Statali, allarme Cgil: con stop aumenti già persi tremila euro a testa nel 2013 se ne perderanno altri 600

Con lo stop agli aumenti salariali per i dipendenti pubblici decisi nel 2010 i travet hanno perso in tre anni nel complesso circa 3.000 euro lordi, mentre altri 600 circa si perderanno nel 2013: lo dice il responsabile settori pubblici Cgil, Michele Gentile, precisando che se il blocco fosse confermato nel 2014 si perderebbero altri 500 euro. T

La perdita. A regime le retribuzioni, secondo Gentile, perderanno a fine 2013 in termini reali (a causa del mancato adeguamento rispetto all’inflazione in questi anni) circa 200 euro mensili. Tra il 2010 e il 2012 le retribuzioni dei travet non hanno recuperato l’8,1% di aumento dei prezzi che si è registrato nel periodo (insieme allo scarto tra inflazione programmata e reale che c’è stato nel biennio precedente). La stima per il costo del lavoro tra il 2011 e il 2014 è di un calo di sette miliardi con il passaggio da 169 a 162 miliardi. «È ora – dice Gentile – di dare forti segnali di discontinuità nelle politiche relative al lavoro pubblico. Parlare di semplificazione e di snellimento delle pubbliche amministrazioni senza affrontare e rimuovere contemporaneamente i gravi effetti distorsivi delle politiche sin qui seguite verso il lavoro pubblico significa non voler occuparsi veramente di riforma».

Il blocco del turn over. Ma i dipendenti pubblici non hanno affrontato solo un sacrificio in termine di buste paga reali più leggere. Nel periodo i travet hanno fatto i conti anche con il blocco del turn over e quindi con il calo del personale. Tra il 2007 e il 2011, secondo i dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato i dipendenti pubblici sono diminuiti di 150.000 unità (da 3,43 milioni a 3,28 milioni) con un -4,3% ma la diminuzione dovrebbe essere ancora più consistente negli anni successivi con una stima della Cgil di 400.000 lavoratori pubblici in meno tra il 2007 e il 2014.

Resta irrisolto inoltre il problema del precariato con circa 200.000 tra contratti a termine, lsu, interinali e collaborazioni nel complesso delle amministrazioni. «Chiediamo al Governo – dice Gentile – di congelare il decreto con il quale si proroga il blocco della contrattazione nazionale al 2014 e di riaprire su questo tema un confronto con i sindacati per far ripartire la stagione contrattuale. Chiediamo misure urgenti sul precariato nelle pubbliche amministrazioni che impediscano la perdita del lavoro alla scadenza dei contratti ; nuove e mirate politiche di assunzione nelle amministrazioni con le quali affrontare anche il problema dei tanti giovani vincitori di concorsi pubblici che ancora non hanno lavoro; la riapertura di una stagione contrattuale nella quale affrontare il problema delle retribuzioni e di progetti mirati di nuova qualità del lavoro e misure che favoriscano i processi di riforma garantendo il lavoro».

Uil: a rischio i servizi essenziali. Se non si rinnoveranno i contratti dei lavoratori precari della pubblica amministrazione in scadenza tra luglio e dicembre si rischierà di non poter erogare alcuni servizi essenziali: lo sottolinea il segretario confederale Uil, Antonio Foccillo, spiegando che al calo già registrato in passato (150.000 lavoratori in meno tra il 2007 e il 2011 secondo il Conto annuale della Ragioneria) presto si aggiungerà quello previsto dalla spending review con altri 150.000 tagli previsti entro il 2014. Inoltre Foccillo ha ricordato che esiste un problema di persone vincitrici di concorso pubblico che a causa del blocco del turn over (dal 2010 si può assumere solo nel limite del 20% delle uscite, sia in termini di persone che di spesa) sono rimaste bloccate e ancora in attesa del badge. «Quanto al tema dei salari – avverte Foccillo – diciamo no a un ulteriore blocco dei contratti per il 2014. Sarebbe contrario al principio di legalità ma anche a quello economico dato che si parla di consumi per oltre tre milioni di famiglie».

Cisl: cercare risorse per i contratti.
 La Cisl funzione pubblica chiede al Governo di rinnovare i contratti in scadenza del pubblico impiego già con il primo provvedimento, quello che affronterà il nodo delle risorse per la cig in deroga e l’Imu. Lo sottolinea il segretario generale Giovanni Faverin precisando che per i rinnovi dei contratti in scadenza a luglio servono 150 milioni. Una volta affrontate le emergenze però, afferma Faverin, bisognerà cercare le risorse per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici in modo da far ripartire le trattative per tre milioni di lavoratori con le buste paga ferme al 2010. Al momento i contratti sono bloccati fino a fine 2013 ma è stato messo a punto un decreto per prorogare il blocco anche per il 2014. Per un triennio, secondo Faverin, servono 7-8 miliardi. «Il problema – ha detto – è come uscire dal blocco contrattuale. Bisogna trovare le risorse e far ripartire la trattativa».

 

fonte: http://www.ilmessaggero.it/ECONOMIA/statali_aumenti_stipendi_cgil_cisl_uil/notizie/278861.shtml

L’Aci aumenta le tariffe: passaggi di proprietà più cari

Dopo 19 anni il ministero dell’Economia ha ritoccato le tariffe dovute all’Aci per le pratiche auto. Per un passaggio di proprietà si pagheranno 27 euro rispetto ai 20 in vigore da anni. Per i cittadini cambia poco: la maggior parte del costo è dovuto alla Ipt, un’imposta versata alle province

Passaggi di proprietà più cari del 30%. Dal 2 aprile sono entrati in vigore gli aumenti delle tariffe per le pratiche auto. Lo ha stabilito un decreto del ministero dell’Economia esaudendo così una richiesta dell’Aci, che chiedeva da tempo un ritocco all’insù delle tariffe – erano ferme da 19 anni – per fronteggiare una situazione economica che per l’ente si è complicata, anche per colpa del crollo del mercato automobilistico.

I rincari. Per un passaggio di proprietà o una prima iscrizione al Pra – il pubblico registro automobilistico – bisognerà sborsare 27 euro rispetto ai 20,92 in vigore fino al marzo 2013 mentre per un documento di cessazione di circolazione o la cancellazione di un leasing la tariffa sale 13,50 euro. Stessa tariffa per i passaggi di proprietà a favore di un rivenditore di auto o di un autosalone. Nel decreto, però, si stabilisce anche che i disabili o i cittadini con ridotte capacità motorie sono esenti per i veicoli che “siano stati adattati per la loro locomozione”.

Gli aumenti si giustificano anche con un altro motivo: il decreto del ministro Vittorio Grilli, infatti, stabilisce che le Province non dovranno più versare un obolo all’Aci per la gestione dell‘imposta provinciale di trascrizione (Ipt), che è la voce che influisce di più sull’importo finale.  I 27 euro stabiliti per decreto, infatti, sono solo una minima parte del costo che gli automobilisti devono sobbarcarsi per un passaggio di proprietà. Il resto è soprattutto Ipt, che viene calcolata anche sulla base della potenza del veicolo espressa in Kilowatt.  E non è finita: ogni Provincia è libera di aumentare l’Ipt fino al 30%.

Stando alla tabella dell’Aci Ancona, Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino e Verona sono soltanto alcune delle province che hanno scelto il rincaro più pesante, mentre Aosta, Bolzano, Prato e Trento hanno resistito alla “tentazione” lasciando l’imposta invariata. Per la maggior parte degli automobilisti italiani gli aumenti appena stabiliti dal Ministero influiranno ben poco sul bilancio familiare.

fonte:http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/2013/04/06/laci-aumenta-le-tariffe-passaggi-di-proprieta-piu-cari/?ref=HRSN-3

Volkswagen con 50mila nuovi assunti entro 2018, punta alla leadership mondiale grazie alla Cina

Volkswagen pronta ad aumentare di 50mila unità il numero dei suoi addetti entro il 2018, anche se l’incremento sarà più forte in Cina che in Europa. Ovviamente si tratta anche di lavoratori a tempo indeterminato. Secondo Bernd Osterloh, responsabile del Consiglio d’azienda, del gigante di Wolsburg, il numero totale di dipendenti del colosso di Wolfsburg salirà da 550mila a 600mila unità. «Di fronte al calo delle vendite in Europa», spiega il manager, «dobbiamo fare bene attenzione a dove aumentiamo il nostro personale». Ed è naturale che l’ex celeste impero sia ancora una volta nel mirino. Che la Cina sia ormai l’Eldorado per le Case automobilistiche di tutto il mondo, non c’è dubbio, visto soprattutto che il mercato si conferma sempre di più potenzialmente immenso. Del resto fu proprio Volkswagen a conquistare la Cina, 30 anni, con la Santana, vettura prodotta fin ora in oltre 4 milioni di unità con la quale, a metà degli anni ottanta, non solo ha consentito a Volkswagen motorizzare un intero Paese in Cina, ma allo stesso tempo, ha posto le basi per una lunga e duratura collaborazione con l’industria automobilistica cinese.

Vw in Cina adesso conta su una decina di impianti, gestiti con in joint venture locali e su queste solide basi, Vw ha un vantaggio rispetto ai concorrenti e questo potrebbe agevolare la casa tedesca (forte di dieci marchi) nell’obbiettivo di diventare il leader mondiale per il 2018 come da tempo pianificato Volkswagen sta per costruire altri due ulteriori impianti automobilistici in Cina, procedendo così nella propria strategia di crescita a lungo termine nel maggiore mercato planetario dell’auto.

A Berlino, in occasione degli incontri dei Governi tedesco e cinese, svoltisi più o meno in questigiorni l’anno scorso, è stata raggiunta l’approvazione definitiva alla costruzione degli impianti di Foshan e Yizheng. L’impianto di Yizheng, nella provincia di Jiangsu (Cina orientale), sarà sviluppato in collaborazione con la Shanghai Volkswagen. E lo stabilimento di Foshan, nella Provincia della Cina meridionale di Guangdong, verrà costruito grazie alla joint venture FAW-Volkswagen. Comunque, i primi documenti ufficiali dello sviluppo dei due siti erano stati firmati già nell’estate 2010. Ma ora qual è l’obiettivo del colosso teutonico? Lo ha lasciato intendere Martin Winterkorn, presidente del Gruppo Volkswagen, in occasione della firma dei contratti nell’Ufficio della Cancelleria Federale di Berlino. “Visto che il mercato cinese è in costante espansione, vogliamo giocare un ruolo primario nella gestione di questa crescita, in linea con i nuovi modelli di compatibilità ambientale e con l’espansione della capacità locale di produzione. I nostri nuovi stabilimenti dimostrano che la Volkswagen continua a rappresentare un forte motore di crescita per l’industria automobilistica cinese”. Ma passiamo ai numeri. Ciascuno dei due impianti è destinato a gestire una capacità annuale di ben 300mila vetture: la produzione sarà avviata a partire da fine anno. Grande mercato, enorme produzione. Che Volkswagen può permettersi.

Lo ha spiegato bene Karl-Thomas Neumann, Presidente e Ceo di Volkswagen Group China “Le nuove fabbriche costituiscono gli elementi chiave per i nostri progetti di crescita della capacità produttiva annuale in Cina, che nel medio termine, in collaborazione con i partner locali, dovrebbe raggiungere i tre milioni di vetture”. Tre milioni, cifre da far paura. Volkswagen già ha incrementato il proprio programma di investimento in Cina, arrivando a 10,6 miliardi di euro per il periodo compreso tra il 2011 e il 2015. Oltre che per i due nuovi stabilimenti, sono stati annunciati gli obiettivi di espansione della capacità produttiva di entrambi gli impianti già esistenti di Nanjing e Chengdu, prevista tra le 300mila e le 350mila vetture l’anno. Intanto l’obiettivo immediato di Pechino è di sorpassare definitivamente il Vecchio Continente.

Il 2013 sarà l’anno del record della Cina sull’Europa quanto a produzione di auto, con 19,6 milioni contro 18,3 milioni di veicoli prodotti. Non solo, dunque, sulle vendite, anche il predominio sulla produzione passerà a breve, dunque, in mano cinese. I dati, riportati dal Financial Times sulla base di previsioni di diversi istituti di ricerca (IHS, LMC Auto e PwC), ma anche da banche d’investimento (Ubs e Credit Suisse), sono ancora più chiari se si considera che le proiezioni includono non solo l’Unione europea ma anche altri Paesi come Russia e Turchia. La tedesca Bmw che controlla anche Rolls-Royce, è il principale produttore mondiale di auto di lusso, davanti all’eterno rivale Daimler, titolare dei marchi Mercedes-Benz e Smart. Entrambi i Gruppi godono di ottima posizione sia in Cina che negli Usa e proprio Daimler, secondo la stampa tedesca, si prepara ad accogliere investitori cinesi. Norbert Reithofer, ad di Bmw, ha comunque spiegato di aspettarsi un 2013 difficile. Volkswagen va, invece, in controtendenza visti che il Celeste Impero è diventato ormai il primo mercato mondiale per il gruppo. Volkswagen, inoltre, è titolare di un marchio “premium” come Audi oltre che di icone del lusso come Porsche, Bentley e Bugatti. Il declino europeo è, invece, causato da un forte crollo delle vendite in tutto il Continente a seguito della crisi economica, e mette in seria difficoltà molte case produttrici, in particolare il Gruppo francese Psa (Peugeot e Citroën) che sta tagliando circa 10mila posti di lavoro in attesa di un salvataggio da 7 miliardi di euro del Governo di Parigi. Anche per Psa l’ipotesi di espandere la presenza in Cina è considerata una via di uscita alla crisi in Europa. E poi c’è il Gruppo Fiat-Chrysler che sta sempre più seriamente pensando ad una massiccia presenza in Cina con, in particolare, i marchi Fiat e Jeep.

fonte: http://www.ilsole24ore.com

 

Cioccolato, mangiarlo fa bene: ecco perché

Gli antichi lo chiamavano “il cibo degli dei”. Perché il cacao ha caratteristiche incredibili: è buonissimo al gusto, ha tante proprietà benefiche per l’organismo, può essere un cibo afrodisiaco, contribuisce a tenere lontana l’ansia e la depressione, rafforza l’autostima… Certo, non bisogna abusarne. Ma dopo tutto, è la stessa raccomandazione che si fa per tanti altri alimenti, che per giunta non sono neanche così buoni e gustosi al palato… E allora, scopriamo quali sono le caratteristiche che fanno della cioccolata (fondente o al latte) un cibo “terapeutico”, quali sono le dosi giuste per non avere problemi, come regolarsi con tutti gli altri aspetti nelle parole di un nutrizionista.

fonte:http://staibene.libero.it/salute/primi_piani/single_pp/article/cioccolato_sana_passione/?refresh_cens

Conti deposito, cosa succede se i soldi servono prima

I conti di deposito sono oggi un’opportunità di investimento rilevante. In molti casi i rendimenti sono nettamente superiori rispetto a quelli offerti dai titoli di Stato, considerate le rispettive scadenze. In altri anche il bollo statale (0,15%) viene pagato dalla banca. Bisogna però considerare anche un altro  fattore, prima di scegliere questa forma di risparmio: il prezzo da pagare ai rendimenti alti può essere anche, talvolta, alla rinuncia della disponibilità della somma nel periodo di tempo che si è scelto per vincolare le somme.

In questo le strategie delle varie banche differiscono e si catalogano in quattro gruppi:

1) conti dove non è possibile in ogni riavere i soldi prima della scadenza del vincolo;

2) conti dove è possibile riavere la liquidità rinunciando però totalmente agli interessi già maturati;

3) conti che prevedono una penale in caso di svincolo anticipato

4) conti che prevedono, per chi svincola, in anticipo l’applicazione retroattiva di un tasso più basso, Anche questa, se vogliamo, è una forma alternativa di penale

ll dettaglio in questa tabella sui conti di deposito e in questo articolo

fonte: http://vitolops.blog.ilsole24ore.com/2013/03/conti-deposito-cosa-succede-se-i-soldi-servono-prima.html

Dimagrire: il senso di colpa fa ingrassare

Mettersi a tavola senza sentirsi in colpa. Al contrario, rimuginare continuamente sul proprio peso, sulla linea che si rischia di perdere, farà ingrassare anche se quella che abbiamo davanti è una insalata scondita. Parola dei ricercatori dell’Utrecht University in Olanda che sulla rivista Psychology & Health mettono nero su bianco una regola per non prendere peso: un rapporto equilibrato con il cibo è il modo migliorare per affrontare una dieta e comunque per mantenersi in forma. Fin qui niente di nuovo.

I ricercatori hanno dimostrato, esperimenti alla mano, che farsi condizionare psicologicamente sul cibo fa perdere ogni sfida in partenza, anzi rischia di ribaltare i risultati di ogni buona intenzione. Chi si sente colpevole di fronte al cibo avrà una tendenza maggiore a mangiare di più e a mangiare cibi più grassi.

fonte: http://www.salute24.ilsole24ore.com/articles/15261-dimagrire-il-senso-di-colpa-fa-ingrassare

Samsung: Galaxy S4, lancio il 14 marzo: voci sull’evento di New York

Samsung potrebbe snobbare il Mobile World Congress di Barcellona che parte tra pochi giorni e dedicare un grande evento singolo, il 14 marzo a New York, per il lancio del Galaxy S4, lo smartphone di punta dell’azienda sudcoreana principale rivale di Apple. Questa è la voce che circola sempre più insistentemente in rete insieme a quella che Samsung starebbe preparando un orologio da polso con funzioni di computer in cui si sta cimentando anche la rivale Cupertino.

Come sarà. L’allerta per il 14 marzo l’ha dato un tweet di Eldar Murtazin del sito Mobile-Review, poi ripreso da diversi blog di tecnologia tra cui il noto The Verge. Del nuovo smartphone di Samsung al momento ci sono solo indiscrezioni: dovrebbe avere uno schermo HD da 4.99 pollici, il sistema operativo 4.2.2, 2 GB di Ram, una fotocamera addirittura da 13 megapixel, il processore Exynos 5 8-core. Lo smartphone salterebbe dunque la presentazione di Barcellona, dove l’azienda è presente ugualmente ma non con un grande annuncio, per dedicare un evento ad hoc al nuovo smartphone che allarga la famiglia Galaxy per cui l’azienda ha venduto oltre 100 milioni di cellulari in oltre due anni e mezzo.

Polsi intelligenti. Ad aggiungersi a queste indiscrezioni ci sono quelle che riguardano la progettazione di un orologio-pc, sulla falsa riga dell’iWatch di Apple, sempre stando a quello che si legge in rete. Dovrebbe essere il Galaxy ALtius, anche questo basato su sistema operativo Android.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/tecnologia/hitech/galaxy_s4_samsung_uscita_prezzi_italia_14_marzo_iphone/notizie/253105.shtml#

Pannelli solari integrati in iPhone e iPad, la Apple deposita il brevetto

Gli smartphone e i tablet della Mela presto potrebbero auto-ricaricarsi grazie al sole con pannelli integrati direttamente nello schermo touch.

iPhone e iPad amici dell’ambiente: presto potrebbero non avere più bisogno del caricabatterie.

La Apple ha infatti appena depositato un brevetto relativo all’invenzione di celle solari da integrare direttamente nella schermata dei dispositivi per catturare e convertire la radiazione del sole in energia.

Non solo, i pannelli solari sono completati da sensori touch: possono così essere usati sia per il rilevamento ottico (cioè quello energetico), che per quello capacitivo, tattile.

Anche se la notizia è stata resa nota solo qualche giorno fa, la società ha lavorato su questa tecnologia per oltre quattro anni.

Unica pecca: l’innovazione presenta gravosi costi di produzione quindi potrebbe passare un po’ di tempo prima di vedere sbarcare sul mercato smartphone e tablet della Mela in grado di auto-ricaricarsi grazie al sole.

http://gogreen.virgilio.it/b2b/news/pannelli-solari-integrati-iphone-ipad-apple-deposita-brevetto_9119.html

Dove sarebbe l’euro se la Bce avesse gli stessi poteri della Fed

La Banca centrale europea non ha gli stessi poteri della Federal Reserve statunitense. La prima ha il compito di controllare la stabilità dei prezzi, ponendosi come obiettivo un tasso di inflazione non superiore al 2%. La seconda si occupa di garantire stabilità dei prezzi ma anche di favorire la crescita economica e l’occupazione. Una differenza non da poco.

Pur essendo banche centrali hanno cartucce diverse da sparare. Entrambe possono agire manovrando i tassi di interesse e drenare o immettere liquidità nel sistema attraverso prestiti agli istituti di credito al mercato all’ingrosso. La Federal Reserve, però, può anche stampare moneta. Sia ben chiaro, anche la Bce può stampare moneta (le banconote vengono stampate dalle varie zecche nell’area euro solo su ordine e per quantitativi stabiliti dalla Bce). Ma con l’espressione “stampare moneta” si intende principalmente la funzione di prestatore di ultima istanza. Ovvero la Fed può essere in ogni caso il garante finale acquistando titoli di Stato o altri titoli (come quelli sui mutui che la banca statunitense sta comprando al ritmo di 40 miliardi di dollari al mese dallo scorso autunno quando ha annunciato un terzo piano di quantitative easing). Un acquisto che avviene stampando appunto nuova moneta dal nulla.

La Banca centrale europea, invece, non incorpora per statuto la funzione di prestatore di ultima istanza. Ciò rende nel complesso gli Stati europei e la valuta europea più vulnerabili rispetto a Stati Uniti e dollaro.

Da qualche settimana impazza la polemica sul fatto che l’euro sia sopravvalutato rispetto ai fondamentali economici dell’Eurozona. Una valutazione che non agevola le esportazioni. Uno studio di Morgan Stanley ha evidenziato che ogni apprezzamento del 10% dell’euro riduce il Pil dell’area dello 0,5% e i profitti delle aziende del 3%. Ebbene, da luglio a oggi l’euro vale – nei confronti del dollaro – il 12% in più (il 10% nel confronto con lo yen giapponese).

Tecnicamente quindi all’Eurozona in un momento in cui la domanda interna rallenta per via dell’austerity in corso e delle svalutazioni salariali in programma (anche se ci auguriamo che i trattati europei possano essere rivisti prima di dar compimento a questo percorso ad oggi, era del pareggio di bilancio, ineluttabile) alimentare la domanda esterna con una valuta più competitiva non sarebbe certo uno svantaggio.

Ma l’Eurozona e la sua Bce hanno meno strumenti della Fed (ma anche della Banca del Giappone, della Banca d’Inghilterra e Svizzera che hanno una struttura simile) per poter svalutare e sono in difficoltà nella guerra delle valute in corso. Secondo gli esperti, se la Bce potesse “stampare moneta” (monetizzando il debito attraverso prestiti di ultima istanza) l’euro si attesterebbe intorno a 1,18 dollari (il 12% in meno rispetto al cambio attuale di 1,34), che molti considerano il fair value, il valore corretto che rispecchia il valore di parità con il potere di acquisto con il dollaro.

fonte: http://vitolops.blog.ilsole24ore.com/2013/02/dove-sarebbe-leuro-se-la-bce-avesse-gli-stessi-poteri-della-fed-currencywar.html

Roma, cenano e non pagano tutti assolti: non è reato

Cenare al ristorante senza pagare a Roma non è reato. Almeno per una comitiva di ventenni di Torre del Greco che l’altra sera sono stati arrestati, e nel giro di ventiquattro ore scarcerati e assolti, dopo un’abbuffata gratis a base di cacio e pepe, carbonara e coda alla vaccinara in un ristorante del centro, L’Esquilino di in via Cavour. I giudici hanno concluso che il fatto non costituisce reato. La sentenza, però, è tutta da spiegare e ha lasciato perplessi il pm e gli stessi avvocati. Probabilmente se ne saprà di più con il deposito delle motivazioni, che avverrà tra due settimane.

La storia è questa: al momento del conto, 240 euro, dopo aver scolato anche lo spumante, gli otto commensali si sono alzati per dileguarsi senza essere visti, quando i camerieri hanno provato a trattenerli hanno cominciato a far volare tavoli, sedie e bottiglie. I carabinieri della sezione motociclisti ne hanno acciuffati e arrestati sei. Ieri mattina si è svolto il processo per direttissima. Con una sfilza di accuse, dal danneggiamento, alla rissa, fino alla tentata estorsione.

Uno ad uno i turisti per caso – i ragazzi erano di passaggio a Roma con le tasche vuote in attesa di imbarcarsi per Civitavecchia e lavorare sulle navi da crociera – sono stati chiamati davanti a giudici e ognuno ha raccontato la sua verità. «Era meglio una pagnottella», parlottavano tra di loro a bassa voce. «Ma non è che ci contestano pure l’associazione?». «E sì, già ci hanno dato l’estorsione, mo’ ci danno pure l’ergastolo per un piatto di spaghetti». «Quando ci liberano? – insistevano – Ci aspetta la nave dobbiamo andare a lavorare».

Il pm Elisabetta Ceniccola aveva chiesto un anno e 4 mesi, mentre l’avvocato Benedetto Greco, che si è offerto come legale d’ufficio, puntava a una pena minore e alla non menzione sulla fedina penale. Invece, è saltata fuori l’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato». Abdul Halim, il gestore del ristorante, specializzato in cucina tipica romana, è rimasto sorpreso: «Che dire? Il giudice avrà avuto le sue ragioni, intanto mi tengo il danno. Comunque se mi avessero chiesto con gentilezza una carbonara gliela avrei offerta gratis. È la nostra specialità insieme all’ossobuco».

Dopo la lettura della sentenza il legale è stato portato in trionfo dagli imputati. In aula aveva provato a difenderli: «È vero i ragazzi non hanno pagato il conto, ma è anche vero che mentre si allontanavano uno è stato trattenuto con la forza così loro sono dovuti rientrare per recuperare l’amico». Tra quindici giorni la motivazione.

fonte: www.ilmessaggero.it

 

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