Pensione a 62 anni con 35 di contributi depositato alla Camera disegno di legge

In pensione prima, ma con penalizzazioni. Il ministro Enrico Giovannini ha ribadito anche ieri nell’audizione in commissione Lavoro alla Camera  (lo aveva già detto il giorno prima nell’omologa commissione in Senato) che il governo sta lavorando a questa ipotesi. Obiettivo: ripristinare un minimo di scelta sui tempi del pensionamento, in modo da liberare posti per i più giovani. Una flessibilizzazione che potrebbe tornare utile sia per una fetta di ”salvaguardandi” e anche nell’eventualità il governo volesse introdurre la norma sulla staffetta generazionale (sulla quale però ci sono perplessità, perché molto costosa).

Per ora si è ancora nella fase dello studio, dell’analisi dei dati. Un progetto definito ancora non c’è. Almeno non a livello governativo. C’è però una proposta di legge, già presentata nella precedente legislatura e ora nuovamente depositata in Parlamento a firma Damiano, Baretta, Gnecchi, Lenzi che prevede la possibilità di andare in pensione con 62 anni e 35 di contributi e una penalizzazione dell’8%.

A onor del vero, comunque, bisogna dire che anche la riforma Fornero prevede la possibilità di andare in pensione prima dei tempi canonici con delle penalizzazioni. Ma in tutto il 2012 solo 8.000 lavoratori hanno usufruito della pensione anticipata, secondo quanto riferito dall’Inps. E si badi bene che il dato non distingue tra chi è andato in pensione anticipata con tutti i requisiti e quindi senza penalizzazioni e chi invece ha accettato una decurtazione dell’assegno pur di uscire dal lavoro prima. Si tratta comunque di un dato che dimostra il crollo verticale dei pensionamenti non di vecchiaia. L’anno precedente, infatti, quando ancora esistevano le pensioni d’anzianità le posizioni liquidate furono circa 120.000.

TROPPI CONTRIBUTI
Il problema dell’attuale normativa è che per andare in pensione anticipata ci vogliono troppi anni di contributi: nel 2013 sono richiesti 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 e 5 mesi per le donne. Se con questo monte contributivo si hanno già 62 anni di età, allora l’uscita anticipata è senza penalizzazioni. Per le donne lavoratrici del settore privato si tratterebbe davvero di un anticipo minimo: appena tre mesi (la pensione di vecchiaia nel 2013 si raggiunge a 62 anni e tre mesi). Non così per gli uomini che per la vecchiaia quest’anno devono avere un requisito anagrafico di 66 anni e tre mesi (quindi anticiperebbero di oltre quattro anni).

È consentito andare in pensione (con lo stesso monte contributivo) anche prima dei 62 anni: in questo caso scattano le penalizzazioni pari all’1% della quota di pensione calcolata con il sistema retributivo per ogni anno di età mancante tra i 60 e i 62, al 2% per ogni anno di età mancante ai 60. Gli esempi possono spiegare meglio. Un lavoratore di 60 anni e 42 anni e 5 mesi di contributi, subirà una decurtazione della quota di assegno pensionistico spettante con il calcolo retributivo del 2% (1%+1%); se invece ha soli 58 anni di età la decurtazione sarà del 6% (1%+1%+2%+2%). E così via. Le penalizzazioni non si applicano a chi raggiunge il requisito contributivo entro dicembre 2017 senza contribuzione volontaria o riscatti (valgono i contributi versati per prestazione effettiva di lavoro, quelli corrispondenti agli obblighi di leva, periodi maternità, infortuni, malattia e cig ordinaria). Per le donne c’è un’ulteriore possibilità: anticipare la pensione anche a 57 anni (più un anno di finestra) optando però per il calcolo interamente contributivo. Una opzione davvero poco conveniente (si stima una perdita media del 25% dell’assegno). Il numero ridotto di domande arrivate all’Inps nel 2012 per la pensione anticipata è chiaramente il segno che le maglie sono troppo strette.

LA PROPOSTA IN PARLAMENTO
In questo caso l’età minima per il pensionamento anticipato è fissato a 62 anni. Inoltre servono almeno 35 anni di contributi. Chi si trova in queste condizioni può chiedere la pensione anticipata con penalizzazioni (2% per ogni anno mancante ai 66). Il massimo quindi di decurtazione è pari all’8% (vedi tabella). La proposta prevede anche incentivi per chi decide di rimanere di più (con l’ok dell’azienda): +2% per ogni anno tra i 67 e i 70 anni di età fino a un massimo dell’8%.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/ECONOMIA/pensione_disegno_di_legge_ipotesi/notizie/280170.shtml

 

Statali, allarme Cgil: con stop aumenti già persi tremila euro a testa nel 2013 se ne perderanno altri 600

Con lo stop agli aumenti salariali per i dipendenti pubblici decisi nel 2010 i travet hanno perso in tre anni nel complesso circa 3.000 euro lordi, mentre altri 600 circa si perderanno nel 2013: lo dice il responsabile settori pubblici Cgil, Michele Gentile, precisando che se il blocco fosse confermato nel 2014 si perderebbero altri 500 euro. T

La perdita. A regime le retribuzioni, secondo Gentile, perderanno a fine 2013 in termini reali (a causa del mancato adeguamento rispetto all’inflazione in questi anni) circa 200 euro mensili. Tra il 2010 e il 2012 le retribuzioni dei travet non hanno recuperato l’8,1% di aumento dei prezzi che si è registrato nel periodo (insieme allo scarto tra inflazione programmata e reale che c’è stato nel biennio precedente). La stima per il costo del lavoro tra il 2011 e il 2014 è di un calo di sette miliardi con il passaggio da 169 a 162 miliardi. «È ora – dice Gentile – di dare forti segnali di discontinuità nelle politiche relative al lavoro pubblico. Parlare di semplificazione e di snellimento delle pubbliche amministrazioni senza affrontare e rimuovere contemporaneamente i gravi effetti distorsivi delle politiche sin qui seguite verso il lavoro pubblico significa non voler occuparsi veramente di riforma».

Il blocco del turn over. Ma i dipendenti pubblici non hanno affrontato solo un sacrificio in termine di buste paga reali più leggere. Nel periodo i travet hanno fatto i conti anche con il blocco del turn over e quindi con il calo del personale. Tra il 2007 e il 2011, secondo i dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato i dipendenti pubblici sono diminuiti di 150.000 unità (da 3,43 milioni a 3,28 milioni) con un -4,3% ma la diminuzione dovrebbe essere ancora più consistente negli anni successivi con una stima della Cgil di 400.000 lavoratori pubblici in meno tra il 2007 e il 2014.

Resta irrisolto inoltre il problema del precariato con circa 200.000 tra contratti a termine, lsu, interinali e collaborazioni nel complesso delle amministrazioni. «Chiediamo al Governo – dice Gentile – di congelare il decreto con il quale si proroga il blocco della contrattazione nazionale al 2014 e di riaprire su questo tema un confronto con i sindacati per far ripartire la stagione contrattuale. Chiediamo misure urgenti sul precariato nelle pubbliche amministrazioni che impediscano la perdita del lavoro alla scadenza dei contratti ; nuove e mirate politiche di assunzione nelle amministrazioni con le quali affrontare anche il problema dei tanti giovani vincitori di concorsi pubblici che ancora non hanno lavoro; la riapertura di una stagione contrattuale nella quale affrontare il problema delle retribuzioni e di progetti mirati di nuova qualità del lavoro e misure che favoriscano i processi di riforma garantendo il lavoro».

Uil: a rischio i servizi essenziali. Se non si rinnoveranno i contratti dei lavoratori precari della pubblica amministrazione in scadenza tra luglio e dicembre si rischierà di non poter erogare alcuni servizi essenziali: lo sottolinea il segretario confederale Uil, Antonio Foccillo, spiegando che al calo già registrato in passato (150.000 lavoratori in meno tra il 2007 e il 2011 secondo il Conto annuale della Ragioneria) presto si aggiungerà quello previsto dalla spending review con altri 150.000 tagli previsti entro il 2014. Inoltre Foccillo ha ricordato che esiste un problema di persone vincitrici di concorso pubblico che a causa del blocco del turn over (dal 2010 si può assumere solo nel limite del 20% delle uscite, sia in termini di persone che di spesa) sono rimaste bloccate e ancora in attesa del badge. «Quanto al tema dei salari – avverte Foccillo – diciamo no a un ulteriore blocco dei contratti per il 2014. Sarebbe contrario al principio di legalità ma anche a quello economico dato che si parla di consumi per oltre tre milioni di famiglie».

Cisl: cercare risorse per i contratti.
 La Cisl funzione pubblica chiede al Governo di rinnovare i contratti in scadenza del pubblico impiego già con il primo provvedimento, quello che affronterà il nodo delle risorse per la cig in deroga e l’Imu. Lo sottolinea il segretario generale Giovanni Faverin precisando che per i rinnovi dei contratti in scadenza a luglio servono 150 milioni. Una volta affrontate le emergenze però, afferma Faverin, bisognerà cercare le risorse per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici in modo da far ripartire le trattative per tre milioni di lavoratori con le buste paga ferme al 2010. Al momento i contratti sono bloccati fino a fine 2013 ma è stato messo a punto un decreto per prorogare il blocco anche per il 2014. Per un triennio, secondo Faverin, servono 7-8 miliardi. «Il problema – ha detto – è come uscire dal blocco contrattuale. Bisogna trovare le risorse e far ripartire la trattativa».

 

fonte: http://www.ilmessaggero.it/ECONOMIA/statali_aumenti_stipendi_cgil_cisl_uil/notizie/278861.shtml

L’Aci aumenta le tariffe: passaggi di proprietà più cari

Dopo 19 anni il ministero dell’Economia ha ritoccato le tariffe dovute all’Aci per le pratiche auto. Per un passaggio di proprietà si pagheranno 27 euro rispetto ai 20 in vigore da anni. Per i cittadini cambia poco: la maggior parte del costo è dovuto alla Ipt, un’imposta versata alle province

Passaggi di proprietà più cari del 30%. Dal 2 aprile sono entrati in vigore gli aumenti delle tariffe per le pratiche auto. Lo ha stabilito un decreto del ministero dell’Economia esaudendo così una richiesta dell’Aci, che chiedeva da tempo un ritocco all’insù delle tariffe – erano ferme da 19 anni – per fronteggiare una situazione economica che per l’ente si è complicata, anche per colpa del crollo del mercato automobilistico.

I rincari. Per un passaggio di proprietà o una prima iscrizione al Pra – il pubblico registro automobilistico – bisognerà sborsare 27 euro rispetto ai 20,92 in vigore fino al marzo 2013 mentre per un documento di cessazione di circolazione o la cancellazione di un leasing la tariffa sale 13,50 euro. Stessa tariffa per i passaggi di proprietà a favore di un rivenditore di auto o di un autosalone. Nel decreto, però, si stabilisce anche che i disabili o i cittadini con ridotte capacità motorie sono esenti per i veicoli che “siano stati adattati per la loro locomozione”.

Gli aumenti si giustificano anche con un altro motivo: il decreto del ministro Vittorio Grilli, infatti, stabilisce che le Province non dovranno più versare un obolo all’Aci per la gestione dell‘imposta provinciale di trascrizione (Ipt), che è la voce che influisce di più sull’importo finale.  I 27 euro stabiliti per decreto, infatti, sono solo una minima parte del costo che gli automobilisti devono sobbarcarsi per un passaggio di proprietà. Il resto è soprattutto Ipt, che viene calcolata anche sulla base della potenza del veicolo espressa in Kilowatt.  E non è finita: ogni Provincia è libera di aumentare l’Ipt fino al 30%.

Stando alla tabella dell’Aci Ancona, Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino e Verona sono soltanto alcune delle province che hanno scelto il rincaro più pesante, mentre Aosta, Bolzano, Prato e Trento hanno resistito alla “tentazione” lasciando l’imposta invariata. Per la maggior parte degli automobilisti italiani gli aumenti appena stabiliti dal Ministero influiranno ben poco sul bilancio familiare.

fonte:http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/2013/04/06/laci-aumenta-le-tariffe-passaggi-di-proprieta-piu-cari/?ref=HRSN-3

Il provvedimento in pillole

1 – Allentamento patto di stabilità interno Nel 2013 i pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili (alla data del 31 dicembre 2012) di parte capitale (investimenti già effettuati della Pa) verranno esclusi dal Patto di stabilità interno per un importo di 5 miliardi di euro per gli enti locali, 1,4 miliardi per le regioni, mezzo miliardo per le amministrazioni centrali e 800 milioni per investimenti cofinanziati da fondi Ue. La priorità sarà data alle aziende con fatture più vecchie

2 – Fondo per il pagamento dei debiti di regioni, province e comuni È prevista l’istituzione di un Fondo, presso il ministero dell’Economia, da 26 miliardi per il pagamento dei debiti esigibili dagli enti locali (2 miliardi nel 2013 e 2 nel 2014), dalle Regioni per debiti diversi da quelli sanitari (3 miliardi nel 2013 e 5 nel 2014) e dalle stesse Regioni per debiti sanitari 5 miliardi nel 2013 e 9 nel 2014).

3 – Ruolo cassa depositi e prestiti Per assicurare risorse subito disponibili, la Cassa depositi e prestiti diventa il veicolo unico attraverso il quale il Tesoro anticiperà liquidità agli enti locali che non possono far fronte ai pagamenti dei debiti. L’anticipazione di liquidità sarà concessa entro il 15 maggio 2013

4 – Incremento erogazioni per rimborsi di imposta Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate e del territorio sono stabiliti i termini e le modalità attuative per la riprogrammazione delle restituzioni e dei rimborsi delle imposte, con l’obiettivo di aumentare le erogazioni fino a un massimo di 2.500 milioni di euro per l’anno 2013 e 4 miliardi per l’anno 2014.

5 – Maglie più larghe per le compensazione crediti-debiti La possibilità già oggi esistente di compensare crediti commerciali certificati con debiti fiscali iscritti a ruolo viene allargata a debiti fiscali conseguenti ad atti di accertamento con adesione. Viene inoltre elevata da 500mila euro a 700mila euro la soglia di compensazione tra crediti e debiti fiscali (beneficio per le imprese stimabile nel 2013 ad almeno 2 miliardi)

6 – Titoli di stato solo per banche Con legge di stabilità 2014, in linea con le indicazioni delle Autorità europee e nel rispetto dei parametri di sostenibilità e stabilità finanziaria, può essere autorizzato un ulteriore incremento delle risorse da destinare al pagamento dei debiti, mediante assegnazione di titoli di Stato, in favore di banche o intermediari finanziari

7 – Legge di stabilità 2014 Oltre al pagamento dei 40 miliardi, con legge di stabilità 2014, in linea con le indicazioni delle Autorità europee e nel rispetto dei parametri di sostenibilità e stabilità finanziaria, può essere autorizzato un ulteriore incremento delle risorse da destinare al pagamento dei debiti delle amministrazioni pubbliche, non ancora estinti.

8 – Censimento dei debiti Per assicurare il completamento del processo di liquidazione di tutti i debiti commerciali ante 2012 non ancora estinti, tutte le Amministrazioni sono chiamate entro il prossimo 15 settembre alla ricognizione completa dei debiti commerciali scaduti o in scadenza accumulati ancora pendenti e a produrre, senza adempimenti o oneri per le imprese, l’elenco certificato di tutti i debiti ancora da onorare.

9 – Monitoraggio dell’economia Il ministero dell’Economia effettua il monitoraggio dell’attuazione delle misure previste dal presente decreto sui pagamenti dei debiti. Qualora ci fossero rischi per il rispetto del tetto del 3% per il rapporto deficit-Pil, il ministro, dopo apposita relazione da inviare al Parlamento o da allegare comunque alla nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, può disporre con proprio decreto la rimodulazione per gli anni 2013 e 2014 delle spese autorizzate

10 – Sanzioni Qualora le sezioni giurisdizionali regionali della Corte dei conti accertino, su segnalazione del Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, che gli enti locali, senza giustificato motivo, non abbiano richiesto le risorse per pagare le passività o non abbiano proceduto, entro l’esercizio finanziario 2013, ad effettuare pagamenti per almeno il 90 per cento degli spazi concessi, le stesse sezioni irrogano una sanzione pecuniaria pari a due mensilità del trattamento retributivo al netto degli oneri fiscali e previdenziali, per i responsabili dei servizi interessati.

11 – Certificazione Il decreto prevede che tutte le Amministrazioni saranno obbligate a entrare nella piattaforma informatica per la certificazione dei debiti con le imprese, costituita presso il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro 20 giorni dalla sua entrata in vigore.

12 – Detassazione cessione crediti Gli atti di cessione dei crediti certi, liquidi ed esigibili maturati nei confronti delle pubbliche amministrazioni entro il 31 dicembre 2012 per somministrazioni, forniture ed appalti sono esenti da imposte, tasse e diritti di qualsiasi tipo. La disposizione non si applica all’Iva

fonte: http://www.ilsole24ore.com

Volkswagen con 50mila nuovi assunti entro 2018, punta alla leadership mondiale grazie alla Cina

Volkswagen pronta ad aumentare di 50mila unità il numero dei suoi addetti entro il 2018, anche se l’incremento sarà più forte in Cina che in Europa. Ovviamente si tratta anche di lavoratori a tempo indeterminato. Secondo Bernd Osterloh, responsabile del Consiglio d’azienda, del gigante di Wolsburg, il numero totale di dipendenti del colosso di Wolfsburg salirà da 550mila a 600mila unità. «Di fronte al calo delle vendite in Europa», spiega il manager, «dobbiamo fare bene attenzione a dove aumentiamo il nostro personale». Ed è naturale che l’ex celeste impero sia ancora una volta nel mirino. Che la Cina sia ormai l’Eldorado per le Case automobilistiche di tutto il mondo, non c’è dubbio, visto soprattutto che il mercato si conferma sempre di più potenzialmente immenso. Del resto fu proprio Volkswagen a conquistare la Cina, 30 anni, con la Santana, vettura prodotta fin ora in oltre 4 milioni di unità con la quale, a metà degli anni ottanta, non solo ha consentito a Volkswagen motorizzare un intero Paese in Cina, ma allo stesso tempo, ha posto le basi per una lunga e duratura collaborazione con l’industria automobilistica cinese.

Vw in Cina adesso conta su una decina di impianti, gestiti con in joint venture locali e su queste solide basi, Vw ha un vantaggio rispetto ai concorrenti e questo potrebbe agevolare la casa tedesca (forte di dieci marchi) nell’obbiettivo di diventare il leader mondiale per il 2018 come da tempo pianificato Volkswagen sta per costruire altri due ulteriori impianti automobilistici in Cina, procedendo così nella propria strategia di crescita a lungo termine nel maggiore mercato planetario dell’auto.

A Berlino, in occasione degli incontri dei Governi tedesco e cinese, svoltisi più o meno in questigiorni l’anno scorso, è stata raggiunta l’approvazione definitiva alla costruzione degli impianti di Foshan e Yizheng. L’impianto di Yizheng, nella provincia di Jiangsu (Cina orientale), sarà sviluppato in collaborazione con la Shanghai Volkswagen. E lo stabilimento di Foshan, nella Provincia della Cina meridionale di Guangdong, verrà costruito grazie alla joint venture FAW-Volkswagen. Comunque, i primi documenti ufficiali dello sviluppo dei due siti erano stati firmati già nell’estate 2010. Ma ora qual è l’obiettivo del colosso teutonico? Lo ha lasciato intendere Martin Winterkorn, presidente del Gruppo Volkswagen, in occasione della firma dei contratti nell’Ufficio della Cancelleria Federale di Berlino. “Visto che il mercato cinese è in costante espansione, vogliamo giocare un ruolo primario nella gestione di questa crescita, in linea con i nuovi modelli di compatibilità ambientale e con l’espansione della capacità locale di produzione. I nostri nuovi stabilimenti dimostrano che la Volkswagen continua a rappresentare un forte motore di crescita per l’industria automobilistica cinese”. Ma passiamo ai numeri. Ciascuno dei due impianti è destinato a gestire una capacità annuale di ben 300mila vetture: la produzione sarà avviata a partire da fine anno. Grande mercato, enorme produzione. Che Volkswagen può permettersi.

Lo ha spiegato bene Karl-Thomas Neumann, Presidente e Ceo di Volkswagen Group China “Le nuove fabbriche costituiscono gli elementi chiave per i nostri progetti di crescita della capacità produttiva annuale in Cina, che nel medio termine, in collaborazione con i partner locali, dovrebbe raggiungere i tre milioni di vetture”. Tre milioni, cifre da far paura. Volkswagen già ha incrementato il proprio programma di investimento in Cina, arrivando a 10,6 miliardi di euro per il periodo compreso tra il 2011 e il 2015. Oltre che per i due nuovi stabilimenti, sono stati annunciati gli obiettivi di espansione della capacità produttiva di entrambi gli impianti già esistenti di Nanjing e Chengdu, prevista tra le 300mila e le 350mila vetture l’anno. Intanto l’obiettivo immediato di Pechino è di sorpassare definitivamente il Vecchio Continente.

Il 2013 sarà l’anno del record della Cina sull’Europa quanto a produzione di auto, con 19,6 milioni contro 18,3 milioni di veicoli prodotti. Non solo, dunque, sulle vendite, anche il predominio sulla produzione passerà a breve, dunque, in mano cinese. I dati, riportati dal Financial Times sulla base di previsioni di diversi istituti di ricerca (IHS, LMC Auto e PwC), ma anche da banche d’investimento (Ubs e Credit Suisse), sono ancora più chiari se si considera che le proiezioni includono non solo l’Unione europea ma anche altri Paesi come Russia e Turchia. La tedesca Bmw che controlla anche Rolls-Royce, è il principale produttore mondiale di auto di lusso, davanti all’eterno rivale Daimler, titolare dei marchi Mercedes-Benz e Smart. Entrambi i Gruppi godono di ottima posizione sia in Cina che negli Usa e proprio Daimler, secondo la stampa tedesca, si prepara ad accogliere investitori cinesi. Norbert Reithofer, ad di Bmw, ha comunque spiegato di aspettarsi un 2013 difficile. Volkswagen va, invece, in controtendenza visti che il Celeste Impero è diventato ormai il primo mercato mondiale per il gruppo. Volkswagen, inoltre, è titolare di un marchio “premium” come Audi oltre che di icone del lusso come Porsche, Bentley e Bugatti. Il declino europeo è, invece, causato da un forte crollo delle vendite in tutto il Continente a seguito della crisi economica, e mette in seria difficoltà molte case produttrici, in particolare il Gruppo francese Psa (Peugeot e Citroën) che sta tagliando circa 10mila posti di lavoro in attesa di un salvataggio da 7 miliardi di euro del Governo di Parigi. Anche per Psa l’ipotesi di espandere la presenza in Cina è considerata una via di uscita alla crisi in Europa. E poi c’è il Gruppo Fiat-Chrysler che sta sempre più seriamente pensando ad una massiccia presenza in Cina con, in particolare, i marchi Fiat e Jeep.

fonte: http://www.ilsole24ore.com

 

Conti deposito, cosa succede se i soldi servono prima

I conti di deposito sono oggi un’opportunità di investimento rilevante. In molti casi i rendimenti sono nettamente superiori rispetto a quelli offerti dai titoli di Stato, considerate le rispettive scadenze. In altri anche il bollo statale (0,15%) viene pagato dalla banca. Bisogna però considerare anche un altro  fattore, prima di scegliere questa forma di risparmio: il prezzo da pagare ai rendimenti alti può essere anche, talvolta, alla rinuncia della disponibilità della somma nel periodo di tempo che si è scelto per vincolare le somme.

In questo le strategie delle varie banche differiscono e si catalogano in quattro gruppi:

1) conti dove non è possibile in ogni riavere i soldi prima della scadenza del vincolo;

2) conti dove è possibile riavere la liquidità rinunciando però totalmente agli interessi già maturati;

3) conti che prevedono una penale in caso di svincolo anticipato

4) conti che prevedono, per chi svincola, in anticipo l’applicazione retroattiva di un tasso più basso, Anche questa, se vogliamo, è una forma alternativa di penale

ll dettaglio in questa tabella sui conti di deposito e in questo articolo

fonte: http://vitolops.blog.ilsole24ore.com/2013/03/conti-deposito-cosa-succede-se-i-soldi-servono-prima.html

Nasce il contratto Rc Auto base «Farà calare le tariffe»

Svolta nel mondo delle assicurazioni. O almeno è quello che sperano milioni di italiani. Dal primo maggio nascerà il contratto base, una misura che a sentire il Ministero dello Sviluppo Economico consentirà di risparmiare sul costo della polizza. Perchè entri in vigore si attende il parere del Consiglio di Stato e la registrazione da parte della Corte dei Conti.

COSA CAMBIA-Ma cosa cambierà? Tutte le compagnie dovranno offrire ai consumatori un’assicurazione standard. «Il premio del contratto base sarà definito da ogni compagnia assicurativa sulla base delle caratteristiche del cliente (es: età, residenza, classe di merito, etc) e del veicolo assicurato. Il costo di ogni singola garanzia e servizio aggiuntivo rispetto al contratto – liberamente offerti dalle imprese – dovrà essere indicato a parte. In questo modo, il consumatore potrà valutare le diverse offerte con maggiore consapevolezza», spiega una nota del Ministero. La formula «base» prevede alcune caratteristiche stabilite per legge: massimale minimo previsto dalla legge (5 milioni di euro con limite di 1 milioni di euro per danni a persone e cose), niente franchigia, tariffa «Bonus Malus», guida libera (il veicolo è assicurato a prescindere da chi lo guida), nuovi limiti alle rivalse delle compagnie nei confronti degli assicurati. Che scatterebbero solo nei casi più gravi, come guida in stato d’ebbrezza o consumo di droghe. Secondo il ministro Passera «dopo l’abolizione del tacito rinnovo, il contratto base favorirà una maggiore trasparenza fra le offerte e favorirà le condizioni per una riduzione dei premi».

 

fonte: http://www.corriere.it

 

Alfano: “Presto una grande novità cambierà la politica italiana”

Il segretario del Pdl Angelino Alfano e Silvio Berlusconi annunceranno presto «la più grossa novità della politica italiana» che ne cambierà il corso. A sostenerlo è stato lo stesso Alfano durante un incontro con la stampa in Fiera Milano. La novità sarà resa nota dopo le prossime elezioni amministrative.

Non è dato sapere se alluda o meno alle indiscrezioni su un incontro nei giorni scorsi tra Silvio Berlusconi e Luca Cordero di Montezemolo per la creazione di liste civiche. – «Non mi parlate di politica. Se mi parlate di politica è come se mi parlaste della luna, la luna non c’è». Così il presidente di Ntv Luca Cordero di Montezemolo ha evitato di rispondere a domande di politica a margine del viaggio inaugurale del treno Italo da Roma a Napoli.

Il segretario del Pdl, rispondendo a una domanda sul documento di Beppe Pisanu, che invita ad
andare oltre il Popolo delle libertà, ha risposto: «Ieri ho parlato con Berlusconi. Subito dopo i ballottaggi amministrativi annunceremo la più grossa novità della politica italiana». Secondo Alfano si tratta di una iniziativa «che cambierà il corso della politica in Italia e sarà accompagnata dalla più innovativa campagna elettorale che il nostro Paese abbia conosciuto dalla discesa in campo di Berlusconi a questa parte».

fonte: www.lastampa.it

Quei cinquantenni scivolati nel limbo senza la pensione

Un lavoro ce l’avevano, ma l’hanno lasciato, invogliati dagli incentivi per andarsene e dalla prospettiva di una pensione a portata di mano, nel 2012 o magari un po’ più tardi, nel 2013. E invece dopo la riforma MontiFornero si ritrovano senza reddito e con tempi di attesa per la pensione che, di colpo, si sono allargati ai cinque o sei anni con picchi che arrivano ai nove.

Sono i così detti lavoratori esodati su cui è intervenuto ieri il Presidente della Repubblica. «C’è una questione aperta che i sindacati rivendicano e di cui credo il governo stia studiando la soluzione» ha detto Giorgio Napolitano.

Il problema è che non si tratta di pochi casi ma di diverse centinaia di migliaia di persone. Le cifre esatte sui cosiddetti esodati sono ancora indefinite. «Non c’è ancora il dato definitivo» ha detto ieri il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. Le stime iniziali del governo parlavano di 50 mila casi, ma la quota è stata rivista al rialzo dalla Cgil che ne ha contati 200 mila. Secondo stime circolate in questi giorni arriverebbero addirittura a quota 350 mila, sette volte tanto le valutazioni iniziali fatte dai tecnici.

Un vero e proprio popolo che sta affiorando con forza dalle pieghe della riforma. Tutti quanti prima di fare il grande passo avevano valutato bene ogni aspetto della nuova strada che stavano per prendere. Hanno fatto bene i conti con i risparmi che avevano in banca e con le spese in arrivo. Si credevano tranquilli e tutelati, anche perché avevano firmato accordi – magari collettivi – ben precisi, che li ponevano al riparo da sorprese.

Certo è che il governo ora dovrà individuare la strada migliore da percorrere per tutelare questi lavoratori. Ma allo stesso tempo dovrà riuscire anche a salvaguardare le risorse dell’Inps e quindi il bilancio pubblico. L’esecutivo sta cercando una soluzione e ha assicurato che entro il 30 giugno del 2012 verrà varato un decreto ad hoc. Sul tema nei giorni scorsi è intervenuta la stessa Elsa Fornero che il 19 marzo ha detto che «sono molti più del previsto», per cui «occorre trovare criteri equi per tutelare prima di tutto i più deboli».

Intanto cresce il numero di segnalazioni alle redazioni dei giornali. Come quella di Maurizio 57enne di Gessate, in mobilità dal dicembre 2008. «Dal mese di luglio sono senza un reddito. Ho maturato il diritto alla pensione, i 40 anni li ho fatti nel marzo 2011, la mia data di pensione (indicata come certa sugli accordi presi all’atto del mio licenziamento) era 1/7/2011. La legge 122 ha spostato le finestre di uscita di un anno. Ed io sono entrato in un limbo in un vuoto incredibile, non ero più mobilitato e neppure pensionato. Fatto sta che hanno smesso di pagarmi le indennità di mobilità, ma non mi pagano la pensione».

Ma quello degli esodati non è il solo problema sul tavolo del governo. Tra i nodi che stanno venendo al pettine c’è anche la questione delle ricongiunzioni onerose, previste dalla legge 122 del luglio scorso. Tanti i casi, come quello di Claudio: «Ho 55 anni e tra cinque o sei anni sarei andato in pensione per anzianità con più di 40 anni di contributi versati, più o meno per periodi uguali, all’Inps e all’Inpdap. Ora ho saputo che la mia ricongiunzione di tutto all’Inps avrà un costo di 135.000 euro». Cifre stellari come quella chiesta a Bruno: «per ricongiungere 32 anni di contributi versati nelle casse Inpdap agli otto dell’Inps mi sono stati chiesti dall’Inps 299.605 euro. Da pagare in «comode» 190 rate mensili da 1.576,87 euro l’una, per 15 anni. Vicenda analoga anche quella di «nicsummo», un ex dipendente della società Postel SpA del gruppo Poste Italiane che dopo aver versato per 30 anni i contributi all’Inps e per altri 12 a Ipost, ora si ritrova con un conto ulteriore di 70 mila euro da pagare per avere il diritto alla pensione.

fonte: www.lastampa.it

 

«Cloud computing. Così Wind conquista le aziende»

«La ricetta del successo – spiega a Il Tempo Pierpaolo Festino, direttore business unit corporate di Wind – è il giusto mix tra comunicazione mirata e servizi ad alto contenuto tecnologico come il cloud computing». Quali sono le nuove sfide commerciali di Wind in ambito corporate? «Ci sono due grandi filoni: il primo riguarda la nuova campagna pubblicitaria televisiva fortemente concentrata su aziende medie e di piccole dimensioni, l’altra novità riguarda i servizi di cloud computing per le grandi aziende, che possono così abbattere sensibilmente i loro investimenti e trasformarli in costi operativi proporzionali alle loro funzioni di ufficio. Questo rientra nel posizionamento classico di Wind: giusto prezzo per i servizi che si possono fruire in maniera semplice e comprensibile. Una strategia che fino ad oggi ci ha premiati. Continuiamo a crescere». Ci può dare qualche numero? «Abbiamo tassi di crescita a due cifre in un mercato complessivamente in contrazione. Si tratta dunque di un gran bel risultato». Qual è la leva principale per incrementare i clienti? «Nel mercato corporate la qualità delle soluzioni tecniche è un fattore essenziale e inderogabile da abbinare al prezzo. Un ruolo importante è rivestito anche dalla customer satisfaction, ambito in cui stiamo andando molto bene, con tassi di crescita elevati che ci hanno permesso di superare l’incumbent». C’è un’area di mercato in cui pensate di investire per gli sviluppi futuri? «Assistiamo al declino della voce, inteso in senso tradizionale, e a un futuro rappresentato dai dati. I clienti si aspettano di avere accesso a voce, dati ed applicazioni ovunque e comunque, senza distinzione tra accesso fisso o mobile, in azienda o in mobilità». Il servizio deve essere supportato da una diffusione della rete. Cosa fa Wind? «Abbiamo una struttura capillare di rete mobile e fissa. La cosa interessante è che Wind è in grado di gestire la convergenza fisso-mobile per voce, dati e applicazioni grazie alle sue reti integrate. Siamo l’unica vera alternativa a Telecom Italia perché offriamo servizi per ogni esigenza dei clienti». In che modo comunicate con le aziende, cosa vuole trasmettere il vostro ultimo spot? «Abbiamo creato una comunicazione visiva e immediata, contraddistinta da classe e ironia, con l’obiettivo di cogliere le esigenze che i professionisti hanno quotidianamente». È cambiato qualcosa nelle richieste dei clienti? «I clienti chiedono sempre più attenzione con distinzione tra grandi, piccole e medie imprese, soprattutto in questo attuale contesto economico. La clientela corporate sta mostrando un grande interesse verso ogni singolo aspetto dei servizi».

fonte: www.iltempo.it

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.