Il vero dramma dell’Italia? L’assenza dell’opposizione

Silvio Berlusconi ha fatto il suo mestiere, parlando tanto ma dicendo poco. Di più, del resto non poteva dire. Anzi, forse, in momenti così delicati, con gli speculatori in agguato, forse doveva proprio evitare di parlare alla Camera. Ma merita la sufficienza, ci ha messo la faccia. E ha fatto qualche promessa. Speriamo.

Quel che colpisce invece è il vuoto assoluto degli interventi degli oppositori e in particolare dell’intervento del leader del principale partito d’opposizione Pierluigi Bersani. Un discorso sbilenco, abborracciato, stilisticamente scigghiato. E del tutto vuoto di contenuti, politici e programmatici.

Chi si lamenta della longevità di Berlusconi e del centrodestra deve riflettere. La notizia non è questa. La notizia è che in Italia non esiste un’opposizione e non esiste un’alternativa. E questo è, più ancora del nefando berlusconismo duro a morire, il vero dramma dell’Italia.

P.S.Anche Pierferdinando Casini, te lo raccomando… L’uomo che voleva(e magari poteva anche riuscirci) fare il premier succedendo dal centro a un Berlusconi dimissionario, ha preso la rincorsa e ha fatto con enfasi e solennità una proposta stupefacente per rilanciare la crescita dell’economia: la creazione di una commissione per la crescita, della durata di due mesi. Giuro, non è una battuta.Tornatene in villeggiatura ai Laghi Alimini,nel Salento, caro Pierferdy, non c’è trippa pe’gatti, non si sentirà la tua mancanza.

E Di Pietro? Una macchietta. Mancava solo la mossa e il pernacchio al suo intervento sbracato e quasi dialettale. Che disastro,povera Italia.

fonte:http://affaritaliani.libero.it/politica/dramma030811.html

 

Riduzione deputati, primo sì della Camera…sicuro ?????

Riduzione deputati, primo sì della Camera
Plauso di Bertinotti: “Importante novità”

Fassino: “Ora trovare intesa coerente e conseguente sulla legge elettorale”

L’Aula della Camera

ROMA – La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato la riduzione del numero dei deputati da 630 a 512: 500 eletti in Italia e 12 nella circoscrizione Estero. La norma è stata approvata a larga maggioranza con la convergenza di centrosinistra e centrodestra, a eccezione di Forza Italia, che ha votato contro perché – come ha affermato il coordinatore Sandro Bondi – non ritiene possibile “avventurarsi in proposte di riforma costituzionale”. La commissione presieduta da Luciano Violante (Ds) aveva già approvato l’emendamento al testo di riforma costituzionale che riguarda il Senato federale, che secondo la norma dovrà essere eletto su base regionale, salvi i sei seggi assegnati alla circoscrizione estero.

“Unita a quella del Senato federale, con 184 componenti – spiega la relatrice sulle riforme in commissione, Sesa Amici – la riduzione è notevole e si inserisce in una complessiva riforma che dà maggiore funzionalità al Parlamento. Il numero di 500 è, fra l’altro, congruo per le nuove funzioni che la sola Camera dei deputati dovrebbe svolgere con la fine del bicameralismo paritario”.

Plauso del presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Si tratta di “un voto importante, perché costituisce un fatto nuovo nella vicenda politica e istituzionale italiana, configurando importanti novità, perché per questa via verrebbe meno il bicameralismo perfetto e si determinerebbe un ruolo rinnovato per il Senato della Repubblica, il tutto accompagnato da una significativa riduzione dei parlamentari”.

Un fatto “di grande rilievo” per il segretario Ds Piero Fassino. Un passaggio politico che “sollecita adesso a trovare un’intesa sulla legge elettorale che sia conseguente e coerente”. Riferendosi al Senato, il leader della Quercia ha sottolineato che “da anni ci battiamo per una riforma che sia coerente con le modifiche del titolo V della Costituzione”.


Queste due riforme, ha aggiunto Fassino, ricordando che servirà il passaggio necessario per approvare leggi costituzionali “ci auguriamo possano essere approvate in tempi rapidi. E naturalmente richiedono, per coerenza, che si adotti una nuova legge elettorale corrispondente alle novità, che tenga insieme governabilità e rappresentatività”.

Non passano, invece, al Senato, le proposte del leghista Roberto Calderoli sui tagli dei costi della politica, a partire al congelamento degli aumenti automatici per le indennità dei parlamentari. L’Aula ha respinto due emendamenti in questo senso alla risoluzione di maggioranza alla Nota di aggiornamento del Dpef. In un emendamento, Calderoli chiedeva di inserire, già in sede di Finanziaria, il taglio del numero dei sottosegretari al governo, mentre nell’altro chiedeva “la soppressione dei meccanismi di automatico aumento delle indennità dei parlamentari”. Negativo, in entrambi i casi, il verdetto di Palazzo Madama.

(4 ottobre 2007)

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