Affitti, arriva la “cedolare secca”. Una sola imposta al 20% sostituirà le tasse attuali

Il reddito da locazione non si somma agli altri redditi e non fa aumentare l’aliquota ordinaria. Ma per gli affitti in nero le sanzioni sono raddoppiate

Se ne parla da molto tempo ma nessuno l’ha ancora vista. Dovrebbe essere la leva per sollevare il mondo degli affitti in nero. Stiamo parlando della cosiddetta “cedolare secca”, un’imposta unica per sostituire la miriade di tasse e balzelli che pesano sui contratti di locazione e “incentivano” i proprietari di case a non dichiararli. Ora ci siamo: la cedolare è prevista dal decreto sull’autonomia fiscale dei comuni approvato dal governo. L’affitto non pesa più sul reddito Si parte il 1° gennaio 2011. Dal prossimo anno sui contratti di locazione si pagherà un’imposta fissa del 20% al posto dell’Irpef, delle addizionali, e anche dell’imposta di bollo e di registro. Il vantaggio della cedolare sta soprattutto nel fatto che il reddito derivante dalla locazione non si somma agli altri redditi e quindi viene tassato con un’aliquota inferiore a quelle ordinarie. Attualmente, infatti, l’aliquota Irpef più bassa è del 23% per chi guadagna meno di 15mila euro all’anno. La cedolare è facoltativa: si può sempre scegliere la tassazione ordinaria se è più conveniente. La cedolare secca sarà applicabile anche ai contratti per i quali non esiste obbligo di registrazione e verrà versata, come le altre imposte, in acconto e in saldo. L’importo dell’acconto è pari: • all’85% per il 2011, • al 90% a partire dal 2012. La scure sul sommerso Parallelamente alla cedolare arriverà un giro di vite contro gli affitti in nero. Le sanzioni per la mancata dichiarazione dei redditi da locazione aumenteranno: • del 100% (fino a un massimo di 2.000 euro) in caso di omessa dichiarazione, • fino al 400% della maggiore imposta dovuta in caso di redditi dichiarati in misura inferiore. Non si applicheranno inoltre le sanzioni ridotte previste nei casi di accertamento con adesione o di rinuncia all’impugnazione dell’accertamento. Il mattone salva i comuni La cedolare secca rientra, come dicevamo, nell’attuazione del federalismo fiscale. Il suo gettito infatti andrà ai comuni come quello delle imposte di bollo, di registro, ipotecarie e catastali, dell’Irpef sui redditi immobiliari. I comuni, in sostanza, faranno cassa con le case. Questo per compensare i tagli di trasferimenti da Roma. Dal 2014 arriva l’imposta municipale (Imu), che sostituisce l’Ici e altre imposte sul possesso di immobili. Un tributo annunciato come imminente, poi stoppato e ora rinviato di quattro anni. Come succede attualmente per l’Ici, la nuova imposta dovrebbe risparmiare la prima casa. In caso di trasferimento della proprietà per compravendita ed eredità, invece, l’aliquota sarà del 3% se si tratta di prima casa e del 9% in tutti gli altri casi.

fonte:http://economia.virgilio.it/

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