Google, nuova fantasmagorica sede a Londra in stile “vecchia Europa”

Quindicimila metri quadrati di uffici e aree per il tempo libero: la nuova sede inglese di Google colpisce subito l’occhio e non sembra avere nulla da invidiare ai mega-edifici che sputano come funghi nei paesi arabi.Progettati dal gruppo di architetti londinesi Penson, gli uffici si trovano in zona Covent Garden nel palazzo St. Giles, disegnato dall’architetto italiano Renzo Piano. E come da tradizione, il colosso di internet ha deciso di mescolare le normali stanze di lavoro con luoghi per la ricreazione dei propri dipendenti: ci sono una palestra, un bar, zone relax, un’area dove far asciugare i vestiti dopo essere arrivati al lavoro in bici e persino dei giardini segreti, dove coltivare piccoli orti personali.

Lo stile degli interni ricorda la vecchia Europa e, rispetto a molti altri uffici dal design futuristico che ha Google per il mondo, questi sono più classicheggianti e morbidi, allestiti con pouf, tendaggi e poltrone dai colori vivaci. Spazio anche alle feste con la “Town hall”: impianti video e stereo, tende di velluto e spazio per duecento ospiti.

fonte: www.ilmessaggero.it

Ristrutturare casa, fino a 200mila euro lo Stato rimborsa la metà

Ci sono gli impianti per il controllo elettronico della casa intelligente, la cosiddetta domotica, così come tutte quelle opere ordinarie che aiutano a risparmiare energia o a difendersidall’intrusione, poco gradita, di «topi» d’appartamento. E soprattutto ci sono le opere di ristrutturazione edilizia: non la ritinteggiatura delle pareti ma quegli interventi che rendono la casa più solida e al passo con le nuove normative, che ne aumentano la sicurezza o il carattere «verde». E’ il pacchetto-casa inserito nel decreto Sviluppo: consentirà a famiglie e condominii di recuperare il 50% delle somme investite nei lavori di manutenzione straordinaria e il 55% di ciò che è stato speso per interventi di riqualificazione energetica. Interventi che, si è visto in passato, con poca spesa per lo Stato hanno consentito di fare emergere una quantità di lavori che altrimenti sarebbero facilmente rimasti sommersi e che hanno ottenuto un’accoglienza molto favorevole. Questo vale soprattutto per l’efficienza energetica, meno per le ristrutturazioni edilizie sulle quali il governo ha voluto accelerare alzando la detrazione al 50 per cento. L’importante è tenere a mente due date: il 26 giugno 2012, giorno da cui partono i nuovi benefici e il 30 giugno 2013, in cui finiscono. Prima e dopo il bonus per le ristrutturazioni era, e tornerà ad essere, del 36%. Stessa fine farà il bonus per l’efficienza energetica che il decreto salva-Italia aveva ridimensionato al 36% dal 1° gennaio 2013 (ma reso strutturale e definitivo) e che ora invece durerà fino a metà del prossimo anno.

I tetti. Per rientrare nei nuovi benefici vale la data del bonifico bancario. Sono ammessi lavori fino ad un ammontare doppio rispetto alle leggi precedenti: 96.000 euro anziché 48.000. Anche questa agevolazione decadrà a giugno 2013. Mettendo insieme i due bonus si arriva a quasi 200.000 euro di lavori, per metà a carico dello Stato.

Cosa fare. Il primo passo è richiedere la fattura a chi realizza i lavori. Nel caso dell’efficienza energetica è necessario registrarsi sul sito dell’Enea e seguire passo passo la procedure elettronica al termine della quale si otterrà una ricevuta che dà diritto al rimborso del 55% dall’imposta lorda dovuta ai fini Irpef. La ricevuta va conservata e esibita nel caso di controlli fiscali. La ditta che esegue l’intervento deve rilasciare un attestato di qualificazione energetica. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito dell’Enea (efficienzaenergetica.acs.enea.it).

Nel caso delle ristrutturazioni edilizie non servono procedure preventive e l’iter è semplice. Nel bonifico bancario o postale va precisata la casuale (ex articolo 16-bis del Dpr 917/1986), il proprio codice fiscale e la partita Iva di chi ha realizzato i lavori precisando anche il numero della fattura oggetto del pagamento. Vanno conservati anche la Dia (dichiarazione di inizio attività) e le documentazioni urbanistiche, se richieste per la tipologia di lavori. Dopodiché basta compilare la propria dichiarazione dei redditi nel rigo apposito, con i riferimenti catastali dell’immobile. Per essere in regola e chiedere i benefici fiscali è necessario aver pagato l’Ici dal 1997 al 2011 (se era dovuta) e conservare le ricevute. Infine, l’impresa deve essere in grado di rilasciare il Durc (il documento che certifica la regolarità contributiva degli addetti). Utile consultare la guida dell’Agenzia delle entrate (www.agenziaentrate.gov.it).

Quali opere. L’insieme delle opere ammesse è molto ampio. Vengono agevolati tutti i lavori di recupero di tipo condominiale (escluse nuove costruzioni e ampliamenti) e le opere straordinarie per appartamenti e singole unità immobiliari.

Box auto. È agevolato anche l’acquisto di box auto pertinenti all’abitazione (costi di realizzazione). Gli incentivi si applicano anche agli immobili acquistati da un’impresa edile che li ha integralmente ristrutturati. In questo caso gli appartamenti debbono essere stati venduti entro il 30 giugno dall’anno di fine lavori e la detrazione si applica su un quarto del prezzo di acquisto.

Il diritto. Il beneficio spetta al proprietario (anche nuda proprietà o usufrutto) ma anche all’inquilino in affitto che effettua i lavori (autorizzato dal proprietario) e al coniuge separato a cui è stata assegnata la casa dal giudice. Nel caso di più proprietari per un unico bene non conta la quota di proprietà ma la spesa effettivamente sostenuta da ciascuno. E’ in base a questa che si ripartisce il bonus. Nel caso di immobili venduti, il compratore può godere della detrazione già dopo il compromesso purché sia stato registrato.

L’aumento del bonus dal 36 al 50% vale sulle fatture ancora da pagare e per le opere già avviate. Nel caso di pagamenti parziali, la quota versata prima del 26 giugno avrà la detrazione del 36%; il saldo successivo al 26 giugno beneficierà del 50%.

fonte: http://www.ansa.it

Geotermia, così l’Italia potrebbe coprire il 10 per cento del fabbisogno

L’Italia è un paese vulcanico, lo sappiamo, e allo stesso tempo ricchissimo di energia geotermica. Energia che, se utilizzata nel modo più corretto – adottando ad esempio le nuove tecnologie a basso o nullo impatto ambientale – potrebbe generare addirittura il 10% della produzione elettrica nazionale. Esattamente la stessa quota che avrebbe dovuto essere prodotta dalle 4 centrali nucleari progettate a suo tempo dal governo Berlusconi. A mancare – denuncia il GIGA (Gruppo informale per la geotermia e l’ambiente) – è la volontà politica di passare dalle vecchie tecniche di sfruttamento del calore del sottosuolo, inquinanti e impattanti, a quelle più innovative già disponibili, molto più compatibili con salute, ambiente e tutela del territorio. Ad esempio con centrali di piccola-media taglia a circuito chiuso, capaci di reimmettere i fluidi geotermici caldi nel ciclo.

“La nuova geotermia rappresenta un’importante possibilità di sviluppo economico per il paese e garantisce energia pulita perché consente di superare gli errori commessi nel passato”, spiega Fabio Roggiolani, vicepresidente di GIGA. “Non ha senso continuare a puntare su vecchie tecnologie che sull’Amiata, in Toscana, hanno portato alla nascita di una forte opposizione delle popolazioni motivata dalle esalazioni emesse dagli impianti. Oggi è possibile la totale reimmissione dei fluidi geotermici: un sistema completamente chiuso con impatto zero ed emissioni zero”.

Con i nuovi impianti, di taglia anche medio-piccola, si potrebbero realizzare centrali geotermiche anche in aree altamente urbanizzate, ad esempio nella fascia tirrenica centro-meridionale, dalla Toscana alla Campania, alla Sicilia, in modo diffuso sul territorio e collegate a reti di energia più ampie. Il contrario di quanto avviene oggi in Italia, dove si sono realizzati impianti grandi in poche aree, centrali che oltre a disperdere nell’atmosfera grandi quantità di calore e di gas serra diffondono anche sostanze pericolose, come arsenico, mercurio e idrogeno solforato. Tutto ciò non solo sollevando proteste e dissensi delle popolazioni costrette a convivere con questo impianti, ma anche riuscendo a generare quantità davvero modeste di energia elettrica: attualmente solo l’1,5% del fabbisogno elettrico nazionale è fornito dal geotermico. Ma potrebbe salire al 10%.

fonte: www.lastampa.it

 

 

Elettricità, così cambia la bioraria. Nuove tariffe da gennaio 2013

Dopo il flop della tariffa bioraria, rivelatisi un fallimento a causa dell’impatto delle energie rinnovabili sul costo del comparto elettrico, l’Autorità per l’energia elettrica (Aeeg) decide di cambiare sistema. L’ente sta infatti valutando due opzioni, una delle quali destinata a sostituire l’attuale modello a due fasce orarie, a partire dal primo gennaio 2013. Le alternative al vaglio prevedono un’articolazione su tre fasce, oppure una riduzione della fascia serale, che dall’attuale orario 19.00 – 8.00 si stringerebbe fino a coprire solo le ore notturne, dalle 23.00 alle 7.00.
L’arco di tempo ‘incriminato’, sul quale aveva scommesso la bioraria sono infatti le ore preserali, quando l’energia registra un aumento dei prezzi dovuto, secondo la documentata ipotesi di Qualenergia.it alla “reazione dei produttori da fonti tradizionali che per rifarsi dei guadagni che il solare sottrae loro di giorno stanno facendo schizzare verso l’alto il prezzo nel picco serale”. Un aumento motivato anche da ragioni tecniche poiché i proprietari di impianti a ciclo combinato durante il giorno vengono sopraffatti dall’ingente produzione energetica da rinnovabili e devono spesso tenere ferme le centrali, che vengono accese nuovamente la sera, con evidente danno economico.
La tariffa bioraria, in origine, poggiava su validi presupposti: quando era nata la differenza del prezzo dell’elettricità tra le fasce diurna e quella serale e notturna/festiva in Borsa era del 30%, ora è scesa sotto il 4%. Inoltre, educare il consumatore a un uso degli elettrodomestici fuori dalle ore di punta giornaliere significa portare benefici all’ambiente: spostare i consumi nelle fasce serali permette infatti di far diminuire i picchi di domanda di energia elettrica e quindi limitare l’impiego di centrali di produzione più vecchie e meno efficienti. L’Aeeg stima che, se l’insieme delle famiglie italiane spostasse il 10% dei consumi nei periodi più favorevoli, si otterrebbe una riduzione di 450mila tonnellate l’anno di CO2 (equivalente alle emissioni di una centrale in grado di soddisfare i consumi di una città di circa 500mila abitanti), si risparmierebbero circa 9 milioni di euro l’anno per minori emissioni, circa 80 milioni come costo per combustibile e oltre 120 milioni come costi di impianto.
Se dovesse essere confermata l’ipotesi di un aumento dei prezzi in fascia serale dovuto all’attuazione di un cartello da parte dei produttori da fonti tradizionali, è lecito chiedersi perché l’Authorithy non intervenga in questa direzione, anziché ridurre la fascia conveniente a notte fonda, quando è più difficile mettere in funzione la lavatrice, a meno di possedere elettrodomestici programmabili. E vicini permettendo.

fonte: http://economia.virgilio.it/soldi/elettricita-cambia-tariffa-bioraria-nuove-tariffe-gennaio-2013.html

Carburante a 1 euro per chi compra Fiat “Abbattiamo la crisi”

«Compri una Fiat entro il 31 luglio? Pagherai benzina e gasolio un euro, qualunque sia il prezzo alla pompa. Il resto lo mettiamo noi».
Tra le tante iniziative che le Case s’inventano per rianimare un mercato dell’auto agonizzante , quella presentata ieri a Milano da Gianluca Italia, responsabile Emea di Fiat, ha il pregio di essere inedita e dal forte impatto emotivo.
«Fare il pieno pagando il carburante come nel 1999 spiega – è il sogno di tutti. Noi lo rendiamo realizzabile, siamo vicini alla gente in un momento di grandi incertezze, con un’offerta alternativa alle classiche promozioni».
I carburanti crescono, mancano i soldi, il traffico cala (del 14,5% nei primi mesi dell’anno)? Ecco la ricetta anti-panico.
Il meccanismo è semplice. Con la vettura nuova, il cliente riceve una card che contiene un quantitativo a scalare (varia in base ai modelli) di litri con maxi-sconto: sono 1.200 per 500 e Panda, 1.700 per Punto e Qubo, 2.000 per Bravo, Doblò e Sedici, 2.500 per Freemont.
«Abbiamo calcolato – osserva Italia – che per una Bravo diesel equivalgono a una percorrenza di 45.500 km, mediamente due anni e mezzo di utilizzo. Si può andare da Milano a Napoli spendendo solo 33 euro di benzina con una Punto TwinAir, o 27 di gasolio con una Multijet».
Unica condizione è rifornirsi presso uno dei 3.700 distributori IP convenzionati, in tutto il territorio nazionale autostrade comprese, entro il 31 dicembre 2015. Si paga un euro al litro (per rendere l’idea, 30 litri, 30 euro), si presenta la carta elettronica e il resto dell’importo viene addebitato alla Fiat che si assume il rischio dei futuri aumenti nei prossimi tre anni.
Olivier François, responsabile globale del marchio, non esclude che l’iniziativa possa estendersi ad altri Paesi europei: «E’ un progetto declinabile su vari mercati – spiega – e ci stiamo pensando. In questo momento bisogna inventarsi strategie diverse, nuove, noi ne abbiamo molte altre in cantiere. Vi stupiremo. Perché ci rendiamo conto che la gente è angosciata dai problemi economici, ha paura del futuro: noi non possiamo fabbricare ottimismo, ma offrire certezze sì. Vogliamo diventare complici dei clienti. Iniziative come queste incrementano la forza di un marchio. Non lo svalutano, lo rendono simpatico».

fonte: www.lastampa.it

 

 

Al via le partenze di Pasqua

Esodo pasquale al via: le partenze si intensificheranno oggi e domani, mentre i primi rientri sono attesi nel pomeriggio di lunedì e soprattutto martedì 10 aprile. A fare il punto della situazione e ViabilitàItalia, il centro di coordinamento istituito presso il Viminale che monitorerà costantemente la situazione della circolazione stradale lungo la rete viaria nazionale.

La Polizia stradale sarà presente con 1.500 pattuglie giornaliere, l’Arma dei Carabinieri concorreràcon circa 11.000 equipaggi al giorno nei servizi di vigilanza stradale lungo la viabilità rdinaria, sulla quale opereranno anche le Polizie locali con circa 10.000 pattuglie nell’ambito dei territori di rispettiva competenza. Sulla rete stradale e autostradale gestita dall’Anas saranno operativi 1.200 addetti alla sorveglianza e al pronto intervento e 700 mezzi, mentre le Societàconcessionarie autostradali saranno impegnate con più di 1.900 addetti alla viabilità.
E in previsione di un aumento delle partenze in treno la Polizia ferroviaria potenzierà i servizi di vigilanza nelle stazioni e garantirà la presenza di pattuglie su oltre 200 treni.

Sul fronte meteo, il dipartimento della Protezione civile informa che durante il periodo a cavallo della Pasqua, il tempo si presenterà a più riprese instabile, con tratti perturbati intervallati da giornate all’insegna della variabilità.
Domani il tempo peggiorerà quasi dappertutto, con fenomenologia più intensa e persistente sulle regioni nord-orientali e su quelle centrali del versante tirrenico ed al meridione.
Per il giorno di Pasqua è atteso un miglioramento ma solo al nord e per una giornata di sole bisognerà aspettare il lunedì di Pasquetta.

fonte:http://www.rainews.rai.it/it/news.php?newsid=163822

Iva sulla tariffa rifiuti Non è dovuta, al via i rimborsi

La tariffa rifiuti è una tassa e non il corrispettivo per un servizio della Pubblica amministrazione. Dunque su di essa non si può applicare un’altra tassa, com’è l’Iva. L’ha stabilito la Corte di Cassazione in una pronuncia dello scorso 9 marzo (la 3756/2012) che ribadisce quanto già affermato nel 2009 dalla Consulta. La sentenza apre la strada ai risarcimenti per tutti coloro che hanno versato l’imposta sulla tariffa d’igiene ambientale in questi anni a partire dal 1999. Si tratta di un rimborso compreso tra i 66 e i 450 euro, che secondo le stime spetta ad almeno 6 milioni di famiglie in 1183 comuni d’Italia. Mentre si attendono richieste a valanga, le associazioni dei consumatori scendono in campo con azioni collettive e invocano l’intervento del governo.

Come chiedere il rimborso. Prima di tutto bisogna controllare che nel proprio comune sia stata adottata la Tia al posto della Tarsu. La tariffa d’igiene ambientale fu introdotta dal decreto Ronchi nel 1999 in alcuni comuni d’Italia sostituendo la vecchia tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Con il passaggio da tassa a tariffa, alla Tia è stata applicata l’Iva al 10 per cento. Bisogna accertarsi di avere tutte le ricevute di pagamento della tariffa prestando attenzione che nelle fatture sia stata addebitata l’Iva. Poi scaricare il modulo disponibile online, compilarlo e spedirlo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno alle aziende o ai comuni che la riscuotono. Per dubbi e chiarimenti sulle modalità di rimborso il Movimento difesa del cittadino ha messo a disposizione un apposito numero di telefono: 06.4881891.

Il Codacons, invece, suggerisce due rimedi alternativi. Si può agire individualmente dinanzi al giudice di pace, oppure aderire alla class action proposta in questi giorni nella Capitale dall’associazione per conto di 100 famiglie romane, al costo di 20 euro.

fonte http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/2012/04/03/iva-sulla-tariffa-rifiuti-non-e-dovuta-al-via-i-rimborsi/?ref=HRSN-1

Caldaia di casa: è possibile trasformarla in mini-centrale elettrica

Considerando che la popolazione mondiale continuerà ad aumentare (saremo 9 miliardi nel 2050), è logico pensare che la domanda di energia crescerà in maniera esponenziale, con picchi che potranno mettere in seria crisi gli impianti attualmente in funzione.

Questo anche perché le infrastrutture attuali, da sole, non bastano e avrebbero bisogno di notevoli investimenti di denaro per funzionare meglio, ma nella condizioni di crisi in cui versiamo, il passo in questa direzione non è affatto scontato. Il problema potrà essere superato anche grazie al contributo delle fonti rinnovabili che negli ultimi dieci anni hanno raddoppiato il loro peso sul totale della produzione energetica europea.

Lo scenario che sta diventando sempre più reale riguarda l’auto-produzione di energia. Sui tetti, negli scantinati o negli sgabuzzini: le case si trasformano via via in mini-centrali elettriche di produzione di energia elettrica che poi viene immessa in rete grazie alle smart grid.

Una delle tecnologie più interessanti in questo senso è la micro-cogenerazione (impianti con potenza elettrica inferiore a 50 kW) che viene di solito effettuata tramite motori alternativi a combustione interna, microturbine a gas o motori a ciclo Stirling (a combustione esterna).

Tutto questo si traduce nella possibilità all’interno degli edifici di avere una caldaia domestica o condominiale a metano che, oltre a produrre calore per il riscaldamento delle abitazioni, genera anche energia elettrica in surplus che  può essere immessa in rete. Si calcola che 100.000 mini-centrali dislocate in domicili privati, ma interconnesse tra loro, possano fornire la stessa produzione di energia di due reattori atomici o di due grandi centrali elettriche a carbone, a prezzi inferiori, con un peso minore sull’ambiente e con un’alta efficienza nel rapporto tra consumo e produzione di energia (circa il 94% contro il 40% delle moderne centrali nucleari o a carbone). La mini-centrale, tra l’altro, è di facile installazione. Non più grande di un frigorifero o di un congelatore, può essere tranquillamente disposta nei locali di servizio di una casa unifamiliare, ma anche nello sgabuzzino di un appartamento. Tra le marche più conosciute di questo tipo di impianti ci sono: EcoBlue (Volkswagen); Ecowill (Honda & Osaka Gas); Senertec e WhisperGen.

L’Italia avrebbe avuto anche un vantaggio di prima mossa nello sviluppo di questa tecnologia. Fu nel 1973 infatti che Mario Palazzetti progettò per il Centro Ricerche Fiat il primo micro-generatore chiamato TOTEM (Total Energy Module). La casa automobilistica però decise di non investire in questa innovazione e il brevetto fu venduto.

Al momento chi ha investito di più in questa forma di produzione di energia è stato il Giappone dove sono state attivate oltre 50.000 unità che incorporano un motore creato ad hoc dalla Honda. Anche il Regno Unito e gli Usa hanno cominciato a muoversi in questa direzione con l’installazione di alcune migliaia di impianti sovvenzionate dagli incentivi statali. In Germania la Volkswagen ha attivato una partnership con la compagnia di fornitura di energia LichtBlick per costruire un sistema di micro-cogenerazione, EcoBlue, che utilizza un motore a metano derivato dai propulsori di serie della Golf. L’obiettivo iniziale era quello di installare almeno 100.000 impianti e poi di ampliare ulteriormente il mercato.

fonte : http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/caldaia-casa-trasformarla-mini-centrale-elettrica_5269.html

Acconto Irpef 2011 cala del 17%: fino a 3 miliardi in più in tasca a italiani

Un decreto del presidente del Consiglio firmato lunedì scorso stabilisce che l’acconto Irpef per il 2011 dovrà essere pagato solo per l’82% entro la fine di novembre, mentre il restante 17% sarà versato a giugno.
Ai contribuenti che hanno già effettuato il pagamento dell’acconto nella misura del 99% spetta un credito d’imposta pari alla differenza pagata in eccesso da utilizzare in compensazione con il modello F24. Qualora sia stato già effettuato il pagamento dello stipendio o della pensione senza considerare la riduzione, i sostituti d’imposta provvederanno a restituire nella retribuzione di dicembre le maggiori somme trattenute.
Il differimento del 17% vale fino a tre miliardi, risorse che resteranno a disposizione di imprese e cittadini. Il decreto era già previsto dalla Manovra del 2010 che ne stimava l’entità fino a 2,3 miliardi nel 2011, mentre per il 2012 la stima era fino a 600 milioni. Ma la Legge di Stabilità 2012, approvata pochi giorni fa, eleva la soglia a 3,050 miliardi. Il provvedimento, su proposta del ministro dell’Economia, era stato predisposto dal precedente Esecutivo, con l’orientamento di stabilire un rinvio dell’intero ammontare previsto. Giulio Tremonti, d’altra parte, aveva già deciso sia nel 2009 (contestualmente agli incassi una tantum dello scudo fiscale) che nel 2010 analoghi differimenti; ma allora era stato necessario un decreto legge.
Secondo la Cgia si tratta più o meno di 400 euro in media a testa, che rappresentano una piccola boccata d’ossigeno per attutire l’aumento Iva già scattato oppure da usare per trascorrere meglio le feste, von un indubbio effetto positivo anche sui consumi.
Bene la riduzione di 17 punti percentuali dell’acconto Irpef 2011, afferma Rete Imprese Italia (che associa Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) nel sottolineare che «si tratta di una decisione molto importante che, oltre a consentire maggiore disponibilità finanziaria ai contribuenti Irpef in un momento di estrema difficoltà, permette alle numerose imprese personali, la cui situazione economica è peggiorata nel corso del 2011, di non anticipare tributi che potrebbero risultare non dovuti».
«II risparmio sull’acconto Irpef di novembre è sufficiente per coprire le spese della tavola a Natale per la quale gli italiani spenderanno poco meno di 3 miliardi di euro per pranzi, cenoni di Natale, Vigilia e Santo Stefano», stima la Coldiretti nel commentare positivamente la riduzione di 17 punti percentuali dell’acconto Irpef. «Una decisione che – sottolinea la Coldiretti – assicura una maggiore disponibilità finanziaria per imprese e cittadini in un momento di difficoltà economica, anche in vista del Natale».

fonte: www.ilmessaggero.it

 

Un po’ amico, un po’ badante Il robot del futuro è già tra noi

I robottini calciatori hanno fatto il loro tempo. Ora che la tecnologia promette di portarcene uno in ogni casa entro il 2020 (così dicono in Sud Corea), i robot non saranno più solo giocattoli, ma strumenti utili. Macchine non più confinate nelle industrie, ma capaci di sostituirci nelle più banali attività quotidiane e in quelle situazioni in cui un aggeggio programmato può risultare più preciso di noi. Il settore della robotica «di servizio» e personale, in mostra a Milano (fino a oggi) per la terza edizione di «Robotica», è però ancora in gran parte da esplorare. E oscilla tra l’intrattenimento e l’hobbistica da una parte e le applicazioni più concrete dall’altra: così nell’esposizione convivono i cagnolini che ballano il waka waka e progetti di robotica subacquea per la sorveglianza dei porti. In verità in qualche casa i robot sono già entrati: l’aspirapolvere intelligente a forma di disco, ormai in vendita nei centri commerciali, è l’esempio più semplice di robot utile. «Ma per il vero robot personale ci vorrà tempo – chiarisce Stefano Avenia -: quello perfetto deve sapere cosa fare per aiutarti, avere insomma una vera e propria intelligenza e ancora siamo lontani dall’arrivarci». A «Robotica» la sua Nuzoo ha lanciato I-Do Robot, il primo robot italiano per la telepresenza, capace di rispondere a input dati a distanza e relazionarsi con persone e oggetti. «Ho iniziato 10 anni fa in una cantina – racconta Stefano -. Ora siamo in 10, tra esperti di informatica, meccanica ed elettronica». I-Do non assomiglia per nulla allo stereotipo del robot simile all’uomo: «La forma umanoide non è necessariamente quella migliore: le ruote, per esempio, forse sono più pratiche delle gambe, per un robot. Oggi pensare a un robot con testa, gambe e braccia come nei film è appunto fantascienza. In futuro, vedremo». Il tempo dei cyborg sembra quindi lontano da venire e tra i robot esposti quelli modellati sul corpo umano arrivano a malapena al mezzo metro. «In Giappone ne esistono anche a grandezza naturale – spiega Piero Zanetti, della IT+Robotics, una spin-off dell’ Università di Padova che si occupa anche di software -. Qui in Europa siamo ancora molto restii ad accettare l’idea di una macchina che sia davvero simile a noi: è una questione anche psicologica». Eppure c’è chi è pronto a scommettere che entro 10 anni i robot diventeranno i nostri migliori amici. O almeno aiuteranno a risolvere problemi sociali complessi come quello della terza età. «Servono soluzioni accessibili, efficienti dal punto di vista energetico e funzionali», sostiene Paolo Dario della Scuola Superiore Sant’Anna. È il coordinatore di «Robot Companion for Citizens», l’unico progetto italiano selezionato come finalista per la Fet Flagship, il finanziamento Europeo che assegna un miliardo di euro per un progetto di 10 anni. «Ci siamo posti un obiettivo ambizioso, degno di un finanziamento così importante e a lungo termine. Non vogliamo banalmente creare la badante elettronica, ma sistemi complessi e integrati. Usare la robotica per portare una vera rivoluzione in settori diversi». In attesa dei risultati del concorso europeo (saranno noti a metà 2012), il Sant’Anna ha senz’altro convinto i più giovani con «Roborama»: lo spettacolo di marionette robotiche ispirato al mago di Oz è stata l’attrazione più gradita dai piccoli visitatori. Per qualcuno, infatti, il robot resta soprattutto un divertimento. È il caso di Matteo Suzzi, che si definisce un «artigiano» e da Imola ha portato i robot più simpatici visti nell’esposizione: il tastierista con 19 dita (concorrenza un po’ sleale…) e il più piccolo RobotKea, «chiamato così – spiega – perché la testa è fatta di una ciotola di alluminio dell’Ikea». Con una webcam sulla testa il suo robottino sembra R2-D2 di Star Trek. «Per me resta soprattutto una passione – dice Matteo -: lavoro praticamente senza budget, con materiali di recupero o comunque a basso costo. Ma per febbraio sarà pronto il nuovo tastierista, con 10 dita e l’avambraccio mobile».

fonte: www.lastampa.it

 

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