Esodati, Inps: soluzione per tutti Cgil: Fornero non sa di cosa parla

«La condizione di tutti gli esodati deve trovare una soluzione che valga per tutti, non solo per il contingente» di 65.000 lavoratori salvaguardati, individuati dal decreto che dovrebbe essere emanatoa giorni dai ministri del Lavoro e dell’Economia»: lo ha detto oggi il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, intervenendo alla presentazione del rapporto annuale dell’Inps alla Camera.

Mastrapasqua: assicurare il dovuto sostegno a chi è a metà del guado. Mastrapasqua ha definito la riforma delle pensioni del 2011 «dura, severa, equa e coraggiosa», un intervento «capace di assicurare la necessaria stabilità finanziaria al sistema previdenziale italiano in questa complessa transizione». Ma nei processi di transizione – ha detto riferendosi all’allungamento dell’età per il pensionamento e alla situazione in cui si sono trovati molti lavoratori che avevano accettato di uscire dal lavoro pensando di poter andare in pensione – «chi è colto a metà del suo passaggio personale non può e non deve essere dimenticato o trascurato. Deve essere assistito e garantito nei suoi diritti soggettivi. Deve essere assicurato il dovuto sostegno: è un atto di giustizia, di legalità e di democrazia».

Fornero: ora il decreto, poi la soluzione per gli altri. Il decreto sui 65mila salvaguardati dall’allungamento dell’età pensionabile è pronto, dice intanto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ma il governo subito dopo si metterà con le parti sociali a cercare una soluzione per gli altri esodati che sono fuori da questo intervento. «Il problema esodati – ha detto il ministro – è un costo della riforma. Le riforme non sono a costo zero. Questa dà importanti risparmi negli anni a venire. Ma c’è anche un costo per coloro che sono fuoriusciti dal mercato del lavoro e che hanno difficoltà a ricollocarsi. Non si può pensare che tutto si riapra. Il decreto è pronto, alla firma del ministero dell’Economia, ma sappiamo che il decreto è una parziale soluzione al problema». Il governo ritiene che dare certezze a coloro che avevano incertezze in tempi brevi sia meglio che cercare subito una soluzione anche per coloro che non si trovano ancora in questa condizione. Ci metteremo insieme alle parti sociali, guarderemo ai problemi delle altre categorie per trovare altre soluzioni rispettando i criteri di equità e di efficienza senza scardinare la riforma».

«Né ciechi né sordi davanti ai problemi del Paese».
«Il Governo non è nè sordo nè cieco ai problemi del paese. Risolveremo il problema – dice Fornero. Abbiamo 65.000 persone che vengono salvaguardate, dicono che non bastano e ci sono persone non incluse. Studieremo il problema. Non abbiamo ora né i numeri degli altri esodati né accantonamento di risorse. Se dobbiamo trovare risorse faremo».

Camusso: soluzione in due tempi significa disprezzo per le persone. «Una soluzione in due tempi per gli esodati è un disprezzo nei confronti delle persone – dice il segretario della Cgil, Susanna Camusso – Serve una soluzione per il complesso degli esodati o è meglio che si sospenda la discussione sulla riforma degli ammortizzatori sociali perché le misure proposte non reggerebbero di fronte a questa situazione». A margine della presentazione del rapporto Inps, Camusso si è rivolta al ministro Fornero: «Parla senza sapere di cosa parla, perché non ci sono persone al lavoro, ma al massimo sono lavoratori in cassa integrazione, in attesa di passare in mobilità, quindi certo non sono al lavoro. E’ inutile che si continui a immaginare un contesto in cui ci sono altre soluzioni se non quella previdenziale».

Pd: i giochi vanno riaperti.
«Il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua ha detto che la riforma delle pensioni del governo è “dura, severa, equa e coraggiosa” – dice Cesare Damiano del Pd – Sui primi due termini non abbiamo dubbi. Sul fatto che sia equa non siamo d’accordo. Ribadiamo il fatto che l’assenza di gradualità di questa riforma, con la conseguente abolizione delle quote di anzianità, mina alle fondamenta il principio di equità per il fatto stesso che si è creato il grave problema dei lavoratori che rimarranno per lunghi anni senza stipendio, senza protezioni sociali e senza pensione. Questo problema va affrontato e lo stesso ministro Fornero ha ammesso che il decreto che riguarda 65mila “salvaguardati”, che potranno andare in pensione con le vecchie regole, non è risolutivo. Il ministro ha poi dichiarato che ogni riforma ha il suo costo, ma questo non può essere rappresentato da lavoratori che rimangono senza alcun reddito. Del resto anche il presidente dell’Inps ha dichiarato che “nei processi di transizione chi è colto a metà del suo passaggio personale non può e non deve essere dimenticato, ma assistito e garantito nei suoi diritti soggettivi”. A queste parole con le quali concordiamo debbono seguire i fatti. A differenza di quanto afferma il ministro del Lavoro, i giochi devono essere riaperti e le soluzioni trovate con sollecitudine».

Idv: Fornero muta sulla soluzione, è inadeguata.
«Oggi la ministra Fornero ci informa che non è né sorda, né cieca nei confronti degli esodati – dice il responsabile lavoro e welfare dell’Idv, Maurizio Zippon – Purtroppo, però, ha scordato di menzionare la terza scimmietta, quella cioè che non parla. La ministra, infatti, continua a restare muta sulla fine che faranno gli esodati non compresi nel primo decreto, che riguarderà solo 65mila persone. Le ricordiamo che il problema è molto più ampio e riguarda tutti i lavoratori che entro il 31 dicembre 2011 hanno firmato le proprie dimissioni e che sarebbero dovuti andare in pensione nei tempi stabiliti dagli accordi con le imprese, se non fosse intervenuta la nuova riforma che li ha drammaticamente allungati. E’ oltremodo assurdo, inoltre, che il suo ministero non sia riuscito ancora a stabilire il numero esatto degli esodati. Siamo a una farsa resa ancor più drammatica dai dati resi noti oggi dall’Inps, che parlano di una pensione media di poco superiore ai 500 euro per le donne e di un 52% di pensionati che percepiscono un assegno inferiore a mille euro. Nei confronti di queste persone, che hanno lavorato una vita, versando tasse e contributi, è ancora più evidente l’inadeguatezza del ministro del Lavoro a trovare una soluzione per risollevare le sorti delle famiglie italiane».

Polverini: governo deve dare risposta a tutti.
«E’ giusto che un ministro difenda il suo lavoro – dice Renata Polverini, presidente della Regione Lazio – Conosciamo tutti la severità di questa riforma e non l’abbiamo condivisa, perlomeno io non l’ho condivisa, se non altro per lo spirito che mi lega ancora al mio passato di sindacalista. Sicuramente è una riforma che ha un costo importante, come ha anche riconosciuto il ministro stesso, che deve trovare una pronta risposta che non si può limitare ai 65mila esodati del prossimo anno, ma che deve trovare già nel decreto quantomeno un impegno del governo per tutti coloro che saranno colpiti dalla riforma stessa».

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Salario base per i co.co.pro. E se perde il lavoro 6mila euro di una tantum

Nel Ddl lavoro sono in arrivo in Senato novità per i co.co.pro. dagli emendamenti dei relatori, Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl): viene previsto una sorta di salario base come hanno spiegato gli stessi Treu e Castro e verrà rafforzata in via sperimentale per tre anni l’indennità una tantum. Si puntava ad una mini-Aspi ma al momento non è possibile. Si parte con una fase sperimentale di 3 anni: ad esempio se si lavora 6 mesi come cocopro si prenderanno circa 6.000 euro. Poi ci sarà una verifica e la mini-Aspi. Si rafforza così la una tantum già prevista dall’ex ministro Maurizio Sacconi e «secondo calcoli fatti – ha detto Treu – se si lavora tra i 6 mesi e un anno in media si avrà un assegno di circa 6mila euro» per un anno. Alla fine dei tre anni di sperimentazione si farà una verifica per valutare se trasformare la misura a regime. Per quanto riguarda il salario base, viene individuato un parametro economico – ha spiegato il relatore per il Pdl Maurizio Castro – per una remunerazione nella media tra i minimi del lavoro autonomo e dei contratti collettivi. Cambiano anche i requisiti per certificare le ‘veré partite Iva con gli emendamenti dei relatori, Tiziano Treu (Pd) e Maurizio castro (Pdl) al ddl di riforma del mercato del lavoro. Una delle principali novità, come spiegano i relatori in Senato, é che una partita Iva sarà considerata ‘verà se la persona avrà percepito un reddito annuo lordo da lavoro autonomo di almeno 17-18mila euro. «Dalla commissione Lavoro del Senato giungono segnali positivi per quanto riguarda il disegno di legge sul lavoro. Gli emendamenti depositati oggi dai relatori possono correggere i vincoli più inaccettabili inizialmente posti a carico dei rapporti di lavoro flessibili». Lo afferma in una nota Giuliano Cazzola (Pdl), vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera. «È un buon segnale – sottolinea Cazzola – Soprattutto è positivo che questa strana maggioranza sia in grado di trovare soluzioni comuni, condivise da tutti i gruppi, anche in una materia delicata ed intessuta di ideologismi come quella del lavoro». «Certo – aggiunge il deputato del Pdl – rimangono dei limiti che saranno affrontati, nella misura del possibile, nel prosieguo del processo legislativo. Ma il primo passo va nella direzione giusta per il Paese, le imprese e i lavoratori. Il Pdl trova oggi una conferma della validità delle posizioni espresse, nel corso di questa vicenda, in difesa della legge Biagi»

fonte: www.ilsole24ore.com

 

Esodati, Fornero: decreto per 65mila I sindacati: testo iniquo, deve cambiare

Il decreto sui lavoratori esodati è pronto e riguarda una platea di 65mila persone. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ai sindacati nel corsodell’incontro al ministero del Lavoro. Il decreto interministeriale, che secondo quanto riferiscono i sindacati sarà varato entro maggio, conferma che saranno salvaguardati i lavoratori esodati che hanno fatto un accordo con l’azienda e che raggiungeranno i requisiti per accedere alla pensione con le vecchie regole entro il 2013. «Il vincolo delle risorse non può essere messo in discussione – ha detto il ministro – Per quelli che sono fuori dai 65mila si vedrà. Mi prendo tutta l’impopolarità di un provvedimento impopolare».

Camusso: il decreto non va bene, deve cambiare. «Il ministro ha presentato un decreto che non va bene e che deve cambiare» ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso, al termine del tavolo sugli esodati, sottolineando che la mobilitazione prosegue.

Camusso: il governo trovi i soldi. Il ministro del Lavoro tornerà a incontrare i sindacati nei prossimi giorni sulla questione degli esodati. Lo riferiscono i sindacati tornando a chiedere al governo di trovare le risorse perché siano salvaguardati tutti i lavoratori esodati rispetto all’aumento dell’età pensionistica e non solo per i 65mila previsti dal decreto del governo. «Il governo deve trovare i soldi – ha detto Camusso – il decreto così non va bene. Crea disparità. Non ci possono non dare risposte». Per Camusso la soluzione deve essere “previdenziale” per tutti coloro che hanno fatto accordi entro la fine del 2011 «nel decreto di cui ha parlato oggi il ministro dovrebbero essere salvaguardati rispetto dell’età pensionabile previsto dal decreto “salva Italia” solo coloro che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 4 dicembre 2011 e che matureranno la pensione sulle vecchie regole entro il 2013. «Questo – dice Camusso – non va bene perché lascia fuori molte persone che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione. Per queste non è pensabile un percorso di allungamento degli ammortizzatori sociali ma solo una funzione previdenziale. Non abbiamo parlato di estensione degli ammortizzatori perché non è questa la strada».

Bonanni: servono modifiche. «Non siamo soddisfatti del decreto sui 65mila lavoratori salvaguardati messo a punto e presentato ai sindacati dal ministro del Lavoro – dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni – Il ministro non può far finta che non ci siano altre persone che rischiano di restare senza lavoro e senza pensione».

Ugl: decreto iniquo. «Il decreto sui 65mila salvaguardati è di una iniquità totale – sostiene il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella – Bisogna continuare a discutere per trovare una soluzione per tutti i lavoratori, non solo i 65mila».

L’autocritica. In giornata era arrivata un’autocritica fatta dalla titolare del dicastero del Welfare sul lavoro fatto finora dal governo Monti per le fasce più deboli degli italiani: «Questo è il momento peggiore della crisi che ha investito il paese dal 2008 – ha detto – serve più attenzione verso le persone più sofferenti e più deboli perché forse siamo in ritardo e bisogna fare cose che ridiano fiducia».

Fiducia. «Il Paese – ha sottolineato Fornero intervenendo all’assemblea di Confcooperative – deve avere la fiducia di uscire dalla crisi». Per questo obiettivo «il Governo può fare le riforme ma il Paese deve avere fiducia: la cosa più difficile da comprare sul mercato in questo momento. Ammetto qualche mia responsabilità, io sono ministro del Welfare, forse è mancata una maggiore attenzione a chi è in sofferenza in questo momento. Si è pensato che il rigore fosse necessario per superare la crisi, si è pensato che il rigore sarebbe stato compensato da una crescita visibile subito, che non si è avuta, e si è pensato che poi avremmo attenzione ai segmenti più deboli. Forse su questo siamo in ritardo. Noi dovremmo, attraverso l’attenzione ai più sofferenti e ai più deboli, fare cose per ridare fiducia».

Camusso. «Meglio tardi che mai… ma i mea culpa servono a poco se non si cambia orientamento». Reagisce così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, all’ammissione del ministro del Lavoro.

Idv. «Il Ministro Fornero prima ammette di essere in netto ritardo sul fronte dei più deboli, poi dichiara che c’è il rischio di un ritorno al lavoro nero che vale la pena di correre. Sono dichiarazioni irresponsabili, insopportabili se pronunciate da un ministro del lavoro», attaccano anche Felice Belisario, presidente dei Senatori dell’Italia dei Valori, e Giuliana Carlino, caporguppo Idv in commissione Lavoro a Palazzo Madama. «Ci auguriamo – sottolinea l’Idv – che non sia già pronto un accordo per allentare le maglie dei contratti precari, perchè se così fosse Fornero dovrebbe solo fare un passo indietro ed evitare di fare ulteriori danni».

Maurizio Gasparri. «Registro con favore l’accettazione di molte nostre proposte in materia di flessibilità in entrata nella legge sulla riforma del lavoro». Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, sottolineando che si tratta del capitolo sulla flessibilità in entrata e in particolare delle partite Iva e dei contratti a tempo. «A conferma che il nostro atteggiamento nei confronti del governo guarda al merito delle questioni senza ostilità pregiudiziali e nemmeno il dovere di accettare qualsiasi ipotesi, registro con favore l’accettazione di molte nostre proposte in materia di flessibilità nella legge sulla riforma del lavoro».

La relazione di Castro. «Il relatore del Pdl, il senatore Maurizio Castro, ha avanzato puntuali e precisi suggerimenti – osserva Gasparri – per salvaguardare meccanismi che hanno favorito l’occupazione e che erano stati irrigiditi con rischi molto gravi. Dopo il confronto con il governo in corso da diverse settimane, registriamo positivamente l’accettazione di queste nostre proposte che cambiano sostanzialmente il disegno di legge iniziale per quanto riguarda la flessibilità in entrata, con particolare riferimento alle partite iva, al lavoro a tempo determinato e ad altri punti fondamentali. Ciò ci consente di guardare con spirito costruttivo e positivo all’esame del ddl in commissione Lavoro. Del resto siamo in Parlamento con lo scopo di andare alla sostanza delle valutazioni».

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Disoccupazione ai massimi dal 2004

Cresce l’allarme lavoro in Italia: a marzo il tasso di disoccupazione si attesta al 9,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 1,7 punti rispetto all’anno precedente. La crisi colpisce in particolare i giovani tra i 15-24anni, con il tasso che vola al 35,9%, in aumento di 2 punti percentuali rispetto a febbraio. Si tratta, ha sottolineato l’Istat, del livello più alto dal mese di gennaio 2004. Il numero dei disoccupati, pari a 2.506 mila, aumenta del 2,7% rispetto a febbraio (66 mila unità) e su base annua si registra una crescita del 23,4% (476 mila unità). La crescita della disoccupazione – rileva l’Istat – interessa sia gli uomini che le donne, con la disoccupazione maschile che cresce a marzo del 3,9% rispetto al mese precedente e del 23,4% su base annua, mentre il numero di donne disoccupate aumenta dell’1,3% rispetto a febbraio e del 23,4% in termini tendenziali. Non va meglio in Europa, dove continua a crescere il numero dei disoccupati. L’Eurostat segnala a marzo un tasso di disoccupazione al 10,9% nell’Eurozona (dal 10,8% di febbraio) mentre è rimasto invariato al 10,2% nell’Ue a 27. Dura la reazione dei sindacati. Per i giovani della Cgil, «basta annunci e false promesse: una intera generazione è stata tagliata fuori dal lavoro e si troverà a pagare il conto di una crisi sempre più dura». «Serve subito un piano di investimenti», si sottolinea da Corso d’Italia, ricordando che il sindacato sarà in piazza giovedì 10 maggio «per ricordare al Governo che i giovani non possono essere solo un buon pretesto per ridurre i diritti sociali». Per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, «si sta creando una miscela esplosiva nel paese, tra aumento della disoccupazione, aumento delle tasse, blocco degli investimenti pubblici e privati». «Qui occorre una svolta nella politica economica, altro che spending review – ha aggiunto il leader sindacale – Il 2012 si sta confermando l’anno più nero per la disoccupazione. Nessuno sta facendo niente per i giovani». Il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, tuttavia, ha tenuto a precisare che questi dati non registrano ancora gli effetti delle misure di sviluppo varate dal governo. «Non ci possono ancora essere – ha affermato Passera – gli effetti delle misure strutturali per lo sviluppo. Dobbiamo mantenere la barra al centro accelerando le riforme e assicurando risorse all’economia».

fonte: www.lastampa.it

 

Precari più stabili oppure no? I paletti ai vecchi contratti

 L’obiettivo della riforma, enunciato dal governo, è chiaro: rendere più dinamico il mercato del lavoro per favorire chi parte sfavorito, soprattutto i giovani prime vittime della crisi, e per eliminare via via il precariato. Meno chiaro – perlomeno fino a quando sarà messo nero su bianco il testo definitivo del provvedimento – è se gli strumenti individuati saranno in grado di raggiungerlo.

In sostanza il governo propone di superare la precarietà con una diversa articolazione dei contratti di accesso al lavoro che in un primo tempo accentua la flessibilità dell’occupazione e poi la stabilizza. Il tutto accompagnato da un riordino delle varie tipologie contrattuali, indirizzato ad evitarne l’abuso e l’uso distorto. E da una sorta di preambolo: l’eliminazione degli stage o dei tirocini impropri, svolti quando la formazione, compresi master o dottorati, è terminata. Perché come dice il ministro del Lavoro Elsa Fornero «il lavoro deve essere pagato».

Uno. L’apprendistato, innanzitutto, diventa il canale privilegiato di avviamento al lavoro dei più giovani con la conferma dell’impianto della legge del settembre 2011 a cui vengono apportate alcune correzioni. Il contratto di apprendista può essere offerto, sulla base di tre tipologie, a chi ha tra 15 e 25 (per la qualifica e il diploma professionale) e tra 18 e 29 anni per l’avvio al lavoro vero e proprio e può durare anche 3-5 anni, cioè al massimo fino ai 34 anni. La legge che lascia alla contrattazione collettiva la disciplina nel dettaglio dell’apprendistato non prevede la durata minima che invece la riforma Fornero vuole introdurre, così come richiede una percentuale di stabilizzazione per mantenere la possibilità di continuare ad assumere in apprendistato. E’ previsto poi l’obbligo del tutor per l’apprendista e la possibilità per il datore di lavoro di certificare la formazione. Stesse regole per i contratti di inserimento, estendibili a chi ha superato i 29 anni e che viene da un lungo periodo di disoccupazione.

Due.
Le maggiori novità riguardano però i contratti a tempo determinato che vengono in qualche modo scoraggiati attraverso l’aumento, pari all’1,4%, dei contributi che andrà a finanziare la nuova assicurazione sociale per l’impiego (Aspi). Fatta eccezione per i contratti di sostituzione. Ma c’è di più: tale maggiorazione potrà essere recuperata in caso di assunzione a tempo indeterminato (premio di stabilizzazione). Se invece il datore di lavoro vuole insistere sull’occupazione a scadenza, avrà più difficoltà a fare i rinnovi, perché dovrà far passare più tempo da un accordo ad un altro, senza contare che saranno anche allungati i tempi per l’impugnazione stragiudiziale del contratto. Resta l’obbligo a non superare i 36 mesi, tre anni di lavoro a termine, se non si vuole far scattare automaticamente il tempo indeterminato.

Tre. Anche per i contratti a progetto, o i vecchi co.co.co., ci saranno più paletti di prima. Innanzitutto il «progetto» dovrà avere una definizione più stringente e dettagliata e non potrà limitarsi a riproporre, come spesso avviene, l’oggetto sociale dell’azienda. E poi se l’attività del lavoratore a progetto finisce per essere sostanzialmente simile, per orario o per compiti svolti, a quella del dipendente allora scatta la presunzione del carattere subordinato della prestazione. Viene poi eliminata la facoltà di introdurre clausole individuali che consentano il recesso del datore di lavoro prima della scadenza del termine o comunque del completamento del progetto, anche in mancanza di una giusta causa, fermo l’obbligo di dare comunque il preavviso al collaboratore. Infine viene introdotto un incremento dell’aliquota contributiva prevista a favore della gestione separata dell’Inps, così da proseguire il percorso di avvicinamento alle aliquote previste per il lavoro dipendente.

Quattro.
Giro di vite anche alle collaborazioni o consulenze con partita Iva (solo nel 2011 ne sono state aperte ben 535 mila di cui quasi la metà da parte di giovani) che spesso nascondono veri e propri abusi. Con l’esclusione dei professionisti iscritti ad albi, viene riconosciuto il carattere continuativo e di natura subordinata, non autonoma od occasionale, della collaborazione se si prolunga complessivamente per più di sei mesi nell’arco di un anno, se il collaboratore ricava da essa più del 75% dei suoi compensi (anche se fatturati a più soggetti riconducibili alla medesima attività imprenditoriale) e se l’attività è svolta presso l’azienda committente.

Cinque.
Per il lavoro intermittente o a chiamata, che negli ultimi tempi ha fatto registrare una forte crescita, ma anche molti abusi, viene previsto l’obbligo di effettuare una comunicazione amministrativa molto snella – basterebbe una telefonata – in occasione di ogni chiamata del lavoro. Stesso obbligo, che secondo i sindacati non è sufficiente a contrastare le distorsioni, per il contratto di lavoro a tempo parziale. La comunicazione in questo caso deve essere contestuale al preavviso da dare al lavoratore di ogni variazione di orario attuata in applicazione di clausole elastiche o flessibili nell’ambito del part-time verticale o misto.
Quanto poi all’associazione in partecipazione, il governo punta di fatto a cancellarla. Propone infatti di limitare a 5 il numero massimo degli associati di lavoro (con capitale o lavoro) così da lasciare operante l’istituto soltanto nelle piccole attività, oppure solo nell’ambito familiare. Ma anche in questo caso l’associazione dovrà essere ristretta ai legami di primo grado, cioè a genitori e figli.

fonte: www.corriere.it

Decreto fiscale: ecco le novità

Approvato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri il c.d. “Decreto di semplificazione fiscale” contenente disposizioni urgenti in tema di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento dell’accertamento, oltre che di natura finanziaria. Il provvedimento, tra conferme e modifiche dell’ultimo minuto, introduce diverse  novità in materia. Vediamone alcune.

- Flessibilità nella rateizzazione dei debiti tributari. Prevista la possibilità di accedere alla rateizzazione del pagamento di somme dovute per irregolarità anche qualora abbia avuto luogo la decadenza dalla stessa. Attualmente, infatti, nel caso in cui si decada dalla rateazione concessa, la somma di debito rimanente non può nuovamente essere oggetto di dilazione. Con le nuove modifiche apportate, invece, nonostante la decadenza il contribuente può comunque beneficiare della rateazione per momentanea difficoltà economica ex art. 19, DPR 602/1973. Anche quest’ultimo istituto è stato ritoccato. In primo luogo, si è introdotta la possibilità di accedere a piani di ammortamento a rata crescente già a partire dalla prima richiesta di dilazione, e non solo in caso di richiesta di proroga – per peggioramento dello stato di difficoltà – della rateazione già concessa. In secondo luogo, la decadenza dal beneficio della rateazione scatta solo qualora non siano state pagate due rate consecutive e , inoltre, non sono iscrivibili ulteriori ipoteche dopo l’ammissione al pagamento dilazionato (fatte comunque salve quelle già iscritte alla data di concessione dello stesso) Infine, nel caso in cui si verifichi un aggravamento della situazione economica del debitore, può aversi il passaggio da rateazione a rata constante a rata crescente.

- Limitazione dell’uso del contante. Rinvio al 1° maggio 2012 dell’obbligo di pagamento di stipendi e pensioni superiori a 1.000 euro con strumenti di pagamento elettronico bancari e postali.

- Non esigibilità di crediti tributari erariali e locali modesti. A partire dal 1° luglio 2012, se l’ammontare dovuto – incluse le sanzioni amministrative e gli interessi – non supera la somma di 30 euro, non si avvierà il procedimento di riscossione. Tuttavia, nel caso in cui vi siano state ripetute violazioni degli obblighi di versamento da parte del debitore in merito ad uno stesso tributo, detta soglia non sarà valida. Attualmente il limite era stato fissato a 16,53 euro.

- Contrasto all’evasione. Introduzione delle c.d. “Liste selettive” in seno all’Agenzia delle Entrate. Quest’ultima, infatti, potrà d’ora in poi redigere liste di contribuenti ripetutamente segnalati – non in forma anonima – per violazioni circa l’obbligo di emissione della ricevuta fiscale o dello scontrino fiscale, oppure del documento certificativo dei corrispettivi. Inoltre, vengono forniti chiarimenti per quanto concerne l’indeducibilità di quelle componenti di reddito derivanti dal compimento di fattispecie di reato; si precisa, infatti, che in tali componenti sono unicamente compresi i costi e le spese relativi a beni o prestazioni di servizio direttamente adoperati per compiere delitti non colposi.

- Ipoteca. Possibilità di iscrizione dell’ipoteca da parte dell’agente della riscossione solo qualora la somma complessiva del credito da riscuotere non sia inferiore a 20.000 euro.

- Pignorabilità di stipendi, salari o altre indennità. In caso di pignoramento di credito verso terzi, l’agente di riscossione potrà “toccare” le somme dovute a titolo di stipendio, salario o altre indennità connesse al rapporto di lavoro fino a un decimo, per importi non superiori a duemila euro, e fino a un settimo per somme da duemila a cinquemila euro.

- Aumento aliquote tributi locali e regionali. A partire dall’anno d’imposta 2012, vengono “sbloccati i tributi” abrogando quelle disposizioni che avevano sospeso il potere di incrementare le aliquote e le tariffe dei tributi a livello locale e regionale.

Ma che fine faranno le maggiori entrate che il decreto appena analizzato  porterà nelle casse statali? Le risorse ottenute nel 2012 e nel 2013 saranno destinate a finanziare misure di sostegno del reddito di coloro che rientrano nelle fasce di reddito più basse, con particolare attenzione alle detrazioni fiscali per i familiari a carico. Nessun provente, dunque, verrà utilizzato per provvedimenti di riduzione della pressione fiscale, come invece era stato annunciato.

fonte:http://tuttosullavoro.libero.it/

 

Statali pagati, non serviranno ferie o permessi

I dipendenti pubblici che domani e sabato staranno a casa per la decisione del prefetto di Roma di chiudere gli uffici pubblici a causa del maltempo saranno normalmente retribuiti e non dovranno quindi utilizzare ferie o permessi. Sarebbe questo l’orientamento del ministero della Funzione pubblica. Si tratta, secondo l’ordinanza del prefetto di «assenze giustificate» e quindi da retribuire. Nel complesso i giorni di lavoro persi per i dipendenti pubblici a Roma a causa del maltempo sono quattro per i lavoratori che lavorano su sei giorni la settimana (sabato 4, lunedì 6, venerdì 10 e sabato 11 febbraio), mentre per chi lavora su cinque giorni la settimana saranno due (lunedì 6 e venerdì 10). C’è comunque una parte dei lavoratori che sarà comunque operativa, come quelli delle emergenze (ospedali, spalatori, vigili urbani, vigili del fuoco, Ama ecc). Il pagamento delle assenze dei lavoratori negli uffici pubblici chiusi per maltempo, naturalmente, vale anche negli altri casi di chiusure in Italia degli uffici della pubblica amministrazione.

fonte: www.ilmessaggero.it

Resta il no sull’art.18 ma si ragiona sulla mobilità individuale

Il sindacato fa quadrato a difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: «protegge dalle discriminazioni». Ma nel negoziato le parti sociali hanno ragionato su un intervento di manutenzione per apportare alcuni correttivi alla disciplina sui licenziamenti, con l’obiettivo di ridurre i margini di incertezza interpretativa e i tempi del contenzioso.

Tra le ipotesi allo studio, si ipotizza di portare i licenziamenti individuali per motivi economici nell’alveo della legge 223 del 1991 (si applica alle imprese con oltre 15 dipendenti che intendano effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni) che prevede il coinvolgimento del sindacato (in assenza, scatta una penale) al posto del controllo giudiziale, con il pagamento dell’indennità di mobilità al lavoratore licenziato. Un’altra ipotesi limiterebbe l’interpretazione estensiva del ‘giustificato motivo’ per i licenziamenti in cui si applica l’articolo 18, esplicitando che sono esclusi i motivi economici oggettivi. Si punta, inoltre, ad una sorta di ‘corsia preferenziale’ nelle cause sui licenziamenti, con un richiamo alle procedure dell’articolo 700 del codice civile sui provvedimenti di urgenza, ma anche con sezioni ad hoc nei tribunali. Trattandosi di un negoziato complessivo, la disponibilità del sindacato su questi temi è legata alle soluzioni che il Governo intende percorrere, perché «alla fine tutto si tiene».

 

 

Ma dall’incontro di ieri con l’Esecutivo sembrano arrivare alcuni segnali positivi per il sindacato, anche se permangono ancora diverse criticità. «A nostra domanda il Governo ha risposto che lavora per fare un accordo ‐ ha spiegato la leader della Cgil, Susanna Camusso ‐. Prendiamo per buone le affermazioni che vengono fatte. Sarà un loro problema spiegare se cambiano idea. I titoli sono corretti, ora inizia la fase più complicata». Anche Raffaele Bonanni ha sottolineato il cambio di passo del Governo dopo la ‘falsa partenza’ dello scorso 23 gennaio, quando il ministro Fornero presentò un documento che fu respinto da tutti i sindacati, mentre ieri il comunicato ministeriale si è limitato ad indicare genericamente 4 obiettivi che si vogliono perseguire senza entrare nel dettaglio per dare spazio al confronto: «Le premesse di oggi sono migliori dell’altra volta – ha detto il numero uno della Cisl -. È positivo che da una discussione telematica si sia avviato qualcosa più vicino ad una trattativa». Sono stati compiuti passi in avanti anche nel merito delle questioni: «Rispetto ai termini perentori con cui mettere in discussione gli ammortizzatori sociali si è avviata un’altra discussione – ha aggiunto Bonanni -. Abbiamo apprezzato molto e sarebbe una svolta l’intenzione del Governo di pagare di più le flessibilità e di contrastare in ogni modo la flessibilità cattiva come le partite Iva e i contratti di associazione in partecipazione».

Ma se si vuol vedere anche il ‘bicchiere mezzo vuoto’, le preoccupazioni del sindacato non mancano Il ministro Fornero ha mostrato una forte determinazione, ha detto che intende proseguire anche se non ci sarà l’accordo con le parti sociali. E non mancano critiche di merito: «Sull’equità continuano gli annunci per non dare risposte – è il commento di Camusso -. Non va bene l’idea che sui salari l’unica cosa è ragionare di produttività, e non di fisco, visto che siamo in una fase di recessione. Fisco e sviluppo sono i grandi assenti». Sulla stessa linea Luigi Angeletti: «La creazione di posti di lavoro purtroppo non si ottiene attraverso una modifica delle norme sul mercato del lavoro – ha spiegato il leader della Uil – ma con le scelte di politica economica del Governo e le politiche industriali delle imprese». Quanto alla monotonia del posto fisso di cui parlava il premier Monti: «Io non penso alla monotonia ‐ ha continuato Angeletti ‐. Io penso allo stress di chi non ha lavoro». Anche per il numero uno dell’Ugl, Giovanni Centrella (Ugl) «occorre aprire un tavolo sul piano industriale e sulla crescita, altrimenti rimarrebbe una riforma monca che non servirebbe a nulla», inoltre «c’è bisogno di fare una vera riforma fiscale, servono più soldi in tasca ai cittadini».

Milleproroghe, ecco le norme

Dall’aumento delle sigarette per pagare le pensioni, alle liti con il fisco, che si potranno chiudere pagando entro fine marzo, passando per lo stop agli sfratti: sono molte le misure previste dal decreto legge Milleproroghe che, dopo la fiducia ottenuta giovedì, ha oggi ottenuto il via libera della Camera con 449 sì.

Il provvedimento ora passa al Senato per un esame che potrebbe introdurre qualche modifica. L’esecutivo è infatti chiamato ad affrontare alcuni nodi lasciati aperti, e sui quali è forte il pressing dei partiti, come l’ippica e le pensioni per i cosiddetti “esodati”, cioè i lavoratori che hanno già raggiunto un accordo per lasciare l’occupazione ma che ora, con le modifiche, rischiano di attendere qualche anno prima di prendere la pensione. Ecco le norme principali.

PENSIONI, PAGANO LE SIGARETTE – Salvi i lavoratori precoci e ‘esodatì (ma solo quanti hanno terminato di lavorare entro il 31/12/12) dalla riforma della previdenza targata Fornero. A pagare saranno i fumatori.

NIENTE CONDONO MANIFESTI POLITICI – Salta il condono delle affissioni politiche abusive.

RADIO RADICALE – 7 milioni nel 2012 per l’emittente per la trasmissione delle sedute del Parlamento.

LITI FISCO – Possono essere chiuse con somme ridotte le liti pendenti con il fisco fino al 31 dicembre 2011. Per pagare c’è tempo fino al 31 marzo.

STOP A SFRATTI – Differimento, al 31 dicembre 2012, dell’esecuzione degli sfratti «riguardanti particolari categorie sociali disagiate».

ALLUVIONI – Proroga al 16 luglio degli adempimenti fiscali e previdenziali nei territori alluvionati di Liguria e Toscana.

ASSUNZIONI P.A. – Scadono a fine anno i termini entro i quali le pubbliche amministrazioni possono assumere personale a tempo indeterminato. Prorogate anche le graduatorie dei concorsi.

ASILI NIDO E VIGILI – I comuni potranno assumere a tempo determinato il personale scolastico per gli asili
nido e le materne nonchè vigili urbani nei periodi estivi.

PRECARI – Proroga alla fine dell’anno degli ammortizzatori sociali per i lavoratori a progetto e delle risorse destinate in via «transitoria» alla Cig ordinaria.

FMI – Proroga della partecipazione dell’Italia ai programmi del Fondo. Bankitalia tratterà per chiudere un accordo di prestito, con la garanzia dello Stato, per oltre 23 miliardi.

PMI – Arriva un tavolo per prorogare a tutto il 2012 l’accordo per il credito alle piccole e medie imprese.

VERIFICHE ANTISISMICHE – Scade a fine anno il termine per le verifiche sugli edifici di interesse strategico e sulle opere infrastrutturali chiave sotto il profilo antisismico.

DEMANIO – Proroga sino al 31 dicembre 2012 di tutte le concessioni sul demanio marittimo, lacuale e portuale in essere al 31 gennaio 2011.

PICCOLI COMUNI – Nove mesi un più per i piccoli comuni per associarsi e per ridurre i costi relativi alla
rappresentanza politica nonchè per la liquidazione di società partecipate.

CARCERI – Proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2012, della gestione commissariale in materia di edilizia.

RIENTRO CERVELLI – Proroga al 2015 degli sconti fiscali per incentivare il rientro in Italia di cittadini dell’Ue che hanno studiato o lavorato all’estero.

IMMOBILI REGIONI – Le Regioni che non sono sottoposte a un piano di rientro possono vendere gli immobili per coprire il “buco” della sanità.

INTRAMOENIA – Il termine entro il quale entra in vigore l’attività intramuraria dei medici è fissato al 30 giugno 2012, e non più al 31 dicembre.

CARTA IDENTITÀ – Ancora un anno di tempo per le impronte digitali sulle carte d’identità.

TRASPORTI – Si prevede che fino alla fine di luglio i compiti della nascente Agenzia continuino ad essere
svolti dall’Anas.

ACERRA – Scadrà a fine gennaio il termine per il trasferimento della proprietà del termovalorizzatore.

SISTRI – Slitta al 30 giugno 2012 il termine di operatività del Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti.

POSTE E EDITORIA – Proroga al 2013 delle agevolazioni per le spedizioni effettuate dalle imprese editrici di quotidiani, periodici e libri. Gli sgravi valgono anche per le onlus.

DIRITTO AUTORE – Moratoria fino al 2016 per la tutela dei prodotti dei design industriale.

GIOCHI – Proroga a fine anno per la sperimentazione del Bingo e al 30/6 per le gare delle concessioni del
poker sportivo.

CROCE ROSSA – L’incarico del commissario straordinario della Cri sarà valido fino al30 settembre 2012.

PIETRELCINA – Proroga per il 2012 degli interventi (500mila euro) a favore del comune di Pietrelcina per
l’accoglienza dei pellegrini di Padre Pio.

fonte: www.ilmessaggero.it

 

I bancari firmano l’orario lungo. Esclusivo: il testo del contratto

Tutela occupazionale, moderazione salariale e liberalizzazione degli orari sono il baricentro dell’accordo siglato ieri sera da Abi e sindacati, unitariamente (Dircredito, Fabi, Fiba, Fisac, Sinfub, Ugl Credito, Uilca). «Il lavoro è la questione di maggior importanza in questo momento e crediamo che tutti dovrebbero impegnarsi su questo importante tema – commenta Francesco Micheli, alla guida della delegazione Abi –. Nel tenere conto delle oggettive condizioni di scenario, abbiamo trovato nuove compatibilità e nuovi equilibri, attraverso soluzioni originali e innovative, che possono efficacemente sostenere l’occupazione».

Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni premette che «è necessario non illudere nessuno», ma giudica «questo contratto positivo, in quanto, pur se realizzato nel più difficile contesto socio economico della nostra storia, tutela i diritti individuali e collettivi, difende l’occupazione e recupera l’inflazione. Questo contratto, realisticamente, rappresenta il miglior risultato possibile ottenuto dalle Organizzazioni sindacali senza un minuto di sciopero».

Per la parte economica l’accordo garantirà 170 euro di aumento a regime per la terza area professionale quarto livello, ma è escluso il conguaglio per il 2008, 2009, 2010 che sarebbe stato dello 0,93% circa ed è esclusa anche l’una tantum. Le parti hanno inoltre concordato il blocco degli scatti di anzianità per un anno e mezzo, dal primo gennaio 2013 al primo giugno 2014 e il raffreddamento della dinamica degli accantonamenti per il Tfr. A questo si aggiunga inoltre che «il premio di risultato, il vap, e il vecchio sistema incentivante diventeranno un unico pacchetto che sarà contrattato a livello aziendale dai sindacati e dalle banche – spiega Sileoni –. Spariscono quindi i sistemi incentivanti decisi unilateralmente dalle aziende».

Sull’occupazione, nell’area contrattuale l’intesa prevede l’introduzione del contratto complementare con un orario di lavoro di 40 ore settimanali invece di 37,5, con una riduzione del 20% delle retribuzioni, con un riallineamento delle retribuzioni e dell’orario di lavoro in 4 anni. Abi e i sindacati, inoltre, hanno condiviso un protocollo per l’istituzione di un Fondo bilaterale per il sostegno dell’occupazione a cui le aree professionali contribuiranno con una giornata, vedendosi così ridotta a 15 ore, da 23 ore, la “Banca delle ore”, i quadri direttivi e i dirigenti contribuiranno con una ex festività, mentre i manager con il 4% della retribuzione fissa. Sul salario dei neoassunti con certezza di qualifica “terza area-primo livello” l’intesa prevede una riduzione del salario di ingresso del 18%. Il Fondo permetterà l’assunzione di circa 16.500 giovani nei prossimi 3 anni, con l’obiettivo di arrivare a 25 mila in 5 anni. Per questo Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil parla di «un contratto in tempo di crisi con carattere di forte solidarietà verso le nuove generazioni. È stata scelta la via di un fondo per favorire un vero e proprio piano del lavoro stabile a tempo indeterminato per le nuove generazioni insieme al possibile sviluppo di forme innovative quali il part time per gli anziani penalizzati dalla recente riforma sulla previdenza e l’inserimento professionale dei giovani. Tutto tramite i contratti di solidarietà espansivi».

Il contratto dei bancari «è rinnovato nella fase più acuta di una crisi di liquidità e di debito sovrano e della recessione e vanta un profilo alto di dignità politica, di innovazione, di tutela attuale e prospettiva della categoria perché introduce in banca più solidarietà, più equità grazie al fondo di sostegno dell’occupazione giovanile e più occupazione buona e stabile solo a tempo indeterminato con salario d’ingresso», aggiunge il segretario generale di Fiba Cisl, Giuseppe Gallo. Per il segretario generale Uilca Massimo Masi «il rinnovo sconta inevitabilmente lo scenario di crisi e non può certo essere vissuto con toni entusiastici, ma certamente rappresenta un elemento di stabilità per le lavoratrici e i lavoratori impiegati nel settore e un punto di riferimento per la creazione di occupazione stabile nel settore, in particolare a favore dei giovani».

Sull’orario di lavoro che è stato uno dei temi più dibattuti e complessi di questo rinnovo, le parti hanno deciso l’orario di sportello prolungato 8-22, dal lunedì al venerdì, con una serie di garanzie sulla turnazione. «Gli orari e la loro riorganizzazione diventano l’elemento negoziale centrale per favorire politiche per l’occupazione ma anche di miglior rapporto con il territorio», osserva Megale. Per l’applicazione di questo orario “allungato”, è stato infatti concordato il confronto negoziale a livello aziendale, che prevede anche un intervento delle segreterie nazionali qualora ci siano difficoltà a raggiungere l’intesa. Nel caso in cui non si riesca a trovare un accordo l’azienda potrà procedere unilateralmente per la fascia 8-20, mentre l’accordo sindacale è obbligatorio per la fascia 20-22. L’orario di lavoro rimane invariato a 7 ore e 30 minuti e sarà privilegiata la volontarietà

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