Economia agli uffici tecnici degli altri ministeri. Tanto che si era ipotizzata una riunione tra i ministri prima dell’avvio del CdM ma un giro di contatti telefonici andato avanti per tutta la notte avrebbe fatto rientrare l’allarme. Le richieste erano «tutte fondate». Lo ha detto lo stesso Tremonti spiegando però che il problema è «l’equilibrio. Non c’è stata una richiesta che non fosse fondata ma il problema è la sintesi complessiva e l’equilibrio tra le varie richieste tutte meritevoli». «Finita la legge di stabilità, lanciamo la politica dello sviluppo – ha detto Tremonti – Da oggi possiamo formalmente avviare la seconda fase, quella dello sviluppo, dopo la fase della stabilità di bilancio. Era impossibile presentare un provvedimento di sviluppo che non avesse la base della stabilità. Sarebbe stato non positivo e superficiale da parte del Governo. Il nostro impegno è per la stabilità e lo sviluppo. Il presupposto per lo sviluppo può essere solo la stabilità. Avanziamo sulla strada dell’Europa. Il protocollo dell’Europa ha la stabilità come base dello sviluppo e oggi il cdm ha approvato il disegno di legge sulla stabilità con il bilancio dello Stato. È un documento nuovo che riflette la nuova legge di contabilità dello Stato che contiene la legislazione vigente. È un documento molto tecnico che documento riflette la contabilità in atto. Non opera e non introduce varianti rispetto a ciò che è stato deciso al luglio. Se ci saranno aggiustamenti, come sempre saranno gestiti con il provvedimento di fine anno». I conti del triennio. «La manovra economico-finanziaria per il predetto triennio è stata, per gran parte, realizzata con il decreto-legge n. 78 del 2010, gli interventi recati dal disegno di legge di stabilità sono conseguentemente contenuti in circa 1.000 milioni per l’anno 2011, in 3.000 milioni per il 2012 ed in 9.500 milioni per il 2013, da attribuire, essenzialmente, a rimodulazioni di risorse finanziarie già inserite in bilancio ed esposte nelle tabelle della legge di stabilità, operazioni che di fatto non comportano effetti nel conto economico della pubblica amministrazione». È quanto afferma il comunicato diffuso da Palazzo Chigi nel quale si spiega che «I dati complessivi della previsione 2011-2013 espongono, al netto delle regolazioni contabili, un decremento delle spese finali per un importo di circa euro 11,6 miliardi per il 2011, attribuibili in gran parte alla manovra estiva di finanza pubblica recata dal decreto-legge n. 78, per cui gli effetti complessivi della manovra stessa appaiono consolidati nell’andamento delle spese finali relative agli anni 2012 e 2013». «È una tragedia. Il problema è che non ci sono soldi», commenta sconsolato il ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan a margine dell’incontro con il collega francese Bruno Le Maire. Bersani: i conti non sono a posto. «Mancano 5 miliardi di entrate, non so che scelte Tremonti si appresta a fare ma i conti non sono a posto. Senza una vera riforma fiscale ed un meccanismo di controllo della spesa pubblica non andiamo da nessuna parte – attacca il leader del Pd – La realtà è che così rischiamo di avvitarci in una spirale di stagnazione perchè i tagli portano a meno investimenti e meno investimenti provocano i tagli all’occupazione. Senza contare che i tagli agli enti locali e alle Regioni devono ancora produrre gli effetti sui servizi. I nodi arrivano al pettine».

fonte: www.ilmessaggero.it

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