Articolo 18 e arbitrato, le correzioni del governo

Le controversie sui diritti inderogabili dei lavoratori saranno escluse dal giudizio secondo equità

Dopo il rinvio alle Camere della legge sull’arbitrato da parte del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’esecutivo ha pronte le correzioni per superare i rilievi del Quirinale.
L’obiettivo della maggioranza di governo è di non rinunciare all’arbitrato, nella convinzione che il ricorso all’istituto sia la strada per decongestionare le aule dei tribunali.

La prima correzione, messa in campo dai tecnici del ministero del Lavoro, è quella di recepire la dichiarazione di avviso comune sottoscritta tra le parti sociali (Cgil esclusa). Scelta che di fatto esclude il licenziamento (protetto dallo Statuto dei lavoratori per le imprese con più di 15 dipendenti) possa essere regolato da un arbitrato fin dalla stipula del contratto.

Seconda correzione: mettere dei paletti sulle materie sulle quali l’arbitro possa decidere secondo equità, derogando alle leggi. Dovrebbero essere tolti da tale possibilità tutte le dispute attinenti i diritti inderogabili dei lavoratori.

Terza correzione: Sacconi rinuncia al potere che l’attuale versione della legge affida al ministro del Lavoro di definire i campi di applicazione dell’arbitrato in assenza di un accordo tra le parti sociali

fonte: http://lavoro.economia.virgilio.it/editoriali/articolo-18-arbitrato.html

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