Tremonti: non ci sarà un’altra manovra Fmi lancia l’allarme sul debito italiano

 L’Idv: cumulo di frottole. Il Pd: non c’è politica di sviluppo

Centreremo gli obiettivi 2010 e non ci sarà un’alta manovra. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nell’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, sullo schema di Decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013. Intanto il Fondo monetario internazionale lancia l’allarme sul debito italiano.

«La Grecia e l’Italia hanno ambedue un elevato livello di debito e forti stabilizzatori automatici, presentando rischi di bilancio più elevati. Anche il Belgio e l’Olanda sono vulnerabili perché i loro bilanci sono più sensibili al deterioramento della crescita economica». Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), che prevede per l’Italia un debito 2010 al 118,4% del pil (al 118,5% nel 2015) contro il 130,2% della Grecia.

«Il sistema finanziario resta il tallone d’Achille
della ripresa economica», afferma poi l’organismo di Washington, sottolineando come dall’aprile 2010 «i progressi verso la stabilità finanziaria hanno subito un rallentamento».

«Gli obiettivi sul 2010 saranno assolutamente centrati. Non vediamo e non prevediamo scostamenti sugli obiettivi su cui siamo in linea. Lo confermano anche gli ultimi dati: i conti pubblici sono in linea con le previsioni. Siamo assolutamente tranquilli sul 2010», ha detto Tremonti, ribadendo che la prossima legge finanziaria sarà «esclusivamente tabellare e conterrà i dati del decreto di luglio», smentendo qualsiasi intenzione di emendarla.

No alla scelta tra rigore e crescita. «Non ci può essere crescita senza stabilità dei conti. Non esiste scelta tra rigore e crescita – ha ribadito Tremonti – Il deficit crea diseguaglianza e povertà per le generazioni presenti e future».

Il nuovo patto europeo, in vigore dal 2016 sarà «straordinariamente confortevole per l’Italia- ha detto il ministro – La nostra posizione non è di difesa dell’Italia. Se vuoi valutare la sostenibilità di un sistema devi guardare tutto e non solo una parte, quella delle finanze pubbliche». Il ministro parla di ‘comfort’ anche per quanto riguarda le proiezioni sulla spesa per pensioni in Italia: «Posso confermare che le proiezioni sull’Italia sono assolutamente confortevoli, migliori di molti altri Paesi europei».

«Nulla ci dice che alcuni eventi atlantici non ci portino di nuovo in una posizione complicata – ha spiegato Tremonti – Ci sono uno o due paesi posizionati sull’atlantico che non è detto che non ci portino di nuovo ad una posizione complicata»

L’ossessione del debito pubblico. «Se tu vai a vedere solo il debito pubblico, sul quale ricadono gli effetti della crisi della finanza privata, va a finire che dai la colpa al governo e liberi dalla colpa il sistema della finanza – ha aggiunto il ministro – Esistono problemi di debito pubblico, esistono problemi di politiche dei governi, ma l’ossessione sul debito pubblico è un’assoluzione per le vere cause della crisi. La dinamica di crescita del debito pubblico italiano è molto meno infelice di altri Paesi. I rapporti del Fondo monetario internazionale, questo week-end, lo confermeranno».

«Non c’è Paese in Europa che non faccia come noi, i tagli lineari alla spesa. Identificata la parte riducibile c’è una rigidità percentuale e una flesibilità ministeriale. Quando sento i maestri che dicono no ai tagli lineari penso che è solo un modo per non tagliare la spesa pubblica. Punto e andassero…».

Il risparmio che si avrebbe dall’eliminazione delle province «non supera i 200 milioni» e con il taglio delle auto blu non si risparmierebbero miliardi, ha poi detto Tremonti. Il ministro ricorda che le province «sono nella Costituzione» che quindi andrebbe modificata. «Non voglio difendere le province, mi limito a dire che stanno nella Costituzione». Eliminando le province, prosegue Tremonti, «non si elimina il costo delle strade e delle scuole. Quindi stiamo parlando di messaggi politici non di numeri economici». Quanto alle auto blu, altro capitolo su cui si chiede di tagliare le spese, «sono convinto che vanno ridotte, che hanno un costo che può risultare insopportabile per la gente. Vanno ridotte, eliminate e contingentate ma purtroppo non si fanno su parecchi miliardi».

«Stiamo contrastando l’evasione fiscale: i risultati di cassa sono crescenti e molto importanti, ma non la eliminano di colpo – ha detto ancora Tremonti, rilevando nella replica in un’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato che «i comuni potranno dare un contributo importante».

«L’assistenza alla famiglia è molto più alta in Italia di quella operata da altri Paesi ma non è sempre fatta da soggetti fiscali – ha proseguito Tremonti – Per la famiglia c’è stata negli anni una stratificazione di interventi, un anno facevi una detrazione, un altro anno davi un assegno. Il catalogo delle detrazioni e delle deduzioni occupa pagine». Il ministro ha aggiunto che, nell’ambito della riforma fiscale, bisognerà scegliere se si vuole continuare in questa direzione o se concentrare gli aiuti.

«L’audizione di Tremonti alla Camera è stata né più né meno che un cumulo di frottole», ha replicato in una nota Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. «Il dato Istat del 6,1% del rapporto tra deficit e pil rende irrealizzabile l’obiettivo del 5% entro fine anno – ha spiegato Borghesi – salvo che non ci sia un nuovo intervento sui conti. Ma, considerando la situazione attuale, di grave depressione, un nuovo intervento, se non abbinato ad un intervento per favorire la crescita economica, sarebbe una catastrofe».

«Mentre il Paese è in difficoltà e si deve industriare ogni giorno per uscire dalla crisi, Tremonti ci viene a dire che non servirà la Finanziaria perché è stato risolto tutto dalla manovra
estiva. Inoltre, sostiene che le nuove regole europee non avranno conseguenze per il nostro Paese. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione della completa assenza di una politica di sviluppo da parte del governo». Lo dice Pierpaolo Baretta, capogruppo Pd in commissione Bilancio.

fonte: www.ilmessaggero.it

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