Alfano: “Presto una grande novità cambierà la politica italiana”

Il segretario del Pdl Angelino Alfano e Silvio Berlusconi annunceranno presto «la più grossa novità della politica italiana» che ne cambierà il corso. A sostenerlo è stato lo stesso Alfano durante un incontro con la stampa in Fiera Milano. La novità sarà resa nota dopo le prossime elezioni amministrative.

Non è dato sapere se alluda o meno alle indiscrezioni su un incontro nei giorni scorsi tra Silvio Berlusconi e Luca Cordero di Montezemolo per la creazione di liste civiche. – «Non mi parlate di politica. Se mi parlate di politica è come se mi parlaste della luna, la luna non c’è». Così il presidente di Ntv Luca Cordero di Montezemolo ha evitato di rispondere a domande di politica a margine del viaggio inaugurale del treno Italo da Roma a Napoli.

Il segretario del Pdl, rispondendo a una domanda sul documento di Beppe Pisanu, che invita ad
andare oltre il Popolo delle libertà, ha risposto: «Ieri ho parlato con Berlusconi. Subito dopo i ballottaggi amministrativi annunceremo la più grossa novità della politica italiana». Secondo Alfano si tratta di una iniziativa «che cambierà il corso della politica in Italia e sarà accompagnata dalla più innovativa campagna elettorale che il nostro Paese abbia conosciuto dalla discesa in campo di Berlusconi a questa parte».

fonte: www.lastampa.it

Quei cinquantenni scivolati nel limbo senza la pensione

Un lavoro ce l’avevano, ma l’hanno lasciato, invogliati dagli incentivi per andarsene e dalla prospettiva di una pensione a portata di mano, nel 2012 o magari un po’ più tardi, nel 2013. E invece dopo la riforma MontiFornero si ritrovano senza reddito e con tempi di attesa per la pensione che, di colpo, si sono allargati ai cinque o sei anni con picchi che arrivano ai nove.

Sono i così detti lavoratori esodati su cui è intervenuto ieri il Presidente della Repubblica. «C’è una questione aperta che i sindacati rivendicano e di cui credo il governo stia studiando la soluzione» ha detto Giorgio Napolitano.

Il problema è che non si tratta di pochi casi ma di diverse centinaia di migliaia di persone. Le cifre esatte sui cosiddetti esodati sono ancora indefinite. «Non c’è ancora il dato definitivo» ha detto ieri il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua. Le stime iniziali del governo parlavano di 50 mila casi, ma la quota è stata rivista al rialzo dalla Cgil che ne ha contati 200 mila. Secondo stime circolate in questi giorni arriverebbero addirittura a quota 350 mila, sette volte tanto le valutazioni iniziali fatte dai tecnici.

Un vero e proprio popolo che sta affiorando con forza dalle pieghe della riforma. Tutti quanti prima di fare il grande passo avevano valutato bene ogni aspetto della nuova strada che stavano per prendere. Hanno fatto bene i conti con i risparmi che avevano in banca e con le spese in arrivo. Si credevano tranquilli e tutelati, anche perché avevano firmato accordi – magari collettivi – ben precisi, che li ponevano al riparo da sorprese.

Certo è che il governo ora dovrà individuare la strada migliore da percorrere per tutelare questi lavoratori. Ma allo stesso tempo dovrà riuscire anche a salvaguardare le risorse dell’Inps e quindi il bilancio pubblico. L’esecutivo sta cercando una soluzione e ha assicurato che entro il 30 giugno del 2012 verrà varato un decreto ad hoc. Sul tema nei giorni scorsi è intervenuta la stessa Elsa Fornero che il 19 marzo ha detto che «sono molti più del previsto», per cui «occorre trovare criteri equi per tutelare prima di tutto i più deboli».

Intanto cresce il numero di segnalazioni alle redazioni dei giornali. Come quella di Maurizio 57enne di Gessate, in mobilità dal dicembre 2008. «Dal mese di luglio sono senza un reddito. Ho maturato il diritto alla pensione, i 40 anni li ho fatti nel marzo 2011, la mia data di pensione (indicata come certa sugli accordi presi all’atto del mio licenziamento) era 1/7/2011. La legge 122 ha spostato le finestre di uscita di un anno. Ed io sono entrato in un limbo in un vuoto incredibile, non ero più mobilitato e neppure pensionato. Fatto sta che hanno smesso di pagarmi le indennità di mobilità, ma non mi pagano la pensione».

Ma quello degli esodati non è il solo problema sul tavolo del governo. Tra i nodi che stanno venendo al pettine c’è anche la questione delle ricongiunzioni onerose, previste dalla legge 122 del luglio scorso. Tanti i casi, come quello di Claudio: «Ho 55 anni e tra cinque o sei anni sarei andato in pensione per anzianità con più di 40 anni di contributi versati, più o meno per periodi uguali, all’Inps e all’Inpdap. Ora ho saputo che la mia ricongiunzione di tutto all’Inps avrà un costo di 135.000 euro». Cifre stellari come quella chiesta a Bruno: «per ricongiungere 32 anni di contributi versati nelle casse Inpdap agli otto dell’Inps mi sono stati chiesti dall’Inps 299.605 euro. Da pagare in «comode» 190 rate mensili da 1.576,87 euro l’una, per 15 anni. Vicenda analoga anche quella di «nicsummo», un ex dipendente della società Postel SpA del gruppo Poste Italiane che dopo aver versato per 30 anni i contributi all’Inps e per altri 12 a Ipost, ora si ritrova con un conto ulteriore di 70 mila euro da pagare per avere il diritto alla pensione.

fonte: www.lastampa.it

 

«Cloud computing. Così Wind conquista le aziende»

«La ricetta del successo – spiega a Il Tempo Pierpaolo Festino, direttore business unit corporate di Wind – è il giusto mix tra comunicazione mirata e servizi ad alto contenuto tecnologico come il cloud computing». Quali sono le nuove sfide commerciali di Wind in ambito corporate? «Ci sono due grandi filoni: il primo riguarda la nuova campagna pubblicitaria televisiva fortemente concentrata su aziende medie e di piccole dimensioni, l’altra novità riguarda i servizi di cloud computing per le grandi aziende, che possono così abbattere sensibilmente i loro investimenti e trasformarli in costi operativi proporzionali alle loro funzioni di ufficio. Questo rientra nel posizionamento classico di Wind: giusto prezzo per i servizi che si possono fruire in maniera semplice e comprensibile. Una strategia che fino ad oggi ci ha premiati. Continuiamo a crescere». Ci può dare qualche numero? «Abbiamo tassi di crescita a due cifre in un mercato complessivamente in contrazione. Si tratta dunque di un gran bel risultato». Qual è la leva principale per incrementare i clienti? «Nel mercato corporate la qualità delle soluzioni tecniche è un fattore essenziale e inderogabile da abbinare al prezzo. Un ruolo importante è rivestito anche dalla customer satisfaction, ambito in cui stiamo andando molto bene, con tassi di crescita elevati che ci hanno permesso di superare l’incumbent». C’è un’area di mercato in cui pensate di investire per gli sviluppi futuri? «Assistiamo al declino della voce, inteso in senso tradizionale, e a un futuro rappresentato dai dati. I clienti si aspettano di avere accesso a voce, dati ed applicazioni ovunque e comunque, senza distinzione tra accesso fisso o mobile, in azienda o in mobilità». Il servizio deve essere supportato da una diffusione della rete. Cosa fa Wind? «Abbiamo una struttura capillare di rete mobile e fissa. La cosa interessante è che Wind è in grado di gestire la convergenza fisso-mobile per voce, dati e applicazioni grazie alle sue reti integrate. Siamo l’unica vera alternativa a Telecom Italia perché offriamo servizi per ogni esigenza dei clienti». In che modo comunicate con le aziende, cosa vuole trasmettere il vostro ultimo spot? «Abbiamo creato una comunicazione visiva e immediata, contraddistinta da classe e ironia, con l’obiettivo di cogliere le esigenze che i professionisti hanno quotidianamente». È cambiato qualcosa nelle richieste dei clienti? «I clienti chiedono sempre più attenzione con distinzione tra grandi, piccole e medie imprese, soprattutto in questo attuale contesto economico. La clientela corporate sta mostrando un grande interesse verso ogni singolo aspetto dei servizi».

fonte: www.iltempo.it

 

Milleproroghe, ecco le norme

Dall’aumento delle sigarette per pagare le pensioni, alle liti con il fisco, che si potranno chiudere pagando entro fine marzo, passando per lo stop agli sfratti: sono molte le misure previste dal decreto legge Milleproroghe che, dopo la fiducia ottenuta giovedì, ha oggi ottenuto il via libera della Camera con 449 sì.

Il provvedimento ora passa al Senato per un esame che potrebbe introdurre qualche modifica. L’esecutivo è infatti chiamato ad affrontare alcuni nodi lasciati aperti, e sui quali è forte il pressing dei partiti, come l’ippica e le pensioni per i cosiddetti “esodati”, cioè i lavoratori che hanno già raggiunto un accordo per lasciare l’occupazione ma che ora, con le modifiche, rischiano di attendere qualche anno prima di prendere la pensione. Ecco le norme principali.

PENSIONI, PAGANO LE SIGARETTE – Salvi i lavoratori precoci e ‘esodatì (ma solo quanti hanno terminato di lavorare entro il 31/12/12) dalla riforma della previdenza targata Fornero. A pagare saranno i fumatori.

NIENTE CONDONO MANIFESTI POLITICI – Salta il condono delle affissioni politiche abusive.

RADIO RADICALE – 7 milioni nel 2012 per l’emittente per la trasmissione delle sedute del Parlamento.

LITI FISCO – Possono essere chiuse con somme ridotte le liti pendenti con il fisco fino al 31 dicembre 2011. Per pagare c’è tempo fino al 31 marzo.

STOP A SFRATTI – Differimento, al 31 dicembre 2012, dell’esecuzione degli sfratti «riguardanti particolari categorie sociali disagiate».

ALLUVIONI – Proroga al 16 luglio degli adempimenti fiscali e previdenziali nei territori alluvionati di Liguria e Toscana.

ASSUNZIONI P.A. – Scadono a fine anno i termini entro i quali le pubbliche amministrazioni possono assumere personale a tempo indeterminato. Prorogate anche le graduatorie dei concorsi.

ASILI NIDO E VIGILI – I comuni potranno assumere a tempo determinato il personale scolastico per gli asili
nido e le materne nonchè vigili urbani nei periodi estivi.

PRECARI – Proroga alla fine dell’anno degli ammortizzatori sociali per i lavoratori a progetto e delle risorse destinate in via «transitoria» alla Cig ordinaria.

FMI – Proroga della partecipazione dell’Italia ai programmi del Fondo. Bankitalia tratterà per chiudere un accordo di prestito, con la garanzia dello Stato, per oltre 23 miliardi.

PMI – Arriva un tavolo per prorogare a tutto il 2012 l’accordo per il credito alle piccole e medie imprese.

VERIFICHE ANTISISMICHE – Scade a fine anno il termine per le verifiche sugli edifici di interesse strategico e sulle opere infrastrutturali chiave sotto il profilo antisismico.

DEMANIO – Proroga sino al 31 dicembre 2012 di tutte le concessioni sul demanio marittimo, lacuale e portuale in essere al 31 gennaio 2011.

PICCOLI COMUNI – Nove mesi un più per i piccoli comuni per associarsi e per ridurre i costi relativi alla
rappresentanza politica nonchè per la liquidazione di società partecipate.

CARCERI – Proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2012, della gestione commissariale in materia di edilizia.

RIENTRO CERVELLI – Proroga al 2015 degli sconti fiscali per incentivare il rientro in Italia di cittadini dell’Ue che hanno studiato o lavorato all’estero.

IMMOBILI REGIONI – Le Regioni che non sono sottoposte a un piano di rientro possono vendere gli immobili per coprire il “buco” della sanità.

INTRAMOENIA – Il termine entro il quale entra in vigore l’attività intramuraria dei medici è fissato al 30 giugno 2012, e non più al 31 dicembre.

CARTA IDENTITÀ – Ancora un anno di tempo per le impronte digitali sulle carte d’identità.

TRASPORTI – Si prevede che fino alla fine di luglio i compiti della nascente Agenzia continuino ad essere
svolti dall’Anas.

ACERRA – Scadrà a fine gennaio il termine per il trasferimento della proprietà del termovalorizzatore.

SISTRI – Slitta al 30 giugno 2012 il termine di operatività del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti.

POSTE E EDITORIA – Proroga al 2013 delle agevolazioni per le spedizioni effettuate dalle imprese editrici di quotidiani, periodici e libri. Gli sgravi valgono anche per le onlus.

DIRITTO AUTORE – Moratoria fino al 2016 per la tutela dei prodotti dei design industriale.

GIOCHI – Proroga a fine anno per la sperimentazione del Bingo e al 30/6 per le gare delle concessioni del
poker sportivo.

CROCE ROSSA – L’incarico del commissario straordinario della Cri sarà valido fino al30 settembre 2012.

PIETRELCINA – Proroga per il 2012 degli interventi (500mila euro) a favore del comune di Pietrelcina per
l’accoglienza dei pellegrini di Padre Pio.

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Il Governo taglia le auto blu

Giro di vite del governo sulle auto blu per gli organi costituzionali e gli enti locali. Con un decreto del presidente del Consiglio, presentato dal ministro Patroni Griffi, il governo ottempera ad una ordinanza del Tar che chiedeva di intervenire in merito, convinto di poter così «conseguire risparmi significativi». Il nuovo decreto del Governo modifica un precedente decreto laddove si imponeva l’utilizzo alternativo dei mezzi di trasporto pubblico solo quando ne veniva assicurata ‘uguale efficacia’. In pratica, i mezzi pubblici si possono o debbono usare sempre. Così come viene eliminata la norma che concedeva alle amministrazioni un termine di trenta giorni per la comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica dell’acquisto o della presa in possesso di un’autovettura.

fonte: www.lastampa.it

 

Saldi/ Al via la stagione 2012. Previsti cali del 30%

Iniziano i saldi: oggi in Sicilia e in Basilicata si apre la stagione delle vendite scontate. A Roma, Milano, Napoli e nelle altre grandi citta’ partiranno giovedi’ 5, in Molise e a Bolzano il 7 e in Valle d’Aosta il 10.

Ma le previsioni non sono positive: secondo i consumatori le vendite caleranno del 30% rispetto al 2011. “Solo il 40% delle famiglie potra’ permettersi qualche acquisto, e la spesa procapite in regime di saldi si attestera’ sui 110 euro”, sentenzia Carlo Rienzi, presidente del Codacons. “A risentire della grave crisi del commercio – aggiunge – saranno soprattutto i piccoli negozi e per la prima volta anche gli outlet e i centri commerciali vedranno una consistente diminuzione del proprio giro d’affari”. Anche le attese della Fismo-Confesercenti sono negative.

I commercianti, afferma Roberto Manzoni, presidente della federazione, si aspettano “una leggera flessione, coerentemente alla situazione economica e socio-politica dell’Italia”, con i consumatori divisi tra chi cerca l’affare e chi invece aspettera’ “tempi piu’ rosei”. “Per sapere come saranno – sottolinea inoltre – basta guardare alla famiglia media che ha visto aumentare le spese fisse per al gestione familiare del 6-7%, perdendo contemporaneamente un altro 6-7% in potere d’acquisto. I saldi sono lo specchio dell’economia del Paese, e per questo ci aspettiamo una flessione: una flessione non drammatica, ma in linea con la situazione dell’Italia. Qualcuno comprera’ cio’ di cui ha bisogno, ma altri saranno frenati dal timore per il futuro”

fonte: http://affaritaliani.libero.it/

Il partito dei fedelissimi di Napolitano

C’è un partito trasversale che appoggia Napolitano e si affida a Mario Monti. Senza se e senza ma. Senza i dubbi che affiorano e alimentano invece i ragionamenti degli esponenti delle formazioni che pure hanno votato la fiducia al nuovo governo tecnico. È un partito al quale sono iscritti il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il presidente della Camera Gianfranco Fini e quello del Senato Renato Schifani. Il primo è il maggior sostenitore del nuovo premier. Quando lo difende usa le stesse parole che arrivano dal Quirinale. Ma non è una difesa «a prescindere». È vero che Casini ha schierato da subito il suo partito senza esitazioni con Mario Monti ma sullo sfondo fa capolino un’altra strategia: la costruzione di una candidatura da «uomo delle istituzioni», quando, nel 2013, dopo aver votato per il nuovo Parlamento le Camere dovranno anche scegliere il Presidente della Repubblica dopo Napolitano.
Per questo da Casini non arrivano mai parole di critica ma appelli alla governabilità in perfetto stile quirinalizio con inviti agli altri partiti a lavorare solo per sostenere il governo. Un esecutivo nei confronti del quale c’è una fiducia incondizionata. Il 23 dicembre, ad esempio, il post di Pier Ferdinando Casini su twitter sgombra il campo da qualsiasi dubbio: «Più incontro Monti, più cresce la mia stima per lui. Pur riconoscendo le difficoltà, è sereno e risoluto: la miglior guida per l’Italia». E lo stesso giorno, dopo averlo incontrato a palazzo Chigi nel giro di consultazioni che il premier ha fatto con i leader dei partiti maggiori, l’ex presidente della Camera sposa in pieno la linea dell’esecutivo: «Sono andato da Monti per fargli gli auguri di Natale perché l’Udc non ha né richieste né proteste da fare al presidente del Consiglio che va solo assecondato. Abbiamo parlato delle questioni internazionali, delle liberalizzazioni e del rilancio dell’economia».

 
Una linea di condivisione totale che, nel Terzo Polo, anche Francesco Rutelli fa fatica a seguire. Sulla manovra, ad esempio, l’ex sindaco di Roma non ha dato giudizi incoraggianti: «La componente crescita è stata deludente. Mi aspettavo di più, ma c’è tempo. Obiettivamente in venti giorni non si può far molto». «Servono dal governo molto coraggio e innovazione – aveva spiegato in una intervista a QN – senza farsi condizionare dalle lobby, e magari anche innovazione nella macchina del palazzo».
Dubbi che invece, nel Terzo Polo, non sfiorano Gianfranco Fini che con Giorgio Napolitano ha un rapporto che dura da anni. E quindi non può permettersi di «sfiduciare» Mario Monti. Specialmente dopo aver invocato per mesi la caduta di Berlusconi. «Oggi dobbiamo sostenere Monti perché, invece di negare l’evidenza, cerca di risolvere il grande problema dei conti – ha spiegato agli esponenti di Fli durante la cena per gli auguri di Natale – La manovra è difficile da digerire perché incide su tutti i livelli sociali, ma è inevitabile se vogliamo giocare il secondo tempo della partita: quello della crescita. Dal Pdl arriva invece l’altro esponente «nobile» del partito del Presidente, Renato Schifani. «È un momento difficile e occorre non abbandonare la speranza e la solidarietà – ha detto ieri visitando ieri a Roma la missione «Speranza e carità» del missionario laico Biagio Conte – Solo un Paese unito nella comprensione e nel dialogo può superare questo momenti».

fonte: www.iltempo.it

 

Due grandi banche si preparano al ritorno delle monete pre-euro

Almeno due banche di caratura mondiale «hanno preso delle misure» per ritornare ad effettuare transazioni in vecchie valute della zona euro tra cui lira, dracma e escudo. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti ben informate. Le banche in questione hanno già contattato Swift, l’azienda belga che gestisce i sistemi per le transazioni finanziarie internazionali, per avere la tecnologia e i codici necessari, riferiscono le fonti. Un portavoce di Swift ha detto al quotidiano finanziario che l’azienda è pronta a fare tutto quanto sarà necessario per garantire il regolare svolgimento delle transazioni, ma che «non è il caso fare commenti su questioni specificamente legate alla zona euro». Secondo il Wall Street Journal, le banche stanno studiando tutti gli aspetti del possibile impatto che avrebbe l’uscita di uno o più paesi dalla zona euro.

fonte: www.lastampa.it

 

Le banche studiano l’exit strategy dal debito pubblico italiano

Le banche europee ancora non si fidano. Non del tutto almeno. Le dimissioni di Silvio Berlusconi e l’arrivo di un tecno-governo per risollevare le sorti dell’Italia, da sole, non sono una garanzia di immunità da crisi prolungata. Così, alcuni grandi istituti del Vecchio continente sono al lavoro per pianificare la dismissione di una parte dei circa 300 miliardi di euro in titoli del Tesoro presenti nei rispettivi forzieri. A rivelarlo è un dossier di «International Financing Review», secondo cui i big della finanza continentale temono di dover fare i conti con un sisma simile a quello greco. Durante la crisi ellenica gli istituti europei hanno mantenuto in portafoglio i titoli del debito di Atene «più di quanto avrebbero dovuto», a causa delle pressioni dei governi nazionali e della convinzione che i credit default swap – i prodotti derivati con cui vengono assicurati i bond di stato -, li avrebbero messi al riparo da perdite pesanti. «Quando il precipitare degli eventi ha accelerato la dismissione, era troppo tardi», dice il dossier della pubblicazione accademica. Collocare i titoli sui mercati secondari ovvero trovare acquirenti, è stato assai arduo.

È questo il momento di vendere, secondo alcuni grandi attori della finanza continentale, almeno sino a quando il Quantitative easing della Bce, ovvero l’acquisto di bond italiani volto a sostenerne la domanda, non sarà ufficialmente concluso. Secondo un rapporto della European banking authority, i 90 più grandi istituti del continente detengono circa 326 miliardi di debito italiano, su circa 1.900 miliardi di esposizione complessiva, 300 miliardi dei quali con scadenza 2012.

Una mappatura dell’esposizione sul debito italiano l’hanno fornita gli stress-test compiuti dalla Eba: a dicembre dieci tra i principali istituti creditori dell’Italia erano stranieri. Bnp Paribas deteneva 28 miliardi di euro in titoli, Dexia, 15,8 miliardi di euro, Commerzbank 11,7 miliardi, Credit Agricole 10,8 miliardi e Hsbc 9,9 miliardi. Da allora gli istituti hanno ridotto la loro esposizione, Bnp Paribas ad esempio ha ceduto 8,3 miliardi di euro in titoli nei quattro mesi terminati alla fine di ottobre, mentre Commerzbank, nei primi nove mesi del 2011, ne ha dati via 1,8 miliardi di euro.

«Cosa vedremo nelle prossime settimane? La vendita di consistenti volumi di titoli a breve termine», spiega Eric Strutz, direttore finanziario di Commerzbank. «Noi pensiamo a un’ulteriore riduzione di 2 miliardi di euro nel quarto trimestre». A vendere, secondo il dossier di Ifr, sarà anche Société Générale che da giugno ha dimezzato l’esposizione sull’Italia a 2,5 miliardi di euro, e Barclays che l’ha ridotta di oltre un miliardo nel terzo trimestre.

Tutto questo rischia di avere ricadute a Francoforte, dove la Bce è impegnata a contenere le spinte al rialzo dei rendimenti che la scorsa settimana hanno raggiunto quota 7,5% nel caso dei decennali, record italiano dalla nascita dell’Eurozona e massimo interno dal 1997. E come ha dimostrato l’aumento dei margini di garanzia da parte di Lch Clearnet, la seconda camera di compensazione dei bond, con i titoli a scadenza decennale scambiati a 85 centesimi su un valore nominale di un euro, trattare obbligazioni del Tesoro italiano richiede garanzie finanziarie più robuste.

Se il clima di incertezza condiziona l’Europa centrale, le banche italiane appaiono più fiduciose. «Secondo gli stress test, lo scorso dicembre Intesa Sanpaolo deteneva 60 miliardi di euro in debito italiano, Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, rispettivamente 49 e 32 miliardi», riporta Ifr. E queste esposizioni sono variate di poco negli ultimi dieci mesi. «Continueremo ad investire la maggior parte della nostra liquidità in titoli del Tesoro», ha detto Corrado Passera durante una recente conferenza con gli analisti. Secondo l’ad «si tratta di titoli che danno il giusto rendimento vis-à-vis al costo. Quindi non è previsto un cambio di strategie». A questo, concludono gli analisti di Ifr, si aggiunge un fattore tecnico: «I requisiti introdotti da Basilea impongono livelli minimi di capitale a guardia della stabilità. E questo è un deterrente alle vendite di massa di titoli sovrani, compresi Bot e Btp».

fonte: www.lastampa.it

 

 

Atac esce da Metrebus e “scarica” i pendolari

Nella guerra che la Regione ha dichiarato ad Atac, a rimetterci come al solito sarà l’anello debole della catena: pendolari e utenti. Che col nuovo anno, se l’ultimatum dell’ad Carlo Tosti resterà inascoltato, dovranno farsi il segno della croce e sperare di arrivare. Trenini e collegamenti extraurbani non saranno più garantiti. Bus e metrò ridurranno le corse.

Dopo il vertice di giovedì scorso, nel corso del quale l’assessore regionale Francesco Lollobrigida ha annunciato la decurtazione dei fondi per il contratto di servizio relativo alle ferrovie concesse (da 94 a 55 milioni) e per quello del trasporto cittadino (meno 40 milioni), Tosti ha preso carta e penna e inviato due lettere di fuoco: una allo stesso titolare della Mobilità laziale, l’altra al consorzio Metrebus. La prima per comunicare che, alla luce degli 80 milioni di tagli e del mancato via libera alla manovra tariffaria necessaria a far quadrare i conti, Atac sarà costretta  -  dal 1° gennaio 2012  -  a “sospendere e/o limitare l’esercizio” sulle linee RomaLido, TerminiGiardinetti e RomaViterbo, valutando se “scorporare dalla società, d’intesa con il socio unico Roma Capitale, il ramo d’impresa interessato”: il che comporterà la restituzione di treni, infrastrutture e personale, con inevitabili disservizi per gli utenti.

L’altra l’ha invece spedita al Consorzio Metrebus, stavolta per notificare l’avvio delle procedure per disdettare il contratto che lega l’Atac a Cotral e a Trenitalia:

 

significa che se finora i pendolari potevano acquistare un solo biglietto o un unico abbonamento per viaggiare su treni regionali, pullman extraurbani, bus e metropolitane romane, con l’anno nuovo  -  con il cambio del gestore  -  dovranno munirsi di un ticket per ogni tratta percorsa. Oltre a subire i disagi conseguenti. Una mossa obbligata per l’azienda capitolina: solo così potrà aumentare i biglietti in autonomia, senza aspettare l’ok della Regione: da 1 euro con validità 75 minuti a 1,5 euro per 100. Misura che, se attuata, sarebbe un autentico disastro per Cotral e gli abitanti del Lazio che usano i collegamenti da e verso Roma: l’azienda dei trasporti regionale è infatti sprovvista, tanto per dirne una, della rete di distribuzione e vendita dei ticket.

Non aveva altra scelta, Tosti. Con i suoi è stato chiarissimo: “Con le risorse date non è possibile garantire il servizio”. Perché è vero che il governo ha tagliato 160 milioni all’anno al fondo dei trasporti laziali, ma il 50% è stato imputato alla sola Atac. In sostanza: la Regione se n’è infischiata (“volutamente”, maligna più d’uno) del precario stato di salute di un’azienda che sta per chiudere l’esercizio in corso con l’ennesimo profondo rosso: meno 200 milioni. Per salvarla, l’ad ha assoluto bisogno che il Piano industriale 20112015 dispieghi al più presto i suoi effetti, a partire dalla manovra tariffaria che vale 35 milioni. E soprattutto che Comune e Regione capiscano la drammaticità della situazione, visto che finora i numerosi solleciti, verbali e scritti, non sono serviti neanche a far aprire un tavolo di trattativa alla Pisana.

Non bastano più l’abbattimento dei costi (meno 40 milioni) e la stretta sui conti, che ha migliorato di 24 milioni il margine operativo lordo. E neppure la disdetta dei contratti integrativi che ha scatenato lo scontro con i sindacati. Senza azioni forti l’azienda rischia il crac. Appesantita, tra l’altro, dal netto rifiuto della Poverini di riconoscere i 600 milioni di crediti vantati. Mentre i debiti crescono: 400 milioni verso le banche, idem con i fornitori (dai 280 del 2010). E c’è già chi paragona l’Atac al Titanic: “Sta per affondare ma c’è chi suona l’orchestrina”.

fonte: http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/11/02/news/atac_esce_da_metrebus_e_scarica_i_pendolari-24260474/

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