Al via le partenze di Pasqua

Esodo pasquale al via: le partenze si intensificheranno oggi e domani, mentre i primi rientri sono attesi nel pomeriggio di lunedì e soprattutto martedì 10 aprile. A fare il punto della situazione e ViabilitàItalia, il centro di coordinamento istituito presso il Viminale che monitorerà costantemente la situazione della circolazione stradale lungo la rete viaria nazionale.

La Polizia stradale sarà presente con 1.500 pattuglie giornaliere, l’Arma dei Carabinieri concorreràcon circa 11.000 equipaggi al giorno nei servizi di vigilanza stradale lungo la viabilità rdinaria, sulla quale opereranno anche le Polizie locali con circa 10.000 pattuglie nell’ambito dei territori di rispettiva competenza. Sulla rete stradale e autostradale gestita dall’Anas saranno operativi 1.200 addetti alla sorveglianza e al pronto intervento e 700 mezzi, mentre le Societàconcessionarie autostradali saranno impegnate con più di 1.900 addetti alla viabilità.
E in previsione di un aumento delle partenze in treno la Polizia ferroviaria potenzierà i servizi di vigilanza nelle stazioni e garantirà la presenza di pattuglie su oltre 200 treni.

Sul fronte meteo, il dipartimento della Protezione civile informa che durante il periodo a cavallo della Pasqua, il tempo si presenterà a più riprese instabile, con tratti perturbati intervallati da giornate all’insegna della variabilità.
Domani il tempo peggiorerà quasi dappertutto, con fenomenologia più intensa e persistente sulle regioni nord-orientali e su quelle centrali del versante tirrenico ed al meridione.
Per il giorno di Pasqua è atteso un miglioramento ma solo al nord e per una giornata di sole bisognerà aspettare il lunedì di Pasquetta.

fonte:http://www.rainews.rai.it/it/news.php?newsid=163822

Statali pagati, non serviranno ferie o permessi

I dipendenti pubblici che domani e sabato staranno a casa per la decisione del prefetto di Roma di chiudere gli uffici pubblici a causa del maltempo saranno normalmente retribuiti e non dovranno quindi utilizzare ferie o permessi. Sarebbe questo l’orientamento del ministero della Funzione pubblica. Si tratta, secondo l’ordinanza del prefetto di «assenze giustificate» e quindi da retribuire. Nel complesso i giorni di lavoro persi per i dipendenti pubblici a Roma a causa del maltempo sono quattro per i lavoratori che lavorano su sei giorni la settimana (sabato 4, lunedì 6, venerdì 10 e sabato 11 febbraio), mentre per chi lavora su cinque giorni la settimana saranno due (lunedì 6 e venerdì 10). C’è comunque una parte dei lavoratori che sarà comunque operativa, come quelli delle emergenze (ospedali, spalatori, vigili urbani, vigili del fuoco, Ama ecc). Il pagamento delle assenze dei lavoratori negli uffici pubblici chiusi per maltempo, naturalmente, vale anche negli altri casi di chiusure in Italia degli uffici della pubblica amministrazione.

fonte: www.ilmessaggero.it

Senza pensione in 200mila per black-out informatico alle Poste

Stamattina in varie parti di Italia circa 200mila pensionati non sono riusciti a riscuotere la pensione in quanto le loro spettanze non sono state accreditate sui libretti postali dal sistema informatico di Poste italiane, come prevede il decreto Monti. E’ quanto denuncia in una nota il segretario generale della Cisl Poste, Mario Petitto. “In migliaia di uffici – prosegue Petitto – si sono formate lunghe code di cittadini arrabbiati e c’è stata tensione scaricata come sempre sugli incolpevoli lavoratori degli sportelli. Nonostante le costanti rassicurazioni dell’ad Sarmi che decanta le meraviglie della più grande rete informatica d’Europa, noi come sindacato largamente più rappresentativo dell’azienda, siamo costretti ancora una volta a denunciare le inefficienze del sistema informatico di Poste italiane che tutti i giorni crea qualche problema in migliaia di uffici postali del Paese, con grave danno per i lavoratori che diventano il parafulmine delle ire dei cittadini. Per questo diciamo basta. Nonostante i ripetuti black-out del sistema informatico e i quotidiani rallentamenti delle operazioni di sportello, l’azienda glissa sempre sul problema trovando giustificazioni che non reggono più”. “E’ tempo che qualcuno – conclude – sia esso l’azionista o la magistratura cerchino di fare luce prima che i cittadini clienti abbandonino i nostri servizi, stufi della pessima qualità erogata e dei disagi ormai quotidiani”.

fonte: http://notizie.virgilio.it/economia/senza-pensione-in-200mila-per-black-out-informatico-alle-poste_162526.html

Un po’ amico, un po’ badante Il robot del futuro è già tra noi

I robottini calciatori hanno fatto il loro tempo. Ora che la tecnologia promette di portarcene uno in ogni casa entro il 2020 (così dicono in Sud Corea), i robot non saranno più solo giocattoli, ma strumenti utili. Macchine non più confinate nelle industrie, ma capaci di sostituirci nelle più banali attività quotidiane e in quelle situazioni in cui un aggeggio programmato può risultare più preciso di noi. Il settore della robotica «di servizio» e personale, in mostra a Milano (fino a oggi) per la terza edizione di «Robotica», è però ancora in gran parte da esplorare. E oscilla tra l’intrattenimento e l’hobbistica da una parte e le applicazioni più concrete dall’altra: così nell’esposizione convivono i cagnolini che ballano il waka waka e progetti di robotica subacquea per la sorveglianza dei porti. In verità in qualche casa i robot sono già entrati: l’aspirapolvere intelligente a forma di disco, ormai in vendita nei centri commerciali, è l’esempio più semplice di robot utile. «Ma per il vero robot personale ci vorrà tempo – chiarisce Stefano Avenia -: quello perfetto deve sapere cosa fare per aiutarti, avere insomma una vera e propria intelligenza e ancora siamo lontani dall’arrivarci». A «Robotica» la sua Nuzoo ha lanciato I-Do Robot, il primo robot italiano per la telepresenza, capace di rispondere a input dati a distanza e relazionarsi con persone e oggetti. «Ho iniziato 10 anni fa in una cantina – racconta Stefano -. Ora siamo in 10, tra esperti di informatica, meccanica ed elettronica». I-Do non assomiglia per nulla allo stereotipo del robot simile all’uomo: «La forma umanoide non è necessariamente quella migliore: le ruote, per esempio, forse sono più pratiche delle gambe, per un robot. Oggi pensare a un robot con testa, gambe e braccia come nei film è appunto fantascienza. In futuro, vedremo». Il tempo dei cyborg sembra quindi lontano da venire e tra i robot esposti quelli modellati sul corpo umano arrivano a malapena al mezzo metro. «In Giappone ne esistono anche a grandezza naturale – spiega Piero Zanetti, della IT+Robotics, una spin-off dell’ Università di Padova che si occupa anche di software -. Qui in Europa siamo ancora molto restii ad accettare l’idea di una macchina che sia davvero simile a noi: è una questione anche psicologica». Eppure c’è chi è pronto a scommettere che entro 10 anni i robot diventeranno i nostri migliori amici. O almeno aiuteranno a risolvere problemi sociali complessi come quello della terza età. «Servono soluzioni accessibili, efficienti dal punto di vista energetico e funzionali», sostiene Paolo Dario della Scuola Superiore Sant’Anna. È il coordinatore di «Robot Companion for Citizens», l’unico progetto italiano selezionato come finalista per la Fet Flagship, il finanziamento Europeo che assegna un miliardo di euro per un progetto di 10 anni. «Ci siamo posti un obiettivo ambizioso, degno di un finanziamento così importante e a lungo termine. Non vogliamo banalmente creare la badante elettronica, ma sistemi complessi e integrati. Usare la robotica per portare una vera rivoluzione in settori diversi». In attesa dei risultati del concorso europeo (saranno noti a metà 2012), il Sant’Anna ha senz’altro convinto i più giovani con «Roborama»: lo spettacolo di marionette robotiche ispirato al mago di Oz è stata l’attrazione più gradita dai piccoli visitatori. Per qualcuno, infatti, il robot resta soprattutto un divertimento. È il caso di Matteo Suzzi, che si definisce un «artigiano» e da Imola ha portato i robot più simpatici visti nell’esposizione: il tastierista con 19 dita (concorrenza un po’ sleale…) e il più piccolo RobotKea, «chiamato così – spiega – perché la testa è fatta di una ciotola di alluminio dell’Ikea». Con una webcam sulla testa il suo robottino sembra R2-D2 di Star Trek. «Per me resta soprattutto una passione – dice Matteo -: lavoro praticamente senza budget, con materiali di recupero o comunque a basso costo. Ma per febbraio sarà pronto il nuovo tastierista, con 10 dita e l’avambraccio mobile».

fonte: www.lastampa.it

 

Garibaldi non incontrò Vittorio Emanuele a Teano ma a Vairano, dice la Treccani

Non fu a Teano bensì a Vairano Patenora il celebre incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Nei 150 anni dell’Unità d’Italia lo sostiene l’Enciclopedia Treccani, che nella sua versione on line sottolinea come la tesi che l’incontro tra il generale e il re d’Italia sia invece avvenuto al quadrivio di Taverna della Catena nel comune di Vairano, in provincia di Caserta, sia oggi ritenuta «la più fondata». La precisazione sul luogo in cui si svolse uno degli episodi di maggiore valore simbolico del Risorgimento verrà annunciata mercoledì a Roma alle 11.30 all’Istituto Treccani, in una conferenza stampa (Vairano o Teano, 26 ottobre 1860: dove avvenne l’incontro tra Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi?) con il presidente Giuliano Amato, capo del comitato per le celebrazioni dei 150 anni- e lo storico del Risorgimento Giuseppe Monsagrati, professore all’Università di Roma La Sapienza e autore della voce Teano dell’enciclopedia online. Teano, si legge nella voce, «è stata a lungo considerata come il comune nel cui territorio, il 26 ottobre 1860 ebbe luogo l’incontro nel corso del quale Garibaldi salutò Vittorio Emanuele II re d’Italia e gli consegnò il Regno meridionale che aveva quasi completamente conquistato. Accolta dalle cronache del tempo e passata poi in molti manuali di storia, la notizia, in assenza di una relazione ufficiale delle autorità militari, è stata poi messa fortemente in dubbio dagli storici sulla base delle testimonianze di alcuni dei personaggi che assistettero all’evento e che indicarono come punto dell’incontro il quadrivio di Taverna della Catena nel comune di Vairano Patenora, essendo peraltro vero che a Teano i due protagonisti si dettero il saluto di commiato, dopo aver cavalcato affiancati sin lì». Tale tesi, continua la voce dell’enciclopedia on line, «espressa nel 1909 da un generale (G. Del Bono) dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore Esercito, benchè contestata nel 1911 da uno studioso locale (V. Boragine) col sostegno di un altro ufficiale dello Stato Maggiore, è oggi ritenuta la più fondata e ha in questi ultimi anni ricevuto il conforto di ulteriori e bene documentate ricerche (G. Di Muccio, 1960; A. Panarello, 2002; C. Antuono, 2011)».

fone: www.ilmessaggero.it

 

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