Governo Monti, al lavoro per abbassare la pressione fiscale e aiutare le famiglie

Si riaprono i lavori della riforma fiscale. I binari lungo i quali si dovrebbero sviluppare gli interventi sono due: crescita ed equità. Obiettivi ambiziosi che vedrebbero come base di partenza lo sfoltimento di oltre 720 agevolazioni fiscali – costi stimato 161 miliari di euro – che spesso sono poco efficaci e lineari, cioè interessano tutti a prescindere dal reddito. Un intervento in grado di liberare risorse alle quali si aggiungerebbero quelle provenienti dalla lotta all’evasione fiscale. E non va dimentica la spending review affidata a Pietro Giarda, Insomma un tesoretto da investire nell’abbassamento della pressione fiscale su lavoro e imprese.

Il primo passo potrebbe essere la riduzione dell’aliquota del 23% (fino a 15mila euro all’anno) grazie al recupero di denaro dall’evasione. Per ora il governo, per prudenza, non ha voluto cifrare il gettito della lotta all’evasione per quest’anno. Di certo tuttavia si sa che nel 2011 il gettito di cassa del contrasto agli evasori è stato di 11 miliardi.
L’altra novità riguarderebbe il previsto aumento dell’Iva per settembre (dall’attuale 21 al 23%). La recessione e la contrazione dei consumi sconsigliano una simile operazione.

La spending review significa analizzare le voci di bilancio della pubblica amministrazione con l’obiettivo rendere più efficiente la spesa e contenere i costi. L’operazione è scattata da meno di un mese e dovrebbe essere portata a termine entro fine maggio. La revisione della contabilità e delle spese è già stata avviata in tre ministeri: Interni, Pubblica Istruzione e Affari Regionali. Sembra che al ministero degli Interni sia in fase più avanzata di realizzazione. L’obiettivo è quello di standardizzare i costi di produzione delle singole unità produttive, dalle scuole alla magistratura ai vari servizi, e poi verificare se tutti i centri di spesa sono al di sopra o al di sotto della media fissata dalla spending review. In tutto si potrebbero incassare 5-10 miliardi fin da quest’anno.

fonte: http://economia.virgilio.it/tasse/governo-monti-pressione-fiscale.html

Colgate-Palmolive ritira dal commercio colluttorio Periogard per contaminazione

La notizia arriva dal vicino Regno Unito: il gruppo Colgate-Palmolive sta ritirando dal mercato (Europa e Australia) il colluttorio ‘Colgate Periogard‘ (e sue diverse denominazioni commerciali in base al Paese in cui è distribuito). Il colluttorio in questione contiene per lo 0,2% clorexidina, un ormai diffuso disinfettante chimico ad azione antisettica ad ampio spettro. In alcuni campioni di colluttorio la clorexidina è risultata contaminata dal batterio Burkholderia, un batterio innocuo per la maggior parte della popolazione, ma pericoloso per chi è affetto da problemi polmonari come la fibrosi cistica o per chi ha un sistema immunitario abbastanza debole.

Il dottor Gerald Heddel, direttore della Medicine and Health Regulatory Agency (MHRA), sottolinea che “nella maggior parte dei casi, nei soggetti sani, non ci dovrebbero essere complicazioni, ma se dovessero presentarsi degli effetti collaterali sospetti, dopo aver utilizzato la sostanza, è preferibile rivolgersi al proprio medico curante”. Nel 20% dei casi questo batterio può portare febbre elevata e improvviso deterioramento polmonare, fino al decesso.

Il colluttorio è stato richiamato in ben 11 Paesi europei tra cui Italia e Spagna (50mila confezioni solo in UK, come riportato dalla stampa inglese e australiana – The Guardian, Telegraph, Herald Sun e SKY News) e in Australia, dopo alcuni casi segnalati di contaminazione. Periogard 0,2% si trova in commercio in Italia anche nei punti vendita al dettaglio, farmacie e parafarmacie senza bisogno di ricetta medica. I consumatori inglesi in possesso di una o più confezioni sono stati invitati a contattare il numero della Colgate-Palmolive 00800 3213 2132, mentre per l’Italia – dove la notizia ad oggi non è ancora stata diffusa dai principali organi di informazione – non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale, ma si può contattare il numero verde dell’azienda 800-860047 per i dettagli su come restituire il prodotto (che non deve essere assolutamente gettato o diffuso nell’ambiente). Non è la prima volta che la Colgate-Palmolive ha dei problemi con i prodotti messi in commercio: nel luglio del 2007 furono ritirate 20mila confezioni di dentifricio Colgate dai supermercati italiani e altre 100mila da quelli spagnoli perché furono trovate tracce di dietilenglicolo, una sostanza nociva per l’uomo. Nel novembre del 1996, un bambino inglese di 10 anni fu vittima di fluorosi dentale provocata dal dentifricio alla menta della Colgate, usato nelle quantità raccomandate.

fonte:www.spesaduepuntozero.it

Garibaldi non incontrò Vittorio Emanuele a Teano ma a Vairano, dice la Treccani

Non fu a Teano bensì a Vairano Patenora il celebre incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Nei 150 anni dell’Unità d’Italia lo sostiene l’Enciclopedia Treccani, che nella sua versione on line sottolinea come la tesi che l’incontro tra il generale e il re d’Italia sia invece avvenuto al quadrivio di Taverna della Catena nel comune di Vairano, in provincia di Caserta, sia oggi ritenuta «la più fondata». La precisazione sul luogo in cui si svolse uno degli episodi di maggiore valore simbolico del Risorgimento verrà annunciata mercoledì a Roma alle 11.30 all’Istituto Treccani, in una conferenza stampa (Vairano o Teano, 26 ottobre 1860: dove avvenne l’incontro tra Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi?) con il presidente Giuliano Amato, capo del comitato per le celebrazioni dei 150 anni- e lo storico del Risorgimento Giuseppe Monsagrati, professore all’Università di Roma La Sapienza e autore della voce Teano dell’enciclopedia online. Teano, si legge nella voce, «è stata a lungo considerata come il comune nel cui territorio, il 26 ottobre 1860 ebbe luogo l’incontro nel corso del quale Garibaldi salutò Vittorio Emanuele II re d’Italia e gli consegnò il Regno meridionale che aveva quasi completamente conquistato. Accolta dalle cronache del tempo e passata poi in molti manuali di storia, la notizia, in assenza di una relazione ufficiale delle autorità militari, è stata poi messa fortemente in dubbio dagli storici sulla base delle testimonianze di alcuni dei personaggi che assistettero all’evento e che indicarono come punto dell’incontro il quadrivio di Taverna della Catena nel comune di Vairano Patenora, essendo peraltro vero che a Teano i due protagonisti si dettero il saluto di commiato, dopo aver cavalcato affiancati sin lì». Tale tesi, continua la voce dell’enciclopedia on line, «espressa nel 1909 da un generale (G. Del Bono) dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore Esercito, benchè contestata nel 1911 da uno studioso locale (V. Boragine) col sostegno di un altro ufficiale dello Stato Maggiore, è oggi ritenuta la più fondata e ha in questi ultimi anni ricevuto il conforto di ulteriori e bene documentate ricerche (G. Di Muccio, 1960; A. Panarello, 2002; C. Antuono, 2011)».

fone: www.ilmessaggero.it

 

Satellite Nasa è precipitato a terra frantumandosi sull’oceano Pacifico

È precipitato a terra il satellite Uars della Nasa, bruciando al rientro nell’atmosfera, probabilmente sull’Oceano Pacifico. Lo rende noto la Nasa.
Il satellite americano Uars è rientrato nell’atmosfera terrestre, distruggendosi nell’impatto, in una zona che si trova sull’oceano Pacifico. Lo rende noto la Nasa. Sulla base dei dati forniti dal Centro Interforse per le Operazioni Spaziali della base californiana di Vandenberg, l’agenzia spaziale americana ha individuato l’ora del rientro fra le 5,23 e 7.09 di questa mattina (ora italiana).

Tre messaggi su Twitter avevano indicato in precedenza la caduta di frammenti sulla cittadina di Okotoks, a sud di Calgary, nell’ovest del Canada.

La caduta era prevista dalla Nasa fra la 05:45 e le 06:45 italiane. Gli scienziati dell’agenzia spaziale statunitense durante la notte avevano studiato la rotta del satellite senza riuscire a stabilire con esattezza il punto e l’ora esatta della caduta. La scorsa notte il satellite defunto aveva anche cambiato rotta, scongiurando il rischio di precipitare sui cieli d’Europa e d’Italia, e nelle ultime ore era previsto il transito su Africa, Canada e sugli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano.

Cessato allarme sull’Italia alle 3 della notte. Poco prima delle tre della notte, secondo le stime della Nasa, l’Europa è stata esclusa dalle possibili aree interessate dalla caduta dei detriti del satellite Uars. Poco dopo anche il Comitato tecnico scientifico della Protezione civile, sulla base dell’ultimo bollettino emesso dal Cnr, aveva considerato da escludere la possibilità che frammenti del satellite Uars sarebbero caduti sul territorio italiano.

In orbita per 20 anni. Lungo 10,6 metri, largo 4,5 e pesante 5,9 tonnellate, Uars (Upper Atmosphere Research Satellite) è stato in orbita per 20 anni, studiando l’ozono e le altre componenti chimiche degli alti strati dell’atmosfera fino al 2005, quando ha terminato la sua missione ed ha costantemente perso quota.

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Lavoro, professioni, pensioni l’agenda (mancata) delle riforme

Per evitare altri declassamenti del rating sul debito pubblico, l’Italia deve «attuare riforme strutturali intese a promuovere la crescita», dice l’agenzia Standard & Poor’s. Dalle liberalizzazioni alle privatizzazioni, dal mercato del lavoro alle professioni, c’è bisogno di rimuovere vincoli e ostacoli allo sviluppo, spiega il lungo documento che accompagna la decisione sul rating. C’è poi il capitolo pensioni.

Liberalizzazioni
Ha ragione Standard&Poor’s a includere tra le «principali debolezze» dell’Italia «l’incombere dei monopoli»? Soffermiamoci sui servizi pubblici locali e sul settore del commercio, entrambi normati dall’ultima manovra. Il decreto ha rilanciato il processo di liberalizzazione stabilendo che gli enti locali debbano verificare la realizzabilità di una gestione concorrenziale, «compatibilmente con le caratteristiche di universalità e accessibilità del servizio». In questo modo si è colmato il vuoto normativo lasciato dal referendum di giugno scorso. Ma, come ha notato l’Antitrust, è stata anche introdotta una soglia di 900 mila euro al di sotto della quale la gara per la scelta del gestore dei servizi non è obbligatoria. «In questo modo – secondo il Garante – si configura per alcuni settori una sottrazione quasi integrale dai necessari meccanismi di concorrenza per il mercato». In particolare il sistema «si presta facilmente a comportamenti elusivi: sarebbe sufficiente frazionare gli affidamenti in tante “tranche”, ciascuna di valore inferiore a 900 mila euro, per poterle poi attribuire tutte direttamente a controllate in house ». Quanto alla riforma del commercio, la manovra ha cancellato l’unica norma che avrebbe allargato i confini della normativa Bersani risalente al ’98, circoscrivendo la liberalizzazione degli orari ai soli siti d’interesse turistico.

Privatizzazioni
Le Poste no, perché hanno 153 mila dipendenti, molti dei quali occupati nel servizio di recapito, che è in perdita. Eni ed Enel no, perché sono i gioielli di famiglia, e poi con i prezzi correnti di Borsa significherebbe svendere. E neanche la Cassa Depositi e Prestiti, perché è una banca che dà soldi agli enti locali raccogliendo il risparmio postale garantito dallo Stato, né la Finmeccanica, che fa armamenti ed è rimasta l’unica società che fa ricerca in Italia. Tra veti incrociati e considerazioni di opportunità, spesso anche giustificate, le privatizzazioni italiane sono da anni ferme al palo.
E non deve stupire se Standard&Poor’s, che nel suo rapporto cita il caso dell’Alitalia e dei veti sindacali alla cessione ad Air France, lo considera un altro punto debole dell’economia italiana. Da vendere, anche senza farsi del male come è successo con Tirrenia, pagata 380 milioni, ma costata allo Stato 576 milioni con le convenzioni concesse agli acquirenti, di roba ce ne sarebbe tanta. Solo gli immobili sono valutati 400 miliardi di euro, una cifra appena scalfita dalle cartolarizzazioni. Ma in gran parte sono degli enti locali e finora i tentativi di costringerli alle cessioni non hanno prodotto risultati. Ci sono le concessioni, come quelle demaniali, ma guai a parlarne agli ambientalisti. E tante altre società pubbliche. La Rai, ma chi se la compra in queste condizioni? O l’Inail, non sia mai che si privatizzi un ente previdenziale. O Terna, che gestisce la rete elettrica, e quindi è strategica. L’elenco delle società potrebbe continuare all’infinito, condito dalle più varie considerazioni che ostano alla dismissione. Tanto che nell’elenco delle privatizzabili non resta, ormai, che il BancoPosta.

Mercato del lavoro
In Italia ci sono meno persone, soprattutto donne e giovani, che lavorano rispetto ai principali Paesi europei e questo frena la crescita dell’economia, dice l’agenzia Standard & Poor’s. Gli analisti citano la «rigida regolamentazione» e i sindacati quali fattori che ostacolano la crescita del tasso di lavoro, ma le cause sono anche altre.
Ecco i dati Eurostat, che fanno risaltare l’anomalia italiana. Nel primo quadrimestre del 2011 il tasso di occupazione (quante persone lavorano nella fascia d’età 15-64 anni) è stato del 56,8% in Italia contro il 63,8% della media dell’Unione europea, il 69,4% del Regno Unito, il 71,5% della Germania, il 63,4% della Francia, il 57,7% della Spagna, il 74,4% dell’Olanda. Anche la Grecia fa meglio di noi, con il 56,9%. Il divario diventa forte se si guarda al tasso di occupazione femminile. In Italia il 46,4% contro una media Ue del 58,1%. La Germania sta al 66,8%, il Regno Unito al 64,6%, la Francia al 59,2%, la Norvegia al 73,2%. In questa differenza pesano fattori culturali e la mancanza di un adeguato livello di servizi per la madre lavoratrice. Lo scarto è ancora più forte per i giovani. Il tasso di occupazione nella fascia 15-24 anni è del 32,9% nella Ue, solo del 19,6% in Italia, del 28,9% in Francia, del 47,1% in Germania, del 45,8% nel Regno Unito, del 61,8% in Olanda.

Professioni
Due mesi di fughe in avanti e retromarce. Il ministro Tremonti lo aveva annunciato «stavolta metteremo le mani nel sistema delle professioni». Sono stati stilati documenti in cui si sopprimevano gli esami di Stato e, di conseguenza, gli stessi Ordini professionali. Ma ogni volta questi tentativi sono andati a scontrarsi con la ferma opposizione del mondo professionale (ben rappresentato in parlamento) ma anche con lo scetticismo di ministri come Sacconi e Alfano. Il tentativo più frequente è stato quello di equiparare le professioni alle imprese: quindi l’abbattimento di qualsiasi steccato o riserva per qualsiasi categoria. Una simile mossa però avrebbe richiesto la forza di toccare professioni simbolo come quella dei notai e soprattutto dei farmacisti. Quest’ultimi conducono da tempo una battaglia contro l’apertura del mercato alla parafarmacie. Anche in questi casi tutto è pressoché rimasto come prima. Le uniche innovazioni sono state la reintroduzione delle tariffe minime (derogabili), l’obbligatorietà dell’assicurazione professionale e la libera iniziativa in tema di pubblicità. Bocciata invece l’istituzione delle società professionali di capitale.

fonte : www.corriere.it

 

Dai farmacisti agli idraulici,ecco i mestieri introvabili

AAA cercasi idraulico urgentemente»: prima o poi le imprese nazionali saranno davvero costrette ad annunci di questo tipo per reperire questa figura professionale, per la quale le imprese artigiane mettono in conto oltre 12 mesi di ricerca. Ma difficilissimi da trovare sono anche farmacisti, sviluppatori di software, infermieri, progettisti meccanici e metalmeccanici tra le professioni high skill. Tra le professioni intermedie, le aziende lamentano difficoltà di reperimento elevate per gli addetti alla reception e gli operatori di mensa. Tra gli operai specializzati, spicca la carenza di carpentieri. E poi mancano tornitori e autisti di pullman, mentre per le imprese artigiane gli ’introvabilì sono i copritetti e i pavimentatori, che si aggiungono alle carenze ormai croniche di idraulici, parrucchieri ed estetisti. A segnalarlo è il sistema informativo Excelsior Unioncamere-Ministero del Lavoro dimostrando dati alla mano che, se scovare un lavoro oggi non è impresa facile, ci sono casi in cui i lavoratori in grado di svolgerlo sono vere e proprie “primule rosse”: 117mila per la precisione quelli considerati di difficile reperimento dal totale delle imprese dell’industria e dei servizi, di cui 28.540 quelli richiesti dalle aziende artigiane. «La delicatezza del contesto economico – sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – mette ulteriormente in luce il difficile incontro tra domanda e offerta di lavoro: il lavoro viene offerto dalle imprese ma queste ultime hanno talvolta, e soprattutto per alcune professioni, grandissima difficoltà a trovare il candidato con i requisiti giusti. Sempre più preziosa, quindi, diventa la possibilità di integrare meglio il momento della formazione scolastica e universitaria con quello della formazione sul lavoro, valorizzando quindi tutte quelle modalità che consentano di avvicinare i giovani alla realtà delle imprese attraverso, ad esempio, percorsi di alternanza scuola-lavoro, stage e tirocini formativi». Su 595mila assunzioni non stagionali previste dalle imprese entro il 2011, quasi 117mila (il 19,7%) sono considerate di difficile reperimento. Rispetto al 2010 però la percentuale delle assunzioni difficili appare in sensibile diminuzione (erano il 26,7% lo scorso anno). Nel caso di specifiche professioni, tuttavia, il reperimento dei candidati assume dei caratteri di criticità. Molto ricercate le professioni high skill intellettuali, scientifiche e tecniche; dall’altro, quelle operaie (specializzate e non), e quelle qualificate nelle attività commerciali e nei servizi. La classifica delle ’primule rossè vede così i farmacisti (600 posti), gli sviluppatori di software (1.000), i progettisti meccanici (570) e metalmeccanici (circa 500), gli infermieri (1.600) e gli addetti alla consulenza fiscale (370). Nel livello medio, quasi 4 addetti alla reception su 10 sono irreperibili (oltre 600), uno su due operatori di mensa (3mila gli introvabili) e la metà degli addetti alle vendite specializzate (oltre mille). Tra gli operai qualificati, la caccia si concentra su installatore di impianti termici, installatore di impianti idraulici e termoidraulico: introvabili addirittura uno su due.

 

fonte: www.lastampa.it

 

 

Alenia, 1200 esuberi e mille in cig Chiusura siti Roma, Venezia e Casoria

Alenia aeronautica dichiara 1200 esuberi strutturali e annuncia la chiusura di tre siti (Casoria, Venezia e Roma) con periodi di cassa integrazione per mille lavoratori ed esternalizzazioni di attività che coinvolgono 500 addetti. Sono i punti più dolenti del piano di ristrutturazione e riorganizzazione della società del gruppo Finmeccanica per il periodo 2012-2016, presentato oggi ai sindacati. Il piano prevede anche investimenti per tre miliardi (uno nel civile e due nel militare), dal 2012 al 2020, con lo sviluppo di un nuovo velivolo regionale e di un velivolo senza pilota.

fonte: www.ilmessaggero.it

Decisa la fusione per incorporazione di Aermacchi e di Alenia Sia in Alenia Aeronautica che cambierà nome in Alenia Aermacchi; la chiusura dei siti di Casoria, Venezia e Roma; ammortizzatori sociali per la gestione dei trasferimenti da questi siti (verso Nola e Pomigliano da Casoria, e verso AgustaWestland e Superjet da Venezia e verso Torino e Napoli da Roma), coinvolgendo circa 1000 lavoratori. Inoltre, sarà avviato l’accompagnamento alla pensione progressivamente di un bacino di 1200 lavoratori che nel corso del piano maturino i requisiti.

Il piano di esternalizzazione riguarderà logistica e magazzini, servizi di guardia e servizi amministrativi, per un totale di circa 500 lavoratori. Peraltro sono anche previste 500 assunzioni in un ottica di cambio mix ma solo al termine del piano.

Giordo: decisioni per il rilancio del gruppo. «Le iniziative intraprese e presentate oggi alle organizzazioni sindacali consentiranno il rilancio del Gruppo per affrontare al meglio il futuro – dice l’amministratore delegato di Alenia Aeronautica e Alenia Aermacchi Giuseppe Giordo – Il piano è frutto di una riflessione approfondita delle complesse analisi del mercato in una logica di costante confronto tanto all’interno, quanto all’esterno dell’azienda. Le nostre scelte devono tenere conto della difficile congiuntura economica mondiale, della costrizione dei budget della Difesa dei principali Governi e di un mercato sempre più competitivo sia in termini produttivi sia in termini commerciali. Ci auguriamo inoltre un sostegno da parte del Governo italiano in modo da consentire a Finmeccanica e all’Italia di mantenere la capacità di progettare, produrre, testare e supportare logisticamente un velivolo completo ad ala fissa».

Sindacati contrari: non c’è rilancio, solo tagli. Le proposte di riorganizzazione sono state presentate ai sindacati che però hanno già espresso tutte le loro perplessità per un piano che, a dirla con la Fim, lascia ben intendere quale sarà la ristrutturazione ma non quale sarà il rilancio del gruppo. Secondo la sigla infatti, le potenzialità del gruppo «restano solo sulla carta e non hanno concretezza». Drastica la Fiom, secondo cui il piano così com’è è «insostenibile e va modificato». La Uilm teme invece in particolare per i riflessi negativi e le conseguenze pesanti sulla Campania. «Un piano industriale che prevede immediatamente un’iniziativa forte sul personale e che sostanzialmente rimanda tutti gli investimenti dal 2012 in poi. è insostenibile». Lo afferma il coordinatore nazionale Fiom del gruppo Finmeccanica, Massimo Masat, al termine dell’incontro con i vertici di Alenia.

Google compra Motorola Mobility

Google si espande nella telefonia con l’acquisto di Motorola Mobility, che produce i telefoni cellulari con il marchio Motorola.

Secondo quanto ha reso noto Google stessa l’affare avverrà dietro pagamento di 40 dollari per azione in contanti, un totale di 12,5 miliardi di dollari ovvero un premio del 63 per cento rispetto alla chiusura del titolo Motorola Mobility venerdì scorso.

L’operazione è stata approvata all’unanimità dai consigli di amministrazione di entrambe le società. Motorola produce già oggi telefoni che girano con il sistema operativo Android prodotto da Google: l’integrazione tra le due aziende dà a Google la possibilità di produrre per la prima volta in proprio i telefoni, oltre a fornire il software che fa funzionare il telefono. Uno sviluppo che mette Google sullo stesso piano di Apple, che produce in proprio l’iPhone. Secondo Google, Motorola Mobility sarà gestita come un’azienda separata.

L’acquisto di Motorola difenderà Google e il suo sistema operativo per dispositivi mobili, Android, dalle «minacce anti concorrenziali» della Apple e di Microsoft, ha spiegato l’amministratore delegato di Google, Larry Page. «L’acquisizione di Motorola – ha aggiunto – aumenterà la competizione rafforzando il portafoglio di brevetti di Google, fatto che ci permetterà di proteggere meglio Android dalle minacce anti concorrenziali di Microsoft, Apple e altri gruppi». La combinazione di Google e Motorola, secondo Page, «non solo migliorerà Android ma rafforzerà anche la competizione e offrirà ai consumatori una maggiore innovazione, più scelta e meravigliose esperienze di uso».

Intanto a Wall Street Motorola vola. Il titolo balza del 56,8% a 38,4 dollari, mantenendosi leggermente al di sotto del prezzo di 40 dollari messi sul piatto dal gruppo di Larry Page. Nonostante la maxi-offerta, tiene anche Google (-1,1%) che, grazie all’acquisizione, potrà competere con gli Iphone della Apple. Il rally fa sorridere tutti gli azionisti di Motorola, un gruppo che negli ultimi tempi in borsa aveva dato più di dispiaceri che soddisfazioni ai propri soci. A partire dal miliardario Carl Icahn, grande azionista di Motorola che – grazie all’offerta di Google – si avvia a portare a casa 1,07 miliardi di dollari per la sua quota, 416 milioni in più rispetto alla chiusura di venerdì scorso. Icahn si era battuto a fondo per lo spin-off di Motorola Mobility dal resto del gruppo e per valorizzare il portafoglio di brevetti.

fonte: www.lastampa.it

 

Lavori occasionali, accordo banche-Inps per l’erogazione dei voucher

Icbpi (Istituto centrale delle banche popolari italiane) e Inps hanno siglato una convenzione per l’erogazione dei voucher lavoro occasionale accessorio, attraverso il canale bancario nazionale. I voucher, o buoni lavoro, vengono utilizzati per pagare le prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio, tipologia di lavoro flessibile che regola i lavori occasionali e saltuari. La diffusione dei voucher determina vantaggi sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori, che potranno operare nella completa legalità. I voucher, oltre al contributo Inps, garantiscono anche la copertura Inail, tradizionalmente esclusiva del lavoro non occasionale, senza oneri di gestione burocratica e contabile da parte del datore di lavoro.

 L’Inps ha attivato nel tempo varie procedure per la distribuzione dei buoni lavoro: i voucher possono essere acquistati in modalità cartacea presso le sedi Inps territoriali e presso i tabaccai abilitati, oppure con modalità telematica (accedendo al sito www.inps.it). Banca Popolare di Sondrio e Banca Popolare Emilia Romagna saranno i primi istituti di credito ad offrire il servizio. L’utilizzo del canale bancario nell’erogazione dei voucher permetterà una gestione dell’emissione dei voucher e dei pagamenti dei compensi sicura e rapida, nonché la possibilità di beneficiare delle sinergie con i prodotti e servizi più tradizionali. Il datore di lavoro, infatti, dopo aver acquistato i voucher presso uno degli sportelli delle banche, dovrà attivarli tramite i canali messi a disposizione dall’Inps, dichiarando l’inizio della prestazione occasionale da parte del lavoratore, che, a sua volta, potrà farsi monetizzare il voucher in una qualsiasi banca dello stesso circuito.

fonte:http://lavoro.economia.virgilio.it/editoriali/lavori-occasionali-banche-inps.html

La marcia indietro di Brunetta

Alla fine anche Brunetta ha dovuto gettare la spugna. Le visite fiscali obbligatorie per i pubblici dipendenti in malattia stavano diventando un costo insostenibile. E quindi il ministro ha firmato una nuova circolare che è una decisa marcia indietro rispetto alla campagna condotta per anni. Da ora ci sarà «maggiore flessibilità» lasciando «alla valutazione del dirigente responsabile l’iniziativa per la visita di controllo». Il dirigente dovrà valutare «tenendo presentell’esigenza generale di contrastare e prevenire l’assenteismo nonchè la condotta complessiva del dipendente». L’obbligo viene meno solo nei giorni feriali. Nei giorni precedenti o successivi ai non lavorativi resta in vigore. E adesso che cosa accadra? Le assenze si impenneranno? Nel mondo della scuola da alcuni mesi sono già in aumento perché le visite costano più delle assenze da sostituire e non c’erano soldi per pagarle.

fonte: www.lastampa.it

 

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