Esodati, Inps: soluzione per tutti Cgil: Fornero non sa di cosa parla

«La condizione di tutti gli esodati deve trovare una soluzione che valga per tutti, non solo per il contingente» di 65.000 lavoratori salvaguardati, individuati dal decreto che dovrebbe essere emanatoa giorni dai ministri del Lavoro e dell’Economia»: lo ha detto oggi il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, intervenendo alla presentazione del rapporto annuale dell’Inps alla Camera.

Mastrapasqua: assicurare il dovuto sostegno a chi è a metà del guado. Mastrapasqua ha definito la riforma delle pensioni del 2011 «dura, severa, equa e coraggiosa», un intervento «capace di assicurare la necessaria stabilità finanziaria al sistema previdenziale italiano in questa complessa transizione». Ma nei processi di transizione – ha detto riferendosi all’allungamento dell’età per il pensionamento e alla situazione in cui si sono trovati molti lavoratori che avevano accettato di uscire dal lavoro pensando di poter andare in pensione – «chi è colto a metà del suo passaggio personale non può e non deve essere dimenticato o trascurato. Deve essere assistito e garantito nei suoi diritti soggettivi. Deve essere assicurato il dovuto sostegno: è un atto di giustizia, di legalità e di democrazia».

Fornero: ora il decreto, poi la soluzione per gli altri. Il decreto sui 65mila salvaguardati dall’allungamento dell’età pensionabile è pronto, dice intanto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ma il governo subito dopo si metterà con le parti sociali a cercare una soluzione per gli altri esodati che sono fuori da questo intervento. «Il problema esodati – ha detto il ministro – è un costo della riforma. Le riforme non sono a costo zero. Questa dà importanti risparmi negli anni a venire. Ma c’è anche un costo per coloro che sono fuoriusciti dal mercato del lavoro e che hanno difficoltà a ricollocarsi. Non si può pensare che tutto si riapra. Il decreto è pronto, alla firma del ministero dell’Economia, ma sappiamo che il decreto è una parziale soluzione al problema». Il governo ritiene che dare certezze a coloro che avevano incertezze in tempi brevi sia meglio che cercare subito una soluzione anche per coloro che non si trovano ancora in questa condizione. Ci metteremo insieme alle parti sociali, guarderemo ai problemi delle altre categorie per trovare altre soluzioni rispettando i criteri di equità e di efficienza senza scardinare la riforma».

«Né ciechi né sordi davanti ai problemi del Paese».
«Il Governo non è nè sordo nè cieco ai problemi del paese. Risolveremo il problema – dice Fornero. Abbiamo 65.000 persone che vengono salvaguardate, dicono che non bastano e ci sono persone non incluse. Studieremo il problema. Non abbiamo ora né i numeri degli altri esodati né accantonamento di risorse. Se dobbiamo trovare risorse faremo».

Camusso: soluzione in due tempi significa disprezzo per le persone. «Una soluzione in due tempi per gli esodati è un disprezzo nei confronti delle persone – dice il segretario della Cgil, Susanna Camusso – Serve una soluzione per il complesso degli esodati o è meglio che si sospenda la discussione sulla riforma degli ammortizzatori sociali perché le misure proposte non reggerebbero di fronte a questa situazione». A margine della presentazione del rapporto Inps, Camusso si è rivolta al ministro Fornero: «Parla senza sapere di cosa parla, perché non ci sono persone al lavoro, ma al massimo sono lavoratori in cassa integrazione, in attesa di passare in mobilità, quindi certo non sono al lavoro. E’ inutile che si continui a immaginare un contesto in cui ci sono altre soluzioni se non quella previdenziale».

Pd: i giochi vanno riaperti.
«Il presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua ha detto che la riforma delle pensioni del governo è “dura, severa, equa e coraggiosa” – dice Cesare Damiano del Pd – Sui primi due termini non abbiamo dubbi. Sul fatto che sia equa non siamo d’accordo. Ribadiamo il fatto che l’assenza di gradualità di questa riforma, con la conseguente abolizione delle quote di anzianità, mina alle fondamenta il principio di equità per il fatto stesso che si è creato il grave problema dei lavoratori che rimarranno per lunghi anni senza stipendio, senza protezioni sociali e senza pensione. Questo problema va affrontato e lo stesso ministro Fornero ha ammesso che il decreto che riguarda 65mila “salvaguardati”, che potranno andare in pensione con le vecchie regole, non è risolutivo. Il ministro ha poi dichiarato che ogni riforma ha il suo costo, ma questo non può essere rappresentato da lavoratori che rimangono senza alcun reddito. Del resto anche il presidente dell’Inps ha dichiarato che “nei processi di transizione chi è colto a metà del suo passaggio personale non può e non deve essere dimenticato, ma assistito e garantito nei suoi diritti soggettivi”. A queste parole con le quali concordiamo debbono seguire i fatti. A differenza di quanto afferma il ministro del Lavoro, i giochi devono essere riaperti e le soluzioni trovate con sollecitudine».

Idv: Fornero muta sulla soluzione, è inadeguata.
«Oggi la ministra Fornero ci informa che non è né sorda, né cieca nei confronti degli esodati – dice il responsabile lavoro e welfare dell’Idv, Maurizio Zippon – Purtroppo, però, ha scordato di menzionare la terza scimmietta, quella cioè che non parla. La ministra, infatti, continua a restare muta sulla fine che faranno gli esodati non compresi nel primo decreto, che riguarderà solo 65mila persone. Le ricordiamo che il problema è molto più ampio e riguarda tutti i lavoratori che entro il 31 dicembre 2011 hanno firmato le proprie dimissioni e che sarebbero dovuti andare in pensione nei tempi stabiliti dagli accordi con le imprese, se non fosse intervenuta la nuova riforma che li ha drammaticamente allungati. E’ oltremodo assurdo, inoltre, che il suo ministero non sia riuscito ancora a stabilire il numero esatto degli esodati. Siamo a una farsa resa ancor più drammatica dai dati resi noti oggi dall’Inps, che parlano di una pensione media di poco superiore ai 500 euro per le donne e di un 52% di pensionati che percepiscono un assegno inferiore a mille euro. Nei confronti di queste persone, che hanno lavorato una vita, versando tasse e contributi, è ancora più evidente l’inadeguatezza del ministro del Lavoro a trovare una soluzione per risollevare le sorti delle famiglie italiane».

Polverini: governo deve dare risposta a tutti.
«E’ giusto che un ministro difenda il suo lavoro – dice Renata Polverini, presidente della Regione Lazio – Conosciamo tutti la severità di questa riforma e non l’abbiamo condivisa, perlomeno io non l’ho condivisa, se non altro per lo spirito che mi lega ancora al mio passato di sindacalista. Sicuramente è una riforma che ha un costo importante, come ha anche riconosciuto il ministro stesso, che deve trovare una pronta risposta che non si può limitare ai 65mila esodati del prossimo anno, ma che deve trovare già nel decreto quantomeno un impegno del governo per tutti coloro che saranno colpiti dalla riforma stessa».

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Il programma di Bondi: entro giugno 4,3 miliardi di tagli alla spesa pubblica

Il commissario per la “spending review”, Enrico Bondi ha presentato oggi il «cronoprogramma» dei tagli alla spesa pubblica. Entro giugnosaranno varati tutti gli strumenti operativi per ottenere le riduzioni di spesa programmate, pari ad almeno 4,2 miliardi di euro, su un volume di spesa considerata aggredibile di circa 100 miliardi.

«Oggi, lunedì 28 maggio – è scritto sul sito di Palazzo Chigi – si è riunitoil Comitato interministeriale per la revisione della spesa presieduto dal presidente del Consiglio Mario Monti e composto dal Ministro per il programma di Governo Piero Giarda, dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione Filippo Patroni Griffi, dal Viceministro dell’economia e delle finanze Vittorio Grilli e dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza Antonio Catricalà».

Il Commissario straordinario per la spending review, Enrico Bondi, ha illustrato il lavoro condotto sino ad oggi e ha presentato, come previsto dal Decreto legge pubblicato l’8 maggio sulla Gazzetta Ufficiale, il «Cronoprogramma» per la razionalizzazione della spesa dell’acquisto di beni e servizi.

«Tra i compiti affidati al Commissario – ricorda la nota – ci sono quello di coordinare l’attività di approvvigionamento di beni e servizi da parte delle Pa, incluse tutte le amministrazioni, autorità, anche indipendenti, organi, uffici, agenzie o soggetti pubblici, gli enti locali e le regioni, e quello di assicurare una riduzione della spesa per acquisti di beni e servizi, per voci di costo, delle amministrazioni pubbliche. Il Commissario potrà segnalare al Consiglio dei Ministri le norme di legge o regolamento che determinano spese o voci di costo e che possono essere razionalizzate. Potrà inoltre proporre al Consiglio la sospensione o la revoca di singole procedure relative all’acquisto di beni e servizi e l’introduzione di nuovi obblighi informativi a carico delle Amministrazioni Pubbliche».

Tre le aree di interventi individuate dal Commissario: 1) Ottimizzazione dei prezzi/costi unitari; 2) Ottimizzazione delle quantità/consumi unitari; 3)Integrazione e razionalizzazione degli strumenti già esistenti per raggiungere gli scopi sopra indicati. Bondi – prosegue la nota – «ha intrapreso un’analisi degli attuali strumenti di controllo dei prezzi negli acquisti di beni e servizi da parte della Amministrazioni Pubbliche. I primi risultati di tale analisi suggeriscono la possibilità di una serie di azioni per realizzare un sistema di acquisto realmente integrato e performante, in grado di ottimizzare il prezzo unitario di acquisto. Il Commissario ha quindi iniziato a delineare una metodologia volta ad individuare i fabbisogni ottimali di beni e servizi per le Pubbliche Amministrazioni e a determinare un benchmark interno per le varie amministrazioni, il quale potrà costituire una base per la programmazione degli acquisti ai fini di ottimizzarne la quantità. Dal lavoro sin qui svolto emerge che, grazie alla creazione di un sistema “a rete” per gli acquisti e all’individuazione di indicatori per le quantità, già nella seconda parte del 2012 possa essere conseguito un risparmio rispetto agli attuali volumi di spesa».

Il Commissario – spiega il comunicato – si è anche avvalso delle segnalazioni ottenute dalla consultazione pubblica sulla revisione della spesa che si chiude domani, martedì 29 maggio. Più di 130.000 cittadini e associazioni hanno scritto al Governo segnalando inefficienze e sprechi e proponendo soluzioni per razionalizzare la spesa pubblica. Alcune di queste hanno motivato un’indagine specifica, in particolare nel caso denunce ricorrenti apparivano provenienti da territori diversi.

Al termine della riunione è stato deciso di riconvocare il Comitato interministeriale per il 12 giugno prossimo, quando saranno disponibili i risultati della spending review interna effettuata dai singoli ministeri, in applicazione della Direttiva del presidente del Consiglio adottata il 3 maggio scorso. Su tale base, ciascun ministro deve proporre un progetto contenente sia gli interventi di revisione e riduzione della spesa atti a generare i risparmi previsti, sia misure di razionalizzazione organizzativa e di risparmio per gli esercizi futuri entro il 31 maggio 2012.

Entro il mese di giugno – conclude la nota – saranno varati tutti gli strumenti operativi per ottenere le riduzioni di spesa programmate (decisione del Consiglio dei ministri del 30 aprile scorso), pari ad almeno 4,2 miliardi di euro, su un volume di spesa considerata aggredibile di circa 100 miliardi.

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Atac, salta il limite di reddito per l’abbonamento dei disabili.

Alla fine anche l’Atac ha recepito le decisioni dell’assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma sugli abbonamenti agevolati per i disabili. Ma c’è voluta una nuova delibera, votata ieri in giunta, per togliere il tetto dei 20mila euro stabilito dal provvedimento precedente. Ora è ufficiale: gli invalidi con almeno il 67% di invalidità e i pensionati sociali con un reddito Isee superiore ai 20mila euro annuali pagheranno 50 euro l’abbonamento. Aurigemma lo aveva già annunciato, ma senza formalizzarlo in una delibera, e negli utenti si era generata confusione e paura. Per la possibilità di scaglionare in 12 rate mensili l’abbonamento annuale, anche quella annunciata dal Campidoglio, sono ancora allo studio le modalità.

Con le nuove tariffe diventa obbligatorio convalidare l’abbonamento annuale elettronico all’inizio di ogni viaggio, oltre al biglietto cartaceo. Gli aumenti scattano dal 25 maggio. Il biglietto costerà 1.50 euro e potrà essere usato per 100 minuti. L’abbonamento mensile personale costerà 35 euro, quello impersonale, cioè no0n nominativo, 53, mentre la tessera annuale passerà da 230 a 250 euro.
Fra le novità l’agevolazione legata al quoziente familiare: gli appartenenti a una famiglia residente a Roma, con tre figli, ovvero due di cui un portatore di handicap, potranno acquistare gli ulteriori abbonamenti con lo sconto del 10%. Il biglietto valido per un giorno (Big) costerà 6 euro, quello per 3

giorni (Bti) 16,50, quello valido per sette giorni (Cis) 24 euro.
Per agevolare le operazioni di verifica e di convalida sarà obbligatorio salire e scendere come indicato sulle porte. Chi, dopo il 25 maggio, sarà ancora in possesso di vecchi titoli di viaggio potrà utilizzarli fino al 31 luglio o cambiarli, pagando la differenza, fino al 31 ottobre. Restano come sempre esclusi dalla validità di tutti i titoli i collegamenti Cotral, TiburtinaTerminiFiumicino, il collegamento Trenitalia no stop TerminiAeroporto di Fiumicino, i servizi turistici Archeobus e 110 Open.

L’accordo Atac, Cotral e Trenitalia prevede diverse possibilità di viaggiare su bus, tram, metro e treni con un unico titolo: la Metrebus card. Dal 25 maggio scattano anche gli adeguamenti tariffari agevolati per altre categorie sociali: giovani e studenti, anziani over 65, disoccupati, famiglie, mutilati, invalidi di guerra e medaglie d’oro, vittime del terrorismo, perseguitati razziali e rifugiati politici. Diversi i requisiti richiesti, le date di decorrenza e le modalità per ottenere gli abbonamenti agevolati che avranno tariffe basate su scaglioni di reddito Isee. Le informazioni sul sito www.agenziamobilita.roma.it o al numero 0657003.

fonte: www.repubblica.it

 

Salario base per i co.co.pro. E se perde il lavoro 6mila euro di una tantum

Nel Ddl lavoro sono in arrivo in Senato novità per i co.co.pro. dagli emendamenti dei relatori, Tiziano Treu (Pd) e Maurizio Castro (Pdl): viene previsto una sorta di salario base come hanno spiegato gli stessi Treu e Castro e verrà rafforzata in via sperimentale per tre anni l’indennità una tantum. Si puntava ad una mini-Aspi ma al momento non è possibile. Si parte con una fase sperimentale di 3 anni: ad esempio se si lavora 6 mesi come cocopro si prenderanno circa 6.000 euro. Poi ci sarà una verifica e la mini-Aspi. Si rafforza così la una tantum già prevista dall’ex ministro Maurizio Sacconi e «secondo calcoli fatti – ha detto Treu – se si lavora tra i 6 mesi e un anno in media si avrà un assegno di circa 6mila euro» per un anno. Alla fine dei tre anni di sperimentazione si farà una verifica per valutare se trasformare la misura a regime. Per quanto riguarda il salario base, viene individuato un parametro economico – ha spiegato il relatore per il Pdl Maurizio Castro – per una remunerazione nella media tra i minimi del lavoro autonomo e dei contratti collettivi. Cambiano anche i requisiti per certificare le ‘veré partite Iva con gli emendamenti dei relatori, Tiziano Treu (Pd) e Maurizio castro (Pdl) al ddl di riforma del mercato del lavoro. Una delle principali novità, come spiegano i relatori in Senato, é che una partita Iva sarà considerata ‘verà se la persona avrà percepito un reddito annuo lordo da lavoro autonomo di almeno 17-18mila euro. «Dalla commissione Lavoro del Senato giungono segnali positivi per quanto riguarda il disegno di legge sul lavoro. Gli emendamenti depositati oggi dai relatori possono correggere i vincoli più inaccettabili inizialmente posti a carico dei rapporti di lavoro flessibili». Lo afferma in una nota Giuliano Cazzola (Pdl), vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera. «È un buon segnale – sottolinea Cazzola – Soprattutto è positivo che questa strana maggioranza sia in grado di trovare soluzioni comuni, condivise da tutti i gruppi, anche in una materia delicata ed intessuta di ideologismi come quella del lavoro». «Certo – aggiunge il deputato del Pdl – rimangono dei limiti che saranno affrontati, nella misura del possibile, nel prosieguo del processo legislativo. Ma il primo passo va nella direzione giusta per il Paese, le imprese e i lavoratori. Il Pdl trova oggi una conferma della validità delle posizioni espresse, nel corso di questa vicenda, in difesa della legge Biagi»

fonte: www.ilsole24ore.com

 

Esodati, Fornero: decreto per 65mila I sindacati: testo iniquo, deve cambiare

Il decreto sui lavoratori esodati è pronto e riguarda una platea di 65mila persone. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ai sindacati nel corsodell’incontro al ministero del Lavoro. Il decreto interministeriale, che secondo quanto riferiscono i sindacati sarà varato entro maggio, conferma che saranno salvaguardati i lavoratori esodati che hanno fatto un accordo con l’azienda e che raggiungeranno i requisiti per accedere alla pensione con le vecchie regole entro il 2013. «Il vincolo delle risorse non può essere messo in discussione – ha detto il ministro – Per quelli che sono fuori dai 65mila si vedrà. Mi prendo tutta l’impopolarità di un provvedimento impopolare».

Camusso: il decreto non va bene, deve cambiare. «Il ministro ha presentato un decreto che non va bene e che deve cambiare» ha detto il leader della Cgil, Susanna Camusso, al termine del tavolo sugli esodati, sottolineando che la mobilitazione prosegue.

Camusso: il governo trovi i soldi. Il ministro del Lavoro tornerà a incontrare i sindacati nei prossimi giorni sulla questione degli esodati. Lo riferiscono i sindacati tornando a chiedere al governo di trovare le risorse perché siano salvaguardati tutti i lavoratori esodati rispetto all’aumento dell’età pensionistica e non solo per i 65mila previsti dal decreto del governo. «Il governo deve trovare i soldi – ha detto Camusso – il decreto così non va bene. Crea disparità. Non ci possono non dare risposte». Per Camusso la soluzione deve essere “previdenziale” per tutti coloro che hanno fatto accordi entro la fine del 2011 «nel decreto di cui ha parlato oggi il ministro dovrebbero essere salvaguardati rispetto dell’età pensionabile previsto dal decreto “salva Italia” solo coloro che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 4 dicembre 2011 e che matureranno la pensione sulle vecchie regole entro il 2013. «Questo – dice Camusso – non va bene perché lascia fuori molte persone che rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione. Per queste non è pensabile un percorso di allungamento degli ammortizzatori sociali ma solo una funzione previdenziale. Non abbiamo parlato di estensione degli ammortizzatori perché non è questa la strada».

Bonanni: servono modifiche. «Non siamo soddisfatti del decreto sui 65mila lavoratori salvaguardati messo a punto e presentato ai sindacati dal ministro del Lavoro – dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni – Il ministro non può far finta che non ci siano altre persone che rischiano di restare senza lavoro e senza pensione».

Ugl: decreto iniquo. «Il decreto sui 65mila salvaguardati è di una iniquità totale – sostiene il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella – Bisogna continuare a discutere per trovare una soluzione per tutti i lavoratori, non solo i 65mila».

L’autocritica. In giornata era arrivata un’autocritica fatta dalla titolare del dicastero del Welfare sul lavoro fatto finora dal governo Monti per le fasce più deboli degli italiani: «Questo è il momento peggiore della crisi che ha investito il paese dal 2008 – ha detto – serve più attenzione verso le persone più sofferenti e più deboli perché forse siamo in ritardo e bisogna fare cose che ridiano fiducia».

Fiducia. «Il Paese – ha sottolineato Fornero intervenendo all’assemblea di Confcooperative – deve avere la fiducia di uscire dalla crisi». Per questo obiettivo «il Governo può fare le riforme ma il Paese deve avere fiducia: la cosa più difficile da comprare sul mercato in questo momento. Ammetto qualche mia responsabilità, io sono ministro del Welfare, forse è mancata una maggiore attenzione a chi è in sofferenza in questo momento. Si è pensato che il rigore fosse necessario per superare la crisi, si è pensato che il rigore sarebbe stato compensato da una crescita visibile subito, che non si è avuta, e si è pensato che poi avremmo attenzione ai segmenti più deboli. Forse su questo siamo in ritardo. Noi dovremmo, attraverso l’attenzione ai più sofferenti e ai più deboli, fare cose per ridare fiducia».

Camusso. «Meglio tardi che mai… ma i mea culpa servono a poco se non si cambia orientamento». Reagisce così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, all’ammissione del ministro del Lavoro.

Idv. «Il Ministro Fornero prima ammette di essere in netto ritardo sul fronte dei più deboli, poi dichiara che c’è il rischio di un ritorno al lavoro nero che vale la pena di correre. Sono dichiarazioni irresponsabili, insopportabili se pronunciate da un ministro del lavoro», attaccano anche Felice Belisario, presidente dei Senatori dell’Italia dei Valori, e Giuliana Carlino, caporguppo Idv in commissione Lavoro a Palazzo Madama. «Ci auguriamo – sottolinea l’Idv – che non sia già pronto un accordo per allentare le maglie dei contratti precari, perchè se così fosse Fornero dovrebbe solo fare un passo indietro ed evitare di fare ulteriori danni».

Maurizio Gasparri. «Registro con favore l’accettazione di molte nostre proposte in materia di flessibilità in entrata nella legge sulla riforma del lavoro». Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, sottolineando che si tratta del capitolo sulla flessibilità in entrata e in particolare delle partite Iva e dei contratti a tempo. «A conferma che il nostro atteggiamento nei confronti del governo guarda al merito delle questioni senza ostilità pregiudiziali e nemmeno il dovere di accettare qualsiasi ipotesi, registro con favore l’accettazione di molte nostre proposte in materia di flessibilità nella legge sulla riforma del lavoro».

La relazione di Castro. «Il relatore del Pdl, il senatore Maurizio Castro, ha avanzato puntuali e precisi suggerimenti – osserva Gasparri – per salvaguardare meccanismi che hanno favorito l’occupazione e che erano stati irrigiditi con rischi molto gravi. Dopo il confronto con il governo in corso da diverse settimane, registriamo positivamente l’accettazione di queste nostre proposte che cambiano sostanzialmente il disegno di legge iniziale per quanto riguarda la flessibilità in entrata, con particolare riferimento alle partite iva, al lavoro a tempo determinato e ad altri punti fondamentali. Ciò ci consente di guardare con spirito costruttivo e positivo all’esame del ddl in commissione Lavoro. Del resto siamo in Parlamento con lo scopo di andare alla sostanza delle valutazioni».

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Spending review oggi al Cdm, senza nuovi fondi Iva al 23%

 Spending review oggi al via in Consiglio dei ministri. Fonti di governo spiegano che sono due gli obiettivi da realizzare attraverso il taglio delle spese. Il primo e’ reperire nell’immediato alcuni dei fondi necessari a ‘sterilizzare’ l’aumento di due punti dell’Iva da ottobre. Il secondo e’ avere a disposizione fondi per il lungo periodo sia in un’ottica di pareggio di bilancio che, sostengono alcuni, per mettere in campo misure per la crescita.
  Ogni decisione, che molti assicurano potrebbe giungere gia’ nella riunione di governo di domani pomeriggio, vertera’ dunque tutta sul dibattito in seno all’esecutivo su questo equilibrio: cioe’ fra l’esigenza immediata di evitare l’aumento dell’Iva (considerato da alcuni una misura depressiva ma che porterebbe poco meno di quattro miliardi) e l’esigenza di medio periodo di avviare interventi per rilanciare l’economia (le misure di crescita di cui si comincia a parlare sia nella maggioranza di governo che a livello europeo).
  Domani il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda illustrera’ la sua relazione su ‘Elementi per una revisione della spesa’. Nei giorni scorsi Giarda era anche salito al Quirinale, portando con se’ l’ampia documentazione che i diversi ministeri gli avevano cominciato a fornire, insieme a un suo primo quadro generale delle spese dello Stato e dei possibili risparmi. Per ora nulla di deciso, nessuna cifra certa sulle risorse che si potrebbero ricavare dai tagli.
  Anche perche’ al momento solo alcuni dicasteri hanno fornito nel dettaglio il rapporto sulle rispettive uscite e sono Interni, Giustizia, Difesa, Istruzione e Esteri.
  I risparmi, poi, sarebbero ovviamente minori nel breve periodo e piu’ cospicui, invece, nel lungo periodo, quando la riorganizzazione della macchina delle spese della pubblica amministrazione potrebbe entrare pienamente a regime. E resta qualche dubbio, legato anche ai tenpi, sugil strumenti normativi per mettere in atto la revisione delle spese.
  Le prime indiscrezioni sulla spending review, che dal governo spiegano essere soprattutto legate alle cifre da tempo indicate dai singoli ministeri, hanno comunque agitato il mondo politico.
  Il leader Pd Pierluigi Bersani apprezza l’opera di Giarda, che “operera’ con il cacciavite e non con la mazza”, ma ritiene che sia preferibile incidere meno sulla scuola e piu’ sulla difesa, un comparto tutto da “riorganizzare”. Ben vengano i tagli, afferma dal Pdl Maurizio Gasparri, ma “sia subito chiaro un aspetto: diciamo subito no a chi pensa di ridurre la spesa tagliando una stazione dei carabinieri o un commissariato di polizia. Su questo non ci siamo. Siamo d’accordo invece a vedere gli sprechi in altri settori e a colpire quelle situazioni che, per esempio, nella sanita’ vedono il costo di una siringa pari a dieci in una regione e venti in un’altra”.

fonte: http://www.agi.it

Calano i risparmi delle famiglie

Cala la propensione al risparmio e il potere d’acquisto delle famiglie italiane. E scendono i profitti delle imprese. È questa la fotografia scattata dall’Istat proprio mentre l’Ocse registra per il nostro paese una contrazione del Pil nel quarto trimestre dello 0,7% dopo il -0,2% registrato nei precedenti tre mesi dell’anno. Nel 2011 la propensione al risparmio delle famiglie si è attestata al 12%, il valore più basso dal 1995, con una diminuzione di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Nel quarto trimestre è stata pari al 12,1%, in aumento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, ma più bassa di 0,8 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2010.

Nella media del 2011 la riduzione del tasso di risparmio è il risultato di una crescita del reddito disponibile (+2,1%) più contenuta rispetto alla dinamica della spesa per consumi finali (+2,9%) espressa in valori correnti. Il potere d’acquisto delle famiglie italiane cala invece dello 0,5% poichè nel 2011 i redditi sono cresciuti meno dell’inflazione. Lo scorso anno il reddito disponibile in valori correnti è aumentato del 2,1%. Nell’ultimo trimestre dell’anno esso ha registrato un aumento dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% rispetto a quello corrispondente del 2010. Negli ultimi tre mesi dell’anno la riduzione è stata dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1,9% rispetto al quarto trimestre del 2010. Brutte notizie anche sul fronte delle imprese. La quota di profitto delle società non finanziarie si è attestata al 40,4%, il valore più basso dal 1995, con una riduzione di 1,1 punti rispetto al 2010.

Nel quarto trimestre, essa è stata pari al 40,3%, -0,6 punti percentali sul trimestre precedente e -0,9 punti sul corrispondente periodo 2010. Il calo del potere d’acquisto delle famiglie, secondo il Codacons, equivale per un nucleo di 3 persone a una ’tassa invisibilè di 172 euro, che si va ad aggiungere alle tasse vere introdotte dalle varie manovre. Confcommercio dal canto suo registra a febbraio una riduzione dei consumi dello 0,9% in termini tendenziali e dell’1% rispetto a gennaio, con un ritorno sui livelli minimi della primavera del 2009

fonte: www.lastampa.it

 

Crollano le vendite di auto in Francia, in Italia si va verso un -40%

Il gruppo Fiat ha registrato a marzo un calo delle immatricolazioni di auto e veicoli commerciali leggeri in Francia del 26,5% a 11.634 unità e della quota di mercato dal 5,29% al 4,98%. La casa torinese ha perso più del mercato francese che ha visto lo scorso mese le immatricolazioni di auto e Lcv scendere del 21,9% a 233.528 unità, di cui 197.033 auto passeggeri (-23,5%) e 36.493 veicoli commerciali (-12,2%).

Nel dettaglio, il gruppo Fiat ha immatricolato a marzo 6.477 auto passeggeri, registrando un -33,9% anno su anno e una quota di mercato in flessione dal 3,8% al 3,29%, mentre nel trimestre le immatricolazioni sono scese a 17.079 unità (-31,6%) e la quota al 3,37% (3,86% un anno fa). A livello di singoli marchi è da segnalare il +122% delle immatricolazioni mensili di Lancia (+119,7% nel trimestre). Giù del 40,7% invece il marchio Fiat e del 28% l’Alfa Romeo.

A piazza Affari il titolo Fiat accelera al ribasso (-1,95% a 4,32 euro) in attesa dei dati sulle immatricolazioni auto in Italia che verranno diffusi quest’oggi. In un’intervista al quotidiano canadese online Tandem, il Ceo del Lingotto, Sergio Marchionne, ha affermato che a marzo il mercato dell’auto in Italia è stato “terribile”.

Il calo delle vendite potrebbe essere vicino al 40% rispetto a marzo 2011, solo in parte causato dallo sciopero delle bisarche; recentemente Federauto ha indicato un calo del -34% anno su anno. Con un -40% il 2012 potrebbe attestarsi a 1,5 milioni di autoveicoli venduti, ovvero almeno un -10% anno su anno.

“Le indicazioni di Marchionne per l’Italia sono peggiori delle nostre attese, noi infatti ci aspettiamo 1,6 milioni di autoveicoli”, affermano gli analisti di Intermonte che però per Chrysler, negli Stati Uniti, prevedono ancora buoni dati. Anche la stima di Equita è da abbassare, dato che stimava 1,6 milioni.

In ogni caso, in base ai dati da inizio anno, il peso delle immatricolazioni in Italia è già sceso al 12% “e riteniamo sia destinato a scendere sotto il 10%, più che compensato dalla crescita di Chrysler in Usa e in Canada: +35% da inizio anno, due Paesi che oggi rappresentano il 43% delle vendite. Di fatto nei primi due mesi del 2012 i volumi globali di Fiat e Chrysler insieme sono cresciuti dell’8% anno su anno”, osservano gli analisti di Equita che sul titolo Fiat hanno un rating buy e un prezzo obiettivo a 7,5 euro.

Anche gli analisti di Mediobanca puntano su Fiat (outperform e target a 7 euro) sia perché il mercato si focalizzerà di più sulle vendite di auto in Europa sia perché il dato sulle vendite di auto inclusa Chrysler a febbraio ha mostrato un +6,9% anno su anno, “un dato particolarmente importante in vista dei risultati del primo trimestre 2012 di Fiat che il mercato si aspetta deboli ma che potrebbero sorprendere, supportando le nostre stime che sono sopra quelle del consenso”, dicono gli analisti di Mediobanca che si aspettano un trading profit di 4,4 miliardi di euro, del 25% sopra i 3,5 miliardi previsti dal consenso.

fonte:www.milanofinanza.it

 

Debito record in Italia: 32.300 euro a testa

MILANO – Debito pubblico record secondo le associazioni dei consumatori. Il calcolo è firmato da Adusbef e Federconsumatori: «In un anno – spiegano – da febbraio 2011 a gennaio 2012, è passato da 1.875,917 a 1.935,829 euro, con un aumento di 59,912 miliardi. Pertanto, solo nell’ultimo anno, l’aumento del carico per ciascuno dei 60 milioni di residenti, neonati compresi, è stato pari a 998 euro, mentre per ciascuna famiglia l’onere è cresciuto di 2.723 euro». Sulle spalle di ciascun italiano grava dunque un debito pari a 32.300 euro e su ciascuna famiglia di 88mila euro.

I GOVERNI – Dal 1996 gli incrementi del debito pubblico sono andati crescendo di volume: il primo governo di centro sinistra (1996-2001) ha proceduto a colpi di 2,7 miliardi di euro al mese. Col successivo governo Berlusconi (2001-2006) siamo arrivati ad oltre 3,8 miliardi al mese. Il nuovo governo Prodi (2006-2008) ha ritoccato le emissioni portandole a 3,9 miliardi/mese. Con l’ultimo governo Berlusconi (2008-2011) l’incremento si impenna fino a superare i 6 miliardi/mese. «Finora – spiegano i consumatori – il governo Monti Raddoppia e va oltre: quasi 15,5 miliardi di euro/mese».

fonte: www.corriere.it

 

La casa costerà il triplo per colpa dell’Imu Adesso ci toccherà pure rimpiangere l’Ici

Se l’Ici era la tassa più odiata dagli italiani, tanto da spingere l’ex premier Silvio Berlusconi a sceglierla tra tutte le imposte quando si trattò di decidere il primo taglio fiscale, l’Imu, che prenderà il suo posto, è destinata a diventare il babau del contribuente italiano, visto che il passaggio dalla vecchio tributo a quello nuovo comporterà aumenti che in molti casi superano il 200%.
Le leve principali della nuova imposta municipale sono in mano ai Comuni che sono intenzionati a utilizzarle tutte, innanzitutto alzando l’aliquota dell’imposta fino ai livelli massimi consentiti.
Il Sole24ore ha anticipato le decisioni dei capoluoghi di provincia e il risultato è sconfortate per i contribuenti. I sindaci, che potrebbero anche aumentare le addizionali Irpef, sembrano intenzionati a concentrarsi sul mattone. È il caso di Milano e di Firenze dove l’aliquota sulla prima casa dovrebbe rimanere al 4 per mille, mentre quella «ordinaria» sugli altri immobili dovrebbe andare al 9,6 o al 10,6 per mille, con possibili sconti per le case date in affitto agevolato e penalizzazioni per gli edifici di banche e assicurazioni. Comunque più alta dell’aliquota di riferimento indicata dal governo nel decreto «salva Italia»: 7,6 per mille. Va peggio a Roma dove sulla prima casa l’aliquota andrà al 6 per mille e quella sugli altri immobili, commerciali e seconde case, al livello massimo del 10,6. Rincari anche in tutte le altre città. Torino 5 per mille e 9,8; Genova 4 o 5 e 10,6, fino a Caserta, 6 e 10,6 per mille.
I rincari delle aliquote, insieme all’aumento dei moltiplicatori (cioè la cifra che, moltiplicata per la rendita catastale aggiornata, dà l’imponibile) di fatto annullano l’effetto gli sgravi che il governo aveva introdotto per non colpire eccessivamente le famiglie (le detrazioni fino a 200 euro per le abitazioni principali più 50 euro per ogni figlio, fino a un massimo di 400 euro), in particolare per le case più grandi. Dal trilocale in su, si prospetta un rincaro di centinaia di euro l’anno anche sulle prime case.
Ma è sugli uffici, le case in affitto, sfitte e sugli immobili commerciali che si sentiranno gli aumenti più consistenti. A Milano un ufficio di 250 metri quadrati passerà dai 3.123,5 euro dell’Ici ai 9.595,4 dell’Imu. Più 207%. Aumento in percentuale ancora più marcato per i negozi (quasi 211%). Aumenti medi del 155% a Torino. Più che raddoppiata l’imposta a Firenze per case in affitto, negozi e uffici. Poco meno, intorno al 140%, i rincari romani. Sfiorano il 100% quelli di Genova.
Il conto che i contribuenti si apprestano a pagare è quello della partita tra governo ed enti locali sulla ripartizione delle risorse. A fronte di continui tagli ai trasferimenti, si è data la possibilità ai Comuni di compensare attraverso il fisco. Quindi con le addizionali e con l’aliquota Imu. Il termine dei municipi per presentare i bilanci preventivi del 2012 e quindi fissare l’imposta è stato spostato al 30 giugno, quindi fino ad allora sono possibili cambiamenti. Ma alcune decisioni sembrano già definite. Pochi giorni fa il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha ammesso che l’amministrazione «sta lavorando» alla definizione dell’aliquota sulla prima casa. Difficile quindi che resti al 4 per mille.
Tra gli effetti perversi della nuova normativa, il fatto che l’abolizione dell’Irpef sulle proprietà fondiarie (assorbita dall’Imu) premierà i proprietari degli immobili sfitti e penalizzerà chi dichiara un affitto. Ad esempio a Milano per i primi il rincaro sarà del 50% per i secondi del 207%. Se i Comuni non interverranno è un incentivo ad affittare in nero.

fonte: www.ilgiornale.it

 

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