Il conto corrente si fa trasparente

Il costo di un conto corrente bancario in Italia e’ molto alto: in media ogni anno si sborsano 114 euro tra servizi e commissioni varie. Una spesa che per anni ha dato vita a una querelle infuocata tra banche e associazioni dei consumatori. Ma il 2010 sembra veramente l’anno giusto per mettere fine a questa disputa. La Banca d’Italia ha infatti prima emanato lo scorso 29 luglio la nuova disciplina in materia di trasparenza e correttezza delle operazioni bancarie, mentre il 1° marzo ha pubblicato il provvedimento che stabilisce i profili tipo di utilizzo del conto corrente che servono al calcolo dell’indicatore sintetico di costo (Isc). Si tratta, in parole semplici, di un indice che mostra al correntista quanto dovra’ spendere ogni anno per la gestione del proprio c/c, permettendo cosi’ molto facilmente la comparabilita’ con gli altri conti. Ma l’Isc non e’ una novita’. Questo modello, infatti, e’ gia’ stato adottato in maniera sperimentale dall’Associazione bancaria italiana solo per l’iniziativa Patti Chiari. La grande rivoluzione che partira’ dal 26 maggio e’ un’altra: diventa obbligatorio per tutte le banche indicare l’Isc del conto corrente nel foglio informativo disponibile in ogni filiale. Un numero chiaro: sono gli euro che ogni anno si spendono e il cui valore cambiera’ a seconda dei diversi servizi legati al conto, come l’accredito dello stipendio, il fido, la carta di credito o il mutuo per casa. Notizie che dal prossimo mese saranno subito note ai clienti che apriranno un nuovo conto, a chi si rechera’ in banca o a chi navighera’ sui siti Internet degli istituti. Mentre da fine anno il riepilogo verro’ spedito direttamente a casa. Un’innovazione che consentira’ quindi al correntista di confrontare il proprio Isc effettivo con quello di un profilo tipo predeterminato dalla banca in base agli standard elaborati dalla Banca d’Italia. Cosi’, in caso di differenza importante tra le due spese, il cliente potra’ meglio valutare se cambiare prodotto, scegliendo un conto piu’ adatto e meno costoso. Questo perche’ anche se e’ sempre stato chiaro che le esigenze bancarie di un pensionato sono diverse da quelle di un commerciante, poi entrando in banca per aprire un conto corrente tutti hanno la chiara percezione di trovarsi in una giungla fitta di costi e di clausole da non riuscire piu’ a districarsi e trovare il conto piu’ adatto. Tanto che in Italia e’ ancora bassissimo il numero di clienti che sfrutta il fattore concorrenza, tradendo la propria banca nel nome del risparmio. Cosi’, per far aumentare i casi di infedelta’ allo sportello, Bankitalia ha elaborato una griglia di sette tipi di clienti, distinguendoli per caratteristiche e tipo di operativita’ (bassa, media, alta) in numero di operazioni per anno. Queste fasce di clientela comprendono, in particolare, sei profili per i conti correnti a pacchetto e uno per quelli a consumo, adatti a chi ha una bassa operativita’ con meno di 112 operazioni l’anno. Mentre per chi muove di piu’ il conto, i profili sono: giovani (circa 164 operazioni l’anno, elevato uso dei canali alternativi, carta prepagata), famiglie con operativita’ bassa (201 operazioni l’anno con mutuo e finanziamenti), famiglie con operativita’ media (228 operazioni, mutuo e carta di credito) e famiglie con operativita’ elevata (253 operazioni, carta di credito, mutuo e investimenti). Infine, ci sono anche due fasce di pensionati: una a bassa operativita’ (124 operazioni), l’altra a media operativita’ (189 operazioni, carta di credito e investimenti).

fonte: http://miaeconomia.leonardo.it/economia/banca_e_mutui/conti_correnti/il_conto_corrente_si_fa_trasparente_122767

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