Il “colpo della strega” causato da una molecola

Bloccati improvvisamente da un mal di schiena, dal classico “colpo della strega” o da una lombalgia? Una molecola potrebbe giocare un ruolo chiave. L’hanno scoperta i ricercatori dell’Università Cattolica-Policlinico universitario “Agostino Gemelli” di Roma che si sono imbattuti in NF-kB, responsabile dell’invecchiamento dei dischi invertebrali, gli “ammortizzatori” posizionati tra le vertebre.


Molecola instabile - A innescare il decadimento delle colonna vertebrale sarebbe proprio l’instabilità di NF-kB, che diventano iperattiva dà vita ad una serie di reazioni a catena che portano alla degenerazione ossea. Spegnendo in maniera selettiva NF-kB i ricercatori del team di Enrico Pola con la collaborazione di Luigi Aurelio Nasto del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia dell’Università Cattolica hanno scoperto che è possibile rallentare il processo. Un meccanismo che consentirebbe di proteggere dall’arrivo degli acciacchi dovuti all’età della schiena, lombalgia in testa. È stato, infatti, appurato che l’invecchiamento della schiena inizia già a 30 anni.

 

Lo studio pubblicato sulla rivista Spine è stato realizzato in collaborazione con il gruppo di ricerca dell’Università di Pittsburgh diretto dal professor Paul Robbins e dal professor James Kang. I risultati del lavoro saranno presentati e premiati con l’ISSLS Award il 31 maggio ad Amsterdam presso l’Auditorium dell’Amsterdam Rai Congress and Exhibition Venue.

fonte: http://salute24.ilsole24ore.com/articles/14163-il-colpo-della-strega-br-causato-da-una-molecola

Pinerolo, per l’Inps era cieca totale ripresa mentre guardava le vetrine

In oltre otto anni ha riscosso 235mila euro in assegni d’invalidità e indennità di accompagnamento dall’Inps per il quale era cieca totale, ma la Guardia di Finanza l’ha scoperta, ripresa e fotografata mentre passeggiava da sola nei mercati, attraversava la strada e si fermava a guardare le vetrine dei negozi. Così A.M., 66 anni, di origini palermitane e residente da 40 anni a Pinerolo, è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Pinerolo per truffa aggravata e continuata ai danni dell’Inps.

Sulla base della denuncia, inviata dalle Fiamme Gialle alla magistratura alla fine dello scorso mese di novembre – ha reso noto oggi la Guardia di Finanza – per poter garantire il risarcimento all’Erario, la Procura ha disposto il sequestro di sei immobili e della somma disponibile sul conto corrente della donna.

La donna – secondo le indagini delle Fiamme Gialle di Pinerolo – era riuscita a far credere ai medici di essere completamente cieca e così aveva ottenuto i sostegni economici dell’Inps. Le Fiamme Gialle, però, l’hanno vista condurre una vita normale, fermarsi ai semafori, salire e scendere le scale, fermarsi a guardare le vetrine, scegliere con cura i prodotti da acquistare, trascinare un trolley per la spesa.

Durante le indagini, la donna è stata indotta a scansare un passeggino spinto da un finanziere in abiti civili e a firmare, senza avere neanche bisogno di occhiali, un verbale per un controllo in materia di scontrino fiscale effettuato dalle Fiamme Gialle. E’ stata inoltre filmata

 

mentre saliva nell’auto del marito, mentre era a passeggio con un’amica alla quale mostrava il suo orologio da polso e mentre lavava accuratamente il balcone di casa senza alcuna difficoltà. Proprietaria di alcuni immobili, è stata infine seguita dai Finanzieri mentre visionava, in compagnia del marito, un cantiere edile vicino all’ultimazione, probabilmente per un nuovo acquisto.

fonte: www.repubblica.it

 

Troppo stress ai pronto soccorso: malati di ansia il 20% di medici e infermieri

I pronto soccorso sono un covo di ansia e stress per medici e infermieri: soffre di frequente di stati d’ansia il 16,4% dei medici e il 20% degli infermieri di pronto soccorso, ma frequenti sono anche gli stati depressivi (a lamentarli è circa un operatore su 10), il rischio per loro è burn out (esaurimento da lavoro).

Sono solo alcuni dei dati emersi da un’indagine che sarà presentata a Roma in occasione del convegno “Lo Stress lavoro-correlato degli Operatori Sanitari dell’Emergenza” presso il Policlinico Gemelli. «Il lavoro di medici e infermieri nei Pronto soccorso dovrebbe essere considerato usurante», è l’appello di Nicolò Gentiloni, direttore del DEA del Policlinico romano.

«In un certo senso è persino riduttivo parlare di rischio, i medici sono già stressati e logorati – commenta l’indagine lo psichiatra Ferdinando Pellegrino dirigente medico del Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Salerno ed esperto di burn out – fenomeno multifattoriale che configura una progressiva perdita di entusiasmo e motivazione al lavoro, e può preludere lo sviluppo di patologie psichiche (ansia, depressione), fisiche (infarto cardiaco) o comportamentali (irritabilità, fumo). Il PS è una vera trincea: nelle ore di punta, nel tempo impiegato da un medico di reparto per visitare un paziente, uno di PS ne ha già presi in consegna 7 e di questi ne tiene in trattamento la metà, spiega Gentiloni.

«In più ricadono su di noi le proteste di pazienti e parenti in sala d’attesa. Ci manca l’aiuto dei medici di famiglia, che non si rendono disponibili che per poche ore al giorno, week end escluso – afferma Gentiloni – non fanno notti di guardia e quindi il paziente non sapendo a chi rivolgersi va al PS anche quando risolverebbe il suo problema con una visita ambulatoriale; per questo siamo pieni di codici a bassa priorità, bianchi e verdi».

L’indagine mostra che in una giornata particolarmente impegnativa sono molti i medici (58,7% degli intervistati), e gli infermieri (54,7%) preda di forte fatica mentale. La fatica del lavoro in pronto soccorso si manifesta nella stragrande maggioranza degli infermieri (96%) entro le prime quattro ore di servizio, spiega Ivo Casagranda, responsabile DEA dell’ospedale di Alessandria. Per il 60,9% degli infermieri la postazione di lavoro più stressante in PS è il triage, perchè quando devono assegnare i codici di priorità diventano facile bersaglio di disappunto e talvolta collera di pazienti e parenti.

È emerso anche che quasi l’8% di medici e infermieri ha ricorso più volte all’uso di psicofarmaci per far fronte a situazioni di disagio o malessere psicologico derivante dal lavoro in PS. Inoltre nel corso dell’attività lavorativa il 12,7% dei medici e il 9,6% degli infermieri riconoscono di andare incontro frequentemente a stati depressivi; occasionalmente si presentano pure disturbi dell’apparato cardiocircolatorio e del comportamento alimentare; più frequentemente disturbi dell’apparato muscoloscheletrico, gastrointestinale e ancora di più disturbi del sonno, spiega Casagranda.

Il turno più pericoloso per il benessere degli operatori è la notte, aggiunge, anche perchè di notte le risorse a disposizione di ospedali e medici sono minori e quindi ci si sente un po’ più soli. Ciò può creare, soprattutto nei più giovani, ancora più ansia, col rischio anche di commettere errori. Solo una grande passione li lega alla professione di “medici ER”, tant’è che nonostante questi disagi oltre la metà di loro non cambierebbe ambito lavorativo all’interno della professione medica.

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Pediatria obeso 1 bimbo su 3 piu pesce e sport contro epidemia chili in piu

Chili di troppo e problemi al fegato possono aumentare il rischio si sviluppare diabete e cardiopatie ischemiche già in età precoce. A lanciare l’allarme sono gli esperti dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. “L’obesità – avvertono – rappresenta una seria minaccia e se associata ad altre complicanze come il fegato grasso, l’ipertensione, l’iperglicemia o l’abuso di alcol sin da giovanissimi, può significare vedere le proprie aspettative di vita ridotte di 15 anni”. L’obesità infatti colpisce in Italia un bambino su 3. Il fegato grasso affligge invece circa un milione di bimbi.

“Un bambino obeso – spiega Valerio Nobili, responsabile epatopatie dell’ospedale Bambino Gesù – ha un’elevata probabilità di avere un fegato grasso e altri problemi cronici che compromettono la struttura dell’organo”. Alcune di queste problematiche saranno al centro della 19° edizione della Settimana Internazionale di Gastroenterologia in programma dal 22 al 26 ottobre a Stoccolma.

Tra le soluzioni proposte dal ospedale pediatrico romano: “Modificare l’alimentazione dei ragazzi iniziando dal pesce, sgrassante naturale del fegato, e più attività fisica per evitare l’accumulo di chili di troppo”. E un nuovo logaritmo che prevede la fibrosi epatica nei bimbi.

“Oggi la prevenzione si fa anche con un logaritmo in grado di scovare la fibrosi epatica nei bambini – avverte Nobili – una delle più temibili complicanze del fegato grasso. Infatti basta la combinazione di tre parametri, girovita, livello di trigliceridi a digiuno ed età. La formula matematica, a seconda del risultato, ci permette – prosegue – di evitare il ricorso alla biopsia al fegato, un test diagnostico sicuramente invasivo. Ma l’unico, finora, in grado di confermare la presenza della malattia”.

“Nel nostro Paese – avverte Nobili – si stima circa un milione di bambini con fegato grasso, ai quali vanno aggiunti quelli con sindrome metabolica e i bambini obesi. Se non si interviene immediatamente per loro ci sarà una sensibile riduzione della spettanza di vita. E una strategia è quella lavorare sull’alimentazione dei ragazzi. Ad esempio – prosegue lo specialista – con menù ‘ad hoc’ ricchi anche di pesce che agisce come una sorta di ‘sgrassante’ naturale per il fegato”.

Ma non solo: “Si possono promuovere stili di vita salutari, spostamenti a piedi e attività fisica individuando spazi adeguati – suggerisce Nobili – per sostenere questo impegno, facendo prevenzione strutturata, in Italia disponiamo di uno strumento unico al mondo: la pediatria di base”.

fonte: www.libero-news.it

 

Ticket sanitari, ogni regione fa da sé. Giungla di prezzi per visite specialistiche e PS

Sulla partecipazioni dei cittadini alla spesa per la sanità è anarchia tra le regioni italiane. Ognuna interpreta a suo modo la manovra di luglio che introduce un ticket di 10 euro sulle visite specialistiche e le analisi e 25 euro sui “codici bianchi” al pronto soccorso (cioè quelli che non richiedono nessuna urgenza). Col risultato che a pochi chilometri di distanza un cittadino-paziente può ricevere trattamenti del tutto diversi.

Il Movimento Consumatori ha condotto un’indagine su come è stata applicata la nuova norma sul territorio nazionale. Il servizio sanitario infatti, come è noto, è gestito dalle regioni. E ognuna ha “personalizzato” il sistema. Così si può arrivare a situazioni limite in cui “una persona che si reca al pronto soccorso e dichiara di avere un dolore a livello gastrico, se sottoposto a visita cardiologica, elettrocardiogramma, consulto chirurgico ed ecografia, senza che si evidenzi nulla di serio, può pagare anche 130,15 euro”.

Lo sostiene Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori. Considerando ticket già esistenti e quelli appena introdotti il conto è presto fatto: 30 euro per il cardiologo cui si aggiungono 10 euro di ticket nazionale, 19 euro per la visita chirurgica più altri 10 di ticket e 36,15 euro per l’ecografia. Se alla fine di tutti i controlli i medici non riscontrano nulla, il paziente “ipocondriaco” può essere classificato come codice bianco e deve pagare altri 25 euro. Totale 130,15, appunto.

Ticket a macchia di leopardo

Ma la realtà può essere molto diversa tra una regione e l’altra. Sono tre quelle che hanno rinunciato al ticket di 10 euro sulla specialistica: la Valle D’Aosta, le due province autonome di Trento e Bolzano e la Sardegna (quest’ultima sta pensando a un aumento simbolico di 1 euro per tutti).

Le altre hanno recepito i nuovi ticket con modalità diverse:

•  alcune hanno semplicemente proceduto con un’introduzione secca e senza modulazioni del ticket di 10 euro a ricetta: sono Liguria, Lazio, Basilicata, Calabria.

•  altre hanno deciso di introdurlo ma con eventuali rimodulazioni: sono Friuli Venezia Giulia, Campania, Molise;

•  la Sicilia, che aveva già un ticket di 2 euro a ricetta, lo ha aumentato di 8 euro per arrivare a 10;

•  due regioni – Lombardia e Piemonte – definiscono il ticket in base al tipo di esame e al valore della prestazione: per le ricette fino a 5 euro non c’è aumento e si sale fino a un massimo di 30 euro per gli esami più complicati;

•  un blocco di regioni invece (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche) ha modulato il ticket in base al reddito:
- fino a 36.152 euro esenzione totale,
- fra 36.153 euro e 70.000 euro, ticket di 5 euro,
- fra 70.001 e 100.000 euro, ticket di 10 euro,
- oltre i 100.000 euro, ticket di 15 euro;

•  applicano il criterio reddituale ma con una soglia unica il Veneto (ticket di 10 euro per redditi superiori a 29mila euro e di 5 euro per redditi inferiori) e l’Abruzzo (ticket solo per redditi superiori a 36.151 euro annui).

“Ci troviamo di fronte a 20 sistemi diversi”, continua  Miracapillo. “I costi elevati per accedere alle prestazioni pubbliche si aggiungono a interminabili liste di attesa. Le persone preferiscono, quindi, rivolgersi alle strutture private per la loro celerità.

fonte : http://economia.virgilio.it/tasse/ticket-sanitari-ogni-regione-fa-da-se-giungla-di-prezzi-per-visite-specialistiche.html

In bar di Vibo latte scaduto da 3 anni

Quarantasette cartoni di latte scaduto da 3 anni sono stati trovati e sequestrati nel magazzino di un bar di Vibo Valentia dai carabinieri della Compagnia e del Nas di Catanzaro. Al titolare dell’esercizio e’ stata elevata una contravvenzione di 3.600 euro. Il locale,in via Parodi, e’ frequentato quotidianamente da centinaia di persone.

I militari, dopo la scoperta del latte scaduto, hanno ampliato i controlli scoprendo la mancanza delle schede obbligatorie di autocontrollo alimentari.

fonte: www.ansa.it
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Ticket sanità, Fazio apre alle Regioni: un tavolo per rimodulare il meccanismo

Un tavolo tecnico con le Regioni per rimodulare il ticket, puntando sul modello lombardo oppure sul concetto di appropriatezza: è quanto emerso dall’incontro che gli assessori regionali alla Sanità hanno avuto oggi pomeriggio con il ministro della Salute, Ferruccio Fazio. «Fermo restando che il ticket è già partito, perché non si tratta di una nuova legge, ma di una copertura di una legge del 2007 – ha detto il ministro al termine dell’incontro – abbiamo concordato con gli assessori di aprire subito un tavolo per poter rimodulare sia questo ticket, sia quelli che partiranno nel 2014, in modo tale che non siano ticket aperti a tutti, ma che ci siano delle modulazioni che potranno essere o sul modello della Lombardia per fasce di spesa oppure sul concetto di appropriatezza. Usando infatti degli indici di appropriatezza, credo che si possa arrivare a consentire che anche le fasce non esenti possano avere le prestazioni principali senza avere ticket. D’altronde sono convinto che il ticket non debba essere usato per fare cassa, ma per ridurre le prestazioni inappropriate».

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Scoperta per caso molecola anticalvizie:primi test sui topi con l’antistressina

Lo stress gioca un ruolo non solo nell’arrivo dei capelli bianchi, ma anche nella perdita della chioma. Un problema diffuso, tanto che negli anni si sono moltiplicate le lozioni miracolose e i trattamenti farmacologici contro la calvizie. Ma anche i prodotti efficaci non sono in grado di restituire una chioma lussureggiante. Ora un team guidato da ricercatori dell’Università della California a Los Angeles (Usa) e della Veterans Administration, pensa di aver trovato una soluzione.

Una scoperta venuta per caso. Indagando su come lo stress influisce sulla funzione gastrointestinale, i ricercatori americani pensano di aver trovato un composto chimico che induce la crescita dei capelli, bloccando l’ormone dello stress. L’inattesa scoperta è descritta online su “Plos One”. «I nostri risultati dimostrano che un trattamento di breve durata con questo composto causa un’incredibile ricrescita dei peli a lungo termine in topi mutanti, cronicamente stressati», spiega Million Mulugeta, della David Geffen School of Medicine alla Ucla. «Questo potrebbe aprire nuove strade per curare la caduta dei capelli nell’uomo attraverso la modulazione dei recettori degli ormoni dello stress, in particolare contro la perdita di capelli legati a stress cronico e invecchiamento».

Il team di ricerca, che in origine studiava le interazioni cervello-intestino, include anche studiosi del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, in California, e dell’Oregon Health Sciences University. Per i loro esperimenti, i ricercatori hanno usato topi geneticamente modificati per produrre in eccesso un ormone dello stress: il fattore di rilascio della corticotropina (Crf). Questi topi con l’età perdono peli e alla fine diventano calvi sulla schiena, cosa che li rende molto riconoscibili.

I ricercatori dell’Istituto Salk avevano sviluppato il composto chimico, un peptide chiamato astressin-B, descrivendo la sua capacità di bloccare l’azione del Crf. Così sono stati realizzati gli animaletti ingegnerizzati ad hoc. Iniettando la molecola nei topi calvi, i ricercatori dell’Ucla hanno visto che una sola applicazione non dava effetti, così hanno continuato per 5 giorni, per dare al peptide una migliore possibilità di bloccare i recettori ‘nel mirinò. Poi hanno rilevato gli effetti nel colon degli animali sottoposti a stress indotto, rimettendoli nelle gabbie insieme alle cavie pelose utilizzate per fare il confronto.

Circa tre mesi dopo, gli investigatori hanno ritirato fuori i topolini per condurre ulteriori studi gastrointestinali, scoprendo di non poter più distinguere gli animali geneticamente modificati da quelli normali. Il pelo era ricresciuto, folto e lucido, sulle schiene precedentemente glabre. «Quando abbiamo analizzato il numero di identificazione dei topi su cui il pelo era ‘ritornatò abbiamo scoperto che, in effetti, il peptide è stato responsabile della super-ricrescita nei topi calvi», spiega Mulugeta. «Studi successivi hanno confermato questo fenomeno in modo inequivocabile».

Di particolare interesse, secondo gli autori, è la breve durata dei trattamenti: solo un’iniezione al giorno per cinque giorni consecutivi basta per mantenere gli effetti per un massimo di quattro mesi. «Un tempo relativamente lungo, visto che i topi vivono meno di due anni», ha aggiunto Mulugeta. Se l’effetto si conserverà anche nell’uomo, il peptide potrebbe rappresentare una soluzione duratura contro l’incubo calvizie. Ucla e Salk Institute ci credono, tanto che hanno presentato domanda di brevetto per l’uso del peptide astressin-B per la crescita dei capelli.

fonte: www.ilmessaggero.it

Romani assicura: presto certezze per le fonti rinnovabili. Marcegaglia: sul nucleare no emotività

Il governo vuole procedere «speditamente» per fornire un nuovo sistema di incentivi alle rinnovabili, partendo già dalla prossima settimana con dei tavoli tecnici con i protagonisti del settore. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, al termine al termine del tavolo sulle energie rinnovabili che si è svolto questo pomeriggio e al quale hanno partecipato governo, banche, Confindustria e operatori del settore. «È stata una riunione molto importante con tutti gli operatori e i consumatori, piccoli e grandi, una prima riunione propedeutica a tavoli tecnici e altri incontri di questo tipo che si terranno la settimana prossima e che mostra l’intenzione del governo di procedere molto speditamente a dare certezze definitive al settore fotovoltaico», ha spiegato. Secondo Romani, «bisogna fare un confronto con gli incentivi degli altri Paesi europei e arrivare a una riduzione dei costi che renda gli incentivi compatibili con le esigenze di costo di cittadini e imprese. Il Paese è nelle condizioni per trovare la soluzione migliore».

Galan: «Entro dieci giorni il nuovo regime di incentivazione»
A confermare la strettezza dei tempi è stato anche il ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan, per il quale entro 10 giorni dovrebbe essere definito il nuovo regime di incentivazione delle fonti rinnovabili: «Abbiamo deciso di essere rapidi – ha detto – entro 10 giorni c’è l’impegno ad arrivare ad una conclusione e a dare certezze al settore». Quello delle rinnovabili, ha aggiunto «è un settore che forse non è stato gestito alla perfezione», ma «siamo sulla buona strada».

Marcegaglia: «Sul nucleare bisogna essere razionali»
Al tavolo ha partecipato anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, per la quale la decisione sul futuro del nucleare in Italia non va presa sull’onda del «panico del momento». Marcegaglia ha anche sottolineato che «comprendiamo la preoccupazione di cittadini e governo. L’importante è non prendere decisioni di politica energetica, che sono decisioni a lungo termine, in base al panico del momento». E’ necessario, ha affermato il numero uno degli industriali al termine del tavolo sulle rinnovabili tra governo, banche e operatori, «capire cosa sta succedendo in Giappone e cosa si definirà a livello europeo». Per il futuro del nucleare, quindi, «bisogna ragionare in modo molto razionale, con attenzione e andando oltre il timore».
Marcegaglia ha definito positiva la riunione di oggi, perché «è prevalsa la volontà di lavorare perché ci sia uno sviluppo del fotovoltaico, settore in crescita, diventato anche un modo per le aziende in crisi di riconvertirsi. Ovviamente – ha proseguito – il supporto va fatto tenendo conto dello sviluppo delle altre fonti rinnovabili e tendendo conto del fatto che gli incentivi impattano sul costo delle energie per le imprese e per i cittadini».
«Abbiamo presentato un documento – ha aggiunto – che evidenzia la necessità di stabilire nel più breve tempo possibile un nuovo regime di incentivi dal 2012 in linea con gli altri Paesi europei. L’idea è che ci sia un calo graduale dal 2012 in linea con le migliori pratiche europee e che favorisca la nascita di un’industria italiana del fotovoltaico, premi l’innovazione e disincentivi il commercio delle autorizzazioni».
«Il tema più delicato – ha detto ancora – è poi quello di stabilire meccanismi di transizione per i progetti in corso da ora fino a fine dicembre 2011. Proponiamo una leggerissima riduzione degli incentivi per arrivare a fine anno. Bisogna però stabilire quali siano i progetti da incentivare, stando attenti a non premiare i furbi».Infine Confindustria chiede di mettere «un cap al valore degli incentivi al 2016 e che ci siano controlli ferrei contro lo sforamento di questo tetto».

Prestigiacomo: «Il governo assicurerà gli investimenti in corso»
Il governo assicurerà anche gli investimenti in corso sulle rinnovabili: ad affermarlo è il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, al termine della riunione al ministero dello Sviluppo economico. «Il governo sulle rinnovabili punta non solo a sostenere lo sviluppo del settore ma anche ad assicurare gli investimenti in corso – afferma il ministro in un comunicato – Con la riunione di oggi è stata imboccata una strada virtuosa che, siamo convinti, porterà alla definizione di un decreto capace di recepire le istanze del settore.
Nei prossimi giorni i tavoli tecnici approfondiranno le tematiche specifiche con l’obiettivo di trovare soluzioni condivise».

fonte: www.ilsole24ore.com

In pensione in anticipo con lavori usuranti

Per i lavoratori impegnati in attività usuranti sono in arrivo le norme che consentiranno loro di andare in pensione di anzianità con tre anni di anticipo rispetto agli altri lavoratori dipendenti: il Consiglio dei ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo sul quale saranno sentiti i sindacati prima di trasmetterlo alla conferenza Stato Regioni e alle commissioni parlamentari.

Avranno diritto a chiedere la pensione anticipata quei lavoratori già identificati dal decreto Salvi del 1999 (lavori in galleria, lavori nelle cave, ad alte temperature, lavorazione del vetro, ecc.), i dipendenti che fanno lavoro notturno (almeno 64 notti per chi matura i requisiti dal luglio 2009, 78 per chi li ha maturati tra il 2008 e la prima metà del 2009), gli addetti alla cosiddetta linea catena (la catena di montaggio) e i conducenti di veicoli con capienza non inferiore ai nove posti (conducenti di autobus quindi, pullman turistici ecc.). Per le finestre di accesso alla pensione vale il regime vigente al momento della maturazione dei requisiti agevolati (a partire dal 2011 12 mesi dal momento della maturazione dei requisiti).

fonte www.iltempo.it

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