Lampadine fluorescenti e compatte: istruzioni per l’uso

Lampadine fluorescenti compatte non sono del tutto innocue per la salute. Ecco le riflessioni dell’Eco Architetto in merito alla questione

Ma possono davvero costituire un pericolo per chi le ha in casa? Che le fluorescenti compatte, dette Cfl, non siano del tutto innocue per l’ambiente e la salute non è una notizia. Come sappiamo, contengono mercurio, metallo pesante tossico e inquinante.

Solo che finora si pensava che questo potesse essere un pericolo solo alla fine della vita dei bulbi: se smaltiti in modo scorretto, per strada o in discarica, comportano un accumulo di mercurio nell’ambiente. Che dall’ambiente potrebbe tornare all’uomo.

Accanto ai vecchi timori, però, ora l’attenzione si sposta all’interno delle abitazioni. A scatenare il nuovo allarme è l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, l’Umweltbundesamt, secondo la quale il mercurio delle Cfl potrebbe fare male anche a chi le ha in casa. L’allarme tedesco non è condiviso dagli esperti.

Se a Ecolamp, il consorzio che si occupa della raccolta e del riciclaggio delle Cfl, “pur senza voler fare gli avvocati difensori delle fluorescenti compatte” parlano di “inutile allarmismo”, nemmeno i tossicologi sembrano preoccupati.

Secondo Pietro Dolara, docente di Tossicologia all’Università, “conseguenze sanitarie dell’inalazione del mercurio si hanno con alte concentrazioni ed esposizioni lunghe, come avveniva nelle gengiviti dei cappellai, che nel passato lavoravano il feltro con il mercurio. Quello dell’inalazione dalle lampade rotte mi sembra veramente un rischio trascurabile e remoto. Ci sono modi molto più pericolosi attraverso i quali il mercurio entra nel nostro corpo, ad esempio la via alimentare”.

Ma quanto convengono le fluorescenti? L’ultimo studio dell’Unep, l’Agenzia delle Nazioni unite per l’ambiente, in proposito non lascia dubbi: per ridurre le emissioni di CO2 e rallentare il cambiamento climatico, infatti, il passaggio alle lampadine a risparmio energetico è una delle soluzioni migliori in quanto a rapporto costi-benefici, e lo è anche per ridurre l’uso di combustibili inquinanti e dannosi per la salute, come carbone e kerosene.

Inoltre, durano dalle 6 alle 15 volte in più rispetto alle lampadine a incandescenza e consumano dal 65 all’80% in meno di elettricità: un risparmio che in genere supera la decina di euro l’anno a lampadina. Ma a fine vita hanno bisogno di più attenzione: le fluorescenti compatte sono rifiuti speciali, non si possono buttare nella pattumiera né nelle campane del vetro. Il modo corretto per liberarsi delle cfl esaurite (o rotte) è la consegna all’isola ecologica: l’elenco è nel sito www.cdcraee.it, nella sezione “comuni” e da lì in “ricerca geografica”.

fonte: http://gogreen.virgilio.it/

Casa, nuove tasse assediano il mattone

Insieme alla cedolare secca, il federalismo potrebbe aprire la porta alle rivalutazioni delle rendite catastali su cui si calcolerà l’Imu
Il decreto sul federalismo fiscale porterà in dote non solo la cedolare secca sugli affitti, ma anche un possibile inasprimento della pressione fiscale sul mattone. Si parte, dunque, dalla cedolare secca: il testo approvato alla Camera prevede il 21% sui contratti liberi e il 19% sui contratti a canone concordato.

Un indubbio vantaggio fiscale, attenzione però. Chi sceglie la cedolare non potrà aumentare l’affitto per tutta la durata del contratto, mentre oggi è possibile adeguare anno per anno il canone al costo della vita. Siccome la scelta della cedolare secca non sarà obbligatoria (il contribuente potrà decidere di continuare a pagare le normali aliquote Irpef) si tratta di valutare circa l’entità dell’inflazione. La decisione di optare per la cedolare secca andrà presa all’inizio del contratto di locazione e bisognerà notificarla all’inquilino, che così potrà legittimamente rifiutare qualsiasi successiva richiesta di adeguamento del canone.

C’è poi da valutare l’impatto dell’Imu che entrerà in vigore nel 2014 e assorbirà l’Ici. Nel caso di immobili locati l’imposta dovrebbe essere della metà rispetto alla misura ordinaria, fissata nel 7,6 per mille. Questo a livello teorico, perché ai Comuni è concessa la possibilità di elevare l’aliquota, in casi di locazione, di altri due punti millesimali e dunque l’imposta andrà dal 3,8 al 5,8 per mille.
Ma la questione delle aliquote è marginale, all’orizzonte potrebbe esserci una rivisitazione verso l’alto delle rendite catastali, ovvero la base imponibile su cui su calcola l’Imu. Se ciò si avvererà la pressione fiscale sul mattone è destinata a crescere sensibilmente.

Casa o titoli di Stato?

 Nel lungo periodo il mattone vince la sfida con BoT e inflazione
Casa o titoli di Stato? Per chi vuole restare al riparo dalla volatilità dei mercati azionari quale è la forma migliore di investimento per proteggere il capitale dall’inflazione?
Il confronto nell’ultimo anno. Nell’ultimo anno chi ha puntato sul mattone ha vinto la sfida sia con le Borse che con i titoli di Stato, restando al di sopra anche del costo della vita. Sommando, infatti, la rivalutazione dei prezzi immobiliari e i canoni da locazione, nel 2007 l’investimento nel real estate ha offerto il 4,4% lordo, contro il 3,95% offerto dal BoT (Buono ordinario del Tesoro) annuale emesso un anno fa, il 2,9% archiviato dall’inflazione nel 2007 e lo scivolone di Piazza Affari che nel frattempo ha bruciato un quarto del suo valore. Una performance, quella registrata dal mattone, comunque inferiore rispetto al +10,6% raccolto nel 2006.
Il confronto dal 1990. Questi dati provano che il ciclo di espansione immobiliare, il primo dall’entrata in vigore dell’euro, è terminato e stanno cominciando tempi difficili. Di sicuro, i numeri riportano indietro di un ventennio quando l’inflazione era superiore all’aumento dei prezzi nominali degli immobili (trend durato fino al 1998) e i rendimenti dei BoT annuali staccavano ampiamente il mattone tanto da generare, nell’intervallo 1990-1998, un surplus dell’ 83 per cento. Lo scenario è successivamente mutato in concomitanza dello sprint del mercato immobiliare partito proprio nel 1998 e durato fino al 2006; in tale periodo gli investimenti nel real estate hanno offerto performance superiori anche a quelle dei titoli di stato: un ciclo rialzista durato nove anni (più della media storica di sei anni riscontrata nelle precedenti fasi di espansione). Nel lungo periodo, quindi, nella competizione tra beni rifugio è il mattone a spuntarla. Chi, ad esempio, ha acquistato BoT annuali dal 1990 ad oggi, avrebbe messo in saccoccia oggi un rendimento del 177 per cento. Chi, invece, ha puntato sull’immobiliare nella stessa data otterrebbe una rivalutazione (ipotizzando, come pare logico, un reinvestimento dei canoni da locazione in BoT) del 182 per cento.
Lo scenario. «Prendendo un periodo di 20 anni, qualunque sia il momento di ingresso e di uscita, il ritorno di un investimento immobiliare è sempre stato pari all’inflazione – spiega Mario Breglia, presidente di Scenari immobiliari -. Le probabilità di recupero scendono all’80% se si decide di disinvestire in 10 anni e al 50% se si cede l’immobile dopo cinque anni. Queste considerazioni – continua Breglia – valgono anche per la fase attuale. Considero, anzi, il 2008 un buon anno per acquistare dato che, essendosi allungati i tempi di vendita, gli acquirenti hanno più potere di contrattazione che in passato».
Vito Lops
http://vitolops.nova100.ilsole24ore.com

Case, gelata sui prezzi

Dopo un 2007 ancora in crescita,
quest’anno gli esperti prevedono
valori stabili o in lieve flessione
Per chi vuole comprare casa il 2008 si presenta con prezzi in stabili o in leggera discesa soprattutto nelle grandi città. Ma sul mercato conterà anche l’effetto Banca centrale europea (Bce). Chi vuole cogliere il momento giusto per acquistare dovrà tenere d’occhio, infatti, quello che succede alla Bce dove si decidono i tassi di interesse e quindi quanto costa prendere a prestito il denaro per accendere un mutuo. Con tassi più bassi ci sarà un maggior numero di famiglie che può chiedere un prestito e comprare casa facendo salire i prezzi. Tassi ancora più alti di quelli attuali invece restringeranno il numero di persone che possono acquistare un appartamento facendo scendere i prezzi.
«Fino a pochi mesi fa si pensava che i tassi fossero destinati a salire ancora – spiega Guido Lodigiani responsabile dell’Ufficio Studi Gabetti – adesso dopo i tagli della Fed, la banca centrale Usa, è possibile che anche in Europa venga attuata una politica simile». Tassi più bassi vuol dire rate dei mutui più basse e quindi un maggior numero di famiglie in grado di accendere un mutuo. «Potrebbe essere il segnale che il peggio è passato», aggiunge Lodigiani. I riflessi comunque non saranno immediati secondo Luca Dondi di Nomisma: «Un taglio dei tassi avrà soprattutto un effetto psicologico ed emotivo e inizierebbe a dispiegare i suoi effetti lentamente».
In attesa di capire cosa succederà molti stanno alla finestra. Difficilmente, comunque, il 2008 riuscirà a mantenere quel leggero incremento di prezzi che ancora si era registrato nel 2007. Per il 2008 Gabetti si attende una diminuzione delle transazioni del 3,5% con prezzi in calo dell’1% in media e del 2% nelle grandi città come Milano e Roma. Aspettative simili anche per Nomisma che vede una flessione del 2-3% sul numero di case comprate e una sostanziale stabilità dei prezzi almeno nei centri maggiori. Tecnocasa, da parte sua, ipotizza una sostanziale stabilità dei prezzi sia a Milano che a Roma dove i prezzi si muoveranno dello 0-2%. Più che di crisi del settore, a differenza di quanto è accaduto negli Stati Uniti, gli analisti italiani parlano di soft lending, di atterraggio morbido. I prezzi delle abitazioni non registrano più gli aumenti vertiginosi di qualche anno fa, ma non crolleranno. Il mercato, infatti, si sta riorganizzando. «Da un anno a questa parte – spiega Guido Lodigiani – i costruttori hanno ridotto i loro investimenti in nuove abitazioni per evitare un eccesso di offerta». Un’accortezza che contribuirà ad evitare che i prezzi scendano troppo rovinosamente.

Pagina a cura di Guido Maurino

Mutui in brusca frenata

Calano a dicembre le richieste e gli importi
erogati. Mentre gli interessi volano al 5,71%
Dopo tanti colpi di tosse la febbre è arrivata davvero: a dicembre le consistenze dei mutui fondiari, di durata superiore ai 5 anni, sono calate, secondo i dati della Banca d’Italia, di tre miliardi di euro, da 264 a 261. E siccome le notizie negative non arrivano mai da sole, i costruttori edili stimano che nel biennio 2007/8 la costruzione di nuove abitazioni oscillerà tra lo zero e il -1 per cento. Mentre ref., società di ricerche e consulenze, segnala che la produzione dell’indotto dell’edilizia è già in picchiata. Insomma, nuvoloni scuri si addensano sul bene più amato dagli italiani, la casa. Anche se la corsa del mattone durava oramai da otto anni.
Richieste in frenata. Lo scivolone di Natale è stato prodotto dal cedimento dei prestiti o dall’impennata delle cessazioni anticipate? Il dato è ancora in corso di elaborazione negli uffici di Banca d’Italia che però sottolinea i primi 42mila mutuatari che nei primi nove mesi hanno rineogaziato i contratti con le banche e il numero crescente di estinzioni anticipate. Conta anche il flusso delle erogazioni che, fino a settembre, è sceso dell1,54 per cento. Inoltre sull’ultimo trimestre potrebbero essersi scaricati gli effetti negativi dello sfasamento temporale tra la richiesta del mutuo e la sua effettiva erogazione. «La scorsa estate – conferma Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it – molti aspiranti proprietari di casa, di fronte a un Euribor a 3-6 mesi (il paramentro a cui sono agganciati i mutui a tasso variabile) schizzato fino al 5%, hanno preferito rinviare la firma del contratto». Sensazione confermata da alcuni operatori bancari che per il primo trimestre del 2008 segnalano un mercato più debole.
Importo medio in calo. Gennaio, peraltro, ha confermato il trend di un taglio dell’importo medio richiesto sotto la soglia dei 130mila euro, rispetto ai 136mila del primo semestre 2007. Come è confermata anche la tendenza alla rinegoziazione del mutuo che l’anno scorso ha inciso per il 20% sull’erogato. Ciò è dovuto anche al fatto che i tassi medi praticati sui mutui fondiari sono saliti ininterrottamente dall’inizio dell’anno. E a dicembre hanno raggiunto il picco di 5,71 per cento. Oltre il 15% in più rispetto a 12 mesi prima.

Emanuele Scarci

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